In volo sul Nilo... 2000 anni fa

Un modellino ritrovato in una tomba nella necropoli di Saqqara costituirebbe una prova della capacità degli antichi Egizi di costruire apparecchi in grado di volare

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W.R. Corliss, Archaelogical anomalies: small artifacts, The Sourcebook Project, Glen Arm (2003).
Gli Egizi anticiparono i fratelli Wright e costruirono oggetti in grado di volare oltre 2.000 anni fa? Una possibile prova di questa incredibile scoperta sarebbe conservata al Museo del Cairo, con il numero di catalogo 6347: si tratta di un modellino di legno ritrovato nel 1898 nella tomba di Pa-di-Imen, a Saqqara, una delle più importanti necropoli egizie, a circa 30 km dal Cairo.

Il modellino è stato datato al 200 a.C. È costruito in legno di sicomoro, ha una apertura alare di circa 18 centimetri e pesa 39 grammi. Per anni fu considerato la rappresentazione di un uccello, finché nel 1969 Khalil Messiha, professore di anatomia artistica all'Università di Helwan, una città egizia sulle rive del Nilo, lo sottopose a un nuovo esame che rivelò alcune caratteristiche che distinguono il reperto da altre sculture analoghe ritrovate in Egitto: in particolare, le ali del modellino sono dritte e la coda è rialzata rispetto al corpo centrale; inoltre, la coda stessa è verticale, una vera e propria rarità.

Per chi non lo conoscesse, Khalil Messiha è un personaggio alquanto eclettico, che si è occupato anche di archeologia e parapsicologia, in particolare di radioestesia (la presunta capacità di ricevere percezioni extrasensoriali attraverso l'uso del pendolino). Questa è la sua tesi: tutte le caratteristiche del modellino lo avvicinano più ad un aereo o a un aliante in miniatura che a un volatile, tanto più che il modellino è completamente liscio, senza alcun disegno o incisione che ne rappresenti le piume, ed è privo di zampe. Sappiamo che gli antichi Egizi conservavano all'interno delle tombe molte miniature delle tecnologie dell'epoca: ad esempio nella tomba di Tutankhamon furono rinvenuti dei modellini di navi e barche. Perché quello ritrovato a Saqqara non potrebbe dunque essere il modellino di un aereomobile, a testimonianza del fatto che gli Antichi Egizi disponevano di conoscenze molto più avanzate di quelle finora ipotizzate?

L'ipotesi è certamente affascinante, ma accettarla significherebbe sconvolgere tutte le conoscenze fin qui acquisite dagli storici. È vero, infatti, che, per esempio, gli archeologi hanno ritrovato molti modellini di imbarcazioni egizie, ma gli scavi hanno consentito di riportare alla luce anche gli originali, e le stesse barche si trovano raffigurate in molti dipinti e citate in diversi testi geroglifici; tutt'altro discorso è quello degli aerei: in più di un secolo di scavi, non ne è mai stata trovata alcuna traccia. Il modellino in questione appare quindi decisamente "fuori posto", e negli anni si è guadagnato un posto d'onore tra gli OOPArt più noti e più citati dagli appassionati di archeologia misteriosa.

Una prima analisi sul presunto aliante fu effettuata nel 1971 da una commissione tecnica egiziana: gli esperti aeronautici stabilirono che il modellino era adatto al volo, perché possedeva le caratteristiche aerodinamiche di un aereo moderno. L'aeronautica però è una scienza molto complessa, ed è difficile valutare l'effettiva capacità di volare di un oggetto senza qualche prova diretta, basandosi solo su considerazioni teoriche. Il modellino conservato al museo non poteva certo essere sottoposto ad un test per determinare in via definitiva se potesse davvero volare, dal momento che si tratta di un reperto storico, ma Martin Gregorie, un costruttore di alianti con oltre 30 anni di esperienza, ha provato a creare una replica del modellino in legno di balsa, partendo dalle foto che lo ritraggono, ipotizzando anche alcune possibili varianti per la forma delle ali. Inoltre Gregorie ha aggiunto anche due ali posteriori orizzontali, senza le quali l'aerodinamica del modellino sarebbe troppo scadente, rendendolo eccessivamente instabile.

I risultati? Anche nella configurazione migliore, l'aliante volava «come un mattone con gli impennaggi (in gergo tecnico, un'ala con funzione stabilizzatrice, ndr), piuttosto che un aeroplano». Ciò significa che per poterlo mantenere in volo per una distanza accettabile era necessario imprimergli molta forza, in quanto la sua aerodinamica non era assolutamente in grado di sorreggerlo in aria. Per avere un confronto con le attuali tecnologie, il modello costruito da Gregorie in aria calma perdeva di quota di circa 1.3 metri ogni 3 metri di volo, mentre un moderno veleggiatore nelle stesse condizioni si abbassa di poco più di 7 cm. Se poi si cercava di rimanere fedeli al modello originale e si eliminava l'ala posteriore orizzontale, i risultati erano ancora peggiori. Martin Gregorie ha quindi concluso che «i risultati di questo modello provano definitivamente che l'Uccello di Saqqara non ha mai volato. È totalmente instabile senza un'ala di coda. Un esame attento delle foto mostra che non ne ha mai avuta una».

Dobbiamo concludere che Khalil Messina, il nostro professore di anatomia artistica ha scambiato un uccello per un aliante? Pare proprio di sì, e in ogni caso servono delle prove ben più solide di qualche somiglianza con un oggetto a noi noto.

Resta ancora una domanda: qual era la funzione di questo oggetto? A giudicare dalle poche tracce di pittura rimaste potrebbe trattarsi di un falcone, un animale molto diffuso nella mitologia egizia, speso usato per rappresentare il dio Horus, o il ba, una delle componenti dell'anima; si potrebbe quindi trattare di un oggetto con scopi cerimoniali. Martin Gregorie ha avanzato anche un'altra ipotesi, proprio a partire dalla strana forma della coda, che lo rende assolutamente inutilizzabile come aliante, ma lo farebbe diventare un'ottima banderuola segnavento. Banderuole simili sono state ritrovate in alcuni rilievi del tempio di Khonsu a Karnak, come ornamento della punta delle barche durante le feste di Opet. È anche possibile che non si trattasse che di un semplice giocattolo. In questo caso l'uccello di Saqqara avrebbe volato, ma soltanto nella fantasia di un bambino di oltre duemila anni fa.