C'è una malattia alla base del mito dei Vampiri?

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  • 13-08-2015
  • di Giuliana Galati
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La storia della porfiria


I vampiri fanno parte del nostro immaginario e non hanno bisogno di presentazioni: morti in modo accidentale o violento e quindi desiderosi di essere ancora in vita, i vampiri sono richiamati in vita dal loro stesso spirito o da riti magici, e vanno in giro di notte a succhiare il sangue dei vivi per sopravvivere. Il vampiro per eccellenza è senza dubbio il Conte Dracula, protagonista dell’omonimo romanzo gotico nato dalla penna dell’autore irlandese Bram Stoker nel 1897. Stoker si ispira, per il suo personaggio, alla figura di Vlad III principe di Valacchia, noto per la sua pratica di impalare i nemici, e riprende il mito del racconto breve “Il vampiro” di John Polidori, pubblicato nel 1819, in cui questa creatura leggendaria appare per la prima volta nella letteratura moderna.

È facile riconoscere un vampiro: di giorno dorme in una bara, da cui esce dopo il tramonto, a volte trasformandosi in un pipistrello. La sua immagine non si riflette in uno specchio. Non sopporta la visione di un crocifisso, l’odore dell’aglio e la luce diretta del sole e per ucciderlo metodi infallibili sono trafiggergli il cuore con un paletto di frassino o staccargli di netto la testa con una spada. Studiando la letteratura si può capire l’origine dei vari tratti salienti dell’identikit del vampiro: i canini appuntiti, per esempio, apparvero per la prima volta nel XIX secolo con i denti sporgenti di Varney il vampiro e del Conte Dracula, mentre la paura della luce del giorno venne introdotta con il vampiro Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau nel 1922. Il mantello apparve in produzioni teatrali degli anni venti del XX secolo, con un alto collare bianco introdotto dallo sceneggiatore Hamilton Deane per aiutare Dracula a svanire dal palcoscenico.

Potendo risalire alla nascita di ogni dettaglio dell’immaginario comune, sembra evidente che i vampiri sono nati dalla fantasia di vari autori e non esistono nella realtà.

Pare, invece, che essi siano tra noi: il vostro vicino di casa, collega d’ufficio, istruttore in palestra potrebbero essere vampiri: in fondo avete sempre notato che preferiscono dormire la mattina e star svegli di notte!

Stephen Kaplan (19 settembre 1940 – 9 luglio 1995), celebre vampirologo e fondatore del Vampire Research Center a Elmhurst, NY, iniziò a studiare i vampiri nel 1972, convinto che dietro ogni mito e leggenda ci fosse una base di realtà. Si convinse che dei “vampiri umani”, persone, cioè, costrette a bere sangue umano per necessità fisiologica, esistessero davvero. Kaplan portò avanti anche alcuni censimenti, i cui risultati, quando vennero pubblicati, ebbero risonanza anche su alcuni giornali italiani (ad esempio su Il Manifesto del 7 novembre 1992).

Nel 1981 Kaplan condusse il primo censimento ufficiale dei vampiri. Distribuì una serie di questionari, grazie ai quali individuò coloro che, secondo lui, rientravano nel profilo dei vampiri. Dato il numero di vampiri che era riuscito a trovare attraverso il suo censimento, a cui si aggiungevano lettere spontanee da parte di persone che dicevano di esserlo o di conoscerne, fece una prima stima che nel Nord America dovessero esserci tra i 150 e i 200 vampiri. Nel 1992 contava ce ne fossero circa 850 in tutto il mondo.

I quotidiani italiani scrissero anche della presenza di vampiri che erano stati trovati alcuni anni prima all'idroscalo di Milano, dove pare fossero state rinvenute tracce di quello che sembrava un vero e proprio "banchetto per vampiri”: una tovaglia bianca, tre cuori di vitello disposti su tre piattini. In uno erano conficcati due coltelli da cucina, nel secondo un solo coltello, mentre il terzo, più piccolo, era integro e avvolto in un coprifasce bianco da neonato. Al centro, un cero rosso in parte consumato (La Nazione, 7 novembre 1996).

Chi sono quindi i vampiri secondo Kaplan? Non dormono in bare, non sono morti viventi, non mordono le loro vittime sul collo. Contro di loro non valgono nulla croci e corone d’aglio. Sono particolarmente sensibili alla luce e preferiscono dormire di giorno e lavorare di notte. E ovviamente la caratteristica principale: bevono sangue. Per loro questa è una necessità che deriverebbe da una malattia, la porfiria.

Oltre a tanti tanti mitomani o persone con disturbi mentali, Kaplan affermava di aver trovato anche centinaia di persone che hanno davvero bisogno di bere alcuni decilitri di sangue umano ogni giorno, in aggiunta alla loro normale dieta. Queste persone ritengono che bere sangue li aiuti a mantenersi giovani e allunghi la vita. Se non bevono la loro dose quotidiana di sangue, diventano irritabili, depresse, deboli e particolarmente aggressive. Alcuni avrebbero anche ammesso di essere disposti a uccidere per ottenere sangue umano. Kaplan sosteneva che siano diversi gli omicidi imputabili ai vampiri in quanto ai cadaveri manca molto sangue, come se fosse stato risucchiato, ma la polizia, per non essere derisa, non diffonderebbe tale informazione.

Tra i casi documentati da Kaplan c’è per esempio Randy Belaire, una ragazza che vive in un seminterrato con le finestre dipinte di nero, che non si sveglia mai prima delle 2 di pomeriggio e va a dormire prima dell’alba. Ma non immaginatela mentre afferra qualcuno per il collo e gli succhia il sangue dalla gola. La ragazza racconta di aver scoperto la sua passione per il sangue da piccola, quando, come tanti coetanei, aveva fatto un patto di sangue con una amica e, al momento di succhiare il dito per fermare la piccola emorragia, provò una crescente eccitazione. Da allora, di nascosto, ha sempre cercato sangue fresco da bere, trovando amiche a cui l’idea di farsi succhiare il sangue dal braccio non dispiaceva affatto.

La malattia a cui Kaplan imputa la necessità fisiologica di bere sangue è la porfiria, una patologia del sangue piuttosto rara ed ereditaria. Essa è dovuta a un'alterazione dell'attività di uno degli enzimi che sintetizzano il gruppo eme nel sangue, un composto che trasporta l'ossigeno nei globuli rossi. Tra le conseguenze, vi è la riduzione dei tessuti intorno alle labbra e alle gengive, che fa apparire i denti più grandi del normale, quindi simili ai canini pronunciati dei vampiri, un’iper-sensibilità alla luce solare e una bassa resistenza dei tessuti ai raggi ultra-violetti. In uno stadio avanzato, questa malattia provoca lo scurimento della pelle, che successivamente tende proprio a piagarsi se esposta ai raggi solari, arrivando anche allo sfiguramento dei tratti somatici, in quanto le labbra spaccandosi si ritirano e il naso si appiattisce. Come si può notare le similitudini con i tratti tipici del vampirismo sono già moltissime. A questo si aggiunga che l'aglio, che nelle persone sane agevola la produzione dell'eme, in quelle affette da porfiria aumenta i sintomi della malattia stimolando le tossine presenti nel sangue.

Anticamente, la medicina popolare suggeriva come rimedio per alleviare il dolore fisico di assumere oralmente sangue animale.

L’idea che la porfiria potesse essere all’origine della figura dei vampiri si diffuse negli anni ’60 e ’70 con la pubblicazione sui Proceedings of the Royal Society of Medicine di uno studio “On Porphyria and the Aetiology of Werwolves” a opera di L. Illis e, nel 1985, con la pubblicazione dello studio “Porphyria, Vampires, and Werewolves: The Aetiology of European Metamorphosis Legends” pubblicato su “American Association for the Advancement of Science” del biochimico canadese David Dolphin.

Negli ultimi anni, tuttavia, tale teoria è stata oggetto di polemiche, non essendo in grado di spiegare adeguatamente le correlazioni tra la malattia e il fenomeno delle credenze popolari. Per esempio, non ci sono certezze sul fatto che l’antica medicina popolare suggerisse di bere sangue per alleviare i sintomi della porfiria, e oggi sappiamo che tale suggerimento è privo di fondamento e che assumere oralmente sangue non dà alcun beneficio ai malati in quanto l’enzima mancante non può essere assunto per via orale. Inoltre l’idae di Kaplan che i malati di porfiria sentano la necessità fisiologica di bere sangue non trova alcun riscontro nella realtà.

È difficile dire se a ispirare la figura mitica del vampiro sia stato qualche persona affetta da porfiria, quello che è certo, però, è che non si possono considerare vampiri tali persone.