Le illusioni inattese della memoria a breve termine

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  • 22-06-2023
  • di Giuseppe Stilo
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© fcscafeine/iStock
Esiste un’ampia evidenza che mostra come la percezione delle cose che vediamo (gli stimoli visivi) è modellata dalle nostre aspettative. Da qui, una serie di illusioni che svolgono un ruolo centrale nelle testimonianze ufologiche, nei presunti fenomeni paranormali, e così via, per una lunga lista. Al contrario, l’esperienza comune, e anche molta letteratura, inducono a ritenere che ci si potrebbe fidare della memoria a breve termine, o STM (short-term memory), un termine “ombrello” che comprende i diversi meccanismi della memoria all’opera da alcune centinaia di millisecondi fino ad alcuni minuti dopo la percezione di uno stimolo.

Perplessi sia dai fondamenti teorici di questa fiducia nell’affidabilità della STM, sia dall’evidenza sperimentale disponibile, alcuni psicologi[1] coordinati da Marte Otten, dell’Università di Amsterdam, hanno realizzato quattro esperimenti per cercare di capire meglio come stanno le cose. I risultati mostrano che una parte significativa dei soggetti partecipanti allo studio ricordava in maniera attendibile ciò che gli era stato presentato (dunque, l’inferenza percettiva riflette in maniera accurata l’input), ma anche che molti altri, invece, si sbagliavano dopo periodi davvero brevissimi, pur essendo fortemente fiduciosi di “ricordare bene” (in questo caso, la rievocazione del ricordo è molto influenzata dalle aspettative già presenti).

Nel complesso, i quattro esperimenti hanno confermato che le aspettative sono in grado di rimodellare le rappresentazioni percettive anche su una scala temporale molto breve. Gli autori ritengono così di aver dimostrato l’esistenza di un fenomeno che hanno denominato “illusioni della STM”.

È infatti emerso che queste illusioni compaiono dopo aver fatto osservare ai soggetti delle immagini che contengono delle forme esistenti nella realtà (nel caso specifico, lettere dell’alfabeto) e delle forme “sbagliate” (ossia, delle pseudolettere sistemate a specchio rispetto a quelle “giuste”: per esempio, vedere ? e ricordare C). Le illusioni della STM si manifestano nel giro di alcuni secondi dalla scomparsa delle immagini mostrate.

Secondo Otten e colleghi, da tutto ciò emerge una constatazione di rilievo anche sul piano teorico. La crescita degli errori in funzione del trascorrere del tempo indicherebbe che la fiducia mal riposta delle persone dipenderebbe soltanto in parte da una codifica percettiva scorretta di ciò che vedono, ma anche dai processi della memoria.

A questo va aggiunto che i casi in cui i soggetti sono più convinti di ricordare bene pur avendo sbagliato hanno un’altra caratteristica importante: di solito, sono quelli in cui le lettere invertite, o inesistenti, e comunque errate, vengono scambiate per lettere vere dell’alfabeto, mentre accade assai meno il contrario - cioè che lettere vere siano prese per lettere invertite e così via. Secondo gli autori, questo indica che la causa principale di questi bias della memoria non è la somiglianza visiva fra gli stimoli, bensì le conoscenze precedenti della realtà, vale a dire ciò che alla persona è già noto: insomma, la responsabilità sarebbe della cosiddetta world knowledge, che nel caso degli esperimenti di Otten e colleghi riguarda la conoscenza dell’alfabeto latino mentre nei presunti fenomeni anomali, per esempio, sarebbe il fatto che le persone “sanno” che un UFO ha una determinata forma.

In conclusione, gli autori ritengono che i loro risultati sulle illusioni della memoria a breve termine, una volta replicati, potrebbero avere vaste conseguenze per l’intero ambito della ricerca sulla visione umana.

Note

1) Otten M., Seth A.K., Pinto Y., 2023. “Seeing ?, remembering C. Illusions in short-term memory”, in PlosONE, n. 18
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