Rabdomanzia: non potrebbe dipendere da una forza ancora misteriosa?

  • In Articoli
  • 26-07-2005
  • di Andrea Albini
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La copertina del n.59 di S&P dedicato alla rabdomanzia.

Ho letto con curiosità l' articolo su S&P 49 in cui James Randi ha sperimentato la "veridicità" dei rabdomanti.

Il fatto mi incuriosisce perchè io ho avuto mio suocero, ingegnere e direttore delle terme di Sirmione, morto nel 1985 che era rabdomante. Io ero estremamente scettico, ma quando lo vidi all'opera la cosa mi impressionò.

Capisco però le perplessità di Randi dopo il suo esperimento scientificamente corretto. Però credo proprio che si debba ulteriormente indagare su questo tema. È vero che i rabdomanti molte volte sono dei ciarlatani e che si ritengono dei superdotati, ma questo non deve distoglierci da una ricerca puntigliosa.

Io sperimentai con mio suocero, persona per nulla incline al miracolistico, che aprendo e chiudendo il flusso dell'acqua in un tubo di plastica, la sua verga a "V" si alzava o si fermava e le posso assicurare che cercavo di imbrogliarlo, perchè il rubinetto lo aprivo e chiudevo senza che lui vedesse.

Ad esempio, Randi ha usato un tubo di plastica dove far scorrere l'acqua? Se fosse stato di ferro, mio suocero mi diceva che non la "sentiva". Inoltre, se il bastoncino tra le mani fosse stato secco, non si alzava la punta. Lo stesso succedeva se usava un filo di ferro: doveva proprio essere un legno verde.

Secondo me c'è una forza che in qualche modo viene sprigionata dall'acqua... ma non abbiamo ancora capito in modo sistematico come questa venga sollecitata.

In poche parole, non ne abbiamo ancora il "modello". D'altronde la scienza non "spiega" nulla: solo fa dei modelli. Ad es. non spiega perché un oggetto cade per terra, ma ne abbiamo fatto un modello che due corpi si attraggono con una forza proporzionale alla loro massa... e così la rabdomanzia, non ne abbiamo ancora fatto un modello preciso e sperimentale... ma non mi stupirei che come la forza elettromagnetica non sia stata modellizzata dall'uomo che recentemente non possa succedere anche per qualche altra forza...

Sarebbe interessante parlare e discutere con qualche rabdomante il meno possibile "ciarlatano" in quali condizioni si sperimenti al meglio la sua "dote" per capire al meglio come far in modo che la "misura" non disturbi il campo d'azione di questa ipotetica nuova forza.

Vi chiederei se fosse possible farmi avere l'indirizzo di una di tali persone (quella meno ciarlona per intendersi) per poi contattarla.

Ing. Carlo Spinelli

Risponde Andrea Albini:

Dato che in passato mi sono occupato di rabdomanzia insieme a Luigi Garlaschelli, responsabile delle indagini Cicap, mi è stato chiesto di rispondere alla sua lettera.

Tra coloro che ritengono di possedere presunti poteri nascosti, i rabdomanti sono le persone che più numerose si rivolgono ogni anno all'ex-illusionista e indagatore del paranormale James Randi. Fino ad ora nessuno di loro è riuscito a provare le sue doti in test controllati e, incidentalmente, ad incassare il premio da un milione di dollari messo in palio per chi dimostri di avere poteri paranormali.

Per Randi la maggior parte dei rabdomanti non sono ciarlatani ma persone in buona fede che semplicemente non riescono a mettere in relazione le ragioni del movimento della bacchetta (causato dall'effetto ideomotorio) con le indicazioni sensoriali che arrivano loro anche inconsciamente; inclusa una generica capacità nel trovare l'acqua ottenuta con il buon senso, l'esperienza e i nostri normali cinque sensi. Per il noto geologo ed esploratore Ardito Desio, i rabdomanti sono bravi a trovare le acque dove queste sono abbondanti (come ad esempio le pianure alluvionali) mentre falliscono miseramente nei luoghi dove è difficile.

Nel predisporre un test controllato sui rabdomanti è importante non solo eseguire le prove in condizioni di controllo (doppio cieco) ma ottenere un consenso preliminare sulle modalità di prova e i materiali che saranno utilizzati; oltre che far eseguire ai presunti sensitivi dei test "aperti" preliminari (in cui essi sanno se l'acqua è presente oppure no). In quest'ultimo caso potrà essere sicuro che i risultati saranno eccezionali. Molti rabdomanti razionalizzano comunque a posteriori le ragioni del loro eventuale insuccesso e molti rifiutano anche di farsi esaminare quando i controlli sono troppo stretti, ma non è possibile rinunciarvi senza perdere il necessario rigore scientifico e la certezza del risultato.

In un volume di prossima pubblicazione, Garlaschelli e io abbiamo raccolto decine di prove più o meno rigoroso eseguite in passato su rabdomanti. In tutti i casi si è mostrata vera "la legge dell'indagine sul paranomale": all'aumentare dei controlli i risultati tendono ad affievolirsi e viceversa.

Ad oggi il miglior test sulla rabdomanzia condotto con queste modalità è stato eseguito dall'associazione razionalista tedesca GWUP. Nelle loro prove non si trattava di individuare un tracciato interrato percorso da acqua (come nel caso di Randi) ma semplicemente indovinare se in un circuito noto in un momento dato passava acqua oppure no; apparentemente più semplice, ma anche in questo caso i risultati sono stati negativi.

Rimando al testo comparso sulla rivista Swift per i dettagli dell'esperimento, curato nei minimi particolari sia per la randomizzazione delle operazioni sia per l'eliminazione di possibili indizi sensoriali (ad esempio la pompa di circolazione era mantenuta sempre in funzione e si agiva su una valvola di bypass; l'operatore lavorava in una cabina isolata acusticamente e visivamente dall'ambiente esterno; telecamere riprendevano tutte le fasi delle operazioni per individuare e correggere in sede di elaborazione dati eventuali errori, ecc.)

Inutile dirle che mettere a punto prove di questo tipo è costoso ma è possibile idearne anche di più semplici purché la loro progettazione sia rigorosa.

Alcuni anni fa il CICAP Toscana ha eseguito un test simile a quello di Randi su di un rabdomante locale. Anche in questo caso i risultati furono negativi.

Il grado di collaborazione con cui un presunto sensitivo si presta ad effettuare esperimenti controllati può essere un indice della sua buona fede (talvolta il rifiuto è dettato dalla paura di dover eventualmente rimettere in discussione le proprie convinzioni). Anche con i soggetti più collaborativi, però, i risultati sono stati insoddisfacenti e fino a quando non avremo la prova tangibile della realtà dei poteri dei rabdomanti è prematuro ipotizzare che essi siano da attribuire a forze ancora sconosciute.

Riferimenti

1) "The Kassel dowsing test" in Swift vol. 1, n. 1 e vol 1, n. 2 (1997).

2) www.randi.org/pdf/swift1-1.pdf

3) www.randi.org/pdf/swift1-2.pdf

Andrea Albini sta per pubblicare, con Luigi Garlaschelli, per l'editore Avverbi, un libro dedicato a un esame critico completo sul fenomeno della rabdomanzia e delle radiestesia.