Il volto misterioso

Macchie sui muri, ombre su Marte: quando il nostro cervello va alla ricerca di un significato

Su un muro della cantina della mia casa di campagna vi è una strana macchia (presumo creata dall'umidità) che ricorda vagamente un volto maschile. Immagino che non vi sia nulla di soprannaturale, ma mi piacerebbe sapere come si spiegano questi fenomeni. È solo casualità?
Giorgio Caroli

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Una strana macchia su un muro di campagna ricorda un volto, come si spiega chiede il lettore?
Il lettore ha ragione: in questi fenomeni, peraltro piuttosto comuni, non vi è nulla di soprannaturale ed è possibile fornire una spiegazione perfettamente normale. L'origine della macchia è sicuramente casuale, ma ciò che ci fa percepire il volto non è tanto la macchia in sé, quanto l'interpretazione che la nostra mente fornisce di essa. Noi spesso ingenuamente pensiamo che il nostro cervello si limiti a recepire le informazioni derivanti dagli organi di senso e ci fornisca una fedele "copia mentale" della realtà esterna. In effetti invece il nostro cervello "costruisce" la realtà che percepiamo e non si limita a fotografarla. Inoltre esso cerca sempre di ricondurre l'insieme degli stimoli sensoriali che riceve a qualche cosa di conosciuto, immagazzinato nella memoria. Questo accade anche quando ci si trova di fronte a stimoli confusi e ambigui, quali possono essere quelli derivanti da una macchia informe. L'esempio più comune è quello del gioco che si fa da bambini guardando le nuvole: può capitare di vedere un gatto, o una casa, o una barca o qualsiasi altra figura. Questo effetto in psicologia si chiama "pareidolia" e sta a indicare la tendenza a vedere una forma dotata di significato anche in uno stimolo vago del tutto privo di ogni senso[1]. Questa tendenza è così forte che, una volta che si comincia a vedere una particolare immagine, diventa poi molto difficile vedere qualcos'altro, anche se ci si mette di impegno. I casi di macchie che vengono scambiate per volti più o meno sacri sono piuttosto frequenti. Per esempio, nel 1978 una casalinga del New Mexico, Maria Rubio, notò che le bruciature presenti su una tortilla ricordavano la classica rappresentazione del volto di Gesù Cristo. La signora Rubio si convinse che si trattava di un segno secondo cui Cristo sarebbe tornato sulla Terra. Sebbene fosse stato spiegato all'epoca che se si prendono un numero sufficiente di tortillas è facile vedere nelle loro bruciature qualunque cosa, e nonostante l'arcivescovo di Santa Fe avesse messo il pubblico in guardia da facili fanatismi, migliaia di pellegrini visitarono la casa della signora Rubio per venerare la "tortilla miracolosa".
Periodicamente in tutto il mondo si verificano episodi analoghi ogniqualvolta macchie di umidità sui muri, di unto o altro vengono interpretate come ritratti di Cristo, la Madonna, Padre Pio o altri santi e, di conseguenza, l'evento è ritenuto da alcuni credenti miracoloso. Non esistono tuttavia casi in cui la comparsa di macchie di questo tipo sia stato riconosciuta dalle autorità ecclesiastiche come un evento realmente miracoloso o prodigioso.
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Un curioso caso di pareidolia.
Casi analoghi si verificano anche al di fuori del contesto miracolistico e religioso. Ad esempio, nel 1878 l'astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910) annunciò di avere scoperto 40 "canali" artificiali che attraversavano la superficie di Marte. Altri astronomi confermarono gli avvistamenti di Schiaparelli e l'idea che Marte fosse attraversata da un complicato reticolo di canali, alimentata in particolare dall'astronomo e uomo d'affari statunitense Percival Lowell, si diffuse anche presso il grande pubblico. Non mancarono però le voci critiche, tra cui quella dell'astronomo Vincenzo Cerulli, che negavano l'esistenza dei canali. Nel 1971 il Mariner 9 si mise in orbita intorno a Marte e trasmise verso Terra 7.329 fotografie realizzando una cartografia dettagliata di tutto il pianeta. Le fotografie confermarono che sulla superficie di Marte non c'erano mari, non c'era vegetazione e, soprattutto, non c'erano canali. Il noto astronomo e divulgatore Carl Sagan confrontò le fotografie del Mariner 9 con le mappe disegnate da Schiaparelli, Lowell e colleghi: non c'era nessun collegamento tra le due cose. Come si spiega allora il fatto che Schiaparelli e gli altri "vedevano" i canali? Secondo Sagan «la maggioranza dei canali sembra essere stata autoprodotta dagli osservatori che sostenevano la teoria dei canali, e questo episodio rimane come un monumento all'imprecisione del sistema occhio-cervello-mano umano quando si trovi in condizioni osservative difficili».
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Pareidolia sul pianeta Marte.
Un caso analogo riguardante sempre il pianeta Marte è quello della cosiddetta "sfinge" individuata dal giornalista Richard Hoagland in alcune fotografie della superficie marziana scattate dalla sonda Viking-1 nel 1976. Queste fotografie ritraevano una strana formazione rocciosa somigliante a un viso umano e alcune grandi strutture a forma di piramide. Rapidamente le foto vennero diffuse in tutto il mondo e nacque così il mito della "sfinge su Marte". Fin dall'inizio la Nasa e la comunità scientifica smentirono categoricamente che la formazione potesse avere una qualche origine artificiale. Nel 1998 quando la NASA pubblicò sul proprio sito le foto riprese dal Mars Global Surveyor (MGS), si ebbe la conferma definitiva che la strana formazione era di origine naturale, causata dall'erosione prodotta dagli agenti atmosferici e dall'acqua. Nel gennaio 2008, infine, ebbe una certa diffusione la notizia della individuazione di una statua con sembianze umane in una fotografia della superficie marziana scattata dalla sonda automatica Spirit della Nasa nel novembre 2007. Anche in questo caso la statua era una formazione rocciosa di forma irregolare trasformata in statua dalla solita pareidolia[2].
Fenomeni di paredolia si possono avere anche in campo acustico, oltre che visivo. La psicofonia, cioè quella tecnica secondo la quale sarebbe possibile registrare le "voci dei morti" ne è un chiaro esempio: l'ascoltatore interpreta interferenze, scariche elettriche, fruscii, sussurri e altri rumori come parole e frasi, spesso formate addirittura da parole di lingue diverse, ma vari esperimenti hanno potuto dimostrare che se si fa ascoltare lo stesso brano a più persone ognuno lo interpreta in modo diverso[3].
Un altro esempio di paredolia acustica è quello dei "messaggi satanici subliminali". Nel 1982 si fece un gran parlare di presunti "messaggi satanici" registrati all'incontrario e nascosti nei dischi di vari gruppi rock. L'idea, secondo alcuni fanatici religiosi, era che vari musicisti rock fossero dei satanisti e che, inserendo questi messaggi nascosti nei loro dischi, cercassero di corrompere le menti degli adolescenti. In realtà, tutte le ricerche pubblicate sul tema dei messaggi subliminali concordano sul fatto che nessun messaggio subliminale può influenzare il comportamento di una persona. Gli psicologi Vokey e Reed condussero una sperimentazione volta a determinare quanta parte di un messaggio ascoltato al contrario, senza alcuna mascheratura dovuta alla musica, viene compreso dai soggetti. Si trovò che gli ascoltatori potevano distinguere il sesso di chi parlava nel cento per cento dei casi; la lingua parlata era riconosciuta in poco più del cinquanta per cento dei casi. Gli ascoltatori, tuttavia, non potevano dire se la frase ascoltata fosse un'affermazione o una domanda, né potevano dire se due frasi ribaltate avessero un significato simile. Se il cervello non può fare queste distinzioni quando la frase al contrario può venire sentita chiaramente, concludevano i ricercatori, è inconcepibile che simili distinzioni possano aver luogo quando la frase è coperta dalla musica.

Silvano Fuso
Chimico-fisico
Segretario CICAP sezione Liguria
e Coordinatore Gruppo Scuola CICAP

1) Per approfondimenti si veda: Polidoro M. (2000), Il sesto senso. Strani fenomeni di vita quotidiana, Casale Monferrato: Piemme.
3) Si vedano gli esempi qui: www.marcomorocutti.it/psicofonia.htm .