Uomini, donne e code di pavone - la selezione sessuale e l'evoluzione della natura umana

Geoffrey Miller<br>Giulio Einaudi editore, 2002<br>pp. 514, &euro; 25,00

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  • 14-05-2003
  • di Carlo Acerbi

Probabilmente avete sempre creduto che Charles Darwin sia stato un raro esempio di scienziato capace di fare scuola già tra i propri contemporanei. L'idea che i più hanno di lui è quella del grande genio che formula una sola teoria rivoluzionaria che non tarda a suscitare entusiasmi (e ostilità) già all'epoca della sua comparsa. Questo libro vi farà cambiare idea. Charles Darwin fu un genio incompreso che spese un tempo molto limitato della sua vita di scienziato per la celebre "teoria della selezione naturale", e scrisse viceversa saggi ben più estesi e documentati per formulare e suffragare un'altra teoria, la "teoria della selezione sessuale" che in vita gli valse solo indifferenza se non irrisione.

Sir Charles era ossessionato dalla coda del pavone. Perché mai l'evoluzione di questo pennuto avrebbe dovuto far sviluppare un'ingombrantissima coda con simmetrie di occhi rutilanti tra cangianti damaschi? Che vantaggio avrebbe mai potuto trarne dal punto di vista della sopravvivenza rispetto a ipotetici pavoni che avessero sviluppato livree più dimesse e funzionali? E perché mai l'usignolo non tace la notte anziché comporre sinfonie utili solo a farlo individuare dai suoi predatori? O perché similmente il tucano non ha scelto un bel becco dal mimetismo criptico?

Partendo da questi e altri esempi che sembrano negare la selezione naturale, Darwin formulò una seconda teoria nella quale la pressione selettiva era fornita non già dalla capacità di sopravvivenza dell'individuo quanto dalla competizione per l'accoppiamento, dove maschi vanesi sfilano in passerella di fronte a esigenti giurie femminili.

Teoria inammissibile per l'epoca vittoriana e l'imperante maschilismo, la teoria della selezione sessuale dovrà attendere la fine del Novecento per essere accettata pienamente dalla scienza ufficiale ed è oggi accreditata a pieno titolo dagli evoluzionisti come il meccanismo evolutivo capace (in tempi molto più rapidi della selezione naturale) di far sviluppare nelle specie i caratteri (morfologici, estetici, comportamentali, attitudinali) manifestamente inutili se non controproducenti dal punto di vista della sopravvivenza. Tali caratteri, sono "indicatori di fitness" ovvero cartine di tornasole per la verifica del corredo genico dell'individuo e hanno spesso il carattere di un deliberato spreco biologico, di un lusso inutile proprio perché nel corteggiamento si possa stupire la partner con una spregiudicata esibizione di caratteri che solo l'esemplare in ottima salute può permettersi nella lotta per la sopravvivenza (un po' come un inutile ma costoso anello di diamanti serve a lasciar presumere nel conto in banca ben maggiore opulenza).

Geoffrey Miller parte da Darwin ma si spinge coraggiosamente oltre sostenendo la tesi secondo la quale lo stesso cervello umano altro non è che una sofisticatissima "coda di pavone". Così come l'usignolo è tra tutti gli animali quello capace dei canti più melodiosi, perché il suo corteggiamento è stato ritualizzato in un'agguerrita competizione canora, così l'uomo altro non è che quel particolarissimo animale che ha sviluppato la capacità del linguaggio perché ha ritualizzato il proprio corteggiamento mediante la comunicazione simbolica verbale.

Miller vi porterà nel mezzo di una savana del pleistocene nel giorno in cui un ominide e una ominide svoltarono dalla linea evolutiva dei grandi primati antropomorfi semplicemente corteggiandosi a parole e diedero vita a quel processo evolutivo che in tempi rapidissimi portò al raddoppiamento del volume del cervello della nostra specie. Il cervello dell'uomo che pure ha senz'altro rappresentato un ottimo aiuto per la sopravvivenza dei nostri antenati, sarebbe quindi in realtà un hardware che l'uomo riprogramma per gli usi più disparati ma che la natura ha costruito a soli fini di corteggiamento.

Il libro è scritto in uno stile accattivante, travolgente, per non addetti ai lavori. Difficilmente il lettore può sottrarsi all'evidenza degli argomenti che Miller porta a suffragio della sua teoria. L'arte figurativa, la musica, la scrittura ma anche la bontà, l'altruismo, gli sport rischiosi e finanche l'umorismo e la tendenza alla superstizione e alla religiosità piuttosto che alla razionalità (udite, udite, CICAP!), sono caratteristiche esclusive del genere umano che trovano spiegazioni tutt'altro che forzate se lette nel contesto della linea evolutiva seguita dal cervello umano sotto la pressione della selezione sessuale.

Il libro è bellissimo e non potrà non cambiare il vostro modo di interpretare l'affascinante complessità che le relazioni umane hanno se confrontate con quelle di qualsiasi altra specie nostra coinquilina sul pianeta terra. Sia che crediate, sia che non crediate alla tesi di Miller.