Torino città positivista?

Il nuovo Museo dellÂ’Uomo raccoglierà anche la collezione di Cesare Lombroso, uno scienziato a cavallo tra il positivismo e... lo spiritismo

13 - Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, via Pietro Giuria
5 - Accademia delle Scienze, via Accademia delle Scienze
14 - Accademia della Medicina, via Po
15 - Nautilus, via Bellezza 15



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Cesare Lombroso.
Torino è città di contrasti, da un lato il Mystero e dall’altro la Scienza, entrambi carichi di fascino e usati negli anni come bandiere dell’una o dell’altra filosofia, dal misticismo al positivismo spinto. Ma a Torino tutto è possibile e anche la scienza sembra essere pervasa e attratta da ciò che è misterioso. L’esempio più eclatante di questa coesistenza fra reale e irreale è sicuramente Cesare Lombroso, un medico di origini veronesi con il pallino delle misurazioni, che spese la propria vita a dimostrare l’esistenza di un nesso tra aspetto fisico e tendenza a delinquere e che tratteggiò la figura, rimasta nei manuali di Criminologia, del “delinquente nato”. Nella parte finale della sua esistenza entrò in contatto con il mondo dello spiritismo e dell’esoterismo torinese, rimase affascinato dai poteri medianici della medium Eusapia Palladino, che sosteneva di poter dialogare con gli spiriti e alle cui sedute egli partecipò attivamente, tentando di misurare, anche qui, la presenza degli spiriti.
Negli ultimi anni, grazie ad una convenzione fra Università di Torino e Regione Piemonte, stanno tornando alla luce le collezioni di quello che era, e che sarà, il Museo di Antropologia Criminale nato per volere di Lombroso e poi caduto in disgrazia dopo la morte del professore. Il nuovo museo si inserirà nell’ambito del progetto del Museo dell’Uomo voluto fortemente dall’Università e, in particolare, dal professor Giacomo Giacobini, antropologo e docente di anatomia alla Facoltà di Medicina. Giacobini è il responsabile dell’intero progetto, che egli definisce come «il cuore del positivismo torinese e italiano, che sarà un polo d’interesse unico, un luogo in cui discipline diverse si parlano, si collegano e raccontano le loro storie».
L’idea del Museo dell’Uomo risale al 1998 e prevede, oltre al Museo Lombroso tuttora in allestimento, anche il Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando e il Museo della Frutta (con una collezione di centinaia di modellini in cera di frutti e ortaggi), entrambi già visitabili, e il Museo di Antropologia ed Etnografia, ancora in fase di restaurazione. L’edificio è quello storico di via Pietro Giuria, secondo Giacobini una vera e propria «cattedrale della scienza», di fianco all’aula magna di quella che era la Facoltà di Medicina e nella quale Lombroso teneva le sue lezioni. L’apertura al pubblico è prevista per il 2009, l’anno del centenario della morte del professore.

Cesare Lombroso, lo scienziato


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Lombroso nacque a Verona il 6 novembre del 1835 da un’agiata famiglia ebraica e, dopo la laurea in medicina, lavorò per anni come medico militare nella campagna contro il brigantaggio, durante la quale iniziò a osservare le differenze fra «il soldato disonesto in confronto all’onesto» sulla base delle scritte che soldati e briganti avevano tatuate sul corpo. Positivista convinto, Lombroso comprese, però, che il tatuaggio non poteva bastare da solo per capire la natura delinquente o meno delle persone e che sarebbe stato necessario definirne i caratteri utilizzando il metodo sperimentale, cioè misurando sperimentalmente le differenze. Nel 1872, proprio nel tentativo di misurare queste differenze, sottopose ad autopsia il cadavere di Giuseppe Villella, un brigante calabrese di 70 anni che aveva già incontrato in carcere qualche anno prima.
Dall’esame autoptico condotto sul cranio di Villella, Lombroso rilevò un’anomalia nella struttura del cranio, vide una concavità localizzata nella zona dell’occipite che non aveva mai visto prima e chiamò questa concavità “fossetta occipitale interna”, definita come «il totem, il feticcio dell’antropologia criminale».
La scoperta della fossetta convinse Lombroso che l’anomalia è la “prova” che delinquenti si nasce. Gli studi sulla causa della delinquenza e la teoria della delinquenza atavica sono presentati nel volume L’uomo delinquente, edito per la prima volta nel 1876, anno in cui Lombroso si trasferisce a Torino per ricoprire la cattedra di medicina legale all’Università.
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Il Museo di Antropologia Criminale, la storia


Fin dal 1866, anno in cui iniziò a lavorare come medico militare, Cesare Lombroso si dedicò alla raccolta di crani, scheletri, cervelli e oggetti di vario tipo, dando vita a quello che diventerà il Museo di Antropologia Criminale, inizialmente conservato nelle stanze della sua casa torinese, «in una camera da studente, spauracchio continuo delle padrone di casa».
Alla collezione di crani di militari e di gente comune provenienti da tutte le regioni d’Italia, ben presto si aggiunsero anche crani di criminali e folli raccolti nelle carceri e nei manicomi, oltre all’oggettistica costituita principalmente da disegni, vasi e orci. Lombroso misurava e catalogava tutto, i crani, le espressioni del volto, i manufatti, dimostrando la sua attenzione non solo alle caratteristiche morfologiche dei delinquenti, ma anche agli aspetti psicologici del criminale, nel tentativo di delinearne un profilo.
Nel corso degli anni il professore riuscì a farsi mandare crani e reperti da tutto il mondo e a ottenere molti finanziamenti che gli permisero di aprire un vero e proprio museo, inaugurato nel 1898, in occasione del Primo Congresso Nazionale di Medicina legale. Nel 1904 Mario Carrara, il genero di Lombroso, nominato direttore del museo, curò il trasferimento e l’allestimento dei reperti nei nuovi locali dell’Istituto di Medicina Legale, al Valentino, in via Giuria. Nel 1909, con la morte di Cesare Lombroso, il museo accolse i resti della sua salma, come da indicazioni testamentarie: lo scheletro, il volto, il cervello e le viscere, anche se la morte dell’antropologo segnerà anche una fase di declino del museo e delle sue idee.

Il Museo oggi


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Nel 2004 sono stati avviati (e sono attualmente in fase avanzata) i lavori per il trasferimento e il riallestimento del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”. Il nuovo museo si propone di presentare Lombroso e il suo lavoro in una chiave nuova. Il pubblico verrà accompagnato in un percorso attraverso il periodo e l’ambiente culturale nel quale si sono sviluppate le teorie lombrosiane. Il mondo del professore (lo studio, la biblioteca) sono stati ricostruiti fedelmente e una grossa attenzione verrà dedicata alla descrizione dei suoi metodi, sottolineando il fatto che i suoi interessi scientifici sono stati da lui sviluppati utilizzando gli strumenti metodologici dell’epoca. E, anche se le sue idee sono morte con lui, uno degli obiettivi del museo è spiegare che la preoccupazione centrale dell’indagine lombrosiana riguarda un problema, quello della devianza, che è sempre attuale in tutte le società. Si pensi ai moderni profiler, i criminologi, che si occupano di formulare profili di criminali sulla base di comportamenti, atteggiamenti, vissuti, eccetera.
Non mancheranno, ovviamente, i reperti anatomici, dal cranio di Villella alla maschera in cera dell’uomo di Neanderthal, i manufatti e gli scritti di criminali, le armi utilizzate per commettere i delitti raccolte nella sezione Modus Operandi, gli strumenti scientifici, oltre a fotografie, documenti e altri pezzi storici tra cui persino la forca dove venivano impiccati gli assassini.

Per saperne di più:


Lombroso C. (1906), Il mio museo criminale, L’Illustrazione Italiana.
Torino evoluzionista
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Torino si vanta di avere molti primati. Molti sono inventati, ma ce n'è uno del quale deve andare fiera: è stata la prima città italiana nella quale si è parlato della teoria dell'evoluzione formulata da Charles Darwin nel 1859. «La infinitamente bella e grande varietà di forme di piante e di animali che popolano ora la superficie della terra, non è apparsa tutta insieme d'un sol getto, ma è stata preceduta da una successione di altre forme diverse, di altri mondi di viventi, che hanno lasciate, a documento della loro passata esistenza, spoglie più o meno complete negli strati della corteccia terrestre». È l'inizio della storica lezione tenuta da Filippo De Filippi l'11 gennaio 1864 nell'anfiteatro di Chimica all'angolo fra via Po e via San Francesco da Paola, sul tema L'uomo e le scimmie. De Filippi era un biologo sperimentale, interessato all'anatomia dei pesci e di alcuni vermetti acquatici, che diede vita, tra le altre cose, alla scuola di Biologia Animale che ancora oggi è ai massimi livelli. La lezione, che destò scalpore e reazioni contrastanti, è da considerare l'evento ufficiale con il quale la teoria di Darwin entrò nel mondo scientifico e culturale italiano. Torino divenne il centro di diffusione della teoria evoluzionistica in Italia: la casa editrice UTET pubblicò la maggior parte delle opere di Darwin e Michele Lessona, successore di De Filippi, divenne il più importante rappresentante dell'evoluzionismo in Italia. Darwin venne accostato, da Lessona, a personaggi illustri come Newton e Galileo e su sua proposta, il 28 dicembre 1879, l'Accademia delle Scienze di Torino conferì al «professor Carlo Darwin il premio mondiale istituito dal dottor Bressa di lire dodicimila».


Il negozio delle meraviglie
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Nella zona del quadrilatero romano, tra negozi etnici e locali alla moda, esiste (e resiste) da qualche anno uno dei negozi più belli e strambi della città, il Nautilus, specializzato in antiquariato scientifico. Come in un vero e proprio museo, gli oggetti in vendita sono raggruppati in Medicalia, Naturalia, Artificialia e ce n'è veramente per tutti i gusti. Si va dai classici modellini scomponibili delle varie parti del corpo, agli strumenti chirurgici (dal dentista alla levatrice) fino ad arrivare agli scheletri di tutto ciò che può venire in mente e alle protesi (da quelle più moderne a quelle classiche alla Capitan Uncino). Oltre alla ricca collezione di strumenti scientifici (microscopi, bilance, planetari, eccetera), si possono trovare anche alcuni oggetti bizzarri come la testa (o le teste) di un vitello a due teste imbalsamato e il set da urologia conservato pericolosamente nella stessa valigetta di quello da amputazione… Sito web: www.thenautilus.it

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