Scienza, imposture e abbagli (recensione)

di Martin Gardner<br>con una presentazione di Massimo Polidoro<br>Hoepli, 2005<br>pp. 238, &euro; 16

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Quella che segue non è una vera recensione del libro, ma il testo della prefazione che Polidoro ha scritto per il volume:

Ha curato per 25 anni, dal 1956 al 1981, la leggendaria rubrica di enigmi e giochi matematici del mensile Scientific American (ripresa in Italia da Le Scienze) e di matematica ricreativa parlano molti dei suoi oltre settanta libri. Eppure, non è un matematico e non ha alcun titolo scientifico (ha un diploma in filosofia ottenuto nel 1936 dall'Università di Chicago).

Nutre un amore profondo per la scienza e ha scritto notevoli libri di divulgazione scientifica. Eppure, il suo impegno più grande ed efficace è stato quello di combattere e smascherare gli inganni pseudoscientifici e "paranormali" del ventesimo secolo.

Il celebre studioso di scienze cognitive americano Douglas Hofstadter lo ha definito "uno dei grandi intelletti prodotti da questo paese nell'ultimo secolo".[1] Per lo scomparso paleontologo Stephen Jay Gould era "il più luminoso segnale in difesa della razionalità e della buona scienza contro il misticismo e l'anti-intellettualismo che ci circonda". E Arthur C. Clarke, autore di 2001 Odissea nello spazio, lo paragona semplicemente a "un tesoro nazionale".

Stiamo parlando di Martin Gardner, un uomo che, nonostante la stima di tanti grandi intellettuali e la venerazione dei tantissimi appassionati che lo seguono da tutto il mondo, è sempre rimasto una persona estremamente umile. Gentile e riservato, per gran parte della sua vita si è accontentato di trascorrere il tempo nella sua casa di Hendersonville, nella Carolina del Nord, in compagnia della moglie Charlotte, della sua macchina da scrivere elettrica e dei suoi enormi schedari contenenti milioni di articoli, ritagli e idee su qualunque cosa lo appassionasse. Tra le etichette dei raccoglitori si potevano leggere titoli esotici tipo: "Geometria piana, solidi, quattro dimensioni e oltre"; oppure: "Cubi a combinazioni colorate, quadrati magici, problemi logici e di vario tipo".

Oggi, Martin Gardner ha passato i novant'anni di età (è nato il 21 ottobre 1914 a Tulsa, in Oklahoma), ha perso la moglie nel 2000 dopo 48 anni di matrimonio, ha chiuso i suoi archivi in un deposito e vive in una casa di riposo a Norman, nella sua Oklahoma. Ma non si è affatto ritirato: si è tenuto la sua macchina da scrivere elettrica e con lei continua a scrivere e a lavorare. La sua mente è brillante e acuta come sempre e questo suo nuovo, stimolante libro ne è la prova.

Molti dei saggi in esso contenuti sono tratti da una rubrica che Gardner ha tenuto dal 1983 al 2002 su The Skeptical Inquirer, la rivista del Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (CSICOP). È questa un'organizzazione nata negli Stati Uniti nel 1976 per iniziativa di un gruppo di scienziati e studiosi, tra cui il filosofo Paul Kurtz, lo psicologo Ray Hyman, l'illusionista James Randi, l'astronomo Carl Sagan, lo scrittore Isaac Asimov e lo stesso Martin Gardner, con lo scopo di contrastare le pseudoscienze e la superstizione. [2]

La rubrica si intitolava "Notes of a fringe watcher", che potremmo tradurre con: "Appunti di un osservatore sul confine", oppure: "Appunti di chi osserva ciò che sta al confine", dove il confine è quello tra ciò che è scienza e ciò che non lo è. [3] La passione di Gardner per le idee bislacche di ciarlatani e pseudoscienziati è antica; il suo primo libro, Fads and Fallacies in the Name of Science è del 1952 e rappresenta tutt'ora un fulgido esempio di logica, razionalità e umorismo messi al servizio dell'analisi critica del paranormale e dell'irrazionale in genere. [4]

Al momento in cui scrivo mi trovo impegnato, come altre volte in passato, in una fitta corrispondenza epistolare con Gardner; questa volta in vista di un numero speciale della rivista Magia che il CICAP gli dedicherà nel 2006. Poiché non si serve di Internet e non usa il computer, ho la fortuna di ricevere da lui bellissime lettere scritte a macchina e poi annotate e corrette a penna.

Quando gli ho chiesto come mai abbia dedicato così tanto tempo della sua vita alla critica del paranormale, mi ha risposto proprio come mi aspettavo e come risponderei io alla stessa domanda. [5]"In un certo senso" dice Gardner "mi dispiace impegnare così tante energie nello smascheramento delle pseudoscienze. Non nego che spesso tutto ciò sia un puro e semplice spreco di tempo e fatica. Mi sono divertito molto di più a scrivere il libro con Carnap o gli altri libri di scienza e matematica. Però, oltre alla meraviglia che mi dà ogni volta vedere fino a che punto si spinge l'umana creduloneria, smontare le affermazioni della falsa scienza è un modo divertente e indolore per imparare come funziona davvero la scienza, quella buona. Per sapere dove sbagliano gli oppositori di Einstein, per esempio, devi capire come funziona la teoria della relatività. Devi sapere come funziona la statistica per capire che Il Codice Genesi di Michael Drosnin è una stupidaggine. E devi conoscere il potere del placebo per renderti conto del motivo per cui guaritori e pranoterapeuti sembrano efficaci. Ma c'è un altro motivo, forse più importante, per cui vale la pena combattere l'irrazionalità. Idee pseudoscientifiche e credenze infondate si trasmettono anche ai nostri leader politici e le conseguenze non possono che essere dannose per tutta la società. Guardate per esempio cosa succede oggi nel mio Paese con l'assurda battaglia che i creazionisti, spalleggiati da vari politici conservatori, hanno lanciato contro Darwin e l'evoluzione. Si rischia di equiparare fatti scientifici, incontrovertibili, con quelli che sono solo dogmi religiosi e credenze individuali. Un fatto che se accettato ci riporterebbe indietro di secoli."

A volte, leggendo alcuni scritti di Gardner, così come del resto capita anche per il lavoro del CICAP, ci si sente dire che sembriamo avere una risposta per tutto e che con le nostre indagini toglieremmo incanto all'universo. "Che sciocchezza" risponde Gardner. "Sono talmente tante le cose che ancora non sappiamo che non c'è nessun rischio di togliere fascino all'universo. Non sappiamo, per esempio, se c'è vita altrove nel cosmo o se la vita è qualcosa di così raro che si trova solo sulla Terra. Non sappiamo se esiste un solo universo o se invece c'è un multiverso dove un numero infinito di universi nasce, vive e muore, ognuno con le sue leggi e costanti fisiche. Non sappiamo se la meccanica quantistica si trasformerà prima o poi in una teoria più profonda. Non sappiamo se l'elettrone si rivelerà possedere una struttura interna... Cosa darei per sapere queste e altre mille cose simili! Quello che so per certo, però, è che la mente umana, o anche solo la mente di un gattino, sono di gran lunga più interessanti nella loro complessità di qualunque fantasia pseudoscientifica."

La curiosità di Gardner è davvero sconfinata. Oltre alla matematica, alla scienza e alle pseudoscienze, tra le tante altre cose di cui si è occupato con passione e successo ci sono la filosofia, le religioni, l'arte e la letteratura. La sua versione annotata di Alice nel paese delle meraviglie, per esempio, pubblicata nel 1960 e tutt'ora in stampa, è considerata la migliore versione critica del celebre romanzo di Lewis Carroll mai realizzata e ha venduto fino a oggi oltre un milione di copie. [6]

"La cosa che amo di più, oltre alla mia famiglia, è imparare qualcosa di nuovo e significativo" mi ha detto Gardner. "Subito dopo, il mio piacere più grande consiste nell'imparare un nuovo gioco di prestigio."

La magia, o meglio l'illusionismo e i giochi di prestigio, sono una passione che Gardner nutre sin dall'infanzia. Addirittura, prima di dedicarsi alla matematica divertente, impegnava gran parte del suo ingegno nella creazione di giochi magici per i prestigiatori. "La magia è sempre stato un mio hobby. Alcuni dei migliori trucchi si basano su qualche principio scientifico o matematico. In uno dei miei primi libri, Mathematics, Magic and Mistery, [7] mi occupo proprio di questa sovrapposizione tra magia e matematica."

Per lo speciale della rivista Magia Gardner ci ha regalato numerosi esempi, come questo [8] : "Prendete un mazzo di carte da gioco e alternate una carta rossa a una carta nera. Quando il mazzo è pronto, tagliatelo a metà, assicurandovi che le carte che si trovano sotto ciascuno dei due mazzetti siano di colori opposti. Mescolate insieme i due mazzetti con un "miscuglio all'americana", senza preoccuparvi troppo di quanto perfetto sia. A questo punto, se partendo dalla cima del mazzo togliete una coppia di carte, vedrete che sono una rossa e una nera. E se ne togliete un'altra sarà lo stesso, e così via fino alla fine! Ci sono decine di giochi di carte che si basano su questo curioso principio. Dimostrare come e perché funziona ci porta dritti a qualcosa di assolutamente serio come il calcolo combinatorio."

Ma come sa bene Martin Gardner, spesso i giochi più sorprendenti e incredibili non sono quelli "meccanici", ma quelli che si realizzano per puro caso. Come questo, che mi racconta essergli capitato mentre era a militare, durante la guerra, su una nave scorta di un cacciatorpediniere: "In Marina il mio soprannome era Buzz ed era risaputo che facevo giochi di prestigio con le carte e con oggetti di uso quotidiano. Mi ricordo un'occasione in cui chiesi a un marinaio di scegliere una carta e di consegnarmela senza guardarla. Poi gli chiesi di dire il nome di una carta qualsiasi. Se non avesse detto il nome della carta che mi aveva consegnato avrei detto: "Non solo questa è proprio la carta che hai appena nominato, ma farò un miracolo ancora più grande, la trasformerò nel..." e qui dicevo il nome della carta che in effetti avevo in mano. Uno scherzo, insomma. Quella volta fui fortunato. Nominò il Fante di Cuori. Quando girai lentamente la carta e si vide che era davvero il Fante di Cuori la faccia di quel povero marinaio divenne rossa come una barbabietola! Me lo immagino raccontare ai suoi nipoti di quella volta in guerra in cui uno strano tipo gli fece il gioco più incredibile che avesse mai visto".

In effetti, la fortuna, o meglio il caso, è spesso il segreto anche di tanti presunti fenomeni paranormali. Il sedicente sensitivo Uri Geller, di cui Gardner si è spesso occupato in chiave critica, era un maestro nella capacità di cogliere al volo ogni occasione gli si presentasse. Se per caso capitava che in sua presenza un'automobile faticasse a mettersi in moto, oppure si bruciasse una lampadina in casa di qualcuno o cadesse un quadro o un soprammobile, lui immediatamente se ne accaparrava il "merito" e diceva che erano le sue "energie", che spesso non riusciva a controllare, a provocare questi fenomeni. E la cosa incredibile è che c'era tanta gente pronta a credergli.[9]

Nel capitolo di questo libro intitolato "Magic and Psi", Gardner sottolinea un fatto molto importante. Chiunque può essere tratto in inganno, indipendentemente dalla preparazione culturale o dall'intelligenza che possiede. Spesso si dice che un certo sensitivo o una data tecnica "alternativa" sono valide perché lo dice un celebre scienziato. In realtà, gli scienziati sono le persone più facili da ingannare. "È perché sono abituati a studiare un universo che si comporta sempre onestamente" scrive Gardner. "Gli elettroni e le cavie da laboratorio non imbrogliano. Gli uomini sì."

L'unica difesa, contro gli inganni di medium e ciarlatani, è quella di ricorrere a qualcuno che conosca i loro stessi trucchi, cioè ai prestigiatori. Perché? Gardner fa un esempio molto illuminante. Mettiamo che sospettiate che un vostro amico bari a poker: chi interpellerete per prenderlo con le mani nel sacco? Un fisico? Un avvocato? Un poliziotto? Un parapsicologo? Ovviamente, chiederete consiglio a qualcuno che conosce le tecniche dei bari. Ecco perché se c'è il sospetto che un sensitivo si serva di trucchi, la persona giusta da coinvolgere negli esperimenti è un esperto di trucchi, ovvero un prestigiatore.

E il più grande prestigiatore che abbia dedicato la sua vita all'indagine critica del paranormale è un carissimo amico di Martin Gardner e mio, James Randi, di cui nel libro ricorre spesso il nome. Randi mi ha raccontato un divertente episodio capitatogli diversi anni fa, quando Martin Gardner ancora curava la rubrica su Scientific American e scriveva anche altrove su tanti altri argomenti. "Ero a una conferenza della IBM" mi ha detto Randi "ed ebbi modo di parlare di Martin, raccontando qualcuna delle sue geniali intuizioni matematiche. Alla fine dell'incontro, fui circondato da un gruppo di persone che volevano sapere se "Martin Gardner" era una persona vera o il nome d'arte di un gruppo di scrittori! Non riuscivano a credere che una persona sola potesse produrre così tanto e in maniera così regolare. A loro dissi che certo, Martin Gardner esiste ed è una delizia, una meraviglia e un caro amico per chiunque possieda una mente razionale. Ed è così, Martin è una persona rara, generosa, premurosa e insostituibile che mi inorgoglisce chiamare amico."

Nel capitolo qui dedicato a Rudolf Carnap, il filosofo della scienza, Martin Gardner scrive che nel 1970 avrebbe voluto essere l'autore di una prefazione a un libro che aveva scritto insieme a Carnap, che lui considerava un eroe, ma l'editore si rifiutò. Gli disse infatti che gli sembrava inopportuno fare precedere il libro da un'introduzione scritta da qualcuno che non era eminente quanto Carnap.

Oggi la Hoepli, per questo nuovo libro di Martin Gardner, ha pensato di chiedere la prefazione a me. Come cambiano i tempi!

Note


1) Hofstadter, tra l'altro, ha proseguito per un paio d'anni al suo posto la rubrica di enigmi e giochi matematici su Scientific American.
2) In Italia l'idea è stata subito ripresa dal giornalista Piero Angela che, insieme ai Premi Nobel Daniel Bovet, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia, all'astrofisica Margherita Hack, ai fisici Edoardo Amaldi e Tullio Regge, al neurofarmacologo Silvio Garattini e ad altri, tra cui il sottoscritto, ha creato il CICAP con scopi analoghi a quelli dell'omonimo americano.
3) Nel 2002 ho avuto l'onore di essere invitato da Kendrick Frazier, il direttore di The Skeptical Inquirer, a proseguire la rubrica di Gardner; ho accettato, pur con le gambe che mi tremavano, e l'ho ribattezzata: "Notes on a strange world" (Appunti su un mondo strano). La rubrica continua tuttora.
4) In Italia ne è uscita la traduzione solo nel 1998 con il titolo Nel nome della scienza: uno studio sulla credulità umana, per le Edizioni Transeuropa di Ancona.
5) Tra parentesi, gli ho anche chiesto se conoscesse o fosse mai stato in Italia. "So di avere qualche estimatore anche da voi" mi ha detto con tipica modestia "e so che diversi miei libri sono stati tradotti in italiano. Ma mi dispiace ammettere che gli unici viaggi che ho fatto in vita mia fuori dai confini degli Stati Uniti furono quelli a bordo della mia nave, durante la guerra. Ho dunque visto i porti di luoghi come Liverpool, Guantanamo e Bermuda. Stop."
6) In Italia il volume è stato pubblicato da Longanesi nel 1971 con le note di Gardner tradotte e aggiornate da Masolino D'Amico.
7) In italiano: I misteri della magia matematica (1985), Firenze: Sansoni Editore.
8) Anche detto "riffle shuffle", è una tecnica in cui i due mazzetti vengono tenuti ciascuno in una mano, si avvicinano le due estremità più corte e si fanno scorrere le carte le une sulle altre, in modo che risultino intersecate. Si spingono poi i due mazzetti uno verso l'altro e le carte dell'uno si ritrovano alternate a quelle dell'altro.
9) Ai trucchi dei sensitivi tipo Uri Geller (come piegare chiavi e cucchiaini, indovinare disegni sigillati in buste chiuse, spostare l'ago di una bussola senza toccarla, eccetera) Martin Gardner ha dedicato due divertenti libretti pubblicati negli anni Settanta in edizione limitata. Si tratta di Confessions of a Psychic e Further Confessions of a Psychic, che Gardner ha firmato con lo pseudonomo di Uriah Fuller. Oggi, Gardner ha concesso al CICAP di ristampare i libretti che presto, dunque, usciranno per la prima volta in italiano.