Un "fluido" per guarire

Storia, verità, stranezze e curiosità della medicina elettrica

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  • 11-03-2002
  • di Andrea Albini
Pochi ricercatori sarebbero oggi disposti ad indagare i misteriosi "fluidi" e le vaghe "energie" che tanti guaritori invocano come all'origine dei loro presunti poteri. Se ora tali affermazioni sono discreditate dalla scienza[1], ci fu un momento - oltre due secoli e mezzo fa - in cui un'idea del genere poteva sperare di avere un solido fondamento nel mondo della fisica; era stato scoperto un nuovo fenomeno - l'elettricità - e il "furore sperimentale" che circondò l'evento fece credere a molti che potesse avere sconosciute proprietà terapeutiche. Vediamo come andò a finire.

L'abate Nollet, carriera di un illuminista


Il 17 aprile 1749, l'abate Jean Antoine Nollet attraversava le Alpi per indagare i sorprendenti successi che l'applicazione dell'elettricità alla cura delle infermità sembrava avere in Italia. Definito da un contemporaneo: "il flagello di tutti i fisici ciarlatani", nei circa sei mesi di permanenza nel nostro paese ebbe modo di riconfermare la sua fama.

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Chi era questo personaggio? Si trattava di un tipo di scienziato che solo l'illuminismo avrebbe potuto creare. Di umili origini, Nollet aveva seguito la carriera ecclesiastica come allora accadeva per molti spiriti intelligenti ma privi di risorse economiche. All'epoca del suo viaggio in Italia era stato nominato da oltre un decennio membro dell'Académe des Sciences ed aveva raggiunto la notorietà, grazie alla sua attività di costruttore di strumenti scientifici che lo portò, tra l'altro, a fornire un corredo sperimentale del valore di diecimila livres (lire) al filosofo illuminista Voltaire. Un altro dei suoi impieghi principali erano le conferenze che arrivarono ad attirare più di centocinquanta spettatori paganti per seduta. L'ingresso di Nollet nel mondo della scienza fu quasi casuale. Finiti gli studi teologici e filosofici trovò un impiego come precettore presso una nobile famiglia parigina e qui venne in contatto con gli spiriti più influenti dell'epoca. Dopo aver realizzato e dato in omaggio un mappamondo alla duchessa du Maine, le sue eccezionali doti manuali furono notate dal duca du Clermont, patrocinatore della Société des Artes che raccoglieva i migliori artigiani francesi. Iniziò così una carriera di costruttore di apparecchiature scientifiche. La sua abilità in questo campo lo portò a collaborare con i migliori scienziati sperimentali del suo paese, come Réamur e du Fay. Aiutato dagli accademici che assisteva, Nollet visitò anche i più attrezzati laboratori di Londra e di Leida, in Olanda. Gli strumenti che vide erano troppo costosi perché Nollet potesse sperare di possederne qualcuno ma se fosse riuscito a costruirli da sé - e a venderli - avrebbe potuto autofinanziare le sue ricerche: "Ho maneggiato io stesso la lima e le forbici, assunto e addestrato gli operai, ho suscitato la curiosità di numerosi gentiluomini che hanno posto i miei prodotti nei loro studi, in una parola - non lo nascondo - ho fatto due o tre strumenti dello stesso tipo per poterne tenere uno per me". Oltre che abile artigiano, Nollet era infatti un erudito e un buon oratore e pensò di sfruttare questa dote, e la sua dotazione personale di strumenti, per avviare una serie di "conversazioni sperimentali" che iniziarono nel 1735. Il loro successo fu immenso, al punto che l'abate francese si impegnò in una serie di conferenze che toccarono Reims, Bordeaux e Torino. Ancora oggi, lo storico della scienza John H. Heilbron definisce il Cours de physique di Nollet, in cui erano incluse anche le sue scoperte originali: "forse l'esposizione più popolare nel suo genere mai realizzata. Nollet amava essere utile e gradevole, intrattenere i suoi ascoltatori e disabituarli agli errori volgari, ai timori stravaganti e alla fiducia nelle cose meravigliose e strane" [2].

L'approccio divulgativo dell'abate-scienziato, così legato all'esperimento e alla dimostrazione, coincideva con un periodo in cui la ricerca scientifica più avanzata era meno astratta di quanto lo sia oggi. Nonostante questo, le sorprendenti scoperte sullà, che si andavano definendo in quel periodo, rappresentavano qualcosa di totalmente nuovo e non potevano essere definite che come "meravigliose", sollevando un grande interesse nel pubblico. "L'elettricità - scrive Heilbron - fu la sola, tra le branche della fisica dell'Illuminismo, a divertire il pubblico, che traeva godimento nel vedere altre persone colpite da scosse, e la sola a mostrare, nei trattamenti delle paralisi e nel fulmine, che la scienza poteva essere utile" [3].

Le origini della medicina elettrica, teorie ed esperimenti


L'idea che le nuove proprietà dell'elettricità appena scoperte potessero avere un'applicazione medica, e potessero essere usate per recuperare la salute, non tardò ad arrivare [4].

A giudicare dai cronisti del Settecento, la moda della medicina elettrica ebbe origine proprio nel nostro paese. Così scriveva il medico Giovanni Vivenzio, lamentandone, però, gli scarsi progressi a causa della mancanza di finanziatori, che incoraggiava la tendenza a non sforzarsi di ripetere gli esperimenti. Anche la stampa contribuì a dar risalto all'euforia del momento per le nuove cure elettriche. Rievocando quel periodo, il fisico e conferenziere contemporaneo Sigaud de la Fond racconta come "tutti i giornali italiani si riempivano di una moltitudine di guarigioni miracolose".

Lo stesso Nollet si era dedicato allo studio delle applicazioni mediche dell'elettricità negli anni immediatamente precedenti la sua visita in Italia. Dopo una fase di sperimentazione sugli animali, aveva applicato delle bottiglie di Leida (i precursori dei moderni condensatori elettrici) a dei paralitici proveniente dall'ospizio militare di Parigi: l'Hôtel des Invalides. Oltre che a provocare le scosse, aveva provato ad immergere i pazienti nelle "atmosfere elettriche" e li aveva elettrizzati, fino ad ottenere lo scocco della scintilla dall'arto paralizzato. Le conclusioni sugli esperimenti furono caute: le sue prove non avevano dato gli esiti che si erano previsti, però i buoni risultati comunicati da altri facevano pensare "ad una persona ragionevole che non abbia interesse a difendere altre opinioni", che l'elettricità "impiegata con perseveranza e somministrata con abilità", fosse utile nella cura delle paralisi.

Quest'onestà intellettuale si basava su una plausibilità teorica che non era in contrasto con lo stato delle conoscenze dell'epoca sull'elettricità e sulla fisiologia. Nollet riteneva che le scosse elettriche fossero in grado di "sbloccare" i nervi inefficienti. Inoltre, attraverso una serie di laboriosi esperimenti, aveva scoperto come l'elettricità accelerava il flusso nei capillari e l'evaporazione nei tessuti animali e vegetali. Questo fatto lo portò a credere che attraverso l'elettricità si potesse "purgare" il corpo dagli umori nocivi, promuovere la circolazione e l'espulsione delle sostanze tossiche.

I successi clamorosi annunciati in Italia avevano incoraggiato il lavoro anche nel resto d'Europa. Tra gli sperimentatori seri che si interessarono al problema, il fisico ginevrino Jean Jallabert, che teneva una corrispondenza scientifica con Nollet, annunciò i medesimi risultati negativi nella "trasfusione dei balsami" attraverso l'elettricità.

Nollet scende in campo


Durante il suo tour della nostra penisola - ci racconta Heilbron - il "saggio" e "gentile" abate francese passò come una falce attraverso i venditori di miracoli da Torino fino a Napoli, ricevendo un'accoglienza reale, eccetto che dalle sue vittime [5].

A Venezia incontrò il medico ed avvocato Giovan Francesco Pivati, autore nel 1746 di un Nuovo dizionario scientifico e curioso sacro profano, e di una lettera contenente riflessioni sull'elettricità medica. Pivati adottava la tecnica delle "intonacature", e sosteneva di aver impregnato un amico con i vapori di un "balsamo peruviano" contenuto in un'ampolla sigillata che era stata elettrizzata. Sebbene Pivati avesse precedentemente dichiarato di aver ottenuto buoni risultati con questa tecnica, di fronte a Nollet affermò che in realtà non riusciva ad ottenere sempre dei successi; cercò delle scuse per non ripetere gli esperimenti e promise all'abate francese di rifarsi sentire, scomparendo invece nel nulla.

Giunto a Bologna Nollet fece visita a Giuseppe Veratti, medico e fisico, nonché marito del fisico Laura Bassi ed autore nel 1748 di un volume di Osservazioni fisico-mediche intorno all'elettricità. Egli aveva descritto numerosi casi di guarigione di pazienti che erano stati messi a contatto con un tubo elettrizzato mentre tenevano in mano il farmaco prescritto. Di fronte all'abate francese, che per l'occasione si era fatto accompagnare da un cardinale, il Veratti confermò l'efficacia della sua tecnica. Quando però Nollet gli chiese di elettrizzare una ragazza in loro presenza, l'esperimento non ebbe successo. La scusa per il fallimento merita di essere riportata integramente perché sembra uscita da una novella del Decamerone; rivolgendosi all'ecclesiastico il Verlatti rispose: "Monsignore, è perché in vostra presenza non abbiamo potuto elettrizzarla come avrebbe dovuto".

Altrettanto deludente era stata per Nollet l'incontro con il medico ed erudito torinese Giovanbattista Bianchi. Questi somministrava ai suoi pazienti delle "purghe elettriche" il cui impiego aveva affascinato anche il Verlatti. In questa pratica il purgante, invece di essere assunto per bocca, avrebbe dovuto essere assorbito con più efficacia dal corpo del malato, semplicemente tenendo in mano la boccetta sottoposta ad elettrizzazione. Per questo esperimento Nollet selezionò una cavia illustre: Giovanni Battista Beccaria, ecclesiastico nonché matematico, fisico e professore all'Università di Torino. Anche questa volta il proponente della cura meravigliosa dovette vergognosamente ammettere lo scacco dopo che aveva somministrato senza successo la purga elettrica al "secco e bilioso" padre Beccaria.

Considerando che i tre personaggi esaminati erano considerati gli esponenti più autorevoli della medicina elettrica italiana, il risultato era sconfortante. Pivati, concludeva Nollet, "era un novizio in fisica, poco uso a far esperienze, un po' amante delle meraviglie e credulone", e per quanto riguardava il Bianchi, "non c'era qui da purgare altro che l'immaginazione" [6].

Il trionfo della medicina elettrica in Francia


Terminata la sua visita in Italia, Nollet rivalicò le Alpi profondamente scoraggiato per quello che aveva visto e arrivò a pensare di abbandonare i suoi studi sull'elettricità. Restava comunque aperto il campo più promettente, quello del trattamento elettrico della paralisi. Studiosi come Jallabert a Ginevra e il medico e sistematico François Boissier de Sauvages de la Croix a Montpelier, ritenevano di aver ottenuto qualche successo e questo bastò a far dilagare il "trionfo" della medicina elettrica che presto trovò impiego nei campi più disparati: dalle cefalee alle malattie mentali, dai reumatismi alla cecità.

Nel Settecento, la terapia elettrica ebbe credito anche perché i nuovi fenomeni elettrici si inserivano negli allora diffusi studi che cercavano di trovare una relazione tra il clima, la meteorologia e la salute generale della popolazione o il diffondersi delle epidemie. I progressi che la chimica stava ottenendo in quegli anni facevano pensare che le nuove sostanze presenti nell'aria potessero influire sulla salute [7]. Da qui a pensare che i "fluidi" elettrici avessero effetti curativi il passo era breve anche perché, come Benjamin Franklin aveva mostrato, il più spettacolare dei fenomeni atmosferici - il fulmine - era di origine elettrica.

Nel 1776 la Societé Royale de Médicine incaricò P. J. C. Mauduyt de la Verenne di studiare il campo della terapia elettrica, settore a cui si interessavano ormai in tutta Europa sia i medici sia gli scienziati professionisti o dilettanti. Mauduyt si convinse che - analogamente a quanto pensava Franklin - l'elettricità trasportava l'umidità fuori dal corpo. Pensò anche di avere scoperto che l'elettricità caricata positivamente faceva accelerare i battiti cardiaci "normali" di otto pulsazioni al minuto mentre quella negativa li riduceva di due. Questa "osservazione" lo portò a credere che la quantità di elettricità atmosferica poteva indebolire o irrobustire uomini ed animali.

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In Francia, negli stessi anni praticava la medicina elettrica Nicolas-Phillipe Le Dru che sotto lo pseudonimo di Comus si guadagnava da vivere come conferenziere scientifico e dimostratore pubblico. Egli aveva ottenuto nel 1783 una licenza per praticare la medicina a Parigi da una commissione della Sorbona che aveva esaminato le sue cure, particolarmente per i casi di epilessia. Seguendo una teoria allora comune, Le Dru credeva che i nervi trasportassero un fluido vitale e che il suo scorrere potesse essere impedito da strozzamenti oppure da un aumento della sua viscosità. L'applicazione del fluido elettrico avrebbe in qualche modo ovviato a queste anomalie.

Tra i molti altri studiosi che pubblicarono osservazioni sull'uso medico dell'elettricità in quegli anni, l'abate Bertholon cercò di porre in relazione le malattie con gli stati elettrici. Confrontando i registri delle previsioni meteorologiche e quelli delle nascite della città di Lione, arrivò a concludere che l'elettricità influenzava la fecondità. Questo lo portò a cercare un'ulteriore relazione con i cicli mestruali e, da questi, con la Luna, concludendo che "le differenti posizioni tra la Luna e il globo terrestre producono cambiamenti nella qualità, quantità ed energia del fluido elettrico" [8].

I nodi vengono al pettine


Dopo un periodo di grande ed incontrastato favore si avvicinò però il tempo in cui le presunte virtù terapeutiche della medicina elettrica dovevano essere poste in discussione. Questo avvenne sull'onda dei contrasti che da subito aveva incontrato tra gli studiosi la pratica del mesmerismo. Fondata dal medico austriaco F. A. Mesmer, questa tecnica si fondava sull'affermazione che l'universo era pervaso da un fluido magnetico animale di cui le creature viventi erano i recettori e che obbediva a leggi meccaniche ancora sconosciute.

Rispetto alla medicina elettrica, che si appoggiava sui presunti effetti benefici di un fluido chiaramente esistente - l'elettricità - questa pratica si richiamava a qualcosa di misterioso. Un'altro aspetto negativo del mesmerismo era che mentre gli studi sugli effetti medici dell'elettricità avvenivano alla luce del giorno, esso era una disciplina segreta che doveva essere divulgata solo agli iniziati.

Nel marzo del 1784 fu istituita una Commissione reale per investigare le affermazioni di Mesmer. Ne facevano parte anche Franklin e il chimico Lavoisier. Come prima cosa, gli studiosi tentarono senza successo di individuare l'elettricità animale ma non riuscirono a misurare nessuna variazione di grandezze fisiche come la temperatura, l'elettricità o il magnetismo. In seguito scoprirono che quando i pazienti erano bendati, non reagivano alla "magnetizzazione" se non sapevano che questa stesse avvenendo. Le conclusioni furono che quello che gli esperimenti avevano permesso di scoprire, era solo "il potere dell'immaginazione" [9].

Dopo Mesmer, anche a Le Dru toccò in sorte di essere sconfessato da una nuova commissione allargata. Anche lui - sosteneva la commissione - poteva essere considerato, a suo modo, "un magnetizzatore" che riusciva a professare la sua pratica grazie ad appoggi politici, nonostante gli attriti con la facoltà di medicina [10].

Solo Mauduyt riuscì a passare incolume la tempesta, forse grazie alla sua appartenenza alla Societé Royale de Médicine e al fatto che aveva limitato la sua pratica della terapia elettrica alle sole ragioni di studio, senza aprire cliniche come avevano fatto gli altri. Nonostante questo, Mauduyt si appellava a basi teoriche che erano simili a quelle di Le Dru [11].

Una critica all'impunità di Mauduyt doveva comunque arrivare nel 1784 quando il medico e futuro rivoluzionario Jean-Paul Marat pubblicò una Mémoire sur l'électricité medicale, in cui attaccò le ipotesi dell'abate Bertholon e indirettamente quelle di Mauduyt. Marat sostenne che anche se i fluidi elettrici potevano entrare nel corpo, non necessariamente dovevano provocare delle conseguenze. Inoltre se l'elettricità avesse accelerato le secrezioni, come si sosteneva, non si capiva perché non facesse ammalare gli organismi sani. Egli si impegnò anche sul fronte sperimentale. Eseguì esperimenti molto accurati in cui applicò le scosse elettriche su piccoli animali provocandone la morte, dimostrando i potenziali pericoli delle terapie elettriche. Ripeté inoltre gli esperimenti "in cieco" che la commissione reale avevo realizzato sul mesmerismo, riportandone gli stessi risultati: quando i pazienti erano inconsapevoli di essere elettrizzati non sentivano alcuna sensazione.

Marat non era certo un membro dell'establishment e le sue critiche non ebbero effetto [12]. Nonostante questo, l'ingenuità e spesso la ciarlataneria che circondò molta "medicina elettrica" - e che impregnò il mesmerismo - si sarebbero ripercosse negativamente sullo sviluppo degli studi dell'elettrofisiologia, che ricevettero un altro duro colpo dalla controversia sulla natura della "elettricità animale" tra Volta e Galvani [13].

Solo nell'Ottocento le indagini sulla bioelettricità ripresero vigore, principalmente grazie al lavoro degli scienziati italiani Leopoldo Nobili e Carlo Matteucci, che aprirono la strada alla scoperta dei potenziali d'azione elettrici nel cuore e nei nervi [14].

Oggi gli impieghi medici dell'elettricità sono innumerevoli e vanno dagli apparecchi diagnostici come l'ECG e la risonanza magnetica, ai pace maker e all'impiego dei defibrillatori nel pronto soccorso cardiologico.

Note


1) Perlomeno perché tali presunte energie non sono indicate in modo chiaro e scientificamente sperimentabile dai proponenti.
2) John H. Heilbron: Alle origini della fisica moderna. Il caso dell'elettricità. Il Mulino, Bologna, 1984, p. 249.
3) Ibidem p. 9.
4) Marcello Pera: La rana ambigua. La controversia sull'elettricità animale tra Galvani e Volta. Einaudi, Torino, 1986, pp. 19-27.
5) J. H. Heilbron. op. cit. p. 354.
6) cit. in Pera op. cit. p.22.
7) Geoffrey Sutton. Electric Medicine and Mesmerism. Isis, vol. 72, n. 263, settembre 1981, p. 377.
8) Ibidem p. 382.
9) È interessante osservare che la commissione rifiutò l'invito di Mesmer a valutare il successo della sua pratica confrontandosi con lui nel trattamento di un gruppo di pazienti scelto a caso. L'efficacia del mesmerismo (indipendentemente dalle sue cause) non fu così indagata. Nel Novecento F. A. Mesmer è stato indicato da alcuni come uno dei precursori della psicoterapia. A questo proposito si veda Jean Vinchon: Mesmer et son secret. L'Harmattan, Parigi, 1971 (1999).
10) Sutton. op. cit. p. 389.
11) Ibidem p. 391-392.
12) Un'idea dei rapporti tra Marat e i medici parigini si può ricavare da un dossier della polizia in cui egli viene definito: "uno sfacciato ciarlatano. M. Vicq d'Azir ha chiesto a nome della Société Royale de Médicine che sia cacciato da Parigi. Proviene da Neuchatel in Svizzera. Molti ammalati sono morti nelle sue mani ma ha una laurea in medicina, che qualcuno ha comprato per lui". Robert Darnton. "The High Enlightenment and Low Life of Literature in Prerivolutionary France". Past and Present, vol. 51: 85-115, p. 103. Cit. in G. Sutton. op. cit. p. 390.
13) Walter Bernardi. "The controversy on Animal Electricity in Eighteenth- Century Italy: Galvani, Volta and Others". in Nuova Voltiana, (a cura di Fabio Bevilaqua e Lucio Fregonese), Hoepli- Università di Pavia, Vol. 1, pp. 101-114.
14) L. A. Geddes, H. E. Hoff. "The Discovery of Bioelectricity and Current Electricity". IEEE Spectrum, dicembre 1971, pp. 38-46.


Andrea Albini
Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Università di Pavia