Quattromila anni fa il sole nasceva ad occidente

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  • 02-04-2015
  • di Paola Dassori
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Nei primi anni ‘50 il professor Immanuel Velikovsky, scienziato sovietico naturalizzato americano, pubblicò il volume Mondi in collisione provocando subito un grosso vespaio, tanto che più di uno scienziato lo definì “il libro delle sciocchezze”.
Gli argomenti scelti dal dottor Velikovsky erano semplicemente sbalorditivi. Egli sosteneva che nel corso della storia antica il Sole si fosse fermato almeno un paio di volte, che i continenti e i massicci montani si fossero formati in pochi giorni e che – il vero pugno nell’occhio per gli astronomi – il pianeta Venere non fosse stato sempre un pianeta, ma che avesse subito ben tre metamorfosi: all’inizio era una cometa, successivamente un astro nefasto e pericoloso e infine divenne il pianeta che tutti conosciamo.
Prima di tutto, secondo Velikovsky, gli astronomi sono in errore quando considerano i pianeti come figli del Sole. Può anche darsi, precisava, che sia così per certi pianeti, ma per Venere dobbiamo cercare un’altra origine. È stato il pianeta Giove che ha proiettato nello spazio una massa gassosa incandescente. L’orbita della massa infuocata era inizialmente alquanto irregolare e un brutto giorno la cometa indisciplinata incrociò la Terra. Il nostro autore indicava anche la data dei due scontri più pericolosi: il primo avvenne nel 1500 avanti Cristo (all’epoca dell’Esodo) ed il secondo 52 anni più tardi, ricordato da Giosuè.
Ma questo è ancora niente. La collisione fece sussultare il nostro globo che rallentò il moto rotatorio e che addirittura invertì la direzione: da quel giorno la Terra si mise a girare da occidente ad oriente e i poli magnetici subirono una trasformazione radicale. Ecco spiegate le piogge di pietre, le calamità che sconvolsero le varie regioni menzionate dalle antiche leggende, la divisione delle acque del Mar Rosso e quella colonna di fuoco che guidava il popolo d’Israele.
Antichi papiri egiziani e leggende messicane parlano di un astro nefasto che si avvicinò improvvisamente alla Terra e che si accanì furiosamente “come una serpe di fuoco” contro gli uomini tramortiti dal terrore: è sempre Venere, dice il nostro autore, che da cometa stava trasformandosi in un corpo solido.
A questo punto ci si chiede: come è possibile parlare di Venere come di una cometa quando sappiamo che si è sempre trattato di un pianeta? Una pagina dell’ottavo capitolo di Mondi in collisione chiarisce il mistero: Velikovsky aveva rintracciato un documento indù ed uno babilonese che accennano espressamente ai pianeti visibili, ma è proprio Venere che manca. Si ricordano infatti Mercurio, Marte, Giove e Saturno, si parla del “sistema dei quattro pianeti”, ma c’è un silenzio assoluto sul famoso astro brillante. Ed è curioso che in documenti di epoche posteriori si parli appunto di “una grande stella aggiunta alle grandi stelle”. Chiaro: è il quinto pianeta, Venere, che ritorna in famiglia dopo la parentesi della vita trascorsa come cometa infuocata.
Il 23 marzo del 687 avanti Cristo, il pianeta Marte entrò in scena per rinnovare le sue tremende gesta. Uscì dalla sua orbita e si avvicinò pericolosamente alla Terra: altro panico e altre stragi tra le popolazioni che ancor oggi conservano il ricordo della catastrofe nelle leggende e nei racconti. Velikovsky non credeva che le minacce siano finite, perché le orbite della Luna e di Giove possono destare preoccupazioni e anche Plutone e Nettuno potrebbero scontrarsi, per non parlare degli asteroidi e dei bolidi che d’improvviso potrebbero scegliere Marte o la Terra come bersaglio.
Ma la tesi centrale del libro del dottor Velikovsky riguardava la fulminea rapidità delle trasformazioni avvenute sul nostro globo. La più impressionante era certamente quella delle stagioni e del clima che cambiarono il volto della Siberia e del continente americano. In seguito allo scontro con la grande cometa il periodo glaciale finì in un batter d’occhio: l’America nord-orientale divenne una zona temperata e il gelo investì la Siberia.
Le tesi esposte e difese nel libro del dottor Velikovsky erano talmente rivoluzionarie e fantastiche da rendere impossibile isolarle una ad una e demolirle con rigore scientifico, ma basta pensare all’insegnamento dell’astronomia e della geologia sul ritmo incredibilmente lento dei fenomeni naturali per capire che qui i millenni non contano o contano poco, e che è quindi assurdo parlare di formazioni di continenti e di cambiamenti climatici avvenuti in pochi giorni o in poche ore.
Il dottor Velikovsky dedicò dieci anni alle ricerche che culminarono nella pubblicazione della sua opera sensazionale: in pochi mesi ne furono vendute ben 100.000 copie. Ma tutte le riviste scientifiche definirono il volume come la quintessenza della stupidaggine umana e la classe insegnante tempestò di proteste l’editore che si decise ad un passo veramente curioso: cedere gratuitamente i diritti del libro a un’altra casa editrice e rompere tutti i rapporti con il dottor Velikovsky.

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