Una faccia che non dimenticherai facilmente

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  • 12-12-2017
  • di Andrea Berti
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Figura 1 ©Michele Carelli
La pareidolia (dal greco εἴδωλον èidōlon, "immagine", col prefisso παρά parà, "vicino") è una delle illusioni alle quali siamo più esposti. È la tendenza innata a ritrovare forme ordinate e a noi note anche in contesti assolutamente disordinati, e si manifesta in particolar modo verso volti umani o di animali. Tutti, ad esempio, riconoscono una faccia nel simbolo dello Smile ma è possibile “vedere” simpatiche faccine anche in molti oggetti di uso quotidiano attorno a noi. In questo numero di Query prenderemo in considerazione alcuni casi di pareidolia che, per ovvi motivi, hanno incuriosito o addirittura spaventato alcune persone che, in seguito, ci hanno chiesto una spiegazione.

Cominciamo con uno scatto del signor Michele Carelli: la foto (vedi Figura 1) è stata fatta un paio di anni fa sulla spiaggia di Ostia e, come ci viene riferito, presenta «il volto di un uomo abbastanza inquietante». Ovviamente si tratta di semplice pareidolia: il signor Michele si stava cimentando nel fotografare delle onde e, in questa particolare immagine, la combinazione casuale della schiuma nel flutto ha creato questa illusione. È degno di nota che ognuno di noi possa poi vederci qualcos’altro. Qualcuno tra i membri del Gruppo Indagini nella medesima foto “vede” anche il muso di una leonessa e una piccola civetta, rispettivamente a sinistra e a destra del volto misterioso. Lasciamo al lettore il compito di scovare queste due ulteriori figure nascoste e siamo sicuri che, sforzandosi un po’, se ne potranno trovare altre ancora.

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Figura 2
Un effetto simile si ripresenta anche nella Figura 2, inviataci dal signor Marco, dove una normale conversazione in webcam con un’amica può trasformarsi in qualcosa di apparentemente spaventoso: è infatti ben visibile nel tondo giallo il volto di una bambina che potrebbe ricordare un fantasma. Qui l’effetto ottico è dovuto alla disposizione di vari elementi quali, prima di tutto, la ragazza (si noti infatti che sono proprio i suoi capelli e il braccio destro a delimitare gran parte del volto misterioso), e l’arredamento sullo sfondo. Il fatto poi che la risoluzione dell’immagine sia molto bassa influisce ancor di più sul risultato finale: più l’immagine è confusa e più siamo portati ad interpretarla secondo il nostro vissuto.

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Figura 3 ©Praolini
Se siamo (pre)disposti a “vedere” volti misteriosi anche in situazioni piacevoli e rilassanti, figuriamoci cosa può accadere quando il contesto è già di per sé drammaticamente coinvolgente. È ciò che è accaduto, ad esempio, alla signora Jasmine dopo una visita al campo di concentramento di Dachau (Germania), in particolare mentre si trovava davanti a uno dei forni crematori: «Ero completamente sola dentro l'area in quanto gli altri gruppi guidati procedevano più lentamente. Davanti al piccolo forno sono stata travolta da diverse sensazioni contrastanti e sono rimasta per dei minuti ad osservarlo». All’interno di uno degli scomparti della struttura (vedi tondo in Figura 3) sembra esserci un volto orribilmente contorto in una smorfia di dolore, ma la ragazza se ne accorge solo in seguito, nel riguardare le foto fatte in giornata. È comprensibile che si rimanga colpiti da un fatto del genere e si può capire quanto sia facile associare gli orrori dello sterminio messo in atto all’epoca con la possibile presenza di spiriti inquieti che ancora oggi si aggirerebbero in quei luoghi. Per capire se davvero si è trattato di uno scatto che ha immortalato casualmente l’anima di qualche sfortunato è bastato fare una piccola ricerca in rete: esistono infatti molti siti che riportano foto (più nitide) di quel particolare ambiente e si può facilmente capire che il volto misterioso è in realtà un’illusione creata dalla struttura interna di quello scomparto. Lo stato d’animo, poi, contribuisce a creare l’inganno.

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Figura 4
Arriviamo così all’ultimo caso, sicuramente uno dei migliori che il Comitato ha avuto modo di analizzare. Una giovane coppia si scatta un selfie mentre si scambia un bacio, ma tutto il romanticismo svanisce improvvisamente – trasformandosi in puro terrore – quando guardano la foto (Figura 4). Nel riflesso della lente a specchio degli occhiali di lei c’è una figura che ricorda il volto di un demone! A guardarlo bene è davvero spaventoso: pallido, con i capelli rossi, gli occhi scuri incavati, le labbra cadaveriche. Un’immagine che ha fatto sobbalzare sulla sedia anche noi del gruppo indagini e che porta a pensare: questa volta l’abbiamo trovato davvero!. Raccogliendo tutta la razionalità possibile e allontanando strani pensieri, cerchiamo di dare un senso logico al fenomeno. Verificata l’autenticità della foto, ci si rende conto che quel volto deve essere stato molto vicino alle lenti degli occhiali; ma lì vicino non poteva esserci nessuno se non il compagno della ragazza. E se quel volto fosse davvero un fantasma, perché nel riflesso non si vede il ragazzo? Come è possibile? Inizia a venirci un sospetto. I due giovani si stanno baciando e si trovano in una posizione tale per cui lui, nel riflesso, si presenterebbe capovolto. Proviamo a ruotare l’immagine di 180° e poco cambia (invitiamo il lettore stesso a capovolgere la pagina): il volto misterioso è sempre riconoscibile. Andiamo avanti: il nostro intruso venuto dagli inferi sembrerebbe avere i capelli rossi e, come potrete notare, il ragazzo ha la barba che tende allo stesso colore. Con un certo impegno, cercando di non pensare alla solita faccia cadaverica di prima, il lettore potrà trovare autonomamente la soluzione del caso. Per chi non ci riuscisse, ecco la spiegazione. Si tratta proprio del volto del ragazzo. Si riconoscono infatti tutti gli altri tratti somatici oltre alla barba (che crea l’effetto dei capelli rossi del volto misterioso): i capelli neri, un sopracciglio (che diventa la bocca del fantasma), l’occhio chiuso come spesso accade durante un bacio (che, assieme alla fossetta oculare, crea l’effetto degli occhi incavati) e anche una piccola porzione della narice; si vede anche distintamente il riflesso della maglietta blu che “emerge” rispetto al colore del cielo. Un effetto niente male a nostro avviso! Comunicata subito la soluzione, Michela – che ci aveva contattati alquanto preoccupata per quella “presenza” – ci ringrazia caldamente per l’aiuto: «non sa che peso enorme mi ha tolto, non dormivo da due giorni!».

Possiamo capire!