Gli UFO segreti dei sovietici

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Era una tranquilla serata di metà maggio del 1967, sui cieli dell'Ucraina quasi sgombri di nuvole il tramonto avanzava lentamente, con le sue ombre lunghe. La gente rientrava dalla giornata di lavoro quando improvvisamente l'attenzione di molti si rivolse in alto: verso ovest, un oggetto molto luminoso stava solcando il cielo!

Era grande, secondo i testimoni, due terzi della luna, e del nostro satellite aveva l'aspetto: una falce o una mezza luna, che avanzava lentamente da ovest verso est, con la gobba rivolta nella direzione del moto. E dietro al misterioso oggetto, una lunga scia luminosa, resa ancora più evidente dal cielo già scuro e dai raggi radenti del sole.

Il fenomeno durò in tutto un paio di minuti, finché lo strano oggetto volante non scomparve verso est, lasciando centinaia di spettatori a bocca aperta, a interrogarsi sulla sua natura. L'insolito "fenomeno atmosferico", come fu inizialmente classificato, venne osservato in quasi tutta l'Unione Sovietica meridionale, dall'Ucraina fino al Mar Caspio.

Il fenomeno si ripeté, quasi identico nell'aspetto e nell'orario, esattamente due mesi dopo, il 17 luglio, e poi ancora il 31 luglio. Questa volta gli spettatori furono migliaia e poterono essere raccolte moltissime testimonianze oculari. Alcuni videro una forma simile a una mezza luna, altri lo ritennero un disco di profilo, molto luminoso, di colore bianco-giallognolo o rosato. Secondo alcuni volava a un centinaio di metri dal suolo, altri non seppero valutarne l'altezza. Un testimone oculare, un tecnico della regione di Donezk, sostenne che l'oggetto si comportava come un aereo militare in lenta perlustrazione a bassa quota, ma un altro suo concittadino stimò la velocità in 600-800 km/h[1].

Un pilota di linea riferì che l'oggetto volante aveva manovrato attorno al suo apparecchio e a un certo punto gli si erano spenti i motori, per poi riaccendersi al momento della scomparsa dell'UFO[2].

Lungi dal placarsi, la sequenza proseguì ancora: l'8 agosto, il 19 settembre, poi il 18 e il 28 ottobre[3]. Interi gruppi di persone e nuclei familiari confermarono gli strani e inquietanti avvistamenti e questi fenomeni divennero tra i meglio osservati e documentati della storia dell'ufologia.

Anche diversi eminenti scienziati, alcuni dei quali astronomi esperti di osservazioni celesti, furono testimoni oculari. Il 17 luglio i ricercatori della Stazione Atmosferica dell'Accademia delle Scienze vicino a Kislovodsk (sulle montagne del Caucaso) confermarono di aver osservato un oggetto rossastro a forma di falce solcare il cielo da nord-ovest a nord-est e, alcune ore dopo, una strana nube a forma di onda sarebbe apparsa in cielo. Non poterono fotografare l'evento perché la stazione astronomica si occupava dell'osservazione del sole e la montatura degli strumenti non poteva ruotare nella zona settentrionale della volta celeste, dove era apparso il fenomeno.

L'8 agosto gli scienziati del medesimo osservatorio, tra cui l'astronomo A. Kazanov, videro di nuovo la "falce volante", di forma asimmetrica, solcare il cielo dalla costellazione dell'Orsa Maggiore verso Cassiopea. Aggiunsero inoltre che davanti a sé l'oggetto volante aveva un getto brillante, come una specie di "corno", ed era preceduto, a circa 7 gradi di distanza, da una piccola luce simile a una stella di prima o seconda magnitudine[4].

A causa di questa ondata di strani fenomeni celesti, osservati anche da testimoni altamente attendibili, il 1967 verrà ricordato come l'anno d'oro degli avvistamenti ufologici in Unione Sovietica: ne parlarono giornali, radio e canali televisivi. Le discussioni sulla loro natura cominciarono a fare breccia anche tra gli ambienti accademici di oltre cortina, e alcuni illustri scienziati decisero di farvi luce, nella speranza di essere di fronte a qualche fenomeno fisico raro e di grande rilevanza scientifica.

Feliks Zigel, professore di matematica e astronomia presso l'Istituto dell'Aviazione di Mosca (una delle principali università della capitale), iniziò a raccogliere i racconti dei testimoni oculari e fondò il primo gruppo ufficiale per lo studio del fenomeno UFO in Unione Sovietica. Il gruppo si riuniva presso la prestigiosa sede del Museo dell'Aviazione e della Cosmonautica.

Il 10 novembre di quello stesso 1967, Zigel comparve in diretta TV sul canale nazionale e invitò i compagni che avessero osservato un UFO a prendere contatto con lui per riferirgli dell'avvistamento[5]. Poté in tal modo raccogliere molte centinaia di racconti "di prima mano”, ben più di quanto si aspettasse, giungendo alla conclusione che il fenomeno UFO fosse reale e molto più diffuso di quanto di credesse. I risultati delle sue ricerche furono riassunti in un libro che fu sottoposto al vaglio dell'Accademia delle Scienze Sovietica, che però lo bocciò senza pietà e non ne permise la pubblicazione.

Nel febbraio 1968 Zigel pubblicò un articolo con una descrizione tecnica molto dettagliata di uno degli UFO dell'anno precedente e con lo studio della sua traiettoria, ma i suoi entusiasmi furono gelati poche settimane dopo dall'ordine perentorio delle autorità di non pubblicare mai più alcun rapporto sugli UFO perché erano solo sciocchezze. L'esposizione pubblica di Zigel a favore della realtà degli oggetti volanti compromise inoltre irrimediabilmente la sua carriera accademica.

Quasi dieci anni dopo, i rapporti raccolti e catalogati da Zigel furono ripresi da un altro scienziato, il dottor Lev Gindilis, ricercatore presso l'Istituto Nazionale di Astronomia Shtenberg che ha sede presso la prestigiosa Università Statale di Mosca (MGU). Gindilis, con il supporto di alcuni colleghi e studenti, selezionò dai files di Zigel circa 250 testimonianze ben documentate e le sottopose ad analisi. I risultati del lavoro uscirono sotto forma di un libro dal titolo "Osservazioni di fenomeni atmosferici anomali in URSS – un'analisi statistica”[6] che divenne noto come "Rapporto Gindilis”. La conclusione del lavoro era che i fenomeni, osservati da migliaia di persone e a grandi linee concordanti, erano assolutamente reali, inoltre non erano spiegabili con alcun velivolo o fenomeno atmosferico noto, per cui si era di fronte a qualcosa di totalmente nuovo.

Il libro questa volta, con il supporto del prof. Kardashev, uno dei responsabili del progetto SETI[7] in Unione Sovietica, ottenne l'avallo per la pubblicazione e iniziò a circolare anche fuori dai confini nazionali.

Giunto negli Stati Uniti ottenne alcune traduzioni non ufficiali (anche perché non erano chiari i diritti d'autore sull'opera), inclusa una traduzione da parte della NASA e riservata ai propri dipendenti[8]. Quando giunse tra le mani degli ufologi, fu salutato come la prova a lungo cercata e agognata: finalmente un rapporto ufficiale, avallato dalla ferrea censura del governo sovietico, affermava in modo incontrovertibile che gli UFO erano un fenomeno reale e inspiegabile! Inoltre, il rifiuto della NASA di divulgare la propria traduzione per questioni di copyright fu bollata come un tentativo di insabbiamento da parte di un organo del governo americano.

A questo punto entrarono in gioco anche gli scettici, e quasi subito emerse una strana coincidenza: tutti gli avvistamenti di massa del 1967 erano avvenuti circa un'ora e mezza dopo il lancio di un satellite scientifico sovietico. In particolare, la corrispondenza era: 17 maggio – Kosmos 160; 17 luglio – Kosmos 169; 31 luglio – Kosmos 170; 8 agosto – Kosmos 171; 19 settembre – Kosmos 178; 18 ottobre – Kosmos 183 e 28 ottobre – Kosmos 187. Tutti questi satelliti, stando ai dati del NORAD, risultavano essere rimasti in orbita molto meno di un giorno e, guarda caso, un'ora e mezza è proprio il tempo che ci mette un corpo in orbita bassa a eseguire un singolo giro intorno alla terra. Solo una coincidenza? Improbabile...

C'era di più: almeno alcuni di questi satelliti, ufficialmente dichiarati missioni scientifiche dal governo sovietico, erano invece ritenuti dall'intelligence americana dei test di un qualche genere di ordigno bellico.

La verità emerse negli anni Ottanta: quelli del 1969 erano stati i test di una nuova arma di distruzione di massa, denominata FOBS "Fractional Orbital Bombardment System”[9].

I missili intercontinentali "classici” erano pensati per essere lanciati dal territorio sovietico (o americano) e, dopo una traiettoria balistica della durata di alcune decine di minuti, per cadere sul territorio nemico. Questo intervallo dava però il tempo all'avversario di individuare coi propri radar gli ordigni in arrivo e di rispondere all'attacco prima di essere annientato. Fu questa consapevolezza di non poter attaccare senza scampare alla rappresaglia che mantenne gli equilibri durante la "guerra fredda”.

Ma sul finire degli anni Sessanta venne ideata da entrambi i blocchi una nuova arma ben più efficace: l'idea era di lanciare delle testate nucleari in orbita bassa, sempre pronte all'uso. In tal modo, dal momento del comando d'attacco (che coincideva con la manovra di de-orbiting), all'esplosione a terra sarebbero passati pochi minuti e l'allarme sarebbe arrivato troppo tardi[10]. L'Unione Sovietica iniziò a sperimentare il sistema nel 1965, inizialmente con prove sub-orbitali e successivamente, tra il 1967 e il 1971, con prove orbitali lanciate dal poligono di Bajkonur con razzi a tre stadi di tipo R-36O.

La prima prova, avvenuta il 25 gennaio 1967, passò inosservata probabilmente a causa del cielo coperto, così come non vi furono rapporti oculari su quella del 22 settembre, ma gli altri test del 1967 vennero tutti osservati dalla popolazione sovietica, all'oscuro di ciò che avveniva sulle proprie teste.

Al posto della testata nucleare c'era un peso passivo equivalente, per cui l'oggetto, che veniva fatto ricadere nei pressi del poligono di lancio di Kapustin Yar, si schiantava al suolo senza esplodere. Durante la traiettoria di rientro lo scudo termico sviluppava una scia di ionizzazione molto luminosa, ben visibile dal suolo, e un'onda di pressione che assumeva la forma di una falce di luna: era proprio ciò che i cittadini sovietici avevano osservato.

Le FOBS spostavano pericolosamente l'equilibrio mondiale, dando un incredibile vantaggio a chi avesse attaccato per primo, perciò le due superpotenze iniziarono immediatamente a discutere un trattato che le bandisse[11], ma l'URSS proseguì comunque coi test, anche giocando sul fatto che le prime bozze dei trattati bandivano esclusivamente gli ordigni nucleari posti in orbita, mentre durante i loro test non venivano usate delle vere testate nucleari ma solo dei simulacri. Inoltre, legalmente l'ordigno si considerava in orbita se completava almeno un giro attorno alla terra, pertanto, comandando il rientro durante la prima orbita, si poteva sostenere che non si trattasse a tutti gli effetti di un sistema per bombardamento "orbitale”.

Gli Stati Uniti, che avevano capito quasi subito ciò che si stava sperimentando oltre confine, nel 1970 si affrettarono a mettere in orbita un sistema di satelliti spia in grado di individuare il lancio di un sistema FOBS, in modo da controllare eventuali violazioni dei futuri trattati, e nel 1972, con l'avvio dei negoziali per il SALT II[12], chiesero di proibire esplicitamente non solo i FOBS, ma qualunque test per sviluppare quella tecnologia. A questo punto l'URSS smantellò la propria arma e gli avvistamenti di UFO falciformi cessarono.

È interessante che, almeno inizialmente, le autorità sovietiche appoggiarono la tesi degli UFO, sostenendo e incoraggiando gli scienziati come Zigel che promuovevano questa interpretazione del fenomeno. Si trattava infatti di una spiegazione di comodo per distogliere l'attenzione dai propri test militari segreti. Certe dichiarazioni dei testimoni, che affermavano di aver visto un oggetto che cambiava traiettoria e velocità o perlustrava il suolo, o di coloro che sostennero di aver assistito a fenomeni inspiegabili tipo motori che si spegnevano da soli, oggi sono molto interessanti dal punto di vista sociologico e psicologico, ma allora furono certamente viste dai servizi segreti come un utilissimo "rumore di fondo” tale da celare la reale natura dei test militari. Ma poi, sul finire del 1967, i rapporti della popolazione si fecero sempre più numerosi e precisi, non v'era lancio di razzo che passasse inosservato e fosse riportato come UFO sui giornali, Zigler era diventato in grado di ricostruire le traiettorie di rientro delle armi orbitali, pubblicando involontarie informazioni sulla precisione d'impatto degli ordigni nucleari sovietici, e a questo punto la censura cambiò atteggiamento, proibendo la divulgazione sui media degli avvistamenti di UFO[13].

Con la scoperta della loro associazione agli esperimenti FOBS, circa l'80% degli avvistamenti del Rapporto Gindilis trovarono una spiegazione "terrestre”, e un'altra consistente percentuale oggi si sa essere riconducibile a lanci di satelliti spia dal poligono militare (allora segreto) di Plesetzk, circa 800 km a nord di Mosca[14]. Ciò dovrebbe essere sufficiente a screditare il rapporto sovietico come "prova definitiva” dell'esistenza degli UFO, ma molti ufologi sostengono che, depurato da tutti gli avvistamenti successivamente spiegati, il poco che rimane è ancor più convincente e sconvolgente.

A mio parere si tratta invece dell'ennesima dimostrazione della "legge di Angela”: quanto più le verifiche diventano approfondite, tanto più i fenomeni inspiegati si riducono, tendendo a zero. Il fatto che non si riesca mai a raggiungere lo zero assoluto è dovuto principalmente al limite di tempo e risorse che gli scettici possono impiegare nei controlli, ma già la "tendenza” dovrebbe suggerire un valido indizio di come stiano effettivamente le cose.

Note


10) I due blocchi avevano comunque testate piazzate anche su sommergibili nucleari in perenne movimento e bombardieri sempre in volo, per cui un attacco improvviso non garantiva comunque di anninetare tutte le controffensive nemiche.
11) La discussione avvenne all'interno delle trattative per il trattato SALT I, ratificato nel 1972, che però alla fine non incluse esplicitamente menzione a questo genere di armi.
12) Il trattato SALT II venne ratificato nel 1974.