Demoni notturni o processi mentali?

Una lettrice racconta delle presenze notturne che sente ormaida anni, accompagnate da altri strani fenomeni

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«Ho 47 anni e inizio a essere stanca e preoccupata di quanto mi accade ormai da sempre (i ricordi risalgono a quando ero molto piccola). Il problema è che allora la presenza notturna l'"avvertivo", non la sentivo. Ora, con il passare del tempo, si sta avvicinando sempre di più. L'avverto fisicamente, sento il suo "peso" e l'altra notte anche la sua voce. Sono una persona perfettamente normale, non frequento sette, sono piuttosto razionale ma anche aperta a tutto ciò che non conosco, non soffro e non ho mai sofferto di depressione. Insomma non capisco, non so con chi parlarne. Ho provato a fare tante ipotesi, ho cercato di dare spiegazioni, ma non c'è nulla da fare! Il terrore notturno continua, ho anche la sensazione di uscire dal mio corpo, perché, nonostante stia dormendo, io so dove sono e con chi sono. Se potete rispondermi e consigliarmi il da farsi, ve ne sarei grata.»
Antonella Tiozzo

Quello descritto dalla lettrice è un tipo di esperienza più comune di quanto si immagini: qualcuno sostiene infatti che possa essere vissuto da tutti, almeno una volta nella vita. Come abbiamo già avuto modo di descrivere sulle pagine di questa rivista, gli psicologi conoscono da tempo quella che viene chiamata "sleep paralysis" o "paralisi notturna", e la descrizione che la lettrice fornisce sembra proprio far rientrare la sua esperienza in questo genere di fenomeni mentali. Tranquillizziamo subito la lettrice dicendo che tali fenomeni non sono affatto sintomo di problemi o disagi psichici, ma possono colpire persone perfettamente sane e normali.

Gli studiosi del sonno concordano nel ritenere che la fase di passaggio tra la veglia e il sonno (stato ipnagogico) e viceversa (stato ipnopompico) possano essere teatro di singolari esperienze percettive e incubi allucinatori. In questi stati il cervello può elaborare moltissime immagini, che appaiono assolutamente reali al soggetto che le percepisce. In certi casi possono apparire non solo immagini visive, ma anche sensazioni uditive (proprio come è accaduto alla lettrice) e talvolta olfattive. Un'altra sensazione che può essere sperimentata è di tipo cinetico. In pratica tutto il corpo ha l'impressione di muoversi (camminando, guidando, volando, eccetera). In altri casi, si può provare la sensazione opposta, ovvero sentire il proprio corpo paralizzato, non riuscendo assolutamente a muoversi (da cui il nome di sleep paralysis). Piuttosto comune è anche la sensazione che qualche misteriosa entità comprima il corpo del soggetto immobilizzandolo, proprio come la lettrice che sente il "peso" della presenza notturna.

La paralisi notturna si verifica solitamente durante la fase del sonno chiamata REM (Rapid Eye Movements). Durante questa momentanea paralisi, il cervello può dare libero sfogo alla creazione di immagini ipnopompiche. La sensazione di panico che accompagna inevitabilmente questa impressionante esperienza contribuisce a far sì che molte persone la scambino per un'esperienza autenticamente paranormale. Il realtà si tratta soltanto di un brutto scherzo architettato dal nostro stesso cervello. Si presume che questi fenomeni siano anche all'origine delle credenze mitologiche romane e medievali degli incubi e dei succubi. L'incubo (dal latino incubare, "giacere sopra") era un demone maschile che giaceva su chi dorme (solitamente donne) per indurre sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali. Il succubo, invece, era la versione femminile di questi demoni che turbava il sonno degli uomini (soprattutto votati alla castità, quali giovani novizi). Altre società hanno chiamato con nomi diversi queste ipotetiche entità alle quali veniva attribuita la responsabilità dei disturbi del sonno.

Anche la sensazione di fuoriuscire dal corpo, cui la lettrice accenna, è ben nota. Si tratta delle cosiddette OBE, ovvero le "Out of Body Experiences" cioè esperienze fuori dal corpo. Il fenomeno è stato ampiamente studiato. Uno dei primi ad occuparsene è stato il parapsicologo americano Charles Tart. Chi ha dato notevoli contributi alla sua interpretazione è stata la psicologa inglese Susan Blackmore. Secondo la Blackmore il fenomeno può essere spiegato senza tirare in ballo alcunché di paranormale, rifacendosi alla complessità dei meccanismi cognitivi del cervello umano. Le OBE sarebbero semplicemente originate da errori e disturbi percettivi o sensoriali che farebbero apparire reali situazioni che non hanno alcuna corrispondenza con la realtà. Come per la sleep paralysis, tuttavia anche le OBE non necessariamente sono il segnale di processi patologici: anche soggetti perfettamente sani e normali possono sperimentare questo tipo di esperienze.

Se la lettrice desiderasse approfondire l'argomento, consiglio la lettura del libro di M. Polidoro, Il sesto senso. Strani fenomeni di vita quotidiana, Piemme, 2006, e in particolare il capitolo 5 intitolato "Ai confini del sonno".