Dall'indagine sulla parapsicologia alla nascita del CICAP

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Tutto ebbe inizio con Indagine sulla parapsicologia, un’inchiesta televisiva in cinque puntate, ideata, realizzata e condotta da Piero Angela, andata in onda nel mese di aprile del 1978 sulla Rete Uno della Rai.

Quella serie, che sarebbe poi stata raccolta e integrata nel maggio successivo in un libro intitolato Viaggio nel mondo del paranormale, arrivava come un fulmine a ciel sereno in un periodo storico particolarmente sensibile ai richiami dell’alternativo e che vedeva la parapsicologia come una disciplina che aveva dimostrato, o comunque si credeva fosse sul punto di dimostrare, la sua assoluta credibilità. Il minuzioso lavoro di verifica e indagine condotto da Angela rompeva il giocattolo e dimostrava che le cose stavano in maniera radicalmente opposta.

Ma per comprendere meglio quanto dirompente fu quell’inchiesta quando uscì, occorre andare indietro nel tempo, fino ai primi anni ’70 del secolo scorso.

Nel 1973, infatti, esplodeva in tutto il mondo il fenomeno di Uri Geller, l’israeliano che sembrava piegare i metalli con la forza del pensiero, leggeva la mente e indovinava disegni nascosti, e che numerosi scienziati avevano studiato in laboratorio senza riuscire a trovare spiegazioni per i suoi straordinari poteri. L’anno seguente Charles Berlitz pubblicava Bermuda, triangolo maledetto, un libro di straordinario successo che accostava fenomeni paranormali e UFO e creava un mito moderno tutt’ora creduto vero da tanti. Nello stesso periodo dilagava la mania degli antichi astronauti, tematica inizialmente affrontata nel nostro Paese da Peter Kolosimo ma rilanciata in tutto il mondo dai libri di enorme successo dello svizzero Erich von Däniken. Finché nel 1977 si raggiunse il culmine delle “febbre paranormale” con l’uscita nelle sale di Incontri ravvicinati del terzo tipo, il blockbuster di Steven Spielberg.

E in Italia?

Per la maggior parte degli italiani, il tema della parapsicologia, intesa come il tentativo di dimostrare con metodologie scientifiche i fenomeni paranormali, fece il suo primo, timido ingresso nelle nostre case tra il 1971 e il 1972, grazie a Rischiatutto, il quiz del giovedì sera di Mike Bongiorno. Tra i concorrenti, infatti, c’era anche un medico, il dottor Massimo Inardi, che sapeva tutto di Brahms ma che coltivava anche una passione per la parapsicologia. Questo particolare, unito al fatto che Inardi rispondeva velocemente alle domande, fece addirittura sospettare alcuni che egli potesse leggere per via telepatica le risposte sui foglietti di Mike Bongiorno. Si arrivò al punto di nascondere le risposte in un foglio separato, letto poi non da Bongiorno ma dalla sua collaboratrice Sabina Ciuffini.

Tuttavia, nonostante il successo del simpatico medico bolognese, la parapsicologia rimaneva ancora una curiosità per pochi. Ad aumentare il fascino del paranormale arrivò l’anno successivo uno sceneggiato televisivo, come si chiamavano allora le fiction, intitolato ESP, andato in onda nel 1973 e dedicato alle presunte facoltà di veggenza dell’olandese Gerard Croiset, interpretato da Paolo Stoppa. La figura di questo sensitivo fu talmente ingigantita che anni dopo, nel 1978, quando Aldo Moro fu sequestrato dalle Brigate Rosse, si arrivò a portare Croiset in Italia per chiedergli di individuare il nascondiglio dove il presidente della Democrazia Cristiana era tenuto prigioniero. Ma, a differenza della fiction, nella vita reale il suo aiuto si rivelò inutile.

Iniziavano intanto a nascere circoli di appassionati, riviste e alcuni editori si dedicarono quasi esclusivamente alla pubblicazioni di libri dedicati all’occulto. Nel 1974, il fenomeno Geller giunse in Italia, scatenando quasi una mania collettiva. Egli tenne alcune conferenze nei teatri, si esibì per un gruppetto di parapsicologi nostrani e partecipò anche a Canzonissima, nell’edizione condotta da Raffaella Carrà. Ovunque andava si portava appresso un groviglio di chiavi piegate e orologi riparati.

Nacque subito una schiera di imitatori di Geller, fossero essi semplici ragazzini che nella solitudine della loro cameretta scoprivano di riuscire a piegare le forchette (ma solo quando nessuno guardava), o fossero prestigiatori che si rendevano conto come la ripetizione dei trucchi alla Uri Geller rendesse molto meglio dei più tradizionali giochi con le carte.

Tuttavia, c’erano anche altri illusionisti, il più celebre di tutti fu Silvan, che coglievano ogni occasione per smontare le pretese occulte di certuni e cercare di riportare il pubblico con i piedi per terra, proprio come agli inizi del secolo aveva fatto il mago Houdini nei confronti dei truffatori dello spiritismo. Già nel 1977, per esempio, Silvan aveva svelato e duplicato in TV l’intervento a mani nude dei guaritori filippini, una crudele truffa che era costata la vita a diverse persone, e qualche tempo dopo avrebbe pubblicamente sfidato Gustavo Rol, ripetendo ancora in televisione una “lettura a libro chiuso”, una specialità per cui il sedicente sensitivo torinese era famoso.

La necessità dunque di capire che cosa fosse vero e che cosa invece solo fantasia relativamente a questi argomenti, indubbiamente affascinanti ma dove le controversie e i sospetti o addirittura le evidenze di frode non mancavano, fu la molla che spinse Piero Angela a intraprendere un serio lavoro di indagine critica.

«In questa inchiesta mi sono posto inizialmente una domanda» spiegava Angela all’epoca: «i fenomeni paranormali esistono oppure no? Se non esistono sarebbe bene saperlo; se invece esistono perché mai non ci sono massicci programmi di ricerca in quella che sarebbe la più grande rivoluzione scientifica dopo Galileo?»

Per oltre un anno, dunque, egli girò il mondo intervistando di persona i principali scienziati e ricercatori che si occupavano di parapsicologia, da J. B. Rhine a Russell Targ e Harold Puthoff, da Martin Johnson a Wilhelm Tenhaeff, e naturalmente i principali critici, da B.F. Skinner ad Isaac Asimov, da Paul Kurtz a C. E. M. Hansel e, in particolare, James Randi.

Randi, un celebre prestigiatore che da diversi anni dedicava il suo talento, e la sua capacità di creare (e riconoscere) inganni e illusioni, all’indagine del paranormale, era un autentico smascheratore di bufale. Era stato lui a scrivere un libro che smontava pezzo per pezzo le pretese paranormali di Uri Geller, così come aveva già sbugiardato Ted Serios, l’uomo che diceva di riuscire a fotografare il proprio pensiero. Sempre lui, insieme a Martin Gardner e a Ray Hyman, aveva fondato il CSICOP, un Comitato che raccoglieva scienziati e studiosi e si prefiggeva il compito di verificare e smentire le falsità nel mondo dell’occulto.

Nel programma Randi interveniva spesso, soprattutto per svelare e ripetere i trucchi di celebri medium del passato e sensitivi del presente. Inoltre, lanciò una sfida a tutti i sensitivi: metteva in palio 10.000 dollari per chiunque riuscisse a dimostrare, in condizioni di controllo, una qualunque facoltà paranormale. Si sarebbero fatti avanti a decine, tra rabdomanti, veggenti, medium, fotografi psichici e guaritori, e il resoconto di quelle prove sarebbe stato poi trasmesso all’interno di Domenica In, allora condotta da Corrado. Nessuno però si sarebbe intascato il premio.

Quando finalmente la serie andò in onda il pubblico sembrò gradirla molto. Nonostante il posizionamento della trasmissione in quella che allora era la seconda serata (intorno alle 22,00), l'ascolto medio fu di 6,3 milioni di telespettatori e il gradimento registrò un indice medio di 68.

La reazione dei parapsicologi italiani, invece, fu di lesa maestà e ci fu chi, come lo psicanalista Emilio Servadio, si scandalizzò. «Una posizione corretta» disse «consiste nel prendere atto dei fenomeni senza pretendere di spiegarli a qualsiasi costo». Guardare e non toccare, insomma. Stupirsi di fronte al fenomeno ma non azzardarsi a fare domande per capire se è vero oppure no. Ci fu ovviamente anche chi difese Angela, come Gianni Rodari, che, a proposito della parapsicologia, su Paese Sera scrisse: «Si parla di cose lette, sentite dire, osservate altrove o da altri. Nessuno mostra mai niente in diretta... Il giorno in cui la parapsicologia potrà mostrare dei fatti certi e indiscutibili, gli addetti ai lavori avranno diritto di sgridarci se in loro presenza non riusciremo a restare seri. Fino a quel giorno, Piero Angela ha non solo il diritto, ma il dovere addirittura di essere più incredulo di San Tommaso e più galileiano di Galileo».

Non riuscendo ad accettare fatti che contraddicevano convinzioni e credenze ormai assodate, ci fu addirittura chi mise in dubbio la buona fede del giornalista e pensò a presunti mandanti politici o peggio.

«Mi viene in mente, in proposito» raccontava Angela in un intervento d’epoca, per fare capire il clima che si respirava, «un piccolo episodio accadutomi durante una presentazione del mio libro in libreria. Alla fine del dibattito un signore (che mi aveva scrutato insistentemente per tutta l’ora) disse che doveva parlarmi, senza testimoni. Ci appartammo e mi disse testualmente: «Io so perché lei ha parlato solo in modo negativo della parapsicologia». «Perché?» «Perché durante la sua inchiesta lei ha scoperto che queste cose sono vere, ed i Centri di Potere (che si servono segretamente di queste energie) l’hanno ora obbligato a dire che non c’è niente di vero, per impedire che la gente venga a sapere la Verità...»

Sembra di sentire parlare qualcuno dei tanti cultori di terapie non comprovate o i sostenitori di qualche teoria pseudoscientifica che ancora oggi inquinano il dibattito pubblico, creando fake news e bufale che hanno poi riflessi gravissimi per la società. È evidente che con chi la pensa a questo modo non è possibile ragionare. Ma, come spiegò Angela, l’inchiesta e il libro non erano stati realizzati per chi vuole credere, bensì per chi vuole capire.

Ed è qui che si inserisce la nascita del CICAP. Nascita che, però, richiederà un decennio di incubazione.

Prima di mandare in onda la trasmissione, Angela aveva chiesto all’ufficio opinioni della RAI di condurre un’indagine statistica sui telespettatori, per accertare quale fosse la credenza del pubblico nei confronti di vari tipi di fenomeni: dalla telepatia alla precognizione, dalla chiaroveggenza all’astrologia, dalla pranoterapia all’ufologia e così via.

Ne venne fuori una classifica interessante: il fenomeno più popolare, quello a cui il pubblico credeva di più, era la telepatia, con una percentuale intorno al 70%; le credenze nei fantasmi e negli angeli occupavano, invece, gli ultimi posti della graduatoria. Dopo la trasmissione il sondaggio fu ripetuto sulle stesse persone che avevano visto il programma: risultò che la credenza nei fenomeni paranormali si era quasi dimezzata.

Tuttavia, quando tempo dopo fu nuovamente ripetuta l’inchiesta statistica, si vide che le credenze erano tornate più o meno ai livelli precedenti la trasmissione.

Questo significava che, in assenza di una costante informazione critica su questi argomenti, la propaganda a senso unico a favore del paranormale e delle pseudoscienze finiva per cancellare qualsiasi dubbio e alimentare la credulità.

Per questo motivo, nell’appendice originale del libro, Piero Angela pubblicava una dichiarazione comune, sui fenomeni paranormali, firmata da personalità del mondo scientifico del calibro di Edoardo Amaldi, il premio Nobel Daniel Bovet, Silvio Garattini, Margherita Hack, Ida Magli, Giorgio Tecce, Giuliano Toraldo di Francia, Roberto Vacca e Aldo Visalberghi, in cui si auspicava la nascita di un Comitato che potesse incoraggiare un’informazione più responsabile e riuscisse a intervenire per indagare e smentire eventuali fandonie e informazioni pseudoscientifiche.

«Trasmissioni radiotelevisive, notizie e articoli sensazionalistici» dicevano i firmatari «tendono spesso a presentare come autentici dei fatti che non sono stati adeguatamente controllati, o che si sono poi rivelati frutto di errori o di mistificazioni. Noi riteniamo che ciò sia profondamente diseducativo e contribuisca non solo ad incoraggiare la già diffusa tendenza all'irrazionalità, ma anche a dare credibilità ad individui che traggono profitto da questa situazione.

Tuttavia, in mancanza di chi potesse dedicarvi tempo in maniera sistematica e continuativa, il Comitato stentò a decollare.

Nel frattempo, il mondo del paranormale partì alla riscossa. Nacque una nuova rivista, Magica, allegata al Corriere della sera. Medium, sensitivi e veggenti di ogni sorta iniziarono a popolare le trasmissioni dei principali canali televisivi e, nel 1985, fu lanciata addirittura una serie in dodici puntate, MisterO: Sorprese, esperimenti ed enigmi della parapsicologia, sul primo canale Rai. Lo stesso che sette anni prima aveva ospitato la serie di Piero Angela.

La qualità del programma era talmente bassa e priva di qualunque ragionamento critico che cinque premi Nobel (Bovet, Dulbecco, Luria, Rubbia e Segre) e un gruppo di dieci scienziati, tra cui molti dei firmatari della dichiarazione nel libro di Angela, scrissero una lettera di protesta a Sergio Zavoli, allora Presidente della Rai, e al Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulle trasmissioni televisive. I responsabili del programma furono dunque invitati a ospitare una voce critica, che però si limitò a soli cinque minuti, una sola volta, concessi a Paul Kurtz e Ray Hyman del Comitato americano. Un intervento, che oltretutto doveva essere tradotto, che in nessun modo poteva controbilanciare dodici ore di programma totalmente acritiche. Su YouTube è ancora possibile trovare qualche puntata, dove si vedono passeggiate sulle braci (definite «inspiegabili scientificamente») o improbabili filmati di sciamani africani che volano («Siamo sicuri che qui non può esserci trucco!» dicono i conduttori).

Il programma apre un varco e negli anni seguenti il paranormale invade gli schermi televisivi: Fantasmi di Oliviero Beha (Raitre), I misteri della notte di Giorgio Medail (Retequattro), Filò di Giorgio Celli (Raitre), Segreti e misteri (Telemontecarlo), Incredibile di Maria Rosaria Omaggio (Raidue), oltre all’Oroscopo trasmesso ogni sera, prima del TG2.

Fu allora che l’esigenza di rendere operativo quel Comitato immaginato anni prima si fece più pressante, come vi raccontiamo in queste pagine negli articoli di Montali, mio e di Della Sala.