Nel nome della scienza

Martin Gardner<br>Transeuropa, 1998<br> pp. 298, L. 35.000

  • In Articoli
  • 03-11-2000
  • di Francesco D'Alpa

Cos'è una pseudoscienza? Una teoria interpretativa della natura che, partendo da osservazioni empiriche per lo più fortemente soggettive, tramite procedimenti solo apparentemente logici, giunge a una arbitraria sintesi, in stridente contrasto con idee comunemente condivise.
Nel presentare la sua rassegna sulle fedi pseudoscientifiche proliferate negli Stati Uniti fra Ottocento e Novecento, Martin Gardner tratteggia innanzitutto la personalità dello pseudoscienziato, che può anche essere un imbroglione, ma in moltissimi casi è un sincero assertore delle sue idee e un convinto testimone di esperimenti irripetibili; un individuo per lo più isolato, senza o con minimi contatti con la comunità scientifica ortodossa, quasi sempre denigrato e a suo dire ostacolato nei suoi studi. Molti di costoro sono individui dotati di grande vitalità e di indubbio fascino; si occupano di temi di grande interesse e ampia risonanza emotiva come i problemi della salute, la struttura dell'universo, gli enigmi irrisolti. Gli ostacoli alla pubblicazione dei propri lavori e la crescente indifferenza od ostilità alla proprie idee da parte del mondo scientifico li pongono nella condizione di sentirsi dei geni incompresi, o anche i depositari di una missione, dei pionieri, dei benefattori. Spesso sono solo menti esaltate, che elaborano anche in modo delirante esperienze illusorie. La sviluppo di una pseudoscienza è generalmente limitato all'azione del suo creatore e con essa si esaurisce, ma ipotesi interpretative similari riemergono periodicamente; talora sostenute da vere e proprie organizzazioni, capaci di ottenere un consenso quasi fideistico da parte di ampi gruppi di credenti.
Gli esempi citati nel libro sono innumerevoli e comprendono strambe teorie astronomiche (terra cava, fisica lawsoniana), fisiche (rabdomanzia, psicocinesi, percezione extrasensoriale), mediche (culti medici, mode alimentari, frenologia, iridologia), sessuologiche (orgonomica), psicologiche (dianetica) e molte altre, talora in qualche modo intercorrelate, ma più spesso del tutto autonome, nate e cresciute in modo assolutamente arbitrario, irrazionale, slegate da ogni altra interpretazione del mondo, sfuggenti a ogni possibile integrazione e confronto. Di particolare risalto il caso del russo Lysenko, le cui idee su evoluzione ed ereditarietà sono perfino divenute dogma di stato.
Il seguace di una pseudoscienza è per lo più incapace di percepire, nelle teoria di moda, la commistione di dati non verificabili o ripetibili e di interpretazioni arbitrarie e non sa applicare i processi valutativi e i criteri di giudizio che sono alla base del consenso scientifico.
Un grande merito di Gardner è a mio avviso quello di averci fornito una sintetica ma accurata esposizione delle singole teorie e del loro sviluppo, ben inserendole nel contesto storico. Non manca, laddove possibile, un certo riconoscimento a chi, come Reich, per buona parte della sua vita è stato un originale ricercatore, meritevole di stima da parte della comunità scientifica. Il giudizio diviene severo però laddove lo pseudoscienziato anziché confrontarsi con i suoi naturali interlocutori si arrocca più o meno intenzionalmente in un suo mondo interpretativo sempre più alienato.
Un interessante contributo di Gardner sono le sue considerazioni sul ruolo e sull'atteggiamento che devono assumere gli editori di riviste scientifiche e non. Se da una parte è giusto non permettere contaminazioni fra saperi convalidati e pseudoscienze più o meno deliranti, non può essere negata a priori a qualunque idea originale la possibilità di essere conosciuta, pena la coartazione della creatività scientifica. La soluzione proposta da Gardner è quella di consolidare quei meccanismi che impediscono la contaminazione fra i diversi canali della comunicazione, e ne mantengono separati gli ambiti di fruizione, argomento di pressante attualità nella nostra epoca di deregulation internettiana e di allarme per la crescente disinformazione scientifica.
Una piacevole sorpresa per il lettore è la data di prima pubblicazione di questo eccellente libro, il 1957: nonostante i decenni trascorsi dall'edizione originale, tutto l'impianto teorico e documentario non ha perso nulla della sua forza. Si tratta di un testo avvincente che, caldamente consigliato a ogni tipo di lettore, non può mancare nella biblioteca dello scettico informato.

 

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