La parola a un guaritore coranico

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  • 12-12-2017
  • di Stefano Bigliardi
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Non ho ritenuto completo il dossier sulla pseudoscienza in veste islamica senza una ricerca sul campo. Ho deciso quindi di trovare e ascoltare almeno un guaritore coranico, ossia qualcuno che pratica la roqya. Il guaritore in questione, piuttosto giovane (nato nel 1987), vive a Casablanca, in un distretto popolare chiamato Sidi Bernoussi, ed è stato facile da identificare e contattare poiché pubblicizza ampiamente le proprie attività su Internet, specialmente su YouTube. L’ho incontrato e intervistato il 15 ottobre 2016[1].

Il guaritore opera in uno studio che si articola in una sezione dedicata alla vendita di prodotti di erboristeria (all’ingresso, strutturato come una farmacia), in un ambulatorio per il coppettaggio (eseguito con una strumentazione, ho notato, di fabbricazione cinese), e uno studio dalle pareti imbottite in cui si trovano, tra le altre cose, la sua scrivania con computer e telefono e un dispositivo di amplificazione usato per la recitazione coranica “terapeutica”.

Il guaritore ci ha tenuto a precisare che ha studiato roqya e erboristeria, che si sta ancora formando anche se ha già un certificato, che ama aiutare le persone, che è comparso in TV, e che ha il suo programma radiofonico, “Migliora te stesso”. Elogia gli effetti di piante a suo dire note fin dall’antichità e sostiene che la medicina moderna non è altro se non l’uso dei principi attivi di quelle stesse piante. Il suo desiderio maggiore è di ottenere, per la sua disciplina, il riconoscimento del Ministero della Salute, così che, secondo lui, nessuno possa approfittare dell’ignoranza delle persone; i guaritori come lui, sostiene, dovrebbero coordinarsi in organizzazioni strutturate e gestite sulla falsariga delle associazioni di medicina alternativa in Canada, Germania e USA.

Dalle spiegazioni del guaritore sembra emergere una classificazione tripartita dei “casi” che sostiene di trattare e risolvere attraverso la recitazione del Corano. Ci sono casi in cui si è “toccati” direttamente da una creatura soprannaturale maligna, per sua spontanea iniziativa, altri casi in cui si è vittima di “malocchio”, ossia di un evento soprannaturale persecutorio o debilitante, involontariamente scatenato dall’invidia altrui, e ci sono, infine, casi in cui i problemi sono causati dall’azione intenzionale e maligna di persone dedite alla stregoneria.

Stefano Bigliardi. Che cosa ha studiato, signor sheikh[2]?

Guaritore. Il campo della roqya è basato sulla religione, sul Corano e sul fiqh (giurisprudenza islamica), quindi su studi islamici. La giurisprudenza è fondamentale per regolarsi perché quando si applica la roqya è importante sapere se si sta agendo in modo conforme alla shariah (legge coranica). Le ahadith (tradizioni del Profeta) non sono sufficienti, da sole, per regolarsi. All’epoca del Profeta le persone che esercitavano la guarigione si rivolgevano al Profeta mostrandogli le proprie capacità e lui diceva loro che, nella misura in cui erano conformi alla legge islamica, le loro pratiche erano consentite. C’è un tipo di guarigione che è shirk (idolatra), ovvero che non si riferisce al Profeta, e che si basa sui jinn. Quindi per essere un buon guaritore si devono studiare l’Islam, le tradizioni del Profeta, e il Corano a memoria. Per esempio una signora che è appena andata via era stata a visitare la tomba di un santo per ottenere una guarigione, e questo è shirk. Per dimostrare a una persona che è incorsa in questo tipo di errore occorre conoscere bene l’Islam. Oltre a tutto questo occorre studiare la disciplina della guarigione in sé e per sé. Non è una cosa alla portata di tutti. Dev’essere una persona capace di distinguere tra casi soprannaturali, causati dal tocco di un jinn, e casi non soprannaturali. Questa abilità, come la capacità di un medico, proviene dallo studio dei casi. Come quando si va da un dottore o da uno psicologo che basa la sua diagnosi sulla descrizione dei sintomi. Analogamente, secondo la medicina spirituale una persona normale non ha problemi e non ha sintomi, ma se si è colpiti dal malocchio, dalla stregoneria, della possessione, o altre cause, ci sono una serie di cambiamenti, su cui un guaritore basa la diagnosi e su cui regola la propria azione. La roqya si basa sullo spirito. Per esempio per una persona posseduta uno dei sintomi è un senso di pesantezza che non se ne va per quanto la persona prenda delle medicine. Tuttavia, quando si comincia il lavoro spirituale, come la lettura del Corano, vediamo dei cambiamenti. In questo caso abbiamo una guarigione spirituale, non fisica, nel senso che non passa attraverso la somministrazione di farmaci.

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Stefano Bigliardi. Per quanto tempo ha svolto questa attività?

Guaritore. Dodici anni. Ho imparato molto da esperti provenienti dal Mashrek [l’insieme dei Paesi a est del Cairo e a Nord della penisola arabica], per esempio da uno sheikh giordano, che ha portato questa scienza [in Marocco] e ora stiamo cercando di condividerla, diffondendo questa cultura tra le persone. Gli esperti dall’Arabia Saudita, dal Qatar, hanno un’esperienza più lunga e da quando abbiamo portato la roqya qui la richiesta è aumentata, e la roqya si è diffusa in Marocco. Questa diffusione ha pro e contro. Gli svantaggi consistono nel fatto che sorgono degli impostori. Come sapete, quando una cosa è molto richiesta c’è sempre chi si immischia e se ne approfitta; sono persone che confondono le idee alla gente, correndo anche il rischio di aggravare la loro malattia. Per esempio c’è un problema psicologico e la persona che ne soffre è convinta di essere posseduta ma non lo è. In questo caso non si usa la guarigione spirituale. [Però a volte una certa finzione, con effetto placebo, è raccomandabile[3].] Come quando si va dal dottore convinti che si ha qualcosa e non si ha nulla quel dottore per compiacerti ti dice che hai qualcosa e ti prescrive delle vitamine e alla fine non credi più di essere malato. La metà delle persone che si presentano da me rientra in questa categoria. Per esempio una persona viene da me che vorrebbe sposarsi ma non ci riesce da tanto tempo e ne dà la colpa alla stregoneria, comincio a chiederle dei sintomi e scopro che è una persona normale, le leggo la sura curativa, non succede nulla, però la persona non ti crede, è convinta di avere qualcosa. In questi casi è una questione di approccio alla situazione e quando persone così si rivolgono a un impostore costui fa sembrare il problema ancora più grande e aggrava la loro convinzione. I vantaggi [nel caso in cui una persona di fatto non ha nulla ma almeno si rivolge a un guaritore coranico] sono che le persone cominciano ad allontanarsi dalla stregoneria e dalla superstizione e cominciano a credere che la roqya è guarigione spirituale e non si rivolgono più ai sahir (maghi) legati a vecchie tradizioni, quelli che stanno alzati tutta la notte a fare rituali come la jdbah, danze ossessive volte a entrare in trance. In momenti come questo [all’epoca dell’intervista si celebrava una festività religiosa nota come Ashura] c’è ancora più stregoneria, che ha i suoi tempi, ovvero non funziona tutti i giorni. Come la roqya è una scienza stabile, così è la stregoneria (sihr), solo che la stregoneria è maligna.

Stefano Bigliardi. Che cosa la rende più felice quando risolve un caso?

Guaritore. Vedere che una persona torna sulla retta via senza scadere nella superstizione. Alcuni casi sono molto difficili ed è richiesto uno sforzo, e quando si ottiene un risultato si sente che non ci si è sforzati invano. Questa è la gioia più grande. Se aiuto una persona e la madre di quella persona mi fa visita per ringraziarmi e prega per me.

Stefano Bigliardi. Per che tipo di problemi si rivolgono prevalentemente a Lei?

Guaritore. Per prima cosa, la maggior parte dei casi sono di “tocco” da parte di un jinn o di stregoneria. Se consideriamo la percentuale ci sono più casi di “tocco” che di malocchio, e ci sono più casi di malocchio che di stregoneria. In Marocco si confondono erroneamente i casi del primo e del terzo tipo. Il malocchio è menzionato nelle ahadith. La maggior parte dei casi che capitano sono di malocchio. La differenza tra il malocchio e la stregoneria è che il primo non ha bisogno di oggetti non è intenzionale, deriva da un atto di invidia di qualcuno nei confronti di qualcun altro , mentre la seconda sì, per esempio la saliva o le unghie o i capelli o la biancheria della vittima, e si può solo praticare in determinati periodi e richiede procedure volontarie. Si prendono i capelli, ci si fa un nodo, si soffia in un certo modo... Siccome le procedure sono complesse i casi di stregoneria sono meno.

Le persone che si rivolgono a me sono soprattutto donne. Se abbiamo una discussione tra uomini ciascuno dei litiganti se ne va per i fatti suoi, mentre le donne covano la gelosia e i rancori, giurano che si rifaranno sull’altra parte in causa. Inoltre gli uomini sono di carattere più forte delle donne. Con la donna, appena cominci a leggere il Corano vedi il risultato, mentre con un uomo è necessario insistere per un certo tempo. Hanno personalità diverse, si sa che gli uomini sono forti mentre le donne sono deboli, e questo spiega perché si rivolgono a me più donne che uomini.

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Stefano Bigliardi. Chi decide i prezzi, e come? Lei o i clienti?

Guaritore. Ci sono due lati. Il primo riguarda quanto denaro il guaritore riceve e il secondo quanto spende. C’è una hadith (tradizione) che racconta come coloro i quali seguivano il Profeta (gli sahaba) durante un viaggio chiesero ospitalità a una persona che non gliela diede, per cui si sistemarono nei paraggi. Il capo del villaggio poi si rivolse a loro perché la moglie era sterile e non era riuscito a trovare qualcuno che la guarisse in tutto il villaggio; loro curarono la donna e poi si fecero retribuire in bestiame. Dopodiché si rivolsero al Profeta per sapere se quello che avevano fatto era legittimo e lui chiese la sua parte [ovvero: se il Profeta chiedeva la sua parte implicitamente approvava la pratica]. C’è un’altra tradizione, un compagno del Profeta, credo fosse al-Ghifari, disse che qualcun altro, di nome Abu Said al-Khudri, pure lui un compagno del Profeta, era in viaggio con il Profeta e si presentò loro una donna con il figlio che subiva una possessione ogni volta che vedeva del cibo. Il profeta lo guarì e disse alla donna che sarebbero tornati e si sarebbero informati sulle condizioni del ragazzo. Al loro ritorno la trovarono con due agnelli che lei offrì loro in compenso per la guarigione del figlio.

Quindi ci sono due modalità: o si determina il prezzo in anticipo e si rimane con la persona finché la guarigione è completa, oppure si lascia che la persona paghi secondo le proprie possibilità dopo avere lasciato che la guarigione faccia il proprio corso in assenza del guaritore. Per quanto riguarda la paga, il guaritore ha molte spese, deve pagare le bollette, deve pagare le persone che lo assistono, e c’è da pagare il suo stesso sforzo, il guaritore non può esercitare la sua guarigione notte e giorno e poi trovarsi senza compenso. Ci sono anche delle persone che lo fanno per beneficenza, ma in quel caso solo durante i fine settimana, e hanno un altro lavoro, per esempio come insegnanti di studi islamici. Ma quando si fa questo a tempo pieno, e quando si ha un negozio con erbe, olii, per forza il guaritore deve stabilire determinati prezzi, anche se non deve esagerare, al contrario di certe persone di cui si sente parlare in questi giorni che chiedono prezzi alti. Il problema non è chiedere un prezzo alto, ma chiederlo e poi non guarire le persone. Comunque quando si fa il proprio lavoro le persone guarite sono talmente felici che ti regalerebbero i vestiti stessi che hanno addosso, oppure spariscono per qualche giorno e si rifanno vive con un regalo. Quella felicità non si può misurare in termini monetari. Ma se si chiede denaro e non si aiuta quella è una truffa.

Stefano Bigliardi. Qual è esattamente la differenza tra “tocco” e stregoneria?

Guaritore. Se le persone sono toccate da un jinn hanno incubi, per esempio di cani o di gente che le segue. E quando si svegliano avvertono un senso di pesantezza. Hanno mal di testa, e ogni volta che si menziona qualcosa relazionato con la religione, per esempio il Corano o il nome di Dio, provano un dolore nel petto. Quando si pratica su di loro la guarigione coranica ti chiedono di smetterla perché non ce la fanno a sopportare l’ascolto. Per quanto riguarda la stregoneria, ce ne sono molti tipi, e ciascuno ha i suoi sintomi. In generale il viso diventa più scuro, la temperatura si innalza, e le persone sono insonni, dormono per un’ora o due. Si innervosiscono con poco. Mi potrebbe dire che questi sintomi sono simili a quelli di una malattia psicologica, ma la differenza tra una malattia psicologica e questo tipo di affezione è l’effetto della guarigione coranica. Se si compie la guarigione su una persona normale [ossia: con una malattia non soprannaturale] la persona si sente riposata, mentre se la usi su qualcuno che è vittima di stregoneria i sintomi reagiscono alla guarigione.

Per quanto riguarda il malocchio le persone diventano pigre, non hanno voglia di pregare, hanno problemi ad alzarsi al mattino, anche se vanno a letto alle otto di sera e dormono tutta la notte hanno la sensazione di non avere dormito abbastanza, si sentono tristi, tese, hanno problemi in amore, si sentono isolate, hanno una sensazione di freddo nelle membra, una sensazione che non si troverebbe nel caso di una malattia psicologica. Il loro viso ingiallisce. Se il malocchio è molto forte li può indebolire. La forza, il grado del malocchio dipende dal “soggetto” [ossia da che cosa è specificamente invidiato dalla persona che getta il malocchio]. Per esempio un bravo studente, se è vittima del malocchio all’improvviso i suoi risultati scolastici peggiorano. Non appena qualcuno menziona lo studente senza aggiungere mashallah [“Come Dio vuole”] o altre formule tipiche che si riferiscono a Dio, lo studente cade vittima del malocchio, quindi peggiora negli studi e si ripiega su sé stesso. La differenza tra il malocchio e le malattie psicologiche è che per queste ultime la depressione assale le persone gradualmente. Nel caso del malocchio è come se la persona diventasse un’altra.

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Stefano Bigliardi. Quando qualcuno viene da Lei, basta una sessione a risolvere il problema o ne servono varie?

Guaritore. Dipende dal caso. Ci sono situazioni differenti. Casi di “tocco”, di malocchio lieve o forte, di stregoneria... Tanto per cominciare quando una persona entra discutiamo i sintomi. Come fa un medico. Come si sente, come si sente quando ascolta la Sura della Vacca [la seconda sura del Corano]... Come si sente quando prega? Che cosa vede quando dorme? Sintomi da sveglio e da addormentato? Questo per costruire una base. È una ricognizione preliminare per riconoscere la probabilità che abbiano la malattia. Dopodiché il passo successivo è effettuare la lettura del Corano sull’ammalato. Al tempo stesso osserviamo i sintomi visibili e gli chiediamo che sintomi avverte. Ci sono alcuni casi in cui basta cominciare a leggere e le persone sono esorcizzate. Ma ci sono altri casi, che sono la maggioranza, che necessitano di numerose sessioni, e tra una sessione e l’altra si dà un compito al paziente come la lettura di una sura del Corano, abluzioni con acqua e olio. Si continua, durante la sessione successiva si chiede quali siano i sintomi in paragone alla situazione precedente. E il guaritore stesso osserva i cambiamenti. Ci sono casi, di tocco, in cui tre sessioni sono necessarie. Il malocchio si può curare in una sessione. Ma la stregoneria è quella che prende di più.

Stefano Bigliardi. E il caso più lungo?

Guaritore. Si ha quando il guaritore è in guerra con l’autore della stregoneria e mentre pratica la guarigione la magia viene rinnovata. In questo caso ci vuole molto tempo, specialmente se l’autore della stregoneria è una persona vicina al paziente e sa che è sotto trattamento. Se ci si incontra quotidianamente, un caso di stregoneria semplice può prendere fino a dieci giorni. Ma in caso di “guerra” può prolungarsi, per esempio un caso è durato un anno, con incontri settimanali o bisettimanali. Perché si guarisce la persona e dopo due o tre giorni torna con gli stessi sintomi.

Stefano Bigliardi. In che percentuale si rivolgono a Lei persone con un caso di stregoneria?

Guaritore. Sessanta percento “tocco”, venticinque percento malocchio [e il resto stregoneria]. Il fatto che il malocchio sia superiore come percentuale alla stregoneria è ovvio, perché è molto probabile che la disposizione di uno stregone cominci con il malocchio [che è spontaneo]. Prima ancora che una persona usi la stregoneria su di un’altra, ne è invidiosa.

Stefano Bigliardi. Ha mai incontrato casi strani anche per i suoi standard, quanto ai sintomi o alle reazioni quando comincia a leggere il Corano?

Guaritore. Ci sono casi di persone che reagiscono alla lettura con difficoltà di respirazione. Altre sanguinano dal naso e smettono quando smetto di leggere. Altre si sentono soffocare. Ci sono casi di persone che praticavano la stregoneria e sono diventate pazienti loro stesse. Per esempio il caso di una ragazza che veniva da noi e che studiava e non aveva nulla a che vedere con tutto questo, poi è stata “toccata” e a causa di ciò, essendo posseduta, ha cominciato a leggere sulla stregoneria e alla fine è stata indotta a praticarla.

Note

1) Ho posto le domande grazie alla mia guida e interprete, che mi ha anche aiutato a stabilire il primo contatto con il guaritore, e che preferisce rimanere nell’anonimato. Ho potuto tradurre l’intervista grazie a uno studente della mia università, Mouad Mahdaoui, a cui esprimo tutta la mia gratitudine. Entrambi mi hanno confermato che il guaritore si esprime in modo ampolloso, con un misto di arabo del Marocco e di arabo classico, e in modo non sempre lineare, coerente, e sintetico (come risulterà anche al lettore). Si sono imposti dei tagli a causa della lunghezza o ripetitività di alcune risposte. La registrazione originale è a disposizione di chiunque sia interessato. La traduzione di alcuni termini arabi riportati in trascrizione è data all’interno del testo, tra parentesi tonde, e parole tradotte in italiano sono fornite anche in trascrizione, sempre tra parentesi; infine, ulteriori traduzioni di termini trascritti dall’arabo si evincono dalla spiegazione data dal guaritore subito dopo. Ho operato questa scelta stilistica per trasmettere almeno una prima idea della terminologia impiegata dall’intervistato. Alcuni termini sono dati direttamente in traduzione italiana senza fornire la trascrizione del corrispondente termine arabo, tuttavia mi è stato confermato dallo studente che, come i termini con cui li ho tradotti in italiano (per esempio “sintomi”), hanno un uso medico vero e proprio ma si possono anche impiegare in modo meno rigoroso nel linguaggio di tutti i giorni.
2) Parola da cui deriva l’italiano “sceicco”, è un titolo dai diversi significati, qui usato come onorifico generico per una persona dotata di una certa cultura e di un certo status sociale.
3) Questo “sottointeso” mi è stato esplicitato dal traduttore, visto che il guaritore ha cambiato bruscamente tema. Altri sottointesi di questo tipo sono forniti tra parentesi quadre. Sebbene alcune parti della conversazione, ridondanti, siano state eliminate, in questi casi ho ritenuto opportuno esplicitare ciò che era poco chiaro o poco lineare invece di cancellarlo, proprio per dare un’idea del tipo di eloquenza del guaritore.