Quando la mente... ci mente

Sergio Della Sala, professore di Human Cognitive Neuroscience all'Università di Edimburgo, spiega come nascono i falsi ricordi. E racconta di quella volta che Wittgenstein prese un attizzatoio...

Gli articoli della Loftus, come quello che pubblichiamo in questo numero di S&P, spiegano che è possibile indurre dei falsi ricordi nelle persone, per esempio attraverso suggerimenti o stimoli suggestivi. Ma i falsi ricordi possono essere anche autoprodotti? Cioè le persone possono costruirsi un falso ricordo di un evento senza nessun intervento dall'esterno?
Lo facciamo tutti, continuamente. In termini tecnici si chiamano confabulazioni, sono frequentissime nella vita di tutti i giorni e sono perlopiù benigne. Pensate a quante volte eravate certissimi di aver lasciato le chiavi della macchina proprio lì, in quel cassetto, e accusate il vostro partner di averle nascoste altrove, nel suo consueto disordine, per poi ritrovarle nella tasca della vostra giacca di velluto appesa nell'anticamera. Succede a tutti. Talvolta in maniera più pubblica di un semplice battibecco in famiglia. Per esempio, Ronald Reagan durante una campagna elettorale raccontò innumerevoli volte una vicenda eroica che lo aveva visto protagonista: durante la seconda guerra mondiale salvò il suo co-pilota da morte sicura. L'episodio, però, si trova in un suo film, A wing and a prayer, e non si è mai verificato davvero.


Quali sono i fattori che possono favorire l'emergere di un falso ricordo?
Mostrate a un vostro amico, una dopo l'altra, le seguenti parole (attraverso un computer o con dei cartoncini): CARAMELLA, ASPRO, ZUCCHERO, AMARO, BUONO, GUSTO, DENTE, CARINO, MIELE, SODA, CIOCCOLATA, CUORE, PASTICCINO, MANGIARE, TORTA. Chiedetegli poi se ricorda la parola DOLCE. Molto probabilmente "ricorderà" di aver visto la parola dolce, che, anche se non era nella vostra lista, è stata evocata, come "attivata", dalle altre parole. I falsi ricordi, insomma, sono dettati dalla loro verosimiglianza, dalla loro conformità a schemi preesistenti nella nostra mente, dall'interferenza con altri ricordi, dall'attivazione di percorsi semantici plausibili. Cioè sono, in genere, fatti possibili, o comunque conformi a ciò che noi riteniamo possibile.


Tu hai spiegato che il ricordo è la ricostruzione di un evento passato, più che l'oggettiva rievocazione di quel che è realmente accaduto; cosa intendi con questo?
Il nostro cervello non funziona come una videocamera, come un registratore o come un computer. Il nostro cervello ricrea i ricordi, li inserisce nella nostra rete di esperienze precedenti, li modella in accordo con l'immagine che abbiamo di noi, li seleziona per valenza emotiva. Tutto quello che ricordiamo, o pensiamo di ricordare, è una ricostruzione, una narrazione. Prendete, per esempio, un episodio accaduto anni fa durante una discussione filosofica e mirabilmente descritto in un libro, disponibile anche in italiano, che s'intitola La lite di Cambridge. Due filosofi (Popper e Wittgenstein) si trovarono in disaccordo su un argomento, se esistesse o meno un problema morale, e Wittgenstein insinuò che Popper non portava esempi dell'esistenza di un tale "problema". Litigarono in modo palese, forse eccessivo. Wittgenstein, ad un certo punto, afferrò un attizzatoio dal caminetto. Popper ricorda, nella sua autobiografia, che egli ne prese spunto per affermare che sarebbe morale non minacciare l'interlocutore con un attizzatoio. Ma nessun altro degli astanti ricorda questo momento, e in realtà ognuno rammenta una sequenza di eventi diversa da quella ricordata dall'altro. I partecipanti, insomma, giungono a conclusioni diverse sull'accaduto, e quasi nessun particolare combacia fra le varie testimonianze.


Puoi farci altri esempi?
Sono innumerevoli. Oliver Sacks nel suo libro intitolato Zio Tungsteno narra di un episodio avvenuto durante la guerra. Una bomba cadde nel giardino della sua casa a Londra, e lui ne fu terrorizzato, ma anche incuriosito. Narra dei dettagli della scoperta e dell'emozione dell'avventura. Suo fratello Michael, però, dopo la pubblicazione del libro, gli fece notare che loro erano in collegio al tempo di quell'evento, che fu raccontato loro nei minimi dettagli dal fratello maggiore David, che invece si trovava a casa. Sacks aveva ricostruito la sua esperienza dell'evento partendo dalle emozioni che, ovviamente, la lettera del fratello gli suscitò. Un altro esempio, più vicino a casa nostra, è stato citato da Roberto Cubelli al convegno CICAP di Padova. Tempo fa, intervistato dal quotidiano L'Unità, De Gregori affermò che non si era mai astenuto dal votare alle elezioni politiche, e che ricordava benissimo l'emozione dei suoi 18 anni quando venne chiamato a votare per la prima volta nella sua vita. Però ai tempi della gioventù di De Gregori si votava a 21 anni. Almeno credo che questo sia uno degli esempi menzionati da Cubelli. a meno che non si tratti di un mio falso ricordo, il che è tutt'altro che impossibile.


Quali conseguenze ha, secondo te, questo modo di funzionamento della memoria, sul piano delle testimonianze che vengono valutate, per esempio da un tribunale? Dobbiamo considerare inattendibili tutti i testimoni?
Un recente riesame dei processi per omicidio in USA ha dimostrato che la grandissima maggioranza delle persone certamente condannate per un errore giudiziario erano state ritenute colpevoli solo sulla base di una testimonianza. Quindi le testimonianze vanno valutate con molta prudenza. Anche la storia italiana non è scevra da simili ignobili errori, da Sacco e Vanzetti a Valpreda. È molto facile confondere, scambiare persone che non conosciamo e che abbiamo visto poco e male. Un ingegnoso esperimento ha dimostrato che una persona che sta chiedendo informazioni non si accorge che chi gliele fornisce cambia (due attori dello stesso sesso con abiti simili si scambiavano a metà conversazione approfittando del passaggio di una grossa porta fra gli interlocutori). Non dobbiamo considerare tout-court inattendibili tutte le testimonianze, ma dobbiamo essere a conoscenza dei tiri mancini che ci gioca la nostra memoria. Per esempio, contrariamente a quanto viene spesso sostenuto, e tramandato dai film tribunalizi, è utile sapere che la sicurezza dimostrata dal testimone non è indice della sua affidabilità, né lo è la coerenza del suo racconto, o la quantità di dettagli che fornisce, o l'emozione che dimostra durante la rievocazione. Nel tipico finale dei telefilm giudiziari, l'avvocato si rivolge ai giurati chiedendo loro di esercitare tutto il loro buon senso nel decidere se condannare o meno l'imputato. La scienza ha dimostrato che poche cose sono fallaci come il buon senso. Come Carofiglio fa dire al protagonista del suo bel libro Testimone inconsapevole: «... fra il mentire - cioè dire consapevolmente cose false - e dire la verità, cioè riferire i fatti in modo conforme al loro effettivo svolgimento, esiste una terza possibilità. [.] Quella del teste che riferisce una certa versione dei fatti nella erronea convinzione che essa sia vera».


E per quanto riguarda le persone che sono testimoni di presunti effetti paranormali, è plausibile che il desiderio di credere a certi fenomeni tenda a far sì che il ricordo si modifichi in maniera congruente a questa aspettativa?
Come abbiamo accennato prima, i ricordi sono sempre congruenti con i nostri schemi, quindi con le nostre aspettative. Anche se i ricordi di persone rapite da esseri alieni non sembrano, ad alcuni di noi, molto plausibili. Infatti, i falsi ricordi dei rapimenti di alieni si riscontrano solo in persone che credono negli alieni. Da ciò discende che la protezione migliore per non farsi rapire dagli alieni è. non credere all'esistenza degli UFO!


Eppure tutti noi abbiamo l'impressione che i nostri ricordi corrispondano alle esperienze che abbiamo realmente vissuto, come si spiega?
Provate a ricordarvi di quest'estate, quando eravate sdraiati al sole, riuscite a vedervi? A vedervi sdraiati sulla spiaggia, o seduti su una barca, o mentre nuotate in piscina, o camminate in montagna? Ecco un ricordo impossibile. Non potete ricordarvi di questa immagine perché non l'avete mai vista, ma avete esperito le sensazioni, avete provato emozioni. Quello che vi sembra di rivedere con gli occhi della mente è plausibile, e quindi accettate il "ricordo" come veritiero. In fondo credere alla permanenza dei ricordi rinforza la nostra identità. Se aveste modo di confrontarvi (trovando dei vecchi diari per esempio), con le vostre memorie di come eravate parecchi anni fa, vi accorgereste che quello che ricordate è una ricostruzione che vi fa molto più simile a come siete ora di come in effetti eravate allora.


Negli articoli della Loftus si fa riferimento ai falsi ricordi indotti da una persona esterna, per esempio in laboratorio o durante una seduta con un terapeuta. Ma si tratta di un'operazione semplice oppure è necessario che il soggetto stesso desideri questi falsi ricordi o collabori pienamente con lo sperimentatore?
Chi sottoscrive, e sono in molti, il modello errato della memoria come videotape, implicitamente assume che possiamo pigiare il tasto rewind e rivedere tutto come in un film. Così, i sostenitori della metafora del videotape assumono, sbagliando, che se non riusciamo a recuperare un ricordo, si tratta di trovare la tecnica giusta, la strada, per accedervi, per recuperare proprio quella cassetta, momentaneamente fuori posto. Questa convinzione semplicistica, unita alla credenza nelle forme freudiane di repressione delle memorie sgradevoli per proteggerci da traumi psicologici, dà origine all'idea fuorviante che possiamo, con un'adeguata guida professionale, accedere ai nostri ricordi più reconditi, alle memorie inconfessabili. Questo approccio, oggi screditato, ma nel recente passato sostenuto da molti terapeuti, ha fatto sì che, solo negli Stati Uniti, oltre un milione di persone, nella decade tra metà anni Ottanta e metà anni Novanta, si dicessero sicure di aver subito una qualche forma di abuso, spesso da membri della famiglia, in assenza di altre prove (su questo tema, vedi l'articolo di Martin Gardner "I falsi ricordi alla sbarra", su questo numero di S&P, N.d.R). Sicuramente, purtroppo, orrendi crimini e misfatti si verificano in famiglia, ma la maggior parte di queste accuse si dimostrò essere la creazione del terapeuta piuttosto che un ricordo represso riportato in luce. Eppure molte di queste persone, spesso donne o bambini, erano del tutto convinte di questi "ricordi", che erano in realtà stati impiantati durante le sedute terapeutiche. Elizabeth Loftus ha il grande merito di aver dimostrato, con esperimenti semplici ed efficaci, come sia relativamente facile impiantare falsi ricordi in laboratorio.


Quali sono i problemi aperti più interessanti nell'ambito dello studio della memoria?
Un tema che trovo particolarmente affascinante, e di cui ci stiamo occupando ultimamente, è quello dell'oblio. Quali sono le sue regole? Dipende dal tempo che passa, come si legge su molti testi, oppure, come noi riteniamo, dipende da cosa riempie questo tempo che passa. Cioè dal tipo di interferenza che si verifica tra un evento e il momento in cui cerchiamo di recuperarlo alla coscienza. La nostra mente ci mente, ma perché?


Lorenzo Montali
Ricercatore
di psicologia sociale
Università di Milano-Bicocca