Combattere i pregiudizi: la strada della collaborazione

img
Lo abbiamo scritto tante volte in questa rubrica. Chi crede a teorie irrazionali o pseudoscientifiche non lo fa soltanto per ignoranza o per errori logici, ma anche per motivazioni profonde, che non vengono toccate dalle argomentazioni scientifiche. Di conseguenza, spiegare perché queste teorie sono infondate raramente serve a fargli cambiare idea. Insultarlo o deriderlo è ancora meno efficace, anzi finisce per rafforzarlo ancora di più nelle sue convinzioni. Ma allora che cosa si può fare per contrastare l’irrazionalità? Lo psicologo Stuart Vyse[1], socio del CSI, propone sullo Skeptical Inquirer la strada della collaborazione verso obiettivi comuni, partendo dall’esempio del razzismo, tema a cui è dedicato il numero 42 della rivista scettica americana. Vi propongo di seguito la traduzione del suo articolo[2]. Mi sembra contenere due messaggi importanti, che sono in linea con il lavoro fatto dal CICAP negli ultimi anni. Il primo è che l’impegno per una discussione civile basata sull’esame obiettivo delle prove deve essere parte di un impegno più ampio, per una società più funzionale e più democratica. Il secondo è che chi vuole promuovere la razionalità deve impegnarsi per costruire occasioni di dialogo e non per alimentare le divisioni e le polarizzazioni, che rendono molto più difficile cambiare idea. Questo ha delle conseguenze dirette su come trattare i nostri temi e sull’atteggiamento da assumere verso chi ha idee diverse dalle nostre. Siamo disposti a farlo? Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate: se volete, mandate i vostri commenti all’indirizzo ferrero@cicap.org.

Quando mio figlio maggiore andava alle superiori, a scuola si imbatté nel suo primo studente apertamente gay. Il giovanotto in questione era un fulmine esuberante di calore e di talento che, dal momento in cui era entrato all’asilo, veniva amato da tutti quelli che lo conoscevano. Quando arrivò alle superiori, fece coming out in grande stile. «Sono gay – molto gay» disse, mentre iniziava a partecipare agli eventi scolastici con il suo ragazzo. La nostra cittadina non aveva mai visto niente del genere fino a quel momento.

Questa storia non sarebbe particolarmente interessante se non fosse che questo ragazzo era nato in una famiglia di repubblicani. Il padre era un forte sostenitore del Secondo Emendamento (che sancisce il diritto di detenere e portare armi, N.d.R.) e nutriva teorie complottiste sul governo americano, mentre la famiglia della madre era composta da cattolici che erano stati attivi sostenitori delle politiche repubblicane locali per anni. Ma per loro l’amore per questo ragazzo era più importante della politica o della religione. Di punto in bianco, i componenti della sua famiglia diventarono i più grandi e ferventi fautori dei diritti dei gay che la nostra cittadina avesse mai visto. Non per questo diventarono tutti democratici liberal, ma per loro la causa dei diritti LBGTQ era importante e ovvia. L’avevano sposata.

Gran parte degli ultimi vent’anni della mia carriera è stata dedicata a promuovere le prove, la ragione e lo spirito critico. Ho insegnato le basi della logica e le insidie delle fallacie. Sfortunatamente, per quanto continui ad apprezzare la razionalità, l’esperienza mi ha insegnato che il ragionamento è di rado un metodo efficace per far cambiare idea. Per quanto io apprezzi le idee e i fatti, non sono queste le cose che riparano le divisioni tra noi. Invece, il percorso verso una maggior cooperazione e comprensione è più semplice da un lato e molto più difficile dall’altro.

Nel 1954 lo psicologo sociale turco-americano Muzafer Sherif condusse l’ormai famoso esperimento di Robbers Cave[3]. Lui e un gruppo di ricercatori reclutarono ventidue ragazzi bianchi di quinta elementare, di famiglia protestante e dal comportamento equilibrato, per partecipare a un campo estivo in Oklahoma. I ragazzi furono divisi in due gruppi, i “Serpenti a sonagli” e le “Aquile”, e durante un periodo iniziale i gruppi furono tenuti separati. Poi, dopo che i componenti di ogni gruppo avevano iniziato a conoscersi, i consulenti-ricercatori presentarono uno all’altro i due gruppi e organizzarono quattro giorni di gare tra i Serpenti a sonagli e le Aquile. I ragazzi giocarono a football americano, softball (una versione del baseball, N.d.R.) e al tiro alla fune e piuttosto in fretta emersero segni di pregiudizio e conflitto tra i gruppi. Le Aquile bruciarono la bandiera dei Serpenti a sonagli e in rappresaglia i Serpenti fecero a pezzi la capanna delle Aquile.

La parte più interessante dell’esperimento di Robbers Cave non è la facilità con cui i ricercatori riuscirono a instillare il pregiudizio in un gruppo di ragazzi. È che, una volta stabilito il pregiudizio, furono in grado di abbatterlo. Prima provarono a rimettere insieme i due gruppi, ma questo tentativo fallì. Scoppiavano liti e non si facevano progressi. Allora i ricercatori architettarono una serie di situazioni che richiedevano ai ragazzi di collaborare tra i gruppi per obiettivi comuni. Un camion che si era rotto richiedeva di essere spostato, e per farlo tutti i ragazzi dovevano tirare insieme con la stessa corda che avevano usato per il tiro alla fune. Fu organizzata una sera al cinema, ma pagare il biglietto richiedeva a tutti i ragazzi di collaborare in un modo che scelsero insieme. La semplice conclusione di Sherif era che la competizione per risorse limitate genera il pregiudizio e che la cooperazione verso obiettivi più alti genera l’armonia tra i gruppi.

Sembra tutto semplice. Lavoriamo insieme per obiettivi comuni e nasceranno il rispetto e l’affetto, ma come troviamo degli obiettivi comuni? L’integrazione dell’esercito americano nel 1948 è spesso citata come un significativo passo avanti nel movimento dei diritti civili (Conn, 1952). Gli obiettivi comuni dell’esercito sono ovvi, e disporre fianco a fianco soldati bianchi e neri rese la collaborazione interrazziale una necessità. Ma integrare l’esercito richiese un ordine esecutivo del presidente Truman. Questo non sarebbe avvenuto senza il tipo giusto di leadership. Sfortunatamente, con poche eccezioni, i leader di oggi sembrano creare una maggiore competizione tra i gruppi e minori opportunità di collaborazione verso obiettivi superiori. Ci sono poche circostanze in cui i legami della collaborazione sono preesistenti, come nella famiglia del ragazzo gay nella mia cittadina. Ma fin troppo spesso i legami della collaborazione devono arrivare da qualche altra parte: dai nostri leader o da noi stessi.

Dopo i terribili eventi di Charlottesville (scontri razziali avvenuti nel 2017 in Virginia, N.d.R.), mi capitò di leggere un articolo dal titolo improbabile “Perché dobbiamo fare amicizia con i neonazisti” (Mandel 2017), reso ancora più improbabile dal fatto di essere apparso su un giornale ebraico, The Forward. L’articolo descriveva una serie di tentativi riusciti di allontanare le persone da organizzazioni razziste e bigotte ascoltandoli, anziché discutendo con loro e, in un caso, invitando un antisemita che era stato isolato da tutti i suoi compagni di università a partecipare alla cena di Shabbat. Coloro che hanno la straordinaria pazienza di mettersi in contatto con le persone di cui trovano ripugnanti le convinzioni sono riusciti a volte a forgiare i legami che riducono il conflitto. Questo tipo di lavoro non è per tutti. Anche l’autrice dell’articolo ammetteva che forse non avrebbe potuto farcela. Ma il messaggio è chiaro. Non risolviamo i problemi demonizzando i nostri nemici. Non facciamo cambiare idea alle persone con la discussione o con la violenza. Dobbiamo trattarli come pari e trovare nuovi obiettivi superiori verso i quali possiamo lavorare insieme. E, naturalmente, eleggere leader che facciano la stessa cosa.

Note


1) Stuart Vyse è uno psicologo specializzato nell’analisi della superstizione e dei comportamenti irrazionali. Sull’argomento ha scritto il libro Believing in Magic: the Psychology of Superstition. Il su osito personale è https://stuartvyse.com/ .
2) “Combating Racism through Shared Goals”, in Skeptical Inquirer, Vol. 42, No. 1, Jan./Feb. 2018.
3) Un breve video sull’esperimento di Robbers Cave, che comprende filmati storici dei partecipanti, si può trovare alla pagina “5 Minute History Lesson, Episode 3: Robbers Cave”, https://bit.ly/2BPskNQ ; pagina consultata il 17 giugno 2018.


Riferimenti bibliografici

  • Conn, Harry, 1952. Military civil rights: A report. The New Republic (October 19). Disponibile online qui: https://bit.ly/2HXsTXu ; consultato il 17 giugno 2018.
  • Mandel, Bethany. 2017. We need to start befriending neo Nazis, The Forward (August 24). Disponibile online qui: https://bit.ly/2JS2Dj5 ; consultato il 17 giugno 2018.
  • Sherif, Muzafer, O.J. Harvey, B. Jack White, et al. 1961. Intergroup cooperation and competition: The Robbers Cave experiment, Vol. 10. Norman, OK: University Book Exchange.