Nuovi approfondimenti sul fenomeno di Natuzza Evolo

Le stimmate come malattia


Sul Numero 49 di Scienza & Paranormale, chi scrive effettuò un’analisi preliminare sulla fenomenologia mistico-religiosa della nota Veggente di Paravati Natuzza Evolo, recentemente scomparsa. Già in quell’articolo si evidenziò l’importanza del contesto religioso nel rinforzare e sostenere l’intera espressione del fenomeno, che non si concludeva solo con l’evidenziazione dei segni della passione di Cristo (stimmate) ma anche con eventi tipici della tradizione cattolico cristiana, quali le presunte bilocazioni, la comunicazione con i morti e l’attribuzione di guarigioni miracolose. Inoltre, in quell’analisi veniva presa in considerazione la componente storico culturale del fenomeno stigmatico, argomentando sulla sua comparsa avvenuta solo dopo la proliferazione dell’iconografia rappresentativa del vangelo in epoca medioevale e per la quale si rimanda alla lettura dell’articolo.

Il nuovo approfondimento che si propone ora su Query è esclusivamente di carattere clinico ed è orientato a sostenere l’ipotesi che la fenomenologia stimmatica evidenziata dalla veggente Natuzza sia compatibile con una affezione della pelle che, seppur rara, è ben descritta in letteratura medica. Ci si riferisce alla sindrome di Gardner-Diamond, definita anche “porpora psicogena”. Tale comparazione è resa possibile grazie al fatto che la sintomatologia di Natuzza è praticamente sovrapponibile con i casi documentati di porpora psicogena. Si tratta quindi di estrapolare il fenomeno dal suggestivo contesto religioso che non ne permette una lettura razionale dal momento che lo ammanta di mitologia ed ipotesi indimostrabili, le quali non lasciano reali possibilità di interpretazioni alternative.

La porpora psicogena


La porpora fu descritta per la prima volta nel 1955 da Gardner e Diamond che osservarono nei pazienti ecchimosi ricorrenti, spesso dolorose e sanguinanti in parti del corpo quali torace e arti, a tutt’oggi di non chiara eziologia. Il quadro sintomatico viene completato da altri segni quali parestesie, emorragie e alterazioni della vista.[1]

La sindrome fu denominata porpora “psicogena” nel 1968 da Ratnoff e Agle che rilevarono nei portatori di questa patologia un concomitanza di fattori psicologici. Da un lato la presenza di un contesto psico-sociale caratterizzato da eventi particolarmente stressanti e dall’altro la presenza di sindromi psichiatriche quali disturbi di personalità, disturbi psicosomatici e sindromi altrettanto rare come la Munchausen (autolesionismo).[2]

Sul Turkish Journal of Psychiatry nel 2010 alcuni autori descrivono il caso di una paziente di 29 anni che presenta strane ecchimosi sul corpo e lesioni emorragiche che nascono improvvisamente sulle braccia e sul torace. Le lesioni si presentano in media ogni 2 o tre mesi e si aggravano in corrispondenza di forti stress emotivi.

Comparvero, infatti, la prima volta dopo un trasferimento, in concomitanza di un divorzio. Le lesioni si presentarono come chiazze a forma di moneta prima sugli arti, per poi allargarsi in zone adiacenti. La storia della donna è caratterizzata da una situazione famigliare piuttosto conflittuale con una madre soggetta a svenimenti derivati dal burrascoso rapporto con il padre. La donna ha vissuto nell’incubo che i genitori potessero divorziare e ha sempre avvertito difficoltà ad esprimere le proprie emozioni. Un matrimonio combinato dai genitori ed una relazione molto conflittuale con il marito completano la sua storia clinica. L’esame psichiatrico evidenziò, anche grazie a test clinici specifici che vennero somministrati alla paziente, la presenza di disturbi ossessivo compulsivi, problemi di insonnia e difficoltà di concentrazione, ansia e una possibile sindrome di Munchausen. Un altro dato che merita rilevare è che non vi era un quadro ematochimico di particolare rilievo, anche se venne avanzata l’ipotesi di reazioni autoimmuni e vasculiti di cui non si poteva però determinare una chiara spiegazione eziopatogenetica.[3]

In letteratura sono diverse centinaia i casi riportati di porpora psicogena e ognuno è accompagnato da situazioni sovrapponibili a quella appena descritta. Ciò che appare particolarmente rilevante è anche la forma delle lesioni che, in alcune occasioni, si presentano in modo simmetrico o con caratteristiche morfologiche così curiose da poter essere interpretate in maniera anche molto fantasiosa.

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Fig.1 - Immagine tratta da Psychosomatics 51:3, May-June 2010
Un esempio è riportato sulla rivista scientifica Psychosomatics, sulla quale viene descritto il caso di una donna di 50 anni in cui le lesioni presenti sulla fronte diventarono particolarmente evidenti e suggestive in seguito a situazioni di stress emotivo (fig. 1). Anche in questo caso gli autori hanno riscontrato la presenza di un disturbo depressivo associato a un disturbo ossessivo compulsivo e gli esami ematochimici non sono stati di particolare rilievo ai fini diagnostici.[4]

In generale, pazienti afflitti da questa sindrome provengono da situazioni famigliari non prive di conflitti, spesso hanno una certa difficoltà ad esprimere le loro emozioni o rabbia ed una spiccata tendenza alla somatizzazione. La comorbilità con patologie psichiatriche è sempre stata evidenziata, in particolare ci si riferisce a disturbi della coscienza di tipo dissociativo, disturbi di personalità borderline e tendenze autolesionistiche.

Non vi è un solo caso riportato in cui le implicazioni psicologiche non fossero evidenti dopo una approfondita valutazione del fenomeno. Nella maggior parte dei casi le indagini biologiche risultano nella norma, non si riscontrano disturbi della coagulazione, né infiammazioni o anomalie autoimmuni tant’è che si assiste ad una regressione della malattia quando i soggetti sono sottoposti a trattamenti psicofarmacologici associati a psicoterapia.[5] Tuttavia, anche in presenza di eventuali alterazioni fisiche, l’influenza psicologica non potrebbero comunque essere esclusa, dal momento che in particolari stati alterati, conseguenti a forti emozioni, si evidenzia un accrescimento dell’attività fibrinolitica in grado di determinare formazioni di ecchimosi cutanee, come ben discusso da Panconesi e colleghi in un articolo pubblicato nel 1955 in International Angiology.[6]

Comparazioni con la fenomenologia di Natuzza Evolo


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Sulla base delle informazioni in nostro possesso è possibile evidenziare quanto il quadro sintomatologico di Natuzza Evolo, sia sotto l’aspetto fisico che psicologico, possa essere paragonato a quello dei portatori della sindrome di Gardner-Diamond. Questa sindrome non le fu mai diagnosticata poiché, come è stato già evidenziato in apertura di questo articolo, le implicazioni religiose del contesto sociale nel quale viveva spingevano ad interpretare il fenomeno in chiave soprannaturale, attribuendo alla probabile patologia connotazioni mistiche che ne impedirono anche una possibile risoluzione.

Le informazioni di particolare rilievo che forniscono un quadro clinico di Natuzza sono state ricavate da una pubblicazione del professor Annibale Puca che compare nel volume degli atti del ventiquattresimo congresso nazionale di psichiatria di Venezia avvenuto nel settembre del 1948 in cui furono discussi i resoconti clinici dello stesso professore, allora direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Calabria dove la giovane Natuzza fu tenuta in osservazione.

Storia clinica.
La storia famigliare, caratterizzata da un quadro non certo sereno dell’infanzia di Natuzza, permette una prima comparazione con le storie cliniche di portatori della sindrome di Gardner-Diamond.
Figlia di un emigrato e di una donna con frequenti problemi giudiziari, fu costretta fin da giovanissima ad accudire i suoi fratellini. Moralmente rigida e fortemente religiosa, visse gli arresti della madre come eventi particolarmente traumatici che la spinsero ad allontanarsi e a prestare servizio presso una famiglia del luogo. Ed è proprio in quel periodo che vengono descritte le sue prime reazioni psicopatologiche quali visioni e convulsioni, già allora definite isteriche. Ad esse si associarono allucinazioni, stati di malessere generale fino a quando nell’ottobre del 1938 cominciarono i primi sanguinamenti dal viso, dal petto, dagli arti e dagli occhi.
Nell’aprile del 1941fu ricoverata all’Ospedale Psichiatrico di Reggio Calabria dove rimase in osservazione per 2 mesi.
Le osservazioni evidenziarono un dermografismo rosso vivo e la formazione di numerose petecchie emorragiche. È interessante sottolineare che, poiché al fenomeno era già stata attribuita una spiegazione di tipo sovrannaturale anche in relazione alle testimonianze di presunte proprietà extrasensoriali, nell’ospedale fu allestito un laboratorio di psicologia, allo scopo di testare la presenza di tali capacità mediante la somministrazione di stimoli a distanza, di tipo acustico, visivo ed olfattivo, e attraverso test fatti con le carte. Nessuno risultò positivo!
Le osservazioni proseguirono evidenziando altri segni di rilievo medico-psicologico tipici di una reazione dissociativa quali analgesia, eloqui in seconda persona e alterazioni della coscienza, oltre che le ben note sudorazioni ematiche. Va evidenziato che le testimonianze sulle chiazze ematiche somiglianti a rappresentazioni simboliche o a scritte che vennero riscontrate sui panni posti sul corpo di Natuzza non possono assumere particolare rilievo clinico-scientifico dal momento che nessuno le ha mai viste formarsi sotto i propri occhi. In effetti, anche le infermiere che sorvegliavano Natuzza durante il ricovero, le cui testimonianze vengono spesso citate quali prove dell’autenticità del fenomeno, riscontrarono i segni solo in momenti successivi alla loro formazione. Appare ovvio che nessuna ipotesi su interventi artificiosi effettuati dalla stessa Natuzza in uno stato di coscienza alterato, seppur in buona fede, possa essere esclusa.

Il professor Puca già allora parlò di manifestazioni isteriche come conseguenza di traumi infantili e di un inconscio bisogno di rivalutazione e di volere apparire. Escludendo il trucco, Puca si dilungò in una dettagliata disquisizione sulla psicosomatica del fenomeno argomentando su una serie di possibilità psicofisiologiche in grado di spiegare come il fenomeno delle ferite ematiche potesse prodursi. Dato importantissimo è che nel corso di questo ricovero, nel quale venne condotta un minimo di osservazione controllata non fu possibile osservare alcuna evidenza sovrannaturale.[7]

Apparirà piuttosto semplice per il lettore comprendere come l’intera fenomenologia di Natuzza Evolo possa essere compatibile con l’ipotesi della sindrome di Gardner-Diamond o porpora psicogena. I segni di Natuzza non si limitavano alle sole stimmate delle mani o dei piedi dell’iconografia sacra, ma si manifestavano anche in parti diverse del corpo. Allo stesso tempo, in età adulta, la convinzione di dialogare con i morti, i viaggi estatici improvvisi descritti, al di là delle interpretazioni mistico-religiose al di fuori di ogni evidenza scientifica, non lasciano grandi dubbi sulle implicazioni psicologiche del fenomeno.

Una volta che si sia escluso il contesto religioso i casi riportati in letteratura di porpora psicogena sono del resto sovrapponibili a quelli di altri mistici celebri. Un esempio è quello della nota mistica Teresa Neumann, che presentava ferite inspiegabili in diverse parti del corpo e emorragie agli occhi e alle orecchie, oltre ad evidenziare segni di psicopatologia come la dissociazione. Essa, infatti, entrava in estasi e parlava in seconda persona.[8] Anche nel caso di Teresa i segni erano particolarmente accentuati in quei periodi di particolare esaltazione emotiva per chi è animato da fede religiosa, come ad esempio la Pasqua o il venerdì Santo.

Con questo articolo non ho voluto mettere in alcun modo in dubbio la buona fede della signora Natuzza, né dei mistici che presentano una sintomatologia simile. Ho invece voluto evidenziare come una sindrome ben nota possa non essere riconosciuta o considerata tale solo perché i sintomi vengono filtrati dal contesto religioso. La conseguenza è che forse è stata proprio l’interpretazione religiosa del fenomeno ad aver impedito una guarigione, o per lo meno un vissuto meno sofferente di questi poveri soggetti che sono stati quindi in qualche modo delle vittime, se pure in total buona fede, delle forti pressioni del contesto storico e culturale nel quale hanno vissuto.

Note


1) Indian J Dermatol Venereol Leprol| September-October 2006|Vol 72|
2) Türk Psikiyatri Dergisi 2010;Turkish Journal of Psychiatry
3) ibidem.
4) Psychosomatics 51:3, May-June 2010
5) La revue de médecine interne 26 (2005) 744–747
6) International Angiology. Stress, stigmatization and psychosomatic purpuras. June, 1995.
7) Atti XXIV Congresso Nazionale di Psichiatria, settembre 1948 in Il lavoro Neuropsichiatrico, vol IV Fasc. II, 1949.
8) I fenomeni fisici del misticismo, Cuneo 1952.