"Principe: ci ripensi..."

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  • 25-10-2000
  • di Richard Dawkins

Il Principe Carlo d'Inghilterra, cultore di pratiche alternative quali l'omeopatia e nemico di idee quali la clonazione e il cibo geneticamente modificato, ha lanciato di recente un feroce attacco al razionalismo e al pensiero scientifico. L'occasione è stato un discorso presentato il 17 maggio scorso durante le conferenze Reith (il testo completo del discorso si può trovare su Internet a questo indirizzo: http://news.bbc. co.uk/hi/english/static/events/reith_2000/lecture6.stm ).
Il messaggio del Principe, in breve, può sintetizzarsi in questa frase: "Giù le mani scienziati! Manipolare la Natura è un'offesa a Dio e sarà punita!" La reazione della comunità scientifica è stata immediata. Tra gli altri il biologo Richard Dawkins, famoso anche come divulgatore, ha ritenuto opportuno scrivere al Principe la lettera che riproduciamo di seguito:

"Altezza Reale,
la Sua recente conferenza a Reith mi ha rattristato. Simpatizzo per i Suoi obiettivi e ammiro la Sua sincerità. Ma la Sua ostilità nei confronti della scienza non aiuterà a raggiungere tali obiettivi e il fatto che Lei abbracci un coacervo mal assortito di alternative mutuamente contraddittorie Le farà perdere il rispetto che io credo Lei meriti. Ho dimenticato il nome di chi ha osservato: "Naturalmente la nostra mente deve essere aperta, ma non così aperta da far cadere il cervello".
Consideriamo alcune delle filosofie o delle pratiche alternative che Lei sembra preferire alla ragione scientifica. La prima è l'intuizione, la saggezza del cuore "frusciante come la brezza attraverso le foglie". Sfortunatamente, dipende da che intuizione si sceglie. Laddove si tratta di obiettivi (se non di metodi), le Sue intuizioni coincidono con le mie. Condivido pienamente il Suo obiettivo di amministrazione di lungo periodo del nostro pianeta, con la sua biosfera differenziata e complessa.
Ma che dire della "saggezza" istintiva del cuore di pietra di Saddam Hussein? O del vento Wagneriano che frusciava attraverso le foglie intrecciate di Hitler? Lo squartatore dello Yorkshire udiva voci nella sua testa che gli imponevano di uccidere. Come decidiamo quali voci intuitive e interne a noi ascoltare?
Questo, è importante sottolinearlo, non è un dilemma che la scienza può risolvere. La mia appassionata preoccupazione per l'amministrazione del pianeta è tanto emotiva quanto la Sua. Ma, sebbene io lasci che i sentimenti influenzino i miei obiettivi, quando si tratta di decidere i metodi migliori per raggiungerli preferisco pensare più che sentire. E pensare qui significa pensare secondo il metodo scientifico. Non c'è nulla di più efficace e, se ci fosse, farebbe parte della scienza.
Poi, credo che Lei abbia esagerato l'idea della naturalezza dell'agricoltura "tradizionale" od "organica". L'agricoltura è sempre stata innaturale. La nostra specie si è allontanata dallo stile di vita naturale dei cacciatori-raccoglitori circa diecimila anni fa - un tempo troppo breve per essere misurato sulla scala dei tempi dell'evoluzione.
Il grano, anche quello integrale, non è un cibo naturale per Homo sapiens. Neppure il latte lo è tranne che per i bimbi. Quasi ogni briciola del nostro cibo è geneticamente modificata - per selezione artificiale e non per mutazione artificiale, ma il risultato finale è lo stesso. Un chicco di grano è un seme di un'erba geneticamente modificata, proprio come un cane pechinese è un lupo modificato. Giocare al gioco di Dio? Lo abbiamo fatto per secoli!
Le grandi folle anonime che ora brulicano sulla terra sono nate con la rivoluzione agricola e, senza agricoltura, solo una piccola frazione di noi tutti potrebbe sopravvivere. La nostra numerosa popolazione è un artefatto agricolo (e tecnologico e medico). È molto più innaturale dei metodi contraccettivi condannati come innaturali dal Papa. Che ci piaccia o meno, siamo legati all'agricoltura e l'agricoltura - tutta l'agricoltura - è innaturale. Abbiamo fatto questo salto diecimila anni fa.
Tutto ciò significa che non ci sia nulla da scegliere tra diversi tipi di agricoltura quando si discute di un benessere planetario sostenibile? Certamente no. Alcune pratiche agricole sono più dannose di altre, ma non serve appellarsi alla natura o all'istinto per stabilire quali. Bisogna studiare le prove empiriche, sobriamente e ragionevolmente - scientificamente. Tagliare e bruciare alberi (per inciso nessun sistema agricolo è più "tradizionale" di questo) distrugge le nostre foreste. L'eccessivo uso del pascolo (anche questa pratica è usata dalle culture "tradizionali") causa erosione del suolo e desertificazione. Spostandoci agli usi e costumi delle nostre moderne tribù, la monocultura, assistita da fertilizzanti in polvere e da veleni, non è buona per il futuro e non va bene neppure l'uso indiscriminato di antibiotici per promuovere la crescita delle mandrie.
Tra parentesi, un aspetto preoccupante dell'opposizione isterica ai possibili rischi dei raccolti geneticamente modificati (GM) è di distogliere l'attenzione da pericoli ben definiti e già ben compresi, ma del tutto ignorati. L'evoluzione di ceppi batterici resistenti agli antibiotici è un fenomeno che un darwinista avrebbe potuto prevedere sin dall'inizio. Sfortunatamente le voci allarmate sono un'esigua minoranza e ora sono sopraffatte dalla cacofonia vociante: "GM GM GM GM GM GM!"
Inoltre se, come mi aspetto, le minacciose profezie sugli organismi GM non si materializzeranno, il sentimento di delusione può trasformarsi in autocompiacimento circa un terribile caso in cui si è gridato "al lupo"?
Anche se l'agricoltura potesse essere naturale e anche se potessimo sviluppare qualche tipo di relazione istintiva con le modalità della natura, la natura stessa sarebbe un buon modello per il nostro comportamento? Anche su questo punto dobbiamo riflettere con attenzione. È sensato dire che gli ecosistemi sono bilanciati e armoniosi, con alcune delle specie che li costituiscono che dipendono mutuamente le une dalle altre. Ecco perché è criminale la brutalità delle compagnie che stanno distruggendo le foreste pluviali.
D'altra parte dobbiamo fare attenzione a un fraintendimento comune del Darwinismo. Tennyson scriveva prima di Darwin, ma aveva già capito. La natura è veramente rossa di sangue. Anche se preferiremmo pensare altrimenti, la selezione naturale non favorisce l'amministrazione di lungo periodo. Favorisce i guadagni di breve periodo. I taglialegna, i cacciatori di balene e altri profittatori che sperperano le risorse future per la cupidigia presente fanno solo ciò che tutte le creature selvagge hanno fatto per tre miliardi di anni.
Non meraviglia che T. H. Huxley, il "cane da guardia" di Darwin, fondasse la sua etica sul ripudio del Darwinismo. Non il rifiuto del Darwinismo come scienza, naturalmente, perché non si può rifiutare la verità. Ma il solo fatto che il Darwinismo sia vero rende ancora più importante per noi lottare contro le tendenze naturalmente egoiste e sfruttatrici della natura. Lo possiamo fare. Probabilmente nessun altro animale o pianta può farlo. Lo possiamo fare perché i nostri cervelli (plasmati dalla selezione naturale per ragioni di vantaggio darwinista di breve periodo) sono abbastanza grandi da vedere nel futuro e immaginare conseguenze di lungo termine. La selezione naturale è come un meccanismo che può scalare montagne solo dirigendosi verso l'alto, anche se ciò lo lascia bloccato sulla cima di una miserabile collinetta. Non c'è alcun meccanismo per scendere e attraversare la valle fino alle pendici dell'imponente montagna che sta dall'altro lato. Non esiste alcuna possibilità di previsione in natura, nessuna via per capire che i presenti guadagni egoisti conducono all'estinzione - e, in effetti, il 99% di tutte le specie che sono vissute in passato sono oggi estinte.
Il cervello umano, probabilmente un evento unico nell'intera storia evolutiva, può vedere attraverso la valle e può immaginare una via che ci allontana dall'estinzione e conduce verso lontane montagne. La pianificazione di lungo termine - e quindi la possibilità di amministrazione - è qualcosa di radicalmente nuovo sul pianeta, persino qualcosa di alieno. Esiste solo nel cervello umano. Il futuro è una nuova invenzione dell'evoluzione. È prezioso. E fragile. Dobbiamo usare tutte le nostre capacità scientifiche per proteggerlo.
Può sembrare paradossale, ma se vogliamo sostenere il pianeta nel futuro, la prima cosa che dobbiamo fare è smetterla di accettare consigli dalla natura. La natura è un profittatore darwinista con una prospettiva di breve periodo. Lo ha detto lo stesso Darwin: "Quale libro potrebbe scrivere un cappellano del diavolo sulle goffe, dispendiose, incapaci, basse e orribilmente crudeli opere della natura!"
Ovviamente tutto ciò è deprimente, ma nessuno ci ha detto che la realtà debba essere allegra; non vi è ragione di sparare sul messaggero - la scienza - e non è sensato preferire una visione del mondo alternativa perché ci fa sentire meglio. In ogni caso la scienza non è tutta deprimente. Né, tra le altre cose, la scienza è un saputello arrogante. Ogni scienziato degno di questo nome non può che accogliere con favore la Sua citazione da Socrate: "La saggezza è sapere che si è ignoranti". Che cos'altro ci spinge a ricercare?
Quello che più mi rattrista, Altezza, è quello che Lei perderà voltando le spalle alla scienza. Io stesso ho tentato di descrivere la meraviglia poetica della scienza, ma posso permettermi di suggerirLe un libro di un altro autore? Si tratta de Il mondo infestato dai demoni del compianto Carl Sagan. Vorrei attirare la Sua attenzione sul sottotitolo: "La scienza come una candela nell'oscurità"".

Richard Dawkins
Professore nella cattedra dedicata a Charles Simonyi sulla Comprensione Pubblica della Scienza,
Università di Oxford

Traduzione di Enrico Scalas

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