Ufologia. Extraterrestri in Siberia?

Mosca. Verso la metà di agosto 2004, diversi mezzi di comunicazione hanno diffuso una straordinaria notizia. Secondo il ricercatore Iuri Lavbin, presidente del "Fondo per il fenomeno spaziale di Tunguska", nella regione del fiume Tunguska, in Siberia, sarebbero stati ritrovati frammenti di manufatti tecnologici di probabile origine extraterrestre. Lavbin ha dichiarato al quotidiano russo Moskovski Komsomolets che: "Si tratta di piccoli frammenti di metallo staccatisi da una superficie di un corpo lucido nero. Dai risultati di un esame preliminare, risulta che questi frammenti sono composti di silicio di ferro". Il ricercatore russo ha poi precisato che: "Finora non sono mai stati trovati resti di meteorite" aggiungendo che i frammenti scoperti risultano essere "parti di un dispositivo extraterrestre".
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La foresta devastata di Tunguska come appariva nel 1927.
Le affermazioni del ricercatore russo appaiono per lo meno imprudenti e, sicuramente, prima di trarre conclusioni così azzardate saranno necessari ulteriori studi.

La regione di Tunguska è ben nota a chi si occupa di fenomeni insoliti poiché nel 1908 fu teatro di un singolare evento. Il 30 giugno 1908, poco dopo le 7 del mattino locali, una violenta esplosione, la cui energia è stata stimata in circa 15 MT (megaton, ovvero un milione di tonnellate equivalenti di tritolo), si verificò nel cielo di questa regione. Improvvisamente, in cielo si "accese" un secondo sole, più luminoso di quello appena sorto all'orizzonte, e visibile da 500 km di distanza. Uno spaventoso boato fu udito fino a una distanza di 1200 km. L'onda termica e l'onda d'urto generate si abbatterono sulla superficie terrestre distruggendo più di 2000 km2 di taiga, ovvero la particolare vegetazione, costituita da conifere e betulle, tipica delle zone fredde e pianeggianti. Fortunatamente, la zona era quasi disabitata e i pochi testimoni sopravvissero alla catastrofe, poiché si trovavano a distanza sufficientemente elevata dalla zona dell'esplosione.

Per anni nessuno osò avventurarsi nella zona. Su di essa nacquero numerose leggende e furono formulate fantasiose ipotesi per interpretare il fenomeno. Solamente nel 1927 il geologo russo Leonid A. Kulik (1883-1942) ispezionò la zona per cercare di stabilire le cause della violenta esplosione. Egli pensava che all'origine del disastro vi fosse l'impatto di qualche meteorite. Tuttavia, nella zona non furono mai individuate tracce di crateri e neppure frammenti macroscopici dell'oggetto che potrebbe aver provocato la catastrofe.

Più recentemente sono state formulate diverse ipotesi per spiegare le cause dello straordinario fenomeno. La più attendibile è quella che ipotizza una vaporizzazione esplosiva in atmosfera di un piccolo corpo celeste, che potrebbe essere stato un asteroide o una cometa. La vaporizzazione si sarebbe verificata a un'altezza di circa 8 km, provocando enormi danni sulla superficie del nostro pianeta. Nel luglio 1999, una spedizione scientifica, composta prevalentemente da ricercatori italiani, ha soggiornato nella regione di Tunguska per cercare di stabilire l'esatta natura dell'oggetto che provocò l'esplosione.

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