Sospensione di cure salvavita: rischio accettabile?

  • In Articoli
  • 16-10-2008
  • di Giorgio Dobrilla
Ci si indigna quando le attese per una prestazione sanitaria sono troppo lunghe. Ci si indigna quando un medico sbaglia la diagnosi per superficialità o mette in atto una cura con ingiustificato ritardo. Che dire allora a proposito dei due casi drammatici riportati dai giornali di tutta Italia relativi a "terapisti alternativi" responsabili della sospensione di cure di documentata efficacia e persino salvavita? La medicina è una cosa seria e difficile. Oltre a disturbi che guariscono da soli o grazie a regolette di vita e comportamentali molto semplici (la maggioranza) ci sono purtroppo malattie che sollevano invece dei problemi interpretativi e terapeutici difficili. È particolarmente in queste situazioni che bisogna agire con la massima attenzione possibile e con le terapie la cui efficacia sia basata sulle prove e non sulle credenze. Ora, nel primo dei due casi recenti, la sedicenne Clara affetta da diabete di primo tipo (ereditario) muore perché dalla "guaritrice" (sic!) Marjorie Randolph Armstrong le viene sospesa l'insulina in base all'ipotesi che questo ormone blocchi il sistema immunitario. La somministrazione continuativa di insulina isolata da F.G. Banting, C.H. Best, J.R. MacLeod e J.B. Collip Best nel 1922 (ciò che valse ai ricercatori il Nobel) consente invece al diabetico di crescere, di avere una vita sociale normale, di sposarsi e fare dei figli, di praticare uno sport. La somministrazione dell'insulina è necessaria perché il paziente non ne produce a sufficienza e, in questo caso, il carburante metabolico rappresentato dallo zucchero non può essere sfruttato per fornire l'energia necessaria a tutte le funzioni del nostro organismo. A suggerire ai genitori di rivolgersi alla guaritrice, che non è medico e nemmeno omeopata, risulta essere un medico "specialista in medicine alternative" di Bologna, il dott. Angelo Fierro.
image
Due recenti casi riaccendono il dibattito sulle medicine alternative.
Il secondo caso altrettanto allucinante riguarda com'è noto Alvise, un bimbo di 6 anni, affetto da fibrosi cistica pancreatica (mucoviscidosi). Si tratta di una malattia ereditaria particolarmente grave nella quale i dotti pancreatici che trasportano essenziali enzimi digestivi sono "tappati" dal muco e sono pure danneggiate le isole di Langerhans che producono ormoni vari tra cui l'insulina. Più cruciale ancora del danno pancreatico ai fini della sopravvivenza di questi bambini è la presenza di infezioni broncopolmonari subcontinue che minano pesantemente lo sviluppo e la qualità della vita (anche dei familiari!). Nella mucoviscidosi non esiste un farmaco unico cha abbia il ruolo salvavita pari a quello dell'insulina nel diabete di primo tipo, ma grande importanza ce l'hanno strategie multiple di supporto ed un attento trattamento antibiotico per controllare la minacciosa situazione broncopolmonare. Che sia laureato in medicina il terapista alternativo che ha sostituito queste misure di carattere generale con terapie ayurvediche (sembra prodotte, tra l'altro, nel negozio della moglie!) è incommentabile e il suo comportamento configura un reato grave. E infatti il medico, analogamente a quanto è successo per la guaritrice Armstrong, è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo. Questi due casi richiamano un concetto di carattere più generale sul quale più volte si è scritto per sottolineare i possibili effetti collaterali "indiretti" di pratiche terapeutiche alternative non scientifiche. Il "tanto male non fanno, al massimo non faranno niente" è una diffusa assunzione semplicistica, il cui pericolo intrinseco è testimoniato proprio dai drammi appena citati. La possibile transitoria efficacia "aspecifica" delle terapie alternative, correlata con il loro intrinseco effetto placebo, può ritardare un approfondimento diagnostico o, fatto ancor più grave, comportare la mancata attuazione di una terapia di efficacia documentata già disponibile, con conseguenze tragiche come quelle nei casi ricordati. È la tendenza antiscientifica di privilegiare le "credenze" a scapito delle "evidenze" che è dunque il vero problema. Questo atteggiamento è purtroppo favorito dai media che in questi giorni gridano allo scandalo per quanto è avvenuto, ma che solitamente amplificano molto di più la presunta efficacia di terapie esotiche ed esoteriche, condizionando così l'opinione della gente e suggerendo scorciatoie terapeutiche che, quando non producono disastri, alimentano solo illusioni e atteggiamenti acritici. L'aveva ben capito Mark Twain in un suo celebre aforisma: «Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo, mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe».