Regno Unito: chiude l’Ufo Desk

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  • 19-11-2010
  • di Roberto Labanti
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National Archive UK
“Ufo: Londra pubblica i suoi fascicoli segreti”.[1]
“Schedare gli Ufo non serve a nulla. Londra cancella tutti gli X-files”.[2]

Così, a pochi giorni di distanza, i media italiani hanno brevemente riportato, traendole da lanci d’agenzia, due notizie contraddittorie che giungevano dal Regno Unito, senza contestualizzarle e senza metterle in relazione fra loro; una situazione di certo non nuova per chi segue questo genere di argomenti: già in un suo studio del 1966 Herbert Joseph Strentz aveva richiamato l’attenzione degli studiosi di giornalismo sull’irresponsabilità dei media nel trattare l’argomento UFO.[3]

Cerchiamo allora, nel breve spazio che qui c’è concesso, di fare quanto i nostri mass media non hanno voluto o saputo fare.

Com’è avvenuto per diverse istituzioni, sia civili sia militari, di varie nazioni, dalla fine del secondo conflitto mondiale il Ministero della Difesa (Ministry of Defense, MoD) britannico si è trovato a raccogliere, e, in rari casi, eventualmente, a investigare su segnalazioni di avvistamenti UFO. Dal 1958, il compito di gestire le relazioni con il pubblico in questa materia fu assunto da un ufficio (il cui nome cambierà nel corso del tempo) dell’Air Staff Secretariat gestito da funzionari civili. Diverrà pubblicamente noto come l’Ufo Desk, anche se il suo ruolo non era per nulla limitato ai soli avvistamenti (come ha chiarito in un suo recente lavoro David Clarke dell’Università di Sheffield, questi “erano in gran parte visti nella migliore delle ipotesi come una distrazione interessante e nella peggiore come un fastidio”)[4].

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©Markusram
In seguito all’approvazione della legge sulla libertà d’informazione nel 2005, l’UFO Desk si era trovato a dover dar risposta a diverse centinaia di richieste di accesso agli atti (segnalazioni, corrispondenza con i cittadini e fra le istituzioni etc.). Di conseguenza, nel 2007 il MoD aveva quindi deciso di trasferire i documenti di argomento ufologico che erano stati conservati agli Archivi nazionali (com’era accaduto in diversi paesi, lo ha dimostrato un recente lavoro del ricercatore spagnolo Vicente-Juan Ballester-Olmos[5]). Questi, con la collaborazione dello stesso Clarke, hanno iniziato a renderli disponibili sul proprio sito web: la pubblicazione del materiale è ancora in corso e ogni nuova tranche è ripresa dai media internazionali come se l’operazione fosse una novità (si veda il primo titolo citato).

Rendendo operativa una decisione che era nell’aria da qualche tempo, alla fine del 2009 lo stesso Ufo Desk è stato chiuso. In una nota interna ottenuta da Clarke e da Joe McGonagle, la decisione è stata giustificata riferendosi all’aumento del carico di lavoro dovuto all’impennarsi delle segnalazioni ricevute (in buona parte dovuto, è necessario rilevarlo, a lanterne cinesi) con un impatto sugli altri compiti istituzionali del servizio. Al di là della giustificazione presentata, si ha però l’impressione di una discutibile barriera eretta fra pubblico e istituzione militare; impressione che è confermata proseguendo la lettura della nota: si è, infatti, anche decisa la distruzione entro trenta giorni di eventuali nuove segnalazioni che dovessero comunque giungere (e da qui, impropriamente, il secondo titolo richiamato più sopra) per rendere inapplicabile la legge del 2005[6].

Note

1) L’Arena, 19/02/2010.
2) Il Resto del Carlino, 01/03/2010.
3) Strentz, H. 1966. “Seeing Saucers”. Columbia Journalism Review 5, n. 3: pp. 23-25.
4) Clarke, D. 2009. The UFO Files: The inside story of real-life sightnings. Kew: The National Archives, p. 69.
5) Ballester Olmos, V.-J. 2009. “State-of-the-art in UFO disclosure worldwide”. Fundacion Anomalia website, December 2009, http://www.anomalia.org/disclosure2.pdf