Scetticismi vecchi e nuovi

Non è certo un mistero che il panorama dei temi trattati dal CICAP si sia ampliato nel corso del tempo. Se prendiamo come esempio i primi quattro numeri di Scienza & Paranormale, i temi di copertina erano: telepatia, parapsicologia, Sai Baba, miracoli. D’altra parte, i temi dei primi quattro numeri di Query sono stati: riscaldamento globale, animali misteriosi, programmazione neurolinguistica e sfere di luce nello spazio. Il paranormale tradizionale ha ceduto il passo via via alle pseudoscienze e alle controversie scientifiche. Il nome stesso della rivista è cambiato, proprio per indicare la volontà di allargare i nostri orizzonti, e si è parlato di sostituire “paranormale” con “pseudoscienze” nell’acronimo CICAP.
Nella versione elettronica della rivista, Query On Line, il cambiamento è ancora più visibile: basta dare un’occhiata alla “tag cloud” per vedere che la parte del leone spetta perlopiù a temi non strettamente paranormali come l’omeopatia, le bufale, le teorie del complotto e gli UFO, mentre l’astrologia ha un peso limitato e la parapsicologia non compare neppure tra i temi più frequenti. L’allargamento dei nostri interessi ha ispirato anche il titolo dell’ultimo convegno nazionale del CICAP: “L’evoluzione del mistero”.
Perché questo cambiamento? Mi sembra che le ragioni di fondo siano due. Da una parte l’identificazione con il tema del paranormale comincia a starci un po’ stretta (e forse è sempre stato così): ci proponiamo come una fonte di informazione autorevole, ma non era facile spiegare a un estraneo che siamo persone serie tenendo in mano una pubblicazione che a prima vista sembrava il Giornale dei Misteri. Alzi la mano chi non si è mai trovato nell’imbarazzante situazione di spiegare che sì, nel nome CICAP c’è la parola “paranormale”, ma non siamo degli svitati, la nostra è un’associazione scientifica, eccetera.
La seconda ragione è che ci sforziamo di adeguarci agli interessi del pubblico: oggi non si parla più tanto di telepatia come ai tempi di Rol e Uri Geller, ma in compenso spopolano leggende metropolitane, teorie del complotto e tendenze antiscientifiche che erano sconosciute vent’anni fa.
Altri gruppi scettici sono cambiati in modo ancora più netto. Nel 2006 lo CSICOP (Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal) ha cambiato nome in CSI (Committee for Skeptical Inquiry) per rendere esplicito l’ampliamento del mandato. Poco prima del cambio di nome, nell’articolo che celebrava i trent’anni dello Skeptical Inquirer, l’allora presidente dello CSICOP Paul Kurtz scriveva[1]:

Guardando in avanti, propongo che lo Skeptical Inquirer e lo CSICOP investighino altri tipi di affermazioni intellettualmente impegnative e controverse. È difficile sapere in anticipo dove emergeranno le esigenze più forti. Nella mia visione, non possiamo limitare il nostro operato ai temi che erano dominanti trenta, venti o anche dieci anni fa, per quanto fossero interessanti. Penso che dovremmo naturalmente continuare a investigare le affermazioni sul paranormale, data la nostra esperienza in quel campo. Ma dobbiamo allargare la nostra rete entrando in nuove arene che non abbiamo mai toccato prima, e dovremmo sempre mantenere la volontà di applicare l’occhio scettico dove è richiesto.

La visione allargata proposta da Kurtz, ben più ampia di quella attuale del CICAP, comprendeva anche temi come la produzione dell’energia, l’ingegneria genetica, la religione, l’economia, l’etica e la politica.
Il CSI non è il solo a muoversi in questa direzione. Discussioni analoghe avvengono negli altri gruppi scettici e la Skeptic Society di Michael Shermer ha deciso fin dalla sua fondazione, all’inizio degli anni Novanta, di allargare i propri interessi a qualsiasi affermazione controversa scientifica, storica o politica.
Certo, nessuno arriva a sostenere che dobbiamo abbandonare il paranormale in senso stretto. Ma le nostre risorse sono limitate, perciò dire che dobbiamo aprirci a nuovi temi equivale a dire che dobbiamo dedicare meno energie a quelli tradizionali.
Tutti d’accordo, quindi? Naturalmente no, come è tradizione in questa rubrica. In un lungo articolo del 2007 Daniel Loxton, direttore di Skeptic Junior e tra gli autori di skepticblog, metteva in discussione la proposta di Kurtz [2]. Al centro del ragionamento di Loxton c’è questa provocazione: siamo sicuri che abbiamo cominciato a occuparci d’altro perché queste cose non interessano più al pubblico, o il vero motivo è che non interessano più a noi?
È normale che gli scettici cerchino nuovi stimoli dopo avere smentito per trent’anni veggenti, guaritori, astrologi e rabdomanti. Ma la gente non ha smesso di prestare fede a discipline prive di attendibilità o ad affidarsi a santoni più volte smascherati in pubblico. Sono illusioni che continuano a prosperare nonostante sia dimostrato che sono sbagliate e pericolose. James Randi le chiama “paperelle di gomma inaffondabili”; in un altro ambito gli economisti parlano di “idee zombi”, teorie infondate che continuano a diffondersi nonostante siano state più volte uccise (metaforicamente).
Secondo Loxton l’obiettivo degli scettici non può essere quello irrealistico di eliminare le “idee zombi”, ma quello più concreto di fornire un prezioso servizio al pubblico. Scrive Loxton:

Dal mio punto di vista, la protezione dei consumatori è la funzione più significativa del movimento scettico: noi investighiamo, divulghiamo e promuoviamo la consapevolezza di prodotti (le credenze paranormali e pseudoscientifiche, N.d.T.) che sono generalmente inutili, a volte pericolosi, e di tanto in tanto mortali – e che nessun altro gruppo si preoccupa di investigare.
È un lavoro importante. E difficile. Abbiamo pochi soldi, troppe cose da fare, e spesso è difficile capire la posta in gioco. Che importanza ha un’altra disgustosa piccola truffa?
Eppure, qualcuno lo deve fare. Non posso sottolineare abbastanza questo punto. Nessun altro fa questo lavoro. Nessun altro lo farà mai. La necessità di questo lavoro non è diminuita solo perché noi ci siamo stufati di farlo.
Le persone non hanno meno bisogno di sentire il messaggio soltanto perché noi ci siamo stancati di dirlo


L’argomento di Loxton è interessante ma non mi pare del tutto conclusivo. Si potrebbe obiettare che le nuove credenze irrazionali (per esempio quelle sui vaccini e sull’AIDS) non sono meno pericolose di quelle vecchie: se il criterio di scelta è la pericolosità, è molto difficile stabilire una classifica oggettiva. Inoltre, la nostra è un’attività volontaria ed è del tutto legittimo assecondare le nostre preferenze.
Secondo Loxton la soluzione sta nell’incoraggiare nuove generazioni di scettici a farsi avanti, man mano che quelle precedenti cambiano i propri interessi: se lo scetticismo è una fatica di Sisifo, allora avremo sempre bisogno di nuove persone che abbiano voglia di sollevare le stesse rocce.
Un altro modo per conciliare le due visioni è sottolineare che il punto qualificante del punto di vista scettico non è tanto il tema affrontato, quanto il metodo usato. Indagare i misteri è solo la prima parte del nostro operato: la seconda è usare le indagini come strumento per promuovere la mentalità scientifica e lo spirito critico. Questo obiettivo si può raggiungere tanto parlando di telepatia quanto parlando di scie chimiche: la nostra missione di fondo non cambia e difficilmente saremo mai a corto di materia prima.

Note

1) Paul Kurtz, “Summing Up Thirty Years of the Skeptical Inquirer”, Skeptical Inquirer, 2006. http://www.csicop.org/si/show/summing_up_thirty_years_of_the_skeptical_inquirer
2) Daniel Loxton, “Where Do We Go From here? Has classic skepticism run its course?”, Skeptic, 2007. http://www.skeptic.com/downloads/WhereDoWeGoFromHere.pdf