Forse Queneau. Enciclopedia delle scienze anomale

Paolo Albani e Paolo Della Bella<br>Zanichelli, 1999<br>pp.479, L.58.000

  • In Articoli
  • 23-12-2000
  • di Calogero Martorana

Il titolo di questo curiosissimo testo è un gioco di parole costruito sul celebre "Forse che sì, forse che no" di Giulia Niccolai. Negli anni Trenta c'era uno scrittore francese, Raymond Queneau (pronuncia: chenó, con la o chiusa), che individuò quei personaggi "paranoici e rim-bambiti", come lui li apostrofa, che studiano scienze inventate, strampalate e inutili. I cosiddetti fous littéraires, pazzi letterari.
Queneau scrisse un libro mai edito, Enciclopedia delle scienze inesatte, che ha fatto un po' da canovaccio a questa moderna collezione di scienze anomale, vale a dire difformi dal modello standard di scienza.
Il progetto, che ho trovato estremamente ben sviluppato, muove dal piacere di attra-versare un territorio inesplorato, nonché dal riconoscimento della funzione tonica che, malgrado tutto, svolgono le scienze etero-dosse. Le fonti non sono sol-tanto quelle del patafisico Queneau, ma anche i repertori di André Blavier, di Martin Gardner e di Rodolfo Wilcock, dell'enciclopedista del bizzarro Amerigo Scarlatti, del medico antropologo Giuseppe Amadei. Tutto ciò confluisce in una riconoscibile forma di enciclo-pedia che di primo acchito forse allontana il lettore alla ricerca di un saggio sulle stramberie scien-tifiche. Ma sarebbe un errore di superficialità.
Questa è un'enciclopedia che possiede la rarissima capa-cità di farsi leggere al pari di un saggio. Le scienze anomale e gli scienziati relativi, sono riportati in rigoroso ordine alfabetico e classificati in dieci tipologie: scienziati mattoidi, scienze inventate da letterati, scienze comiche, fantascienza, teorie non riconosciute, teorie abortite, scienze di confine, occultismo e studi sulle pseudoscienze. Ma le definizioni di ogni termine sono spesso così complete e discor-sive da permettere una lettura pressoché continua.
Si può non essere d'accordo sul principio di base di sfumare la scienza nella non-scienza e viceversa. Tuttavia, il risultato pratico del libro è così interes-sante e utile da riscattare questi, e altri, suoi limiti. Per altro, le note, i riferimenti e i rimandi bibliografici sono molti e ben argomentati, per cui il libro diventa pure un volano per approfondimenti stimolanti.
Indicare solo degli esempi implica la certezza di fare un torto di merito a tutto il resto. Mi ha molto incuriosito trovare la teoria dell'andatura di H. de Balzac, mi ha sorpreso leggere il nome di Roberto Freak Antoni che sapevo essere un cantante e un umorista, mi ha divertito leggere due pagine e mezza sulla botanica parallela.
Sono moltissime le bizzarrie da scoprire, assieme a quelle di più nota fattura: la colombofilia, l'eccezionologia, la fetenzialia (derivata dal termine partenopeo che indica l'immondizia), la fisiologia del matrimonio, il giuoco delle perle di vetro (sì, proprio quello di Hermann Hesse), l'imbroglionica (scienza che insegna agli scienziati come imbrogliare i colleghi), la medi-cina alternativa, la nasologia, la numerologia, l'ovismo, il pensa-tore di quarta dimensione (quello di Umbeto Eco, tra l'altro qui spesso citato), la semiotica imperfetta, la spropo-sitologia, la trentasettologia.
Ogni definizione è data senza la goliardia che sembre-rebbero invocare molte di queste stramberie, bensì con seriosi appunti descrittivi e rimandi storico-tecnici, in un gioco a parer mio surreale e perverso che intriga e stimola moltissimo. Insomma, ogni pagina vale assai di più che le 120 lire medie di costo. Chissà che, dicendo questo, non mi possa proporre con una costologia che peraltro non ho trovato nel libro…



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