Cambiare idea e raccontarlo: quali effetti su chi ascolta?

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  • 23-04-2020
  • di Giuseppe Stilo
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Steven Pawson, ''Chief of the Global Modeling and Assimilation Office'' al NASA_s Goddard Space Flight Center.
È difficile riuscire a convincere chi fa parte di un movimento più o meno formale che sostiene idee pseudoscientifiche (omeopatia, terapie miracolose sul cancro, ecc.) o chi fa resistenza al consenso scientifico sui più disparati argomenti (riscaldamento globale, ecc.) del fatto che ha un punto di vista erroneo. Per farlo, individui e organizzazioni che sostengono la scienza ricorrono a una vasta serie di strumenti retorici.

Fra di essi vi sono i messaggi di conversione, cioè, i discorsi in cui le persone che sostenevano un punto di vista pseudoscientifico raccontano come hanno rinunciato a una certa convinzione per sostenerne un’altra, di solito incompatibile con quella precedente.

Alcuni psicologi sociali americani si sono accorti che finora gli effetti prodotti sul pubblico da questo tipo di narrazioni erano stati poco studiati. Per provare a misurarli, Benjamin Lyons, Ariel Hasell, Meghnaa Tallapragada e Kathleen Hall Jamieson hanno condotto un lavoro i cui esiti sono stati resi noti ai primi del 2019 sulla rivista Public Understanding of Science[1].

Lo hanno fatto sottoponendo a un campione di cittadini statunitensi un caso reale: quello di Mark Lynas, giornalista scientifico ed attivista per l’ambiente, passato dal contrastare l’uso degli OGM in agricoltura a sostenerlo. Nel 2016 una vasta revisione della letteratura scientifica condotta dalla National Academy of Sciences aveva concluso che gli OGM sono sicuri quanto l’agricoltura tradizionale[2].

Pensando alle sue connotazioni religiose, la forza retorica del concetto di conversione dovrebbe essere chiara a chiunque. Ma anche fuori da quel contesto, scrivono Lyons e i suoi collaboratori, nell’idea della conversione c’è qualcosa di potente e di simbolicamente significativo. Nelle controversie tra scienza e anti-scienza, per esempio, la conversione verso l’evidenza fattuale è una leva molto impiegata da scettici e sostenitori dell’approccio scientifico alla realtà.

Gli studiosi hanno individuato due meccanismi che portano gli ascoltatori ad essere influenzati dai messaggi di conversione: da una parte c’è la credibilità del “convertito” che espone il messaggio, dall’altra la credibilità della forza delle sue argomentazioni.

Nel primo caso (la credibilità personale), si potrebbe pensare che una parte di pubblico sia ben disposta verso il convertito perché da lui non si aspettava una cosa del genere[3] oppure, come ipotesi alternativa, perché pensa che parlare gli costerà caro: diventerà scomodo presso i suoi ex-compagni, finanziatori, ecc.[4]

Nel secondo caso, le persone potrebbero ritenere più forti, più rilevanti, gli argomenti forniti per spiegare un cambiamento così radicale.

Studi precedenti in effetti hanno mostrato che parlare con chiarezza sia della posizione che si sosteneva un tempo, sia di quella cui si è passati, rende parecchio in termini di credibilità e, fra l’altro, riduce la portata delle controargomentazioni avversarie. Ancora meglio se il messaggio racconta in dettaglio il processo di conversione, ossia i modi attraverso i quali si cambia idea, magari da anti-OGM a pro-OGM[5].

E così, si sono chiesti i ricercatori, conta più spiegare come è avvenuto il passaggio, o conta più il fatto che chi ha cambiato idea appare a tutti una persona credibile, attendibile e di cui ci si può fidare?

Per valutare queste due ipotesi, ai dati è stata applicata una tecnica statistica detta bootstrap (in cui, invece che ipotizzare sul piano teorico una data distribuzione su una popolazione che si sta studiando, se ne ricavano i parametri estraendo a caso dei campioni dalla popolazione stessa).

La prima ipotesi che era stata formulata, quella per la quale gli effetti dei messaggi di conversione dipenderebbero dalla percezione della credibilità del convertito, non è uscita confermata dalle valutazioni. Invece, è risultata più solida la seconda ipotesi, quella per cui i discorsi di chi cambia idea in modo radicale vengono valutati con una maggior attenzione, e le argomentazioni considerate più forti. La cosa è anche più netta quando si considerano messaggi che contengono spiegazioni particolareggiate sul percorso seguito per l’abbandono di una credenza (nel nostro caso, per congedarsi dall’idea che gli OGM costituiscano un pericolo per la salute).

Altre ricerche avevano mostrato che, se chi ascolta bada di più alla qualità delle argomentazioni piuttosto che ai giudizi su chi parla, allora gli effetti su chi riceve il messaggio saranno forti e duraturi[6]. Questi effetti secondo Lyons e colleghi ci sono anche quando il pubblico è esposto alle comunicazioni dei convertiti che spiegano in dettaglio difficoltà e ragionamenti affrontati per transitare da un sistema di credenze pseudoscientifiche a uno basato sulle prove.

Visto che oggi la società è segnata da polarizzazioni di gruppo e da conflitti fra diversi sistemi di valori, si direbbe che lo studio del gruppo di Lyons possa esser utile per costruire buone strategie comunicative su temi controversi. Meglio illustrare nei particolari ciò in cui si credeva e spiegare perché lo si è abbandonato, malgrado la cosa abbia avuto un prezzo da pagare.

Da un altro punto di vista, gli autori sostengono che i risultati emersi (cioè il fatto che argomentare in dettaglio è più efficace che essere percepiti come particolarmente credibili) potrebbero anche servire per affrontare situazioni di segno opposto: quelle in cui qualcuno, magari una personalità con grande visibilità mediatica, si converte da convinzioni guidate dall’evidenza a credenze pseudoscientifiche. In questi casi, meglio disinnescare i loro messaggi argomentando con calma le proprie ragioni.

Note

1) Lyons, B. A., Hasell, A., Tallapragada, M., & Jamieson, K. H. (2019). Conversion messages and attitude change: Strong arguments, not costly signals. Public Understanding of Science, 28(3), 320-338.
2) National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. (2016). Genetically engineered crops: experiences and prospects. National Academies Press.
3) Petty, R. E., & Cacioppo, J. T. (1986). The elaboration likelihood model of persuasion. In Communication and persuasion (pp. 1-24). Springer, New York, NY.
4) Berinsky, A. J. (2017). Rumors and health care reform: Experiments in political misinformation. British journal of political science, 47(2), 241-262.
5) O’Keefe, D. J. (1999). How to handle opposing arguments in persuasive messages: A meta-analytic review of the effects of one-sided and two-sided messages. Annals of the International Communication Association, 22(1), 209-249.
6) Zhao, X., Strasser, A., Cappella, J. N., Lerman, C., & Fishbein, M. (2011). A measure of perceived argument strength: Reliability and validity. Communication methods and measures, 5(1), 48-75.