Il Cristo di Montfavet

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  • 12-12-2017
  • di Paola Dassori
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Qualche mese fa tutti i quotidiani hanno riportato la triste notizia della morte di un bimbo a causa di una banale otite, che i genitori si erano limitati a “curare” con rimedi omeopatici.

Non era la prima volta che succedeva: un caso simile accadde in Francia nel 1954, quando la piccola Joelle Debray, di soli tre mesi, morì proprio per un’infezione all’orecchio nell'auto dei genitori, che tornavano a Tolone dalla lontana Brest. I Debray vi si erano recati per diffondere le teorie mistiche di un ciarlatano che si faceva chiamare “Cristo di Montfavet”, dal nome del villaggio dove viveva in una bella villa di sua proprietà. Al contrario dei genitori italiani, però, i Debray anziché disperarsi ringraziarono Dio perché secondo i loro precetti quella morte era il segno divino che attendevano: la grazia celeste era scesa su di loro.

Arrivati a Tolone, i genitori di Joelle e l’altro figlio Guy, malato di orecchioni, corsero subito al tempio della setta dove furono accolti da una trentina di correligionari e, dopo il resoconto sulla loro missione, mostrarono giulivi il corpo della figlia annunciando: “Joelle è partita”, tra canti e preghiere.

In seguito a questo incredibile episodio i Debray furono arrestati e in tutta la Francia ci fu un’ondata di indignazione contro la setta dei “Testimoni di Cristo”, che nel giro di pochi mesi aveva procurato la morte di tre innocenti di cui Joelle non era che l'ultima.

Il “profeta” era un certo Georges Roux, nato nel 1903 a Cavaillon, sposato e padre di sei figli. Impiegato postale per necessità, nutriva però velleità artistiche; aveva scritto parecchi libri, commedie, opere liriche, senza però ottenere nessuna notorietà, fino al 1947, quando improvvisamente sentì di possedere il “dono della guarigione”. In breve il suo successo divenne tale che, incapace di far fronte alle tante richieste che gli arrivavano, si trovò davanti a un dilemma: doveva lasciare il lavoro e dedicarsi anima e corpo agli ammalati? Il buon senso, di cui Roux era ben dotato, gli suggerì invece di trasmettere il suo fluido taumaturgico ai familiari, mantenendo il suo impiego sicuro alle Poste.

Continuò comunque a scrivere libri, il primo dei quali, Diario di un guaritore, era un insieme di consigli di medicina e orazioni deliranti. Il secondo libro, sulla stessa falsariga, si intitolò Parole di un guaritore; finalmente, verso la fine del 1950, con la pubblicazione della sua terza fatica, Missione divina, Georges Roux rivelò per la prima volta di essere nientemeno che il Cristo ritornato in terra per salvare l’umanità dal male e dal peccato.

E' incredibile che in pieno ventesimo secolo, in un paese laico e civilizzato come la Francia, un esaltato simile abbia trovato gente disposta a credergli, tanto più che i suoi primi seguaci furono persone di un certo livello intellettuale: ma tant'è...

Le generose donazioni dei fedeli più danarosi persuasero Roux che la carriera di Cristo in terra fosse più redditizia di quella burocratica, e nel dicembre 1953 l’uomo si dimise dal suo impiego, fondando con regolare dichiarazione alla prefettura la “Chiesa Cristiana Universale”, e consacrandosi definitivamente alla sua missione di redentore. Lo aiutava in questo suo genero Van Gardinge, considerato il suo apostolo numero uno, che gli faceva da agente di pubblicità diffondendo il suo verbo tramite una rivista mensile, Messidor, che i suoi proseliti vendevano per la strada travestiti da uomini-sandwich con cartelli annuncianti la lieta novella. La rivista, oltre agli ispirati scritti del messia, conteneva anche ricette di cucina “sacre” ad opera della signora Roux, che si firmava affettuosamente Maman, necessarie in quanto la setta esigeva un’alimentazione strettamente vegetariana abolendo inoltre parecchi alimenti, come le conserve, le patate, lo zucchero e così via.

Forte dei suoi successi, Georges Roux si presentò alle elezioni legislative del 1956, con un programma decisamente bizzarro: Dio sarebbe stato il capo del governo e chi votava per lui avrebbe avuto la garanzia di andare in paradiso alla fine dei suoi giorni. Incredibilmente ricevette 10.000 voti.

Fin qui ci sarebbe da sorridere: in fondo ognuno è libero di credere nelle strampalerie che vuole e di dare i propri soldi a chi meglio crede. La cosa grave, però, è che secondo le teorie di Roux la malattia non era che un segno divino, un segnale d’allarme che Dio mandava agli uomini per far loro capire che non vivevano secondo la sua legge. Chiamare un medico, somministrare medicine, significava contrastare la volontà divina; l’imposizione delle mani, le preghiere e le compresse calde erano la sola cura che Dio permettesse. Se il malato moriva, voleva dire che Dio gli aveva accordato il privilegio di chiamarlo a sé per la sua maggior gloria e per il bene dei “Testimoni di Cristo”.

Così era morto nel 1953 Yves Payan, di quattordici anni: i suoi genitori, anziché chiamare un medico, lo avevano “curato” dalla polmonite secondo i metodi di Georges Roux. Seguì nel marzo 1954 la fine di Chantal Darremont, di 10 anni, che la madre adottiva lasciò morire di bronchite: la donna fu processata, rinchiusa per qualche mese in un ospedale psichiatrico e quindi rilasciata per infermità mentale. Anche un adulto, Raymond Joutard, morì nell'estate 1954 per aver rifiutato di essere curato in seguito ad un incidente stradale.

Fu la morte della piccola Joelle, però, ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica francese sui “Testimoni di Cristo” e soprattutto sul suo fondatore. Ci fu un processo che, però, vide Roux condannato soltanto a pochi mesi di carcere con la condizionale.

Georges Roux morì nel 1981; attualmente la sua setta, chiamata Alliance Universelle, viene mandata avanti dalle sue figlie Jacqueline e Geneviève e conta un migliaio di adepti.