Lunghezze relative

  • In Articoli
  • 01-05-2011
  • di Gianni A. Sarcone e Marie-Jo Waeber
Anche se ce la caviamo bene nel “misurare a occhio”, molte volte i nostri sensi ci tradiscono...

A nostra insaputa, il nostro cervello utilizza delle regole semplici quando si tratta di stimare a vista alcune grandezze. Prima di scoprirle insieme, vi proponiamo questo piccolo ma interessante esperimento: osservate con attenzione il tetto del grattacielo (evidenziato in arancione), sul cui perimetro si contraddistinguono due rette orizzontali AB e CD.

Secondo voi, esiste una linea più lunga?
Se sì, quale:la linea AB o la linea CD?



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La stragrande maggioranza dei lettori risponde che la linea AB è molto più lunga. In realtà, però, le due rette sono lunghe uguali! (provate a misurarle con un righello).

Questo sta a dimostrare che la dimensione apparente o relativa di un oggetto è sempre influenzata dalla prospettiva e da altri oggetti vicini che agiscono otticamente. Questa influenza reciproca è valida sia per le superfici, che per le linee e gli angoli. Valutiamo le cose non per come appaiono realmente, ma per come le immaginiamo nello spazio.

Quando compariamo visivamente due oggetti, il nostro sistema cognitivo applica la “legge d’invarianza delle forme” che stabilisce che:
  • 1) tra due oggetti SIMILI nello spazio, quello di maggiori dimensioni relative è percepito come più vicino.

  • 2) tra due oggetti con dimensioni relative UGUALI, quello che prospetticamente appare più distante è percepito come più grande. L’illusione in Fig. 1 creata dagli autori è apparentata all’illusione classica di Müller-Lyer, dove due segmenti di lunghezza uguale non sembrano più tali se ‘incorniciati’ da parentesi uncinate (v. illustrazione in Fig. 2).

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