Il Covid in prospettiva

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In questa sezione della rivista presentiamo quattro interviste sul tema del nuovo Coronavirus ad altrettanti esperti: Antonella Viola, Mauro Capocci, Roberta Villa e Giancarlo Sturloni. La nostra idea iniziale, quando a maggio abbiamo iniziato a progettare questa copertina, era quella di realizzare una sorta di bilancio, che considerasse questa vicenda in relazione alla varietà di questioni e problemi che l’hanno caratterizzata: scientifici, sociali, di comunicazione. La realtà si è però mostrata decisamente più fluida e incerta di come ce la eravamo prefigurata. Più che di un bilancio, possiamo allora parlare dell’individuazione di alcuni nodi critici, che appaiono trasversalmente nelle riflessioni dei nostri intervistati. Per esigenze di spazio, ne riprendiamo qui tre. Il primo riguarda la carenze (molte) e i punti di forza (pochi) della comunicazione scientifica e istituzionale; il che ha contribuito ad aumentare la confusione e l’incertezza già di per sé connaturate ad una situazione di pandemia. Il secondo nodo concerne la programmazione delle attività e dei messaggi rivolti alla popolazione per impedire la diffusione del virus. Nonostante la centralità di questo aspetto, appare chiaro che non si è riusciti, per ragioni diverse, a mettere a frutto in modo utile le esperienze di epidemie precedenti. Questo ha portato a riproporre delle modalità di azione e di funzionamento del passato, le quali appaiono costruite secondo una logica paternalistica più che secondo un principio di riconoscimento delle capacità e della responsabilità dei cittadini. Il terzo nodo riguarda il rapporto con la scienza e la diffusione della pseudoscienza. Nel dipanarsi di questa storia tutt’altro che conclusa, sono emersi con grande evidenza i pericoli connessi a una mancata comprensione dei metodi della scienza e delle sue procedure di validazione dei risultati. Questo aspetto si è dimostrato cruciale anche perché ha riguardato, a livelli diversi, sia molti decisori politici che una quota rilevante di giornalisti e di opinione pubblica. La conseguenza è stata il proliferare di teorie complottiste sulle origini del virus, di pseudo notizie sulle sue caratteristiche e di voci incontrollate su potenziali o presunti rimedi. Conosciamo bene il problema proprio perché da trent’anni il CICAP è impegnato in un’opera di educazione e divulgazione che parte dalla consapevolezza del ruolo centrale della scienza nella società contemporanea e dalla necessità di fornire strumenti di conoscenza e comprensione che aiutino a formare una cittadinanza consapevole. Anche in questa situazione ritroviamo quindi l’utilità e il valore del lavoro del nostro Comitato e speriamo, con questa copertina, di offrire una lettura che, aiutando ad orientarsi rispetto alla complessità di questa vicenda, offra anche spunti di riflessione utili per il futuro.