Medicina ayurvedica. È in circolazione da mille anni, ma funziona?

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  • 23-04-2020
  • di Marc Carrier
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Traduzione di Mauro Fenzio

Immagina di consultare un medico che sceglie di accantonare più di due secoli di progressi medici a favore della “scienza” dei Greci e dei Romani dell’antichità. Nessuna moderna tecnica diagnostica (raggi X, risonanza magnetica, esami del sangue, scansioni TAC, eccetera). Nessuna terapia frutto di ricerca rigorosa. Questo medico si concentra, invece, sui tuoi “umori”, le forze vitali che nell’era prescientifica si presumevano essere al centro della fisiologia umana (bile nera, bile gialla, catarro e sangue). Alla fine della visita, questo medico ti suggerisce di consumare una miscela di erbe e cantare un mantra “curativo”. Questo è il modo in cui i professionisti ayurvedici trattano milioni di pazienti in tutto il mondo.

Rivelato alla divinità indù Brahma[1], l’Ayurveda - che si può tradurre approssimativamente come “conoscenza della vita”, è un antico sistema vitalista simile all’arcaica teoria europea degli umori[2], che fu soppiantata dalla scienza basata sulle prove nel 19° secolo. Le tre forze vitali ayurvediche[3], o dosha, sono: (1) Vata, responsabile del movimento, e delle funzioni nervose; (2) Pitta, responsabile del sistema digestivo e del sangue; (3) Kapha, responsabile dell’accumulo e della conservazione dell’'energia. Ogni dosha è composto da uno o due dei cinque elementi di base: etere, aria, fuoco, acqua e terra. La medicina ayurvedica insegna che si gode di buona salute quando queste forze sono in perfetto equilibrio. Ma i dosha non sono collegati a nessun processo fisico-chimico noto. Non puoi vederli. Non puoi toccarli. Non possono essere misurati o quantificati in alcun modo. Sono essenzialmente il prodotto di una fervida immaginazione, non scientifica.

I professionisti ayurvedici affermano comunque che le loro terapie consentono il trattamento di: cancro, epilessia, schizofrenia, psoriasi, ulcere peptiche, asma bronchiale, malaria e molte altre malattie[4]. In effetti nulla sembra essere oltre la portata delle terapie ayurvediche. Alcuni medici ayurvedici affermano di essere in grado di diagnosticare con precisione, anche in assenza di sintomi clinici, e semplicemente tastando il polso di un paziente, diabete, cancro, malattie muscoloscheletriche e asma[5]; non sono, tuttavia, in grado di fornire prove valide che dimostrino l’esistenza del meccanismo fisiologico su cui si baserebbe tale straordinaria capacità. I medici ayurvedici sono veramente gli iniziati di un antico sistema di conoscenza, sconosciuto alla scienza basata sulle prove? I mistici indiani eruditi si sono imbattuti in forme di “saggezza terapeutica” trascurata dai ricercatori moderni? E soprattutto, l’Ayurveda funziona?

La ricerca scientifica risponde negativamente, sotto tutti i punti di vista. La documentazione ayurvedica riporta tuttavia infinite testimonianze scritte da pazienti che giurano che l’antico sistema medico indiano sia valido[6]. Questi racconti possono essere considerati prova del valore della terapia ayurvedica? Molte malattie tendono a regredire spontaneamente nel corso del tempo. Un raffreddore comune non trattato dura in media sette giorni; con il trattamento (per esempio un mantra ayurvedico o uno sciroppo per la tosse venduto al banco), lo stesso raffreddore comune dura... circa una settimana! E, come ripetutamente dimostrato riguardo ad altre “medicine complementari e alternative”, la semplice fiducia in una terapia può innescare un effetto placebo impressionante, ma temporaneo[7].

O ancora, il dolore, che si presta nella migliore delle ipotesi a una valutazione estremamente soggettiva, può spesso presentarsi e scomparire secondo un pattern prevedibile e misurabile: un attacco acuto indurrà chi ne soffre a consultare un medico, che sia ayurvedico o convenzionale, e, quando il dolore entrerà in un ciclo di remissione, il sollievo sarà spesso erroneamente attribuito alla terapia. Questo è un classico esempio di ragionamento post hoc ergo propter hoc, un’inferenza errata della causalità: “dopo la terapia ayurvedica, quindi merito della terapia ayurvedica”[8].

Le terapie ayurvediche sono particolarmente carenti, per non dire altro, sul piano delle verifiche scientifiche. Un documento preparato dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (un ramo del National Institute for Health) degli Stati Uniti afferma che «la maggior parte degli studi clinici sugli approcci ayurvedici ha usato campioni limitati e disegni di ricerca che presentavano problemi metodologici, mancava di gruppi di controllo appropriato o aveva altri problemi che influivano sulla significatività dei risultati[9]».Paradossalmente, sono gli stessi praticanti ayurvedici che denunciano la mancanza di prove della sua efficacia! Nella rivista nazionale indiana Frontline[10], il dott. MS Valiathan, descritto come un convinto sostenitore dell’Ayurveda, ammette che «In India, la scarsità numerica degli studi clinici che soddisferebbero i criteri dell’OMS [Organizzazione Mondiale della Sanità] è allarmante, nonostante il numero di pazienti che affollano gli ospedali ayurvedici».

In effetti, vi sono prove convincenti dell’inefficacia dell’Ayurveda.

I ricercatori della School of Medicine dell’Università della Pennsylvania hanno testato l’efficacia dell’estratto di guggul[11], un pilastro della terapia ayurvedica, nel determinare la riduzione del colesterolo alto. Hanno scoperto che gli adulti con colesterolo alto non hanno mostrato alcun miglioramento. Addirittura, i livelli di lipoproteine a bassa densità (LDL, o colesterolo “cattivo”) sono leggermente aumentati in alcune persone del gruppo che assumono guggul. Analogamente la School of Dentistry dell’Università della California, San Francisco, ha condotto uno studio clinico sui curcuminoidi nel trattamento del lichen planus orale[12], una malattia immunologica cronica. I curcuminoidi sono componenti della curcuma, una spezia domestica della famiglia dello zenzero spesso usata nelle terapie ayurvediche. Un estratto dello studio afferma: «La prima analisi intermedia non ha mostrato una differenza significativa tra i soggetti sottoposti al trattamento placebo e con curcuminoidi». I risultati erano così inadeguati che «lo studio è stato interrotto poco dopo l’inizio per palese inutilità».

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Consultando gli studi a favore dell’Ayurveda ci si imbatte anche in una sperimentazione degli effetti dello yoga sulla qualità del sonno negli anziani, che si conclude così: «La pratica dello yoga ha migliorato diversi aspetti del sonno in una popolazione geriatrica». Proprio come nel caso dell’aria fresca e dell’esercizio fisico, gli effetti benefici dello yoga e della meditazione sono noti da tempo[13]: si tratta di pratiche che producono risposte fisiologiche scientificamente osservabili, ma queste ultime non provano nulla rispetto alle chiacchiere ayurvediche, che, rispetto a quelle risposte, sono solo decorazioni esotiche. In altre parole, con yoga e meditazione si producono benefici tangibili, che però non hanno nulla a che vedere con l’apparato concettuale e lessicale dell’ayurveda. Altri studi, in particolare uno sul trattamento ayurvedico del diabete[14], e uno studio generale sull’Ayurveda come assistenza sanitaria di base[15], si sono rivelati inconcludenti: i loro autori si sono limitati a suggerire la necessità di ulteriori ricerche in merito.

Ma se le persone scelgono di sprecare i loro soldi in terapie inefficaci, qual è il problema?

Sorgono gravi problemi a molti livelli, molti dei quali comuni a molte “medicine complementari e alternative”.

In primo luogo, chi necessita di assistenza sanitaria è spesso fuorviato da una copertura mediatica acritica, per cui ad esempio i cosiddetti dottori complementari e alternativi sono mostrati in camice bianco mentre rilasciano dichiarazioni come se sapessero di cosa stanno parlando, mentre così non è[16]. Negli Stati Uniti e in Canada ci sono pochi criteri ufficiali che disciplinano la competenza o la formazione dei “medici” ayurvedici. In molte giurisdizioni, chiunque può esporre un’insegna e definirsi un praticante ayurvedico[17]. Una terapia, pertanto, potrebbe essere innocua, ma il terapeuta potrebbe essere pericoloso. In un caso[18], un uomo californiano a cui era stata diagnosticata la leucemia dai medici veri e propri si è affidato alle cure di un professionista ayurvedico di alto profilo. In seguito a un percorso di terapia ayurvedica tradizionale, che comprendeva rimedi erboristici e un mantra per la «terapia del suono quantistico», il medico ayurvedico prese il polso del paziente («potente strumento diagnostico ayurvedico») e lo dichiarò guarito. L’uomo morì di leucemia poco dopo.

I rimedi a base di erbe delle terapie ayurvediche e di molte altre medicine complementari e alternative sembrerebbero presentarsi come naturali, incontaminati, e, male che vada, tutto sommato innocui. Ma questi intrugli sono risultati dannosi e contaminati. Molti prodotti naturali non sono sicuri, alcuni addirittura mortali. Nel 1960, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha vietato l’uso dell’olio di sassafrasso[19] in alimenti e farmaci, sulla base di segnalazioni che dimostravano rischi di danni permanenti al fegato e cancerogenicità. Più di recente, la Svizzera, la Francia e i Paesi Bassi hanno vietato la kava (un prodotto vegetale utilizzato per il rilassamento) dopo che alcuni studi hanno mostrato un rischio di grave tossicità ai danni del fegato[20]. Canada, Stati Uniti e Regno Unito hanno adottato diverse misure di interdizione e controllo, e alcune giurisdizioni stanno valutando se procedere a una proibizione totale.

Ma c’è di peggio.

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Nel 2004, il Journal of American Medical Association (JAMA) riferì di un’intossicazione da piombo, mercurio e arsenico associata all’uso di medicinali a base di erbe ayurvediche[21]. Secondo uno studio condotto nell’area di Boston, un quinto di tutti i rimedi ayurvedici a base di erbe prodotti nel sud dell’Asia conteneva prodotti potenzialmente dannosi, portando i ricercatori a concludere che «I consumatori della medicina ayurvedica possono essere a rischio di intossicazione da metalli pesanti». La maggior parte della comunità ayurvedica ha reagito in modo prevedibile a questa notizia, sostenendo che fossero state rilevate solo alcune “mele marce”, ovvero che si trattasse di casi isolati di uso di prodotti scadenti o alterati. Ma quanto è credibile questa difesa quando mercurio e piombo hanno sempre avuto un ruolo di primo piano nelle preparazioni ayurvediche? I testi mostrano che la pratica ayurvedica fiorì intorno al 520 a.C., e che comunemente comprendeva una terapia a base di composti di zolfo mercurico[22].

Poco sembra essere cambiato.

L’Indian Express cita il dott. Ajay Kumar[23], consulente senior e epatologo presso l’ospedale Indraprastha Apollo di Delhi, secondo il quale «incontriamo casi di intossicazione da metalli causati principalmente dall’uso, per lunghi periodi, e di medicinali ayurvedici»[24]. Lo stesso articolo riporta anche commenti di Tara Dutt, del Dipartimento di Ayurveda, Yoga e Naturopatia, Unani, Siddha e Omeopatia del governo indiano, che sono tutt’altro che rassicuranti: «I metalli pesanti sono parte integrante di alcuni preparati ayurvedici e sono stati usati per secoli. Non ha senso fare test medici poiché tali preparati sono stati usati in modo sicuro e sono menzionati nei nostri testi antichi[25]».

Questa affermazione fa eco all’inquietante dogma di molte medicine complementari e alternative: “antico” è sinonimo di bene, un prodotto o una terapia usati per secoli non possono essere dannosi.

L’edizione dell’aprile 1998 di The Lancet contiene un articolo intitolato “I rimedi erboristici indiani sono sotto attacco” di Sanjay Kumar, in cui si afferma che «I sistemi medici tradizionali indiani, come l’Ayurveda, sono stati oggetto di pesanti critiche in quanto pratiche irrazionali e obsolete». E prosegue citando Vaidya Balendu Prakash, presidente del consiglio tecnico dell’Ayurvedic Central, Siddha and Unani Drugs, un organo del Ministero della Salute che si occupa anche di medicina Ayurvedica: «La maggior parte dei preparati ayurvedici disponibili sul mercato sono falsi, adulterati o contrassegnati in modo sbagliato»[26].

Gli adepti delle terapie ayurvediche, come i sostenitori di altre medicine complementari e alternative, oscillano tra scienza e superstizione: da un lato bramano il riconoscimento di uno status scientifico convenzionale, e dall’altro si aggrappano a nozioni antiquate, inefficaci e non dimostrabili. Enormi quantità di studi “fai da te” vengono pubblicati ogni anno, la maggior parte dei quali si conclude evidenziando risultati positivi e brillanti per le panacee ayurvediche. Ma non esistono studi con campione credibili, controllati con placebo, con esiti chiaramente a favore di tali “terapie”. Non una buona notizia per un’industria globale di farmaci a base di erbe che genera diversi miliardi di dollari di introiti.

Ma redditività, popolarità e longevità di una medicina non sono prove della sua efficacia.

La terapia ayurvedica e altre medicine complementari e alternative richiedono ai propri pazienti di accettare affermazioni – talvolta assurde – esclusivamente come atto di fede, il che è in palese conflitto con l’idea di scienza basata sulle prove. Introdurre posizioni irrazionali e acritiche nel campo dell’assistenza sanitaria può causare molte tragedie, poiché i malati disinformati possono non cogliere la differenza tra i cosiddetti medici complementari e alternativi e i medici veri. Nella migliore delle ipotesi questo comporta gravi ritardi diagnostici; e già questo dovrebbe essere sufficiente per dimostrare la vacuità di qualsiasi beneficio marginale derivato dal placebo ayurvedico o da qualunque altra terapia complementare e alternativa.

Originariamente pubblicato in Skeptic, Volume 16 Numero 2, 2011. Si ringrazia l’Editore per aver concesso il diritto di riproduzione.

Note

1) The Health Robbers, A Close Look at Quackery in America, Edited by Stephen Barrett MD and William T. Jarvis Ph.D., Consumer Health Library, p. 240
2) Wittendor ff, Alex (1994). Tyge Brahe. G.E.C. Gad. p 45.
9) Frontline Volume 23 Issue 07, April 8–21, 2006, Chennai (Madras), India
10) Bausell, R. Barker. Snake Oil or Science?, Oxford University Press 2007, Chapter 10 A.
11) A Simple Model of Placebo Learning with Self-Remitting Diseases, November 4, 2005, Daniel Carpenter, Institute for Quantitative Social Science, Department of Government, Harvard University.
14) Guggulipid for the Treatment of Hypercholesterolemia: A Randomized Controlled Trial Philippe O. Szapary; Megan L. Wolfe; LeAnne T. Bloedon; et al.; JAMA. 2003;290(6):765–772.
15) Influence of Yoga and Ayurveda on Self-rated Sleep in a Geriatric Population Manjunath N.K., Telles S., Swami Vivekananda Yoga Research Foundation, Bangalore, India.
17) Role of Selected Indian Plants in Management of Type 2 Diabetes: A Review. Saxena A., Vikram N.K., Department of Medicine, All India Institute of Medical Sciences, New Delhi, India.
18) Utilization of Ayurveda In Health Care: An Approach for Prevention, Health Promotion, and Treatment of Disease. Part 2—Ayurveda In Primary Health Care. Sharma H., Chandola H.M., Singh G., Basisht G. The Ohio State University Center for Integrative Medicine.
20) Oxford Handbook of Complementary Medicine. Oxford University Press 2008. Edzard Ernst, Max H. Pittler, Barbara Wider, Kate Brody, p. 200.
22) Trick or Treatment, The Undeniable Facts About Alternative Medicine, W.W. Norton 2008, Simon Singh, Edzard Ernst MD, p. 300.
24) The Indian Express, New Delhi, India, May 29, 2005.
25) Op. Cit.
26) The Lancet, Volume 351, Issue 9110, April 18, 1998.