UFO e Teoria degli insiemi

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La Teoria degli insiemi, chiamata Insiemistica nell’uso comune, ebbe origine con i suoi prodromi nella seconda metà del XIX secolo grazie al matematico tedesco Georg Cantor. Solo dopo il 1930 divenne di fatto una teoria matematica fondamentale della matematica stessa e del pensiero logico-razionale, grazie ai contributi di grandi fisici, filosofi, logici e matematici come Ernst Zermelo, Kurt Gödel, John von Neumann e Giuseppe Peano. Cambiamo ora contesto.

Quando si cita il termine UFO, Unidentified Flying Object cioè Oggetto Volante Non Identificato, anche in maniera inconsapevole chiunque di noi fa riferimento a tre insiemi:

• U, insieme di tutti gli oggetti volanti
• A, insieme di tutti gli oggetti volanti non identificati
• B, insieme di tutti gli oggetti volanti identificati

Riprendendo le nozioni base della Teoria degli insiemi, è facile dire non solo che se un oggetto appartiene ad A necessariamente non può appartenere a B e viceversa, ma anche che l’insieme U contiene sia l’insieme A che B. In altre parole i matematici direbbero che A e B sono insiemi disgiunti, che tutti e due sono sottoinsiemi di U e che l’unione di A e B è uguale a U.

Proviamo ad andare oltre, chiamiamo allora l’insieme U con l’acronimo più chiaro AFO (“All Flying Objects”), l’insieme A con l’acronimo UFO che già conosciamo mentre l’insieme B con l’acronimo IFO: Identified Flying Objects.

Fin qui il ragionamento non fa una piega e a questo punto possiamo dunque immaginare noi stessi fisicamente di fronte a due grandi contenitori, uno alla nostra sinistra con l’etichetta UFO e uno alla nostra destra con l’etichetta IFO; provate a farlo, ci siamo?

A questo punto saremo forse tutti d’accordo nel dire che l’obiettivo dell’ufologia o dell’ufologo potrebbe (o meglio, dovrebbe) essere quello di sporgersi incessantemente sul bordo del contenitore UFO, prendere un oggetto, analizzarlo, studiarlo e infine decidere se spostarlo nel contenitore a destra, quello con l’etichetta IFO.

Non è negli scopi di questo breve articolo fare valutazioni sull’operato di associazioni ufologiche o persone legate all’ufologia, non è questo il punto né mi interessa. Il senso generale del ragionamento è convenire o meno sul fatto che il traguardo finale ideale dell’ufologo dovrebbe essere quello di fermarsi soddisfatto a contemplare il contenitore UFO completamente vuoto a sinistra, avendolo svuotato, almeno temporaneamente, nel contenitore IFO alla sua destra.

Mi piace immaginare che a fino a questo punto si possa essere tutti d’accordo, ma c’è qualcosa che non torna, proseguiamo il ragionamento.

Dal punto di vista logico-insiemistico ci sono due modalità per definire correttamente un insieme. La prima modalità prevede di elencare gli oggetti che vi appartengono, la seconda invece prevede di stabilire un criterio che consenta di discriminare se qualcosa è dentro o fuori, e questo sembra proprio essere il caso dell’insieme UFO.

Se voglio definire l’insieme A dei numeri pari, di certo non mi metterò ad elencarli tutti ma enuncerò una proprietà comune e dirò che appartengono all’insieme A tutti i numeri naturali che sono multipli di 2 (non consideriamo lo zero per non creare ulteriori complicazioni). Fatto questo, qualunque essere umano di fronte a uno specifico numero naturale saprà se posizionarlo o meno nel contenitore che ho etichettato con la sigla “A = Numeri pari”.

Il punto cruciale è proprio questo, l’insieme ha coerenza logico-scientifica se una volta stabilito un certo criterio di appartenenza o una certa proprietà, chiunque può essere in grado di dire in maniera univoca se un oggetto è dentro o fuori dall’insieme stesso dato. In altre parole, l’appartenenza dell’oggetto all’insieme non deve dipendere da giudizi personali del soggetto che opera, ma deve essere oggettiva, condivisa e condivisibile da qualunque persona.

Anche se a un primo sguardo l'insieme UFO, e il corrispondente IFO, sembrano possedere i canoni richiesti per essere considerati insiemi nel senso formale che abbiamo descritto, in realtà mancano proprio del requisito fondamentale: il discrimine fra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori non è oggettivo.

In sostanza ciò che tu, lettore, metteresti dentro il contenitore UFO, io potrei non metterlo e ciò che un terzo metterebbe nel contenitore IFO magari né io né tu, caro lettore, lo metteremmo dentro.

Facciamo un esempio su tutti: UFO su Firenze nel 1954 e relativa pioggia di bambagia silicea. Io affermo che è un caso identificato, ne spiego i motivi[1] e dunque per me va preso dal contenitore UFO e spostato nel contenitore IFO. Il mio contenitore UFO si è pertanto alleggerito di un oggetto e quello IFO invece si è appesantito. Vale per tutti la stessa cosa? Assolutamente no, e quindi?

E quindi non esiste un unico contenitore UFO, bensì esistono centinaia, migliaia, milioni di contenitori UFO, uno per ogni testa pensante, dentro i quali ciascuno in maniera soggettiva decide cosa metter dentro o cosa togliere.

In conclusione e date queste premesse, con il passar del tempo vedremo inevitabilmente crescere non solo il numero degli oggetti UFO ma anche il numero dei contenitori UFO e così la speranza di spostare un cold case ufologico come quello del 1954 dagli UFO agli IFO sarà destinata a rimanere delusa.

Note