Intervista a Mariano Equizzi, regista del cinema digitale.

La forma dell'informazione quanto può influenzare il contenuto di verità che tendiamo ad attribuirle?

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  • 08-07-2002
  • di Emiliano Farinella
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Mariano Equizzi, regista del cinema digitale, si occupa di video arte e cultura di genere su Next Text . Equizzi ha prodotto molti lavori sull’influenza della forma nella comunicazione. Il suo video “Ginevra Report” è un esperimento fantascientifico sulla possibilità di influire sul contenuto di verità di un documentario operando sulla forma del lavoro.




La forma dell'informazione può influenzare il contenuto di verità che tendiamo ad attribuirle?

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AgentZ - un film di Mariano Equizzi
Il sogno del Kyno Eye[1] secondo me è naufragato in se stesso diventando forma.
Millenni di civiltà ci obbligano a elaborare un’estetica connessa all’informazione. Osservo con attenzione MTV, le sue grafiche, i videoclip…se non avessero quella forma varrebbero ZERO, non avrebbero neanche senso compiuto senza un’estetica en vogue.
Anzi potremmo dire che il senso del videoclip è la sua forma, il suo momento di superficie nella stragrande maggioranza dei casi.
Ma questo può essere applicato anche ai suoni, alla produzione di musica per discoteca.
Questi eventi artistici sono paradigmatici di come il nostro cervello è controllato dalla forma più che dal contenuto, non ho idea di quale area venga ad attivarsi, ma sarebbe interessante capire cosa del nostro cervello si attiva quando vediamo un video clip di PINK, quando sentiamo la cassa percussiva della techno a 2000watt.
La verità che attribuiamo all’estetica non è una verità scientifica, non ha un valore diretto a chiarirci un problema, non è teleologicamente orientata, ha invece a che fare con la funzione dell’estetica, della forma.
Questa energia, questo scopo è connesso con la soddisfazione anche voyeristica-sessuale.
Pensiamo agli anni80’, al glam, questo era un mezzo straordinario per dirigere le menti della massa lontano dalla spada di Damocle atomica che pendeva sulle nostre teste.
Ricordo che nella notte passavano a Palermo i truck americani con i missili atomici, mentre vedevo Bowie e i Duran Duran in Televisione.
Volendo concentrarci sulla comunicazione “scientifica”, ho avuto occasione di vedere le serie dei primi documentari di Cousteau, adesso sarebbero censurati, crudeltà contro gli animali, gli esemplari venivano spesso fiocinati, catturati barbaramente.
Adesso sarebbe improponibile, quella forma di approccio alla divulgazione scientifica non offrirebbe un quadro giusto, non mostrerebbe la necessità di instaurare una relazione di rispetto con la natura.
Non solo la forma influenza la percezione della verità, ma questa forma muta nel tempo, segue la moda, il design o anche il gusto per il retrò.
La forma si sovrappone quindi alla divulgazione scientifica, e si pone come uno strato di interfaccia con il pubblico.
Questo livello che è la forma della comunicazione è determinato da quello strano intreccio fra arte, tecnologia e moda che muove i media.

Come e in che misura?

Basterebbe guardare i primi documentari di Angela e confrontarli a quelli che realizza adesso.
L’evento centrale della produzione documentaristica dell’ultimo 30ennio è stato il lavoro della BBC di Attemborough, il suo relazionarsi non con il pubblico, ma con il singolo fruitore da casa, in un rapporto buonmaestro / discepolo ha segnato tutta la produzione legata alla divulgazione scientifica.
L’assenza di uno studio-cornice, il passeggiare insieme alla cinepresa direttamente nel pianeta di cui voleva narrare le meraviglie.
Credo che sia molto simile al savoir faire di Alberto Angela.
Questa osservazione sul prima e dopo “Il Pianeta Vivente” cerca di evidenziare come un nuovo tipo “acting” del divulgatore-autore influenzi la quantità di verità scientifica percepibile dal fruitore, oltre il contenuto della verità divulgata.
Quindi chi non segue questo “nuovo” stile raccoglie meno pubblico, diffonde meno “verità”.
Possiamo anche sottolineare le nuove tecnologie, che riescono a spettacolarizzare la divulgazione scientifica, a segnare strade nuove persino nella realizzazione degli effetti speciali per il cinema di Science Fiction.

Quali sono gli artifici tecnici che si mettono in atto?

Possiamo dividerli in tre grandi masse.
La prima dipende dal testo e da come viene “interpretato”, connetto a questa massa gli effetti sonori sulla voce del soggetto e il modo in cui il suono è registrato. Evidenziare il soffione di un Geiser, mentre il divulgatore spiega fa capire meglio di cosa si tratta; si proietta lo spettatore accanto al “maestro” e crolla lo schermo-scudo televisivo.
Possiamo dire che il suono è meglio che sia fatto in presa diretta poiché nella percezione del pubblico é più vero, più urgente.
Dapprima la voce del divulgatore era una sorta di voce di Dio sulle immagini, adesso c’è una cura maniacale del suono, anche se vi è una Voice Over sono presenti i suoni ambientali.
E’ proprio cambiata la relazione fra divulgatore, informazione e pubblico.
La seconda massa riguarda le grafiche, non quella speciali, ma quelle divulgative, operando su quelle si può manipolare l’opinione, facendo leva sulla chiarezza, sulla definizione nitida dei numeri, delle linee, delle still digitali incorporate.
E’ paradossale come un semplice errore di battitura su di una grafica statica di telegiornale possa far danno.
La nitidezza della grafica statistica, avvolge il significato e lo protegge da attacchi provenienti dalla massa di fruitori ( non certo dalla minoranza di esperti ).
La terza massa concerne gli effetti speciali propriamente detti, in questo caso la quantità di informazione viene persino a ridursi, quasi che si ritirasse come l’acqua durante le maree e lasciasse solo la spettacolarità delle immagini.
Attraverso queste forze estetiche si raggiunge molto pubblico e in modo molto efficace, ma paradossalmente la qualità della divulgazione diminuisce.

La fantascienza è un territorio di sperimentazione privilegiato?

Da operatore della SF[2] audiovisiva credo proprio di si. Già la letteratura di SF e la saggistica stile X files ci hanno abituato a scenari di manipolazione informativa.
Ma credo che la maggiore rivoluzione stia nella cultura digitale, nella facilità con cui si possono coordinare verità, divulgazione, segreti falsi e realtà amplificata.
Si può costruire un mosaico immaginario apparentemente vero, a prova di pubblico a prova di massa cioè; sono i grandi numeri che creano opinione e verità su di un dato aspetto della realtà, su di un fatto accaduto.
Sarà la storiografia, magari, in futuro, a riscrivere la realtà di fatti accaduti.
La SF e ancor di più un approccio al digitale consapevole della SF, quella che chiamo Digital Culture SF based, permette di manipolare, di creare dal nulla, di immaginare e rendere vera una verità scientifica totalmente falsa.
Una verità che è scientifica semplicemente perché è narrata scientificamente, secondo i canoni del report scientifico. Basta raccontare un cosa falsa con il linguaggio giusto insomma.

In che senso? Che risultati emergono?

Più che un risultato emerge una considerazione che a sua volta può essere o non essere vera.
Tutta la tecnologia informativa ha natura e origine militare, come non possiamo immaginare che noi artisti non abbiamo avuto degli epigoni negli esperti di intelligence militare ?
Come non possiamo sospettare che le nostre attuali considerazioni sulla facilità della manipolazione digitale non siano state fatte in altre sedi e per altri fini.
Forse romanziamo troppo la realtà, forse ci ritroviamo, per nostro sollazzo letterario/creativo, in una novella di Dick o di Pynchon.
Ma la creatività, l’immaginazione creatrice è fatta proprio di questi aspetti, di questi dubbi.
La SF, come forma letteraria propria della nostra epoca si nutre di questa dinamica mentale, di questi interrogativi: perché, e se fosse..., non potrebbe essere che..., per quale ragione...
Sembra un gioco, una tensione mentale diretta verso la risoluzione di ogni segreto, di ogni anfratto culturale, sociale e naturale. Ma non è forse questa la molla che dovrebbe muovere gli scienziati veri? Questi divulgheranno, noi intratterremo.

Note


1) Corrente della cinematografia sovietica che aveva come scopo quello di mostrare la realtà.
2) SF=fantascienza