Essiac, la tisana anticancro

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  • 19-11-2010
  • di Salvo Di Grazia
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© Cristina Visentin
C’è una storia che ricorre a proposito delle cure alternative per il cancro.

Alcune di queste cure hanno rappresentato un problema “nazionale”, la loro improvvisa notorietà infatti ha fortemente caratterizzato il dibattito pubblico in certe nazioni per le polemiche e le speranze scatenate dalla loro presunta efficacia, poi puntualmente smentita dalle sperimentazioni. È accaduto in Italia (per ben due volte, con il siero di Bonifacio e la terapia Di Bella), ma anche in Francia con la cura Beliansky, negli Stati Uniti con la terapia Gerson e in tanti altri Paesi. Una delle storie più famose e controverse è quella canadese.

Nel freddo nord America un’anonima infermiera dall’aspetto sereno e rassicurante annunciò di aver trovato una cura risolutiva per il cancro con la quale avrebbe salvato prima una parente e poi centinaia di altre persone. Era una tisana di erbe con una ricetta segreta, una tisana che curava il cancro: l’Essiac.

Essiac è il nome al contrario dell’ex infermiera Rene Caisse, nata a Bracebridge, uno sconosciuto (fino ad allora) paesino canadese. La Caisse spiegò di aver ricevuto da alcuni nativi americani la ricetta misteriosa (ancora oggi non è del tutto nota) di una tisana. Con quel preparato, a base di erbe tipiche del nord America, disse di aver guarito dal cancro una sua zia.

Siamo attorno al 1920 e nei successivi 50 anni il dibattito e lo scontro tra chi credeva nei poteri curativi della tisana e chi ne diffidava animò il dibattito pubblico canadese.

La Caisse sosteneva di trattare più di 2000 pazienti al mese, affermando che molti di loro guarivano dal cancro e che chi non guariva viveva comunque in ottime condizioni. La clinica nella quale esercitava diventò ben presto meta di una sorta di pellegrinaggio, con malati che arrivavano da ogni parte del continente americano, anche perché negli anni ’20 avere un cancro significava morire quasi sempre e molto spesso tra atroci sofferenze. I malati si accampavano con mezzi di fortuna a Bracebridge, paese impreparato ad affrontare una simile massa di visitatori. Lì, dopo una visita, ricevevano una dose di tisana; il resto della cura doveva essere effettuato a domicilio. Anche i giornali cominciarono a parlare di guarigioni miracolose e di nuova cura per il cancro.

Quando il caso fu portato alla ribalta dai mass media cominciarono le polemiche sulla cura, ma qualcuno provò anche a aiutare l’infermiera a fornire dei dati ufficiali sulle cure che praticava.

Il primo fu un medico che offrì cavie e locali per sperimentare la cura ma la Caisse rifiutò. Poi si propose addirittura il National Cancer Institute e la Caisse rifiutò anche questa seconda offerta sostenendo che non era giunto il momento di svelare gli ingredienti della tisana.

Col passare degli anni crescevano le persone che si dichiaravano guarite dalla pozione anticancro. Nonostante questo, continuava a mancare uno studio scientifico accurato che potesse confermare quello che sostenevano i seguaci dell’Essiac. All’inizio degli anni ’80 fu istituita una commissione governativa che aveva il compito di controllare i dati disponibili. Si scoprì così che tali dati, pochissimi e disordinati, non corrispondevano a quanto dichiarato. Pazienti dichiarati malati di tumore in realtà non erano mai stati affetti dalla malattia, altri erano stati operati ed altri ancora erano stati dimessi dalla clinica della Caisse come guariti ma in realtà non lo erano. In quella clinica lavoravano anche dei medici e risultò poco credibile che dei professionisti non conoscessero i metodi di catalogazione ed archiviazione dei casi clinici e per questo si sospettò la malafede.

Fu proprio la scoperta di molti casi di falsa diagnosi di cancro che indusse le autorità ad ordinare la chiusura della clinica e a proibire alla Caisse di esercitare la sua attività. Da parte dei suoi sostenitori si gridò (e non stupisce) al complotto.

Vi furono proteste e manifestazioni di piazza. Molti quotidiani appoggiavano apertamente l’infermiera della tisana anticancro. Sull’onda di questa “spinta popolare” il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e poi il governo organizzarono due studi. Nessuno mostrò una significativa attività antitumorale della tisana. Il ministero della salute canadese organizzò un’ulteriore sperimentazione su cavie con leucemia. Anche in questo caso nessun effetto (ma qualche caso di tossicità). Uno dei responsabili di quest’ultima ricerca ha dichiarato ufficialmente: “Non c’è evidenza di alcun cambiamento nella progressione della malattia in nessuno dei pazienti.”

I risultati di questi studi contribuirono a un drastico calo dell’interesse dell’opinione pubblica verso la terapia. Un’associazione sanitaria governativa richiese comunque ad un gruppo di medici di famiglia di inviare dati su loro pazienti tumorali che avevano fatto uso della tisana Essiac, precisando i risultati della cura. Anche in questo caso un fallimento, nessun miglioramento significativo. L’American Cancer Society decise così di porre fine alla questione dichiarando il trattamento con Essiac inutile nella cura e nella prevenzione dei tumori.

Nel frattempo le analisi e alcune indiscrezioni fecero scoprire gli ingredienti della tisana. Si trattava di vegetali abbastanza comuni nei boschi nordamericani, in particolare sembra che la tisana fosse un decotto di foglie di Rheum palmatum, Rumex acetosa, Ulmus fulva, Arctium lappa. Sulle dosi precise restano ancora tante incertezze.

Dagli studi effettuati su queste piante emergeva, per alcune di queste, un debole effetto antitumorale per la loro capacità di inibire la formazione di vasi sanguigni attorno al tumore e per una debole azione antiossidante. Si trattava però d risultati poco costanti e che riguardavano le singole piante. In associazione tra loro, gli ingredienti non hanno mai mostrato un effetto antineoplastico significativo. Lo sottolinea anche una review recente (del 2009): gli studi esistenti sull’Essiac sono sicuramente deboli e poco precisi, ma quello che si è notato finora è che non vi sono evidenze di un suo effetto terapeutico.

Da quel momento la vendita della tisana è stata permessa solo come integratore vitaminico (è tuttora in vendita in Canada) e ne è stato proibito l’uso come antitumorale. La Caisse prima di morire vendette il brevetto della tisana ad un’azienda della zona (la Resperin). L’eco dell’infermiera povera e buona che curava il cancro si è progressivamente spento fino alla sua morte, nel 1978.

Di lei resta un busto di bronzo a Bracebridge, sua città natale. La cura definitiva per il cancro invece non è ancora stata scoperta da nessuno.

Riferimenti bibliografici

http://www.mskcc.org/mskcc/html/69215.cfm#ClinicalSummary Mills E, Leonard BJ. In vitro analysis of the herbal compound Essiac. Anticancer Res. 2007;27:3875-3882.
  • Zick SM, Sen A, Feng Y, Green J, Olatunde S, Boon H. Trial of Essiac to ascertain its effect in with breast cancer (TEA-BC). J Altern Complement Med. 2006;12:971-980.