Medicine non convenzionali

I Premi Nobel insorgono contro gli Ordini dei medici

Il 18 maggio scorso la Federazione degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) ha dato la sua formale approvazione alle medicine non convenzionali.

I due premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, con altri 35 ricercatori, hanno immediatamente replicato sottoscrivendo un documento in cui si rileva come al momento non esista alcuna prova scientifica dell'efficacia delle medicine non convenzionali.

Ecco, di seguito, alcuni stralci del documento: "Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO ha approvato il 18 maggio 2002 un documento che [...] chiede che nove tipi di medicina cosiddetta non convenzionale, incluse Fitoterapia, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica, Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia, Osteopatia, siano da considerarsi a tutti gli effetti atti medici [...]. La richiesta che il Parlamento intervenga per approvare una normativa specifica sulle medicine non convenzionali [...] sottende una loro comprovata efficacia terapeutica [...]. La presunta efficacia terapeutica dei cosiddetti rimedi non convenzionali non Ŕ comprovata dall'applicazione di rigorose procedure scientifiche, la cui adozione Ŕ imprescindibile per l'approvazione dei farmaci e delle procedure terapeutiche [...]. I cultori delle medicine non convenzionali negano addirittura la necessitÓ di dimostrare l'efficacia dei rimedi con metodo scientifico.

Le pratiche di medicina non convenzionale hanno un approccio ideologico alle malattie, si basano su presupposti arbitrari, non tengono in considerazione i meccanismi biologici e le conoscenze scientifiche pi¨ moderne, non offrono una spiegazione razionale alla presunta efficacia delle cure e fanno riferimento a meccanismi del tutto indimostrabili. Non a caso il Ministero della Salute ha escluso che i farmaci omeopatici possano essere rimborsati con la motivazione che la loro efficacia non Ŕ mai stata documentata in studi controllati. [...] La comunitÓ scientifica ha il dovere di combattere la diffusione di pratiche che comportano il rischio di allontanare nel tempo la diagnosi e la terapia di malattie anche gravi e di promuovere la cultura scientifica della societÓ civile".