E' Oliver l'anello mancante?

Lo strano caso del primate tanto simile all'uomo da camminare su due gambe

  • In Articoli
  • 03-12-2003
  • di Massimiliano Teso

Nel 1976 nacque un caso criptozoologico che avrebbe fatto parlare di sè per ben trent'anni. Un caso che aveva tutti i numeri per diventare, come avvenne, estremamente famoso.

In quell'anno l'avvocato Michael Miller comprò dall'istruttore di animali Frank Burger una strana scimmia di nome Oliver, pagandola, a quanto pare, ben 10.000 dollari. Una cifra esagerata se non fosse per il fatto che questo singolare primate aveva caratteristiche completamente al di fuori del comune. Secondo quanto dichiarato da Burger, Oliver era stato catturato nello Zaire (Africa) e aveva subito dimostrato di non essere una scimmia come tutte le altre. Non amava stare insieme ai suoi simili, gradendo maggiormente la compagnia dell'uomo. Aveva imparato a usare il gabinetto e a svolgere semplici lavoretti come preparare il cibo per i cani. Per rilassarsi guardava la televisione, sorseggiando una bibita a base di Seven up e whiskey. Naturalmente, si potrebbe sospettare che il resoconto di Burger fosse stato inventato per gonfiare il prezzo di Oliver, ma le caratteristiche più straordinarie del primate erano facilmente visibili da chiunque. Aveva una testa più piccola del normale ed era completamente calvo. Le orecchie sembravano diverse da quelle delle altre scimmie e la mascella era poco sporgente, cosa che rendeva il suo aspetto terribilmente "umano". La cosa più straordinaria che distingueva nettamente Oliver da tutti gli altri primati ad eccezione dell'uomo era la sua andatura bipede.

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Oliver primate di 30 anni circa

Quando Oliver raggiunse la maturità sessuale i suoi interessi si concentrarono sulla moglie di Burger e su altre donne piuttosto che su femmine di scimpanzè. Furono proprio le lamentele della moglie a costringere Burger a vendere Oliver. L'avvocato Miller, fiutato l'affare, organizzò per Oliver un tour in Giappone dove sembra sia stato visto da circa 26 milioni di persone. Venne inizialmente presentato come l'anello mancante tra l'uomo e la scimmia e questa convinzione si rafforzò maggiormente dopo le analisi del DNA che, a quanto pare, rilevavano in Oliver 47 cromosomi (uno in più rispetto all'uomo e uno in meno rispetto agli scimpanzè).

I media si catapultarono su una notizia tanto ghiotta, proponendo per Oliver diverse interpretazioni oltre a quella già citata: ibrido fra diverse specie di scimmie; nuova e sconosciuta specie; scimmia malformata geneticamente; un esemplare di un uomo bestia africano di nome Shite e, addirittura, ibrido tra uomo e scimmia. Quest'ultima, insieme a quella dell'anello mancante, furono le ipotesi su cui i giornalisti specularono maggiormente. Per i media era un'occasione da non perdere: un mistero in carne e ossa visibile da chiunque.

Dopo il clamore iniziale il caso Oliver venne dimenticato. Dalla fine degli anni Settanta fino e per tutti gli anni Ottanta Oliver non fu più protagonista dei media ma venne comunque presentato durante vari spettacoli nuovamente come anello mancante tra uomo e scimmia. Nel 1977 fu acquistato da Ralph Helfer del parco di divertimenti Californiano Enchanted Village. Quando lo stesso anno il parco chiuse per bancarotta, Oliver venne esibito in un'altra fiera, la Costa Mesa Fairgrounds della compagnia Gentle Jungle Inc., fino a che anche questa non chiuse i battenti nel 1982. Negli anni seguenti Oliver venne trasferito al Wild Animal Training Center di Ken Decroo, a Riverside, ed esibito in altri parchi (Lion Country Safari, Orange County) fino a quando nel 1985 fu acquistato da Bill Rivers. Nel 1989 Oliver fu venduto alla Buckshire Corporation, un laboratoro della Pennsylvanian che utilizzava animali per esperimenti scientifici. Oliver non venne mai utilizzato per alcun esperimento, ma si ritrovò a vivere in una gabbia di 2 x 1.5 metri per sette anni, cosa che gli causò l'atrofizzazione dei muscoli.

Nel 1996 Oliver venne preso in custodia dal parco naturale Primarily Primates in Boerne (Texas) adibito alla salvaguardia e alla cura dei primati ed è lì che riconquistò gli onori della cronaca.

Wally Swett, direttore del parco, annunciò infatti di voler svelare una volta per tutte il mistero che per anni aveva avvolto questo singolare primate. Contattò il dottor David Ledbetter dell'Università di Chicago affinchè conducesse un'analisi accurata del DNA di Oliver, cosa che fece nell'autunno del 1996. Le conclusioni furono che Oliver aveva 48 cromosomi e non 46 come veniva propagandato. Era quindi una normalissima scimmia.

Ciò che rendeva tutti perplessi però erano le sue caratteristiche morfologiche. Per confermare le analisi del dottor. Ledbetter, Swett si rivolse allora ad altri esperti: il dottor John J. Hely, della Texas's Trinity University, il dottor Charleen Moore della Texas University's Health Science Center di San Antonio e il dottor M. Martino della Southwest Foundation for Biomedical Reserch. I risultati dello studio, pubblicati sull'American Journal of Physical Anthropology, supportavano pienamente quanto ormai si sapeva: Oliver era una normalissima scimmia con 48 cromosomi. Il suo DNA è stato confrontato con quello dell'uomo (Homo sapiens), con quello dello scimpanzè comune (Pan troglodytes) e con quello di una specie pigmea di scimpanzè, il bonobo (Pan paniscus). Oliver è risultato appartenere alla specie dei Pan Triglodytes.

Il gruppo ha inoltre voluto determinare a quale specie di scimpanzè Oliver potesse appartenere. Il suo DNA è stato confrontato con diversi esemplari provenienti da zone note dell'Africa ed è risultato praticamente identico ad uno scimpanzè di nome "Mopia" del Gabon, Repubblica dell'Africa centrale.

Che dire però delle caratteristiche morfologiche di Oliver? Nell'articolo dell'American Journal of Physical Anthropology si fa rilevare come già negli anni Settanta si sapevano particolari che, se svelati, avrebbero reso il caso meno misterioso. Si sapeva, infatti, che Oliver era completamente sdentato, reso in questo stato molto probabilmente in giovane età. Nel 1976 venne analizzato dal primatologo dottor Clifford Jolly il quale riferì che la strana conformazione della mascella che dava ad Oliver un'aria così "umana" era dovuta proprio alla mancanza di denti che aveva fatto rientrare la mandibola con la conseguente atrofizzazione dei muscoli maxillofacciali.

L'andatura bipede, secondo Clifford, era dovuta molto probabilmente a un condizionamento imposto all'animale. Le altre caratteristiche, inoltre, altro non erano che normali variazioni che le scimmie, come gli uomini, hanno. Viene inoltre citato il parere del tassonomista di primati W.C. Osman Hill, il quale ha affermato che gli scimpanzè hanno grandi variazioni individuali riguardanti la densità e il colore della pelliccia, la presenza o l'assenza di zone prive di pelo, diverse conformazioni del cranio e delle orecchie. Sempre nel 1976 il dottor Mitsuo Iwamoto del Primate Research Institute a Kyoto, in Giappone, aveva sottoposto Oliver a un'analisi ai raggi X rivelando che la struttura del bacino era quella di uno scimpanzè e non di un umano.

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Oliver riesce a mantenere un'andatura bipede

 

Il gruppo di ricerca ha inoltre cercato nel passato di Oliver per fare luce sulle precedenti e presunte analisi del DNA a cui sarebbe stato sottoposto. Sono state trovate diverse fotografie del DNA di Oliver con allegata documentazione del criogenetista Momoki Hirai della Divisione Genetica del National Institute of Radiological Sciences a Chiba-shi, sempre in Giappone, il quale aveva concluso che Oliver non era altro che uno scimpanzè. Esiste però un cheriotipo di Oliver con la mancanza del cromosoma 15 la cui origine è però ignota. È questa l'immagine presentata dai media, ad esempio dalla Nippon Television Network, come prova delle anomalie genetiche di Oliver.

Non sappiamo se molte delle storie che si raccontano su Oliver, soprattutto quelle riferite da Burger, il suo primo proprietario, siano più o meno gonfiate. Sta di fatto che gli esami a cui è stato sottoposto hanno finalmente fatto chiarezza su un "mistero" che permaneva da circa trent'anni. Un "mistero", bisogna dirlo, completamente costruito dai media, da giornalisti alla ricerca dello scoop facile che, invece di presentare tutte le prove, avevano, volutamente o meno, celato preziose informazioni che avrebbero permesso di scoprire immediatamente l'arcano.

 

Un particolare ringraziamento a Claudio Dati, biologo del Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo (Torino).

Bibliografia

1) "Mutant' Chimp Gets Gene Check", Science, Volume 274, Numero 5288, 1 Novembre 1996.

2) MacCormack John, "Genetic testing show he's a chimp, not a human hybrid", San Antonio Express-News, 26 gennaio 1997, www.texnews.com/ news/chimp012697.html

3) Herrick Thaddeus, "Chimp seems unique, but not a missing link", Houston Chronicle San Antonio Bureau, 1 ottobre 1997.

4) Ely J.J., Lelan d. M., Martino M., Swett W., and Moore, C.M., "Technical report: chromosomal and mtDNA analysis of Oliver", American Journal of Physical Anthropology 105(3): 395-403, 1998.

5) Shuker Karl, Oliver's no gene gene, Fortean Times n° 120, marzo 1999.

6) Sito del Primarily Primates:http://www.primarilyprimates.org/ .

7) Sito criptozoologico con una sezione dedicata ai presunti anelli mancanti: www.parascope.com/en/cryptozoo/missingLinks.htm .

 

Massimiliano Teso

Prestigiatore,

consigliere CICAP Lazio