Autismo: cure e pseudoscienza

Si sono sprecati fiumi dÂ’inchiostro su un presunto collegamento tra lÂ’autismo e le vaccinazioni e sono decine le cure alternative che pretendono di curare anche definitivamente questa sindrome

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  • 25-01-2012
  • di Salvo Di Grazia
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©UnicefSeverige
L'autismo è una sindrome neuropsicologica molto complessa dal punto di vista diagnostico e terapeutico, che si presenta con vari sintomi, di gravità variabile, relativi all’apprendimento, alla socializzazione ed allo sviluppo psichico dell’individuo. Colpisce soprattutto l’infanzia e la giovanissima età, con particolare predilezione per il sesso maschile. Negli anni passati i bambini con gravi difficoltà dell’apprendimento e del linguaggio erano inquadrati in diagnosi poco precise e generiche (ritardo mentale, disturbo psiconeurologico, handicap mentale) e spesso erano ricoverati in istituti specializzati nei quali non vi era alcun controllo statistico. Oggi, un insieme di sintomi simili, e che riguardano soprattutto il rapporto con il prossimo o la ripetitività di alcuni comportamenti (ossessione per l’ordine, movimenti stereotipati, azioni bizzarre), definiscono il disturbo dello spettro autistico, che nel tempo, inoltre, ha assorbito altre patologie prima classificate diversamente (come la sindrome di Asperger) racchiudendoli in un’unica entità.

Per questo motivo la diagnosi di autismo ha assunto le caratteristiche di un’”epidemia”. Nel mondo sono sempre di più i bambini che rientrano in questo tipo di problematica: si è passati da un individuo su 500, per arrivare a 1 su 150. Non vi è quindi un aumento dell’incidenza quanto del numero di diagnosi, che derivano dal maggiore e più mirato interesse clinico nei confronti del problema.

L’attenzione del mondo medico si è quindi estesa alle possibilità di cura ed alle cause di questo disturbo. Le ricerche indicano la presenza di una base genetica (le anomalie genetiche sono riscontrate nella quasi totalità degli autistici), che non sempre si manifesta chiaramente, ma che spesso, già dai primi anni di vita, crea una sorta di mondo virtuale nel quale il bambino autistico si chiude in maniera inesorabile, facendo piombare i genitori in un profondo stato di frustrazione e scoraggiamento. Le cure attuali puntano sulla riabilitazione psicomotoria, linguistica e comportamentale. Il grosso limite di queste terapie, che comunque ottengono buoni risultati, è che devono essere applicate costantemente, cosa che, con gli ostacoli burocratici e pratici che spesso si riscontrano (specie in Italia), non è sempre possibile. Il problema, che interessa bambini e intere famiglie, è delicato. Eppure, anche in questo campo, pullulano i ciarlatani ed i venditori di illusioni. Per quanto concerne le origini della sindrome autistica, si sono sprecati fiumi d’inchiostro su un presunto collegamento con le vaccinazioni (in particolare con quella per morbillo, parotite e rosolia, la cosiddetta trivalente). Si tratta di ipotesi ripetutamente smentite e che non si fondavano del resto su alcuna evidenza. Per quanto riguarda le terapie, sono decine le cure alternative che pretendono di curare (anche definitivamente!) l’autismo. Quasi tutte nascono proprio negli anni dello studio (poi smentito e ritrattato dalla rivista scientifica che lo aveva pubblicato, Lancet, perché scorretto), che fu presentato come “prova” del collegamento tra la vaccinazione e la sindrome autistica (in realtà lo studio, a prescindere dalla sua qualità, non giungeva neanche a questa conclusione, ma fu interpretato in questo modo).

Le più “semplici” tra tali terapie alternative si basano su diete personalizzate che non prevedono l’uso di glutine, caseina e carni rosse. Sono approcci che derivano da credenze alimentate dalle notizie incontrollate che circolano in rete e dal fatto che fu ipotizzato che i bambini autistici avessero anche un problema intestinale. L’ipotesi non ha mai trovato riscontri, ma il fatto che i genitori del bimbo autistico vedano talvolta migliorare la salute del figlio quando si sottopone a tali diete li convince della bontà della teoria. In realtà il miglioramento non riguarda i sintomi neuropsichici quanto quelli legati ad una corretta alimentazione, ad un controllo della dieta e quindi alla diminuzione delle coliti, dei disturbi gastrici e dell’umore del piccolo. Che il bambino sia più controllato dal punto di vista alimentare non è un male. Il punto è però che queste diete sono vendute (a caro prezzo) e sono spacciate come cure per l’autismo.

Esistono però anche “terapie” molto più pesanti, pericolose e potenzialmente letali. La convinzione che l’autismo possa derivare dal mercurio contenuto nei vaccini (anche se quello vaccinale non è il mercurio neurotossico) ha spinto alcuni “terapeuti” a consigliare e a prescrivere terapie chelanti agli autistici. La chelazione è un processo che permette ad alcune sostanze (come l’EDTA, l’acido etilendiamminotetracetico) di legarsi ai metalli del corpo permettendone l’espulsione all’esterno (soprattutto per via urinaria). Lo scopo di queste terapie sarebbe quello di “disintossicare” l’organismo del bambino, non solo dal mercurio (che deriverebbe dai vaccini) ma anche da altri metalli che avrebbero una provenienza indefinita. Anche in questo caso non vi è alcuna ragione per ritenere utile questa pratica, che ha un’intrinseca pericolosità. Assieme ai metalli, infatti, sono espulse altre sostanze, alcune delle quali fondamentali per il funzionamento dell’organismo e specialmente dell’apparato cardiovascolare. Sono noti anche alcuni casi di morte per uso di chelanti utilizzati come cura alternativa. Un insieme di queste “terapie”, con l’aggiunta di sedute di riabilitazione neurosensoriale, sono sostenute da un gruppo americano guidato e “sponsorizzato” da due artisti: Jenny Mc Carthy (ex “playmate”) e Jim Carrey (attore comico, noto in Italia per il film “The Mask”). Il gruppo, che si chiama DAN! (Defeat Austism Now!) è attivissimo negli Stati Uniti e organizza raccolte fondi, manifestazioni e programmi televisivi per diffondere le proprie convinzioni, potendo contare su centinaia le famiglie che lo sostengono.

Tra le “cure alternative” per l’autismo si può citare anche quella al Lupron, un anti testosterone, agente castrante che alcuni ex medici statunitensi (come Mark Geier e figli) somministrano a bambini autistici poiché, secondo loro, i sintomi sarebbero dovuti ad un aumento della quantità di testosterone nell’organismo. Altre terapie non riconosciute prevedono l’uso di antibiotici e di enzimi (come quelli pancreatici). Nel nostro Paese sono diffusi soprattutto gli approcci dietologici, quello chelante e quello omeopatico. Un altro aspetto della vicenda è quello legale. Non sono poche le sentenze che stabiliscono un risarcimento perché l’autismo sarebbe stato causato dalla vaccinazione. Questa conclusione che si ritrova in alcune sentenze non ha un fondamento scientifico, eppure proprio le sentenze vengono citate spesso per contraddire le correnti vedute della medicina: “c’è anche una sentenza, quindi è ormai assodato che i vaccini provocano l’autismo”. Così, sono sempre di più le famiglie che ricorrono agli avvocati per richiedere un risarcimento per un danno non dimostrabile (è bene dire che è importante distinguere questi casi da quelli dovuti a un reale danno provocato da un vaccino, un effetto collaterale rarissimo ma possibile).

Come si vede il panorama è piuttosto triste. Davanti alle poche risposte accertate, al dolore e alle ingenti spese sostenute dalla famiglie coinvolte in questo tipo di problema, si affolla, come spesso accade in questi casi, un gruppo numeroso di “terapeuti”, spesso improvvisati, altre volte (e questa è la cosa più preoccupante) medici abilitati. È piuttosto curioso notare come i medici che propongono cure alternative per l’autismo sono contemporaneamente omeopati, agopuntori, naturopati, quasi sempre antivaccinisti (alcuni sono anche piuttosto noti ed autori di testi molto diffusi). È altrettanto singolare che esistano avvocati specializzati in questo campo, che si occupano quasi esclusivamente di richieste di risarcimento alle ASL. Si tratta di un fenomeno preoccupante e quasi sconosciuto perché diffuso in ambienti chiusi, che rischia di creare gravi danni ai piccoli autistici, i quali, affidandosi a cure comprovate avrebbero grandi speranze di recupero.