L'enigma dei cerchi nel grano

La natura complessa dei cerchi nel grano<br>Eltjo H. Haselhoff<br>Natrix,2001<br>pp.176, 20.00 &euro;

Come altre manifestazioni insolite, i cerchi nel grano (o crop circles) sono oggetto di indagini da parte di studiosi dell'occulto, di appassionati di UFO o di entusiasti del mistero, fra i quali circolano ipotesi fantasiose ed affascinanti pur se con scarsi riscontri verificabili. Eppure non si tratta di presenze immateriali: i crop circles sono fatti oggettivi. Campi di grano con spighe piegate ad arte, a formare complessi disegni che ognuno può esaminare e fotografare, prima che la falce - implacabile come sempre - ponga fine alle ricerche, trasformando i misteriosi enigmi in semplici prodotti da forno.

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Gli strani pittogrammi possono quindi costituire un buon terreno di indagine per gli esperti di discipline fisiche. Da questo punto di vista, i cerchi nel grano realizzano forse un vecchio sogno: quello di trovare un vero fenomeno sconosciuto, indagabile con i metodi della scienza sperimentale.

Ad orientare il dibattito su argomenti fisici ha provveduto Eltjo H. Haselhoff, un fisico olandese che ha lavorato nella ricerca di base sui laser e che opera attualmente come tecnico-commerciale in una industria di apparecchiature avanzate per diagnosi mediche. Forte del suo background scientifico, in tempi recenti Haselhoff si è distinto sia per le attività di indagine sui crops che per aver pubblicato, fra gli altri, un interessante libro illustrato , tradotto anche in lingua italiana dalle edizioni Natrix e perciò diffuso fra i cereologi nostrani. Una popolarità che gli ha valso anche la partecipazione al Maurizio Costanzo Show.

Una analisi critica di tutto il lavoro di Haselhoff ci porterebbe lontano, perché si dovrebbero esaminare a fondo quelli che - fino ad oggi - sono considerati da alcuni come veri e propri misteri legati agli strani pittogrammi tracciati sul grano. Occorrerebbe un intero libro, e non è detto che in futuro non ve ne sia l'occasione. Per ora ci basterà toccare alcuni punti significativi, non tanto per un particolare accanimento nei riguardi dell'autore, quanto per l'importanza che egli attualmente ha assunto all'interno della comunità dei ricercatori sui crop circles.

Haselhoff ritiene il fenomeno dei crops ingiustamente ignorato dalla comunità scientifica, che dovrebbe invece affrontarlo con decisione. A sostegno di questa necessità, egli sostiene, sta il fatto che a fronte dei numerosi disegni realizzati da burloni, o "scultori della natura" che dir si voglia, esisterebbe invece una nutrita serie di pittogrammi che - per le loro peculiari caratteristiche - mostrerebbero un'origine non convenzionale. Cosa questo significhi con esattezza non si deduce facilmente dall'esame del testo, perché l'autore - come spesso accade quando si parla di fatti misteriosi - finisce col riportare pressoché ogni teoria circolante sull'argomento, comprese le più inconcludenti, con scarsa propensione a sbilanciarsi verso l'una o l'altra interpretazione. Chiave dell'intero discorso di Haselhoff è comunque il concetto di anomalia, intesa come una circostanza in grado di rendere significativa la differenza fra un disegno di origine ignota ed uno realizzato tramite mezzi noti (come assi, corde e picchetti o altri strumenti che l'umana fantasia possa concepire). La ricerca di una anomalia diventa perciò parte rilevante di ogni indagine sui crops, anche perché l'autore stesso fa notare, sebbene con scarso entusiasmo, che "perfino formazioni molto complesse [...] potrebbero essere opera dell'uomo" . In questo senso, la presenza di una anomalia consentirebbe di identificare i cerchi veramente doc.

Le prime anomalie intraviste da Haselhoff riguardano la natura fortemente geometrica dei disegni apparsi sui campi. Dai semplici soggetti circolari dei primi anni ottanta, fino alle splendide formazioni recenti (Alton Barnes, 1998; Milk Hill, 2000; Stonehenge, 1996, ecc.), ciascuna di queste opere rivela ciò che l'autore definisce una sorta di "matematica nascosta". In altre parole, i disegni mostrano l'esistenza di strutture geometriche, di linee di costruzione, di proporzioni matematicamente definite, e così via. Già altri autori (Gerald Hawkins , Bert Janssen ) hanno battuto questa strada prima di Haselhoff, arrivando ed enunciare veri e propri teoremi che descrivono le geometrie di alcuni pittogrammi e riportati anch'essi nel libro.

In effetti tutto ciò è davvero sorprendente... ma in un senso ben diverso da quanto ritiene l'autore. Perché mai in un disegno geometrico non dovrebbero essere individuabili delle linee di costruzione? E cosa c'è di così anomalo nell'esistenza di proporzioni fra i diversi elementi? Chiunque realizzi, anche sulla carta, un disegno regolare usando riga e compasso, otterrà certo figure dove traspaiono regole e proporzioni, nelle quali un secondo osservatore potrà identificare i punti e le linee che sono serviti a costruirlo. Magari ci vorrà pazienza, ma si può fare. C'è addirittura chi si è preso la briga di analizzare al CAD un certo numero di crops, suggerendo quali siano le geometrie in essi contenute, come ha fatto l'olandese Zef Damen. Una specie di retro-ingegneria dei crop circles, anche se in questo caso lo scopo è ancora una volta quello di dimostrare che i disegni sarebbero troppo complessi per essere realizzati da mano umana.

Tutto ciò, casomai, indica con chiarezza una sola cosa: che l'origine dei disegni non può essere addebitata ad uno strano fenomeno naturale, visto che a questa scala di grandezze la natura non produce alcuna manifestazione che mostri simili regolarità geometriche. É vero che, ad esempio, cristalli e fiocchi di neve presentano geometrie ben definite, magari dotate di valore estetico, ma ciò accade su una scala ben diversa. I fiocchi di neve ed i cristalli sono infatti strutture millimetriche o sub-millimetriche. In più, le simmetrie naturali sono notevolmente più semplici, e soprattutto ciò che ne risulta è altamente ripetitivo. I cerchi nel grano invece non si assomigliano affatto: ogni disegno mostra elementi nuovi, apparendo quasi come il risultato di una sfida nei confronti di quelli tracciati in precedenza. Esattamente come accade fra i diversi gruppi di "artisti urbani", quelli che realizzano graffiti sui muri realizzando fantasie grafiche sempre originali.

In definitiva, l'esistenza di una geometria è tipica di ogni costruzione umana. Le architetture comprendono angoli retti, bisettrici, archi, rettangoli, poligoni regolari, e così via. L'arte figurativa racchiude le regole della prospettiva, che sono geometriche. Le poesie possiedono una metrica. Anche nella musica si identificano strutture e simmetrie, come ben sanno i compositori. Analizzando una sinfonia di Bach, chi - se non un incompetente - si stupirebbe nel trovarvi chiare armonie matematiche e mirabili geometrie sonore?

Un altro elemento che deporrebbe a favore della natura anomala dei "veri" crops è la mancanza di tracce lasciate nel campo da parte dei presunti autori del disegno. É opportuno spendere qualche parola su questa leggenda, tuttora una delle dicerie più diffuse sui cerchi nel grano. Basta esaminare le stesse fotografie, peraltro di grande effetto, che Haselhoff riporta nel suo libro e che illustrano le più spettacolari formazioni, apparse per lo più sul suolo inglese. Su 49 immagini del libro, in ben 48 di esse si vede chiaramente l'esistenza delle cosiddette tramline (le tracce lasciate dai trattori), o di altri sentieri che gli esecutori possono aver percorso per recasi in mezzo al campo senza lasciare altri segni indesiderati. Dunque non c'è nessun mistero. Se esistono per davvero formazioni apparse in un campo senza tracce estranee, Haselhoff non le mostra: perché avrebbe omesso prove così determinanti? Va poi detto che altri sperimentatori scettici, che hanno provato a riprodurre disegni nel grano, hanno riferito come persino in mancanza delle tracce dei trattori sia possibile entrare in un campo senza lasciare segni evidenti, solo ponendo la dovuta attenzione.

Ma c'è di più. Riferisce ancora l'autore: "nel corso degli anni ho constatato diverse volte la presenza di uno stretto sentiero di grano appiattito partire dall'estremità del campo fino a raggiungere la formazione" . In alcuni casi i sentieri erano persino due, con la vegetazione piegata a suggerire che "qualcosa di piccolo" fosse entrato ed uscito dal disegno. Un vero mistero... o no? Infatti, come si potrebbe entrare in un campo lasciando solo una (o due) strane tracce sottili? Non è troppo difficile: si potrebbe ad esempio inforcare una bicicletta. Ma Haselhoff non cita questa eventualità, e non applica la sua preparazione sperimentale provando ad esempio a transitare con una bicicletta in quel campo, per poi confrontare l'impronta così ottenuta con quella "misteriosa" e riferire ai lettori se l'ipotesi fosse plausibile o no.

É analogo il discorso riguardo alla presunta impossibilità di realizzare i disegni più complessi, cosa che li classificherebbe automaticamente come "autentici". Oltre ad adoperarsi con forza per negarne la fattibilità, Haselhoff avrebbe forse potuto interpellare qualcuno fra coloro che dichiarano di realizzare disegni nel grano e, con puro spirito scientifico, farsi riferire qualche dettaglio sulle tecniche di costruzione. É risaputo come queste persone non siano solite rivelarsi al pubblico, ma è altrettanto vero che con un po' di buona volontà si può ottenere un contatto. So di un ricercatore scettico che ha instaurato un interessante rapporto epistolare con uno di questi artisti della natura inglesi, esattamente come avrebbe potuto fare qualsiasi studioso interessato ad andare fino in fondo.

Consideriamo poi altre pretese anomalie, alcune delle quali già entrate a far parte delle leggende che circolano fra gli entusiasti dei crops. Una di esse è costituita dal cosiddetto "mistero delle mosche morte", un episodio osservato in realtà dalla ricercatrice olandese Janet Ossebaard in un solo disegno (Cher Hill, Inghilterra, 1998), ma indicato oramai come un mistero che sarebbe caratteristico dei cerchi nel grano nella loro totalità. La vicenda ha invece probabilmente cause ben diverse: è stato osservato che una moria di mosche con queste caratteristiche può essere causata da un parassita già noto agli entomologi.

Altri episodi riguardano il ritrovamento, all'interno dei disegni, di certe sostanze ritenute estranee, che sarebbero però assenti nelle zone limitrofe. Anche qui, pochissimi episodi (quando non addirittura uno solo) vengono assunti a regola generale, contribuendo così al folklore diffuso e finendo per indurre il pubblico a ritenere che pressoché ogni crop presenti simili caratteristiche anomale. Sul ritrovamento di polveri di magnetite e di "microsfere al silicio" sono in corso analisi documentali da parte del Cicap, di cui crediamo di poter riferire ai lettori in un prossimo futuro. Anche perché su questo tema non sembra che i cereologi abbiano finora condotto adeguate ricerche, per verificare al di là di ogni ragionevole dubbio (perciò anche con esperimenti in doppio cieco ) che le sostanze anomale esistano solamente all'interno delle zone interessate dei disegni, e non anche al di fuori di esse.

Ma il lavoro che ha posto Haselhoff in una luce particolare rispetto ad altri ricercatori sui crops è senz'altro lo studio sull'allungamento dei nodi delle spighe . In sintesi, l'autore ha osservato che le spighe raccolte all'interno di una traccia circolare mostrano una strana conformazione dei nodi: questi si presentano più lunghi nelle piante poste al centro della traccia, e decrescono procedendo verso la circonferenza dove tornano ad assumere valori normali. Haselhoff spiega l'insolito effetto ipotizzando l'azione di una fonte di radiazione, di origine sconosciuta, posta al di sopra del centro del cerchio. Nulla è però dato di sapere riguardo a come questa ipotetica sorgente possa arrivare a piegare le spighe, di come lo possa fare in modo estremamente netto (i disegni hanno solitamente confini molto precisi) e di come possa produrre disegni che differiscono da un semplice cerchio. Combinando questa ipotesi con alcune testimonianze oculari, che hanno riferito di insolite luci sull'area interessata da un disegno nel grano, l'autore definisce le sue misteriose sorgenti di radiazione come "ball of light" (o BOL), quindi generiche "sfere di luce" delle quali si ignora tuttavia la reale natura.

Il lavoro sui nodi è stato pubblicato sulla rivista di botanica scandinava Physiologia Plantarum, portando Haselhoff ad essere uno dei tre unici autori ad aver pubblicato un lavoro sui crops su una vera rivista scientifica dotata di referee. Questa circostanza viene presentata come una sfida verso gli avversari scettici, esplicitamente invitati a produrre pubblicazioni di analogo livello prima di avere il diritto di confutare le sue affermazioni.

Ma cosa si può dire su questo studio? Vi sono ben pochi dubbi sulla veridicità dei dati raccolti da Haselhoff, tuttavia resta aperta una questione decisiva. Chi ci dice che l'allungamento dei nodi, osservato in un cerchio ritenuto "autentico", non avvenga anche in un altra impronta realizzata volontariamente? Magari sperimentando varie tecniche per piegare le spighe, e non solo il metodo più semplice da realizzare? Una verifica in questo senso viene però prontamente evitata, limitandosi a citare altri cereologi secondo i quali l'ipotesi non avrebbe senso . In questo, Haselhoff ha completamente mancato il bersaglio. Non si può fare della buona scienza osservando un fenomeno in una determinata circostanza, all'interno di un contesto in cui esistono invece molte circostanze in cui il fenomeno - se davvero seguisse quelle modalità - dovrebbe verificarsi. In più, sarebbe necessario eseguire un serio confronto oggettivo con una situazione di controllo, operando possibilmente in doppio cieco. É una leggerezza non accettabile per chi si dichiara un ricercatore sperimentale.

Come tradizione in ogni ricerca sull'insolito, Haselhoff non manca neppure di riportare una rassegna delle diverse teorie paranormali in cui si è imbattuto indagando sui cerchi nel grano. Oggettivamente, si tratta di argomentazioni così distanti da qualsiasi analisi scientifica che non vale la pena di approfondirle in questa sede. Sorprende piuttosto (ma non troppo) il fatto che siano inserite in un testo che vorrebbe dare una impronta rigorosa alle analisi sui crops. Haselhoff stesso le include senza troppa convinzione, in nome del ben noto atteggiamento di apertura mentale, perché "ascoltare non ha mai fatto male a nessuno". Vediamo allora di cosa si tratta: secondo Michael Newark abbiamo a che fare con "spiriti della natura rappresentati da divinità maschili e femminili", con certe non meglio identificate "energie terrestri" e con i "segni di Dio". Bob Snackers, autore di "quadri cosmici" e convinto di avere nel proprio corpo un "impianto alieno", ritiene naturalmente i crops una manifestazione di visitatori extraterrestri. Jaap Van Etten, invece, sostiene che i cerchi indichino una "porta che permette l'accesso ad un altro mondo". Infine, la medium Riet de Graaf racconta ad Haselhoff di saper interpretare i disegni, leggendovi messaggi come: "una giovane donna arriverà in nostro aiuto" oppure "un essere cosmico d'immensa conoscenza".

Quanto al famoso pittogramma di Chilbolton, di cui si parla in altra parte di questa rivista , il libro ne riporta una bellissima fotografia, assieme ad un testo (forse scritto dai curatori?) in cui ci si chiede prudenzialmente se si tratti davvero di un messaggio da altri mondi o di un falso clamoroso. Nel dubbio l'anonimo autore della nota non si sbilancia, senza mancare tuttavia di osservare come il disegno sia orientato esattamente verso l'osservatorio. E con ciò, verrebbe da chiedersi? Semplice: è un modo come un altro per stimolare i lettori con quel pizzico di mistero che, a quanto pare, deve sempre rimanere tale, persino nei casi più manifestamente falsi.

Le conclusioni del ricercatore olandese non si discostano troppo dalle posizioni standard sui crops: secondo Haselhoff i disegni nel grano non sarebbero tutti opera di burloni, perché a suo dire questa possibilità non spiegherebbe tutte le osservazioni. La vicenda dei cerchi, poi, è ridicolizzata ed ingiustamente sottovalutata, tant'è vero - egli prosegue - che la vera natura del fenomeno resta sconosciuta al grande pubblico. Verrebbe da osservare che, stando a ciò che si legge, neppure i cereologi ne hanno tuttora compreso la natura, ma Haselhoff interviene prontamente facendo sua una affermazione di Terence Meaden: "chi non è qualificato per giudicare, dovrebbe astenersi da ogni commento". E tanto basti. Va invece riconosciuta l'originalità dello studio circa le ipotetiche "sfere di luce", sebbene quella che l'autore ritiene una certezza sia invece affetta dalle pesanti critiche già evidenziate. Significativa anche la conclusione dell'autore, che recita: "qualcosa di insolito sta accadendo, e sta accadendo ora". Quasi come in un episodio di X-Files.