Lo Shuttle Columbia abbattuto da un UFO

Nascita di una nuova leggenda metropolitana

  • In Articoli
  • 18-10-2011
  • di Luca Boschini
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©Markwolf
Lo abbiamo già visto in molti altri casi, dalla morte della principessa Diana o del presidente Kennedy alla caduta delle Torri Gemelle di New York: accade un fatto sconvolgente, un lutto che coinvolge una persona celebre o una tragedia che ha come teatro un luogo famoso, sotto gli occhi di migliaia di testimoni e di telecamere, e la spiegazione ufficiale coinvolge una catena di eventi fortuiti: disattenzioni e imperizie, un autista ubriaco, un pazzo con un fucile o qualche funzionario governativo che ignora un allarme terroristico.

Per molti appare impossibile che un fatto sconvolgente sia partito da cause così futili, e allora nasce la teoria del complotto: si è trattato di una complessa macchinazione di forze occulte e superiori, che hanno scatenato gli eventi, hanno fatto sparire le prove e fatto cadere la colpa su qualche povero sprovveduto.

Da qualche tempo gira sui siti ufologici un'altra di queste leggende complottiste, che coinvolge il disastro dello Space Shuttle Columbia[1]. Il Columbia si disintegrò durante il rientro in atmosfera, il 1° febbraio 2003. Una commissione d'inchiesta della NASA, che comprendeva decine di esperti di diverse discipline, giunse alla conclusione che la causa del disastro fosse un pezzo di poliuretano che ricopriva il serbatoio del combustibile liquido: durante il decollo si staccò e colpì l'ala della navetta, danneggiando la copertura termica. L'evento venne colto anche dalle telecamere a terra, ma fu notato dai tecnici solo diversi giorni dopo il disastro, riesaminando con cura il filmato[2].

Al rientro, senza la protezione termica, l'ala si surriscaldò oltre i limiti previsti dai progettisti, si fuse e si disintegrò, compromettendo l'integrità strutturale della navetta, che andò letteralmente in pezzi.

Una commissione d'inchiesta aperta dalla NASA esaminò i progetti della navetta, la telemetria dell'intera missione, tutte le comunicazioni avvenute a bordo durante le due settimane di volo, i relitti della navetta recuperati a terra e tutte le prove fotografiche e filmate disponibili, e giunse alle note conclusioni, riassunte in sei corposi volumi visionabili nel sito della NASA[3].

A conferma dell'ipotesi del danno al decollo, la NASA ha eseguito dei test, in cui una copia dell'ala dello Shuttle è stata bombardata con un cannone ad aria compressa, che sparava blocchi di poliuretano[4]. Questi test hanno dimostrato che, colpendo l'ala con la giusta inclinazione, si potevano creare fessure molto profonde, in grado di compromettere la resistenza aerodinamica della struttura durante la fase di rientro.

Dopo questo rapporto sulle ragioni dell’incidente, è stato ridisegnato il supporto che collega la navetta al serbatoio esterno, rendendolo più aerodinamico e rimuovendo la copertura di poliuretano intorno ad esso, in quanto il sensato sospetto è che il distacco sia partito da quel punto[5]. Inoltre è stata cambiata la procedura di volo, che al termine del lancio ha introdotto il completo esame della “pancia” e delle ali dello Shuttle con una telecamera appesa al braccio robotico, per accertarsi che non vi siano danni evidenti allo scafo[6].

Eppure per qualcuno, questa mole di dati sembra non essere ancora sufficiente. Del resto, per chi non ha una competenza tecnica può apparire incredibile che un banale pezzo di poliuretano, materiale leggero e morbido, dall'aspetto di una schiuma solida, possa danneggiare la struttura del velivolo vanto della tecnologia spaziale americana. Così è bastato instillare il dubbio facendo rilevare un fatto apparentemente marginale per far fiorire diverse teorie alternative.

Il fatto in questione sono cinque fotografie inviate da un anonimo astronomo dilettante californiano al quotidiano San Francisco Chronicle, nelle quali si vedrebbe lo Shuttle Columbia, pochi minuti prima del disastro, colpito ripetutamente da uno o più fulmini.

Lo Shuttle viene normalmente fatto atterrare in Florida, e quando ciò accade gli abitanti della costa ovest degli Stati Uniti possono assistere allo spettacolo del rientro, in cui la navicella, avvolta da una palla di fuoco, attraversa l'atmosfera seguita dalla sua scia di ionizzazione; spesso gli appassionati di astronautica si cimentano nella ripresa fotografica e filmata dell'evento. Non c'è da sorprendersi dunque che vi siano molte prove televisive del disastro, effettuate con attrezzature semi-professionali. Quello che sorprende invece è che solo una di esse abbia colto il fulmine additato come causa dell’incidente.

Va detto che, a ragione del clamore suscitato dalle foto del fulmine, l'anonimo autore ne ha successivamente intimato la rimozione da tutti i siti, minacciando cause legali, per cui al momento non è semplice reperire il materiale originale[7].

Per la verità, questa presunta prova fotografica genera immediatamente qualche dubbio: trascurando per un momento il fatto che lo Shuttle è progettato per resistere ad un fulmine, la cosa strana è che la traccia luminosa irregolare, che sembra incrociare la traiettoria della navetta, assomiglia ai fulmini che siamo abituati a vedere scaricarsi a terra, nel corso dei temporali. I fisici dell'atmosfera insegnano invece che, a un centinaio di chilometri di quota, vi possono essere dei fulmini, ma essi prendono il nome di “folletti” e hanno l'apparenza di tenui aloni luminosi[8], del tutto diversi dal fulmine che avrebbe danneggiato lo Shuttle.

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©Matthew Semanton
Lungi dallo smorzare gli entusiasmi degli amanti del mistero, queste considerazioni hanno permesso ad alcuni ufologi di avanzare idee ancora più inverosimili. A capo di questa “pattuglia” c'è David Sereda[9], di professione montatore cinematografico e appassionato ufologo, piuttosto noto per i suoi video complottisti, che sono tra i più cliccati della rete. Molti dei suoi DVD sono venduti con discreto successo, anche perché ottimamente realizzati dal punto di vista tecnico[10].

Giunto alla notorietà per un film dal titolo “The case for NASA UFOs”, che si è avvantaggiato dell'entusiasta prefazione del noto attore comico americano Dan Aykroyd, Sereda è diventato un accanito sostenitore del fatto che il Columbia sia stato abbattuto da un'astronave aliena, e ha convinto molta gente con uno dei suoi video, pubblicato tra gli altri su Youtube[11]. La tesi sostenuta in questo filmato è che le foto dell'anonimo astrofilo californiano non riprenderebbero un fulmine, dato che notoriamente essi durano solo una frazione di secondo e non si sarebbero potuti imprimere su 5 fotografie riprese a diversi secondi di distanza l'una dell'altra; quello impresso sui fotogrammi sarebbe invece un potente raggio emesso da un UFO, allo scopo di abbattere lo Shuttle. Il raggio sarebbe stato sparato dagli alieni, che sarebbero preoccupati dell'evolversi della nostra tecnologia spaziale e starebbero cercando di sabotare i voli spaziali, per impedire che in futuro gli esseri umani possano colonizzare lo spazio.

Insomma, tutto si regge su quei famosi 5 fotogrammi. Ma cosa vi è realmente impresso?

La commissione d'inchiesta della NASA, con una buona dose d'umiltà, si prese la briga di analizzare anche tutto il materiale fotografico e i video realizzati dai dilettanti, e le conclusioni sono riportate nell’appendice E2 del rapporto sull'incidente.

Per quanto riguarda le foto del presunto fulmine, la spiegazione è fornita nel paragrafo 6.1.1[12]. In pratica, l'autore delle foto ha montato la fotocamera, con un obiettivo a lunga focale estremamente sensibile alle oscillazioni, su un cavalletto un po' instabile; non avendo a disposizione un cavetto per lo scatto remoto, ha azionato la fotocamera con il normale pulsante di scatto, ma così facendo ha impresso una leggera vibrazione alla camera all'inizio della ripresa. Per questa ragione la traiettoria dello Shuttle, invece che essere rettilinea, appare inizialmente irregolare e simile a quella di un fulmine, seguita poi da un lungo tratto rettilineo fino all'uscita dal fotogramma.

Dietro la navetta c'era la sua scia di ionizzazione, così debole che non è stata impressa nei primi istanti di “mosso”, ma che successivamente si è fissata sul sensore, “raccordando” la traiettoria della navetta e dando l'impressione che un secondo oggetto luminoso proveniente di lato l'avesse colpita proveniente di lato. Un'ottima animazione che ritrae la spiegazione della NASA è stata realizzata dal regista e artista americano Chris Valentine[13].

Mistero risolto dunque? Per le persone razionali certamente sì, ma sarei disposto a scommettere che la versione complottista, per quanto stravagante (o forse proprio per questo) sarà dura a morire...

Note

1) Basta digitare su un motore di ricerca alcune parole chiave tipo “Shuttle Columbia lightning ufo disaster” per trovare siti come http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/esp_sociopol_firesky14.htm
7) Al momento in cui scrivo, una copia si può visionare nel sito riportato in nota [1]
12) A pag. 50 par. 6.1.1, si legge “Photographers that did not control the shutter remotely introduced patterns in the imagery from camera motion that looked intriguing to non-technical viewers, but actually contained little information about reentry anomalies. A number of studies had to be made to explain imagery that appeared at first to be important, but actually contained image artifacts rather than useful information.”