Intervista a Ted Chiang, scrittore di fantascienza

Qual è il rapporto tra scienza e magia? Ne parliamo con uno dei più interessanti autori di fantascienza in attività.

  • In Articoli
  • 05-04-2003
  • di Emiliano Farinella
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Ted Chiang è uno dei più sorprendenti scrittori di fantascienza attualmente in attività. Molto giovane e poco prolifico, con tutte le sue storie si è aggiudicato i più importanti riconoscimenti internazionali e il favore del pubblico. Recentemente è stata pubblicata per la TOR la sua prima antologia personale “Story of your life and others” volume che ben mette in mostra quanta umanità e passione possano esserci nella speculazione scientifica e nella ricerca della conoscenza. In questo breve colloquio Chiang ci parla delle sue opere e ci offre il suo punto di vista sulla differenza tra scienza e magia, fornendo uno spunto interessante per capire dove risiedano alcune ragioni del fascino della magia che popola tante storie.


Quali sono I temi più importanti delle sue storie?
Non sono sempre stato conscio di ciò, ma recentemente mi sono reso conto che molti dei miei lavori si occupano più o meno direttamente del tema della ricerca della lingua perfetta. Umberto Eco, nel suo libro “La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea” si occupa di questo tema descrivendo quanta e quale ricerca ci sia stata nel corso della storia di un linguaggio che fosse perfetto veicolo per l’espressione del pensiero umano.
Nei linguaggi reali la relazione tra la parola e quello che essa esprime è arbitrario, in una linguaggio perfetto, invece, la relazione sarebbe naturale, intrinseca e inequivocabile. In certi momenti della storia si è pensato che Adamo nell’Eden parlasse una lingua perfetta. Più tardi qualcuno ipotizzò che il linguaggio perfetto potesse essere pittorico, basato su geroglifici o ideogrammi, qualcun altro pensò invece che la natura di questo linguaggio dovesse essere matematica.
Adesso siamo perfettamente consapevoli che nessuno tra questi linguaggi possa essere definito “perfetto”, e che qualche cosa come una “lingua perfetta” non possa esistere, a partire dalla considerazione che nella definizione di linguaggio c’è un’arbitraria relazione tra significato e significante. Ma nonostante ciò trovo l’idea stimolante e per questo ripercorre sotto vari aspetti in tutte le mie storie.

I suoi personaggi fanno uso della razionalità per confrontarsi con l’Universo?

In massima parte sì.

Lo ritiene un elemento caratteristico della fantascienza?

Io penso che una storia possa definirsi fantascientifica quando, sebbene sia ambientata in un universo regolato da un set di leggi differenti da quello che regolano il nostro, in questo universo i comportamenti avvengono in modo predicibile in accordo col suo sistema di regole, e questo aspetto è oggetto di investigazione razionale attraverso il metodo scientifico.

Dal suo punto di vista, che differenza vede tra scienza e magia?

Questa è una domanda che viene fuori naturalmente quando si riflette sulla differenza tra fantascienza e fantasy. Io ritengo che una delle importanti differenze sia che la scienza è egalitaria, mentre la magia è esoterica. La scienza lavora per ogni essere umano, ci permette di fare significativi progressi tecnologici che danno la possibilità a persone comuni di fare cose che prima erano ritenute del tutto impossibili (basti banalmente pensare alla comunicazione a distanza). La magia invece lavora per pochi selezionati; i poteri magici in nessuna storia divengono un fattore di massa.
Attraverso lo scrittore John Crowley mi sono reso conto che la magia può essere descritta come “intersoggettiva”, essa si esplica attraverso l’azione di una coscienza su un’altra. Ciò risulta evidente quando una persona riesce a parlare per conto di un’altra o manipolarla, ma quest’osservazione è valida anche per altri tipi di magia. E’ proprio il ruolo della coscienza di un individuo che distingue nettamente la scienza dalla magia.
La magia è sempre dipendente dalla volontà e dalle intenzioni di chi la pratica. La scienza e la tecnologia no. La scienza richiede riproducibilità di risultati, e questo esclude relazioni con lo specifico sperimentatore; se un esperimento produce i risultati desiderati solo quando questo è realizzato da una specifica persona, questo non qualifica quell’esperimento come scientifico.
Questa osservazione giustifica quanto ho asserito poco prima sul fatto che la scienza sia egalitaria. Il legame tra magia e volontà del mago implica che la magia non possa essere in alcun modo automatizzata o divenire un prodotto di massa, ed è la ragione per cui in nessuna storia la magia viene usata estensivamente dalle persone comuni.
La scienza invece è interamente compatibile con la produzione di massa che ne fa un prodotto i cui benefici sono accessibili a tutti.