La sopravvivenza del più adatto. Dawkins contro Gould

di Kim Sterelnt
Raffaello Cortina, 2004
pp. 137, € 14,00

  • In Articoli
  • 17-09-2004
  • di Piergiorgio Odifreddi
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Dopo l'eliocentrismo, l'evoluzionismo è stata la teoria scientifica che più si è scontrata con i pregiudizi antropomorfi dei conservatori e dei religiosi di ispirazione mediorientale. Mentre però il copernicanesimo è ormai cosa acquisita anche per le frange più reazionarie, il darwinismo continua a provocare reazioni di rigetto anche in quelle moderate. E i venti di destra che spazzano il mondo hanno risollevato anche da noi polverose proposte di par condicio con il creazionismo nell'insegnamento scolastico. Nel frattempo, fra il clamore degli idioti e dei cretini, la teoria scientifica avanza e si raffina in un interessante dibattito interno, del quale Kim Sterelny ci presenta una breve e lucida rassegna.
Da lato sta Richard Dawkins, riduzionista di ferro, per il quale la lotta per la sopravvivenza avviene prevalentemente al livello di "geni egoisti", che sfruttano gli organismi e le specie come veicoli per la loro trasmissione: un'idea mutuata dal Butler di Erewhon, secondo cui è la gallina (o il pollaio) a essere un mezzo di riproduzione dell'uovo, e non viceversa. Un'idea che Dawkins ha esteso anche alla cultura umana, nella quale idee e comportamenti sarebbero "memi" analoghi ai geni, e come loro in lotta per la sopravvivenza del più adatto.
Dall'altro lato stava Stephen Gould, recentemente scomparso, la cui teoria degli "equilibri punteggiati" vede la storia biologica agire soprattutto al livello delle specie, e più come una corta serie di grandi cambiamenti improvvisi causati da fattori esterni, quali i mutamenti climatici o le catastrofi ecologiche, che come una lunga serie di piccoli cambiamenti cumulativi prodotti dall'adattamento.
A decidere quale delle due versioni del darwinismo sia quella giusta sarà la storia, quella stessa che ha già deciso che il creazionismo è sbagliato.