La canzone intelligente...

Al di là della sua innegabile bellezza, è vero che la musica di Mozart può anche rendere più intelligente chi l'ascolta?

Ieri mi ha telefonato Mandy, giornalista di una rivista femminile inglese. Stava scrivendo un pezzo su come migliorare le nostre prestazioni intellettuali e le serviva il parere di un esperto in neuroscienze da citare nel suo articolo. La sua prima domanda fu: "Come funzionano i programmi per migliorare la mente?". Cercando di limitare la naturale prosopopea che caratterizza la comunicazione degli scienziati, ho fatto presente che la prima domanda dovrebbe essere "se funzionano". Mandy non riuscì a trattenere il suo disappunto.

Ginnastica mentale

Siamo letteralmente sommersi da consigli su come stare meglio, rinforzare la nostra memoria, diventare più svelti, creativi, intelligenti (McCrone, 2001). Sappiamo di manager che passano ore burrascose in improbabili avventure per accrescere la loro capacità di risolvere problemi. Esistono programmi per rimanere sempre giovani e corsi che stimolano parti del cervello che noi apparentemente non usiamo, la creatività dell'emisfero cerebrale destro, o la plasticità della nostra mente. Spesso tutto si riduce a un paio di costose cassette da sentire nel sonno (ipnopedia). Ma funzionano?

Uno studio di Pratkanis et al. (1990) è particolarmente rivelatore. A un gruppo di persone fu consegnata una cassetta intitolata "Come migliorare la vostra memoria" accompagnata da un depliant pubblicitario che ne spiegava l'efficacia. A un altro gruppo fu consegnata una cassetta per migliorare la propria autostima. Parecchie persone di entrambi i gruppi dichiararono che il corso era stato davvero efficace nel migliorare rispettivamente memoria e autostima. Ciò che le persone non sapevano era che le cassette erano state sostituite. Quindi, le persone convinte di migliorare la loro memoria avevano in effetti usufruito del corso per accrescere l'autostima, e viceversa. Cioè le persone si erano convinte dell'efficacia descritta dal depliant, e reiterata dal titolo sulla cassetta, senza alcuna prova della loro reale efficacia.

Io penso positivo, e qui lo scrivo, e qui lo scrivo

Le sue lettrici, sentenziò Mandy, vogliono essere rassicurate da messaggi positivi, che le aiutino a migliorare. Che poi questi programmi per aumentare le nostre capacità mentali funzionino è cosa ovvia e risaputa; se non ero un vero esperto, se volevo far passare messaggi negativi non avevo che da confessarlo. "Mai sentito parlare, per esempio, dell'effetto Mozart?" disse, prima di riappendere.

Effetto Mozart

In un'era dominata dal semplicismo televisivo, l'offerta di accrescere l'intelligenza senza fatica, senza studiare, solo ascoltando un nastro registrato, trova terreno fertile. Eppure, per quanto fantastica, una simile proposta è stata seriamente avanzata una decina di anni fa.

Gordon Shaw, neurobiologo, e Frances Raucher, psicologa, entrambi americani, hanno sostenuto in una serie di lavori sperimentali (per una revisione non critica si veda Shaw, 2000) che ascoltare musica di Mozart migliora le prestazioni a un test d'intelligenza visuo-spaziale, consistente nel prevedere la forma di pezzi di carta piegati secondo linee prestabilite. Nel loro più noto studio sperimentale (Raucher et al., 1993), Shaw e i suoi colleghi sostennero che studenti universitari che ascoltavano Mozart per dieci minuti miglioravano sostanzialmente la loro prestazione allo stesso test, tratto dalla scala di Stanford-Binet. Studenti invece non esposti a Mozart, non mostrerebbero alcun miglioramento. Questo risultato è noto come "Effetto Mozart".

Non solo Mozart

Dapprima l'effetto sembrava essere piuttosto specifico. Infatti tutti gli studi utilizzarono la Sonata per due pianoforti K448. Rapidamente però risultò che altre musiche di Mozart, o altri compositori, come per esempio Yanni, noto per i suoi ritmi New Age, producevano gli stessi effetti (Rideout et al., 1998). L'assenza di specificità è stato uno degli argomenti usati dai detrattori dell'Effetto Mozart, per obiettare sulla sua reale efficacia.

La spiegazione proposta

L'aura di scientificità che ammanta l'Effetto Mozart deriva dal postulato che il ritmo con cui le cellule cerebrali comunicherebbero tra loro non è dissimile da quello di alcune musiche barocche. Questa musica procede il ragionamento potrebbe stimolare il lavoro del cervello. Da qui il salto ardito: se il barocco funziona, nessuno meglio di Mozart (altri si troverebbero più a loro agio con Bach).

Vorrei che risultasse chiaro che non intendo negare l'interrelazione possibile tra la musica e il nostro cervello (Holden, 2001), né che le emozioni che la musica ci suscita si rivelino in un corrispettivo neuronale (Blood et al., 1999). L'effetto però sull'intelligenza è da dimostrare.

Un nostro esperimento

Huw Thomas, un mio studente molto sveglio, musicista egli stesso, ora impegnato nella Medical School, scelse di testare sperimentalmente l'Effetto Mozart per la sua tesi di laurea in Psicologia (1999). Huw testò 30 studenti universitari con una prova di ragionamento spaziale, nota come Matrici Progressive di Raven. Ogni partecipante venne sottoposto al test d'intelligenza due volte, prima e dopo essere stato esposto a una di tre condizioni sperimentali: ascoltare la sonata K448, ascoltare un pezzo di musica minimalista, molto ripetitiva (Metamorfosi Quattro di Philip Glass), o stare in silenzio per dieci minuti. Le 36 Matrici furono divise in due gruppi di 18, e l'ordine di presentazione delle due metà del test venne controbilanciato in ognuna delle tre condizioni sperimentali. I risultati di questo esperimento sono riassunti in Tabella 1. Come appare evidente dall'analisi dei dati, non riscontrammo alcun vantaggio nell'ascoltare Mozart (F < 1, p: ns).

Inoltre, se ascoltare musica risultasse in un beneficio duraturo, dovremmo osservare che persone che ascoltano regolarmente musica hanno prestazioni migliori al test d'intelligenza rispetto alle persone che non ascoltano musica. Per verificare questa ipotesi abbiamo diviso i nostri 30 studenti, in due sottogruppi: quelli che studiavano musica o ascoltavano musica abitualmente e quelli che non ascoltavano musica. La Tabella 2 riassume i risultati. I melomani non ottennero prestazioni migliori dei non musicofili (t = 0.229, p: ns).

I nostri risultati quindi non sostengono né l'ipotesi che ascoltare Mozart migliori le prestazioni ad un test d'intelligenza dopo dieci minuti, né che quest'effetto sia duraturo.

Requiem per Mozart?

Risultati negativi simili ai nostri, sono stati pubblicati da altri (per esempio Newman et al., 1995; Steele et al., 1999). L'Effetto Mozart non è riproducibile. Non solo. Christofer Chabris, psicologo di Harvard, ha analizzato l'insieme dei dati di 16 studi (714 partecipanti) disponibili che hanno paragonato gli effetti di 10 minuti di musica di Mozart sulle prestazioni a test d'intelligenza con gli effetti di stare in silenzio e rilassati per 10 minuti. Chabris ha dimostrato che, considerando tutti i dati disponibili (in una metanalisi) non risulta alcun Effetto Mozart. Le sue conclusioni sono piuttosto ironiche: "Siamo liberi di goderci la musica classica, anche se non ci fa diventare più intelligenti".

Perfino i più strenui sostenitori delle meraviglie dell'Effetto Mozart, come Frances Rauscher hanno quindi dovuto ammettere che non c'è verso di trasformare somarelli in geni con qualche CD. Ma non si sono dati per vinti. L'effetto, sostengono ora, non è di sviluppare l'intelligenza, ma di migliorare le capacità di immaginazione. Infatti sostengono non solo di aver riprodotto i risultati originali, ma anche di aver dimostrato che topolini esposti alla musica di Mozart in utero, si dimostrano più abili dei loro compagni a trovare un'uscita in un labirinto: voilà l'Effetto Mozart (visuo-spaziale) perfino nei roditori, non noti per il loro orecchio musicale.

Mandy non demorde

L'onda lunga originata dalla speranza di affrontare problemi complessi, come l'apprendimento, il miglioramento delle nostre facoltà intellettive, le nostre abilità creative e d'immaginazione si è tutt'altro che spenta. Gli stati USA di Tennesee e Georgia distribuiscono cassette di musica classica omaggio ai genitori di tutti i neonati, oltre centomila all'anno. In Florida tutti gli asili di stato sono tenuti a suonare 30 minuti di musica classica al giorno per legge per aiutare i bimbi nel loro difficile percorso di apprendimento. La biblioteca dello Hudson Valley Community College in New York è dotata di un'area in cui si suona Mozart per facilitare lo studio e la lettura. Ma questi sono solo esempi. Ci sono 60.076 siti web che citano "Effetto Mozart" nel testo. Amazon ha in catalogo 18 libri che spiegano come approfittare dell'efficacia dell'Effetto Mozart. Molti con allegata cassetta. Perfino scienziati seri come Gordon Shaw si sono fatti distrarre dal demone del profitto, e pur negando di aver mai sostenuto alcun effetto sull'intelligenza, ha fondato la sua industria S.T.A.R. (acronimo per Spatial Temporal Animation Reasoning) che si prefigge, a scopo di lucro, di esercitare la mente con l'aiuto di un pinguino animato.

Quest'industria è sostenuta da giornalisti acritici, parenti smaniosi, governanti scientificamente incolti. È diventata una vera e propria scienza alternativa con parecchi aficionados. Mozart viene ora proposto perfino come cura per la demenza di Alzheimer. Poco importa che l'unica variabile risultata significativa fosse l'aumentato desiderio dei pazienti affetti da demenza di mangiare budino al cioccolato (Ragneskog et al. 1996). Meglio di niente. Mandy non ha torto a non fidarsi del mio scetticismo.

L'intelligenza non è tutto

I risultati raggiungibili ascoltando Mozart sembrano non avere più frontiere (inoltre, male non fa). Don Campbell, guru delle facili terapie alternative fondate sull'ascolto di musica, ne è certo. Anche Cambell ha un suo sito web dove vende musica classica per molteplici e svariati fini terapeutici e per migliorare "lo stato emozionale" (ecco il termine chiave). Lui stesso dichiara di essere riuscito a far dissolvere senza danni un rischioso trombo nel suo cervello con il solo effetto della meditazione, pregando, e immaginando una mano angelica che lo curava. L'apparente contraddizione che se il suo metodo funzionasse egli non avrebbe dovuto avere il trombo in primo luogo, non intacca la fiducia dei suoi sostenitori.

Non pensate poi che se ascoltare musica di Mozart aiutasse la buona salute e il benessere emotivo, Mozart stesso non avrebbe dovuto essere l'artista emaciato e tribulato che la storia ci tramanda? Si potrebbero controllare le dogmatiche affermazioni di Cambell organizzando uno studio in cui gli specialisti di Mozart dimostrassero benessere psicofisico non comune, capacità intellettive extra-musicali superiori a quelle degli specialisti di musica rap, e memoria formidabile. Per ora ci accontentiamo degli aneddoti.

Din don dan, dan don din, che magnifico bucato

Ricordate Carosello? La pubblicità del sapone per bucato Supertrim? Quella di "Angelino, Angelino". Il jingle che l'accompagnava era tratto da Rondò alla Turca, sonata per piano K311 di Mozart. Se ci pensate, lo sguardo vivo del bricconcello Angelino è in sè prova dell'Effetto Mozart su intelligenza e memoria. Noi stessi, esposti alla musichetta in gioventù per qualche centinaio di volte, ne stiamo beneficiando. Infatti, a distanza di 40 anni, ancora ce la ricordiamo: Din don dan, dan don din, il concorso di Angelin. Premi Trim, premi Trim, per i grandi ed i piccin.

 

 

Bibliografia

Blood AJ, Zatorre RJ, Bermudez P, Evans AC. (1999), "Emotional responses to pleasant and to unpleasant music correlate with activity in paralimbic brain regions". Nature Neuroscience, 2: pp, 282- 387.

Campbell D. (1997), The Mozart Effect: Tapping the Power of Music to Heal the Body, Strengthen the Mind, and Unlock the Creative Spirit. London: Hodder and Stoughton.

Holden C. (2001), "How the brain understands music". Science, p, 292:p, 623.

McCrone J. (2001), "Mental Gymnastics". The New Scientist, 2314: pp, 30-34.

Newman J., Rosenbach JH., Burns KL., Latiner BC., Matocha HR., Rosenthal-Vogt E. (1995), "An experimental test of "the Mozart effect": does listening to his music improve spatial ability?" Perceptual and Motor Skills, 81: pp, 1379-1387.

Pratkanis AR., Eskenazi J., Greenwald AG. (1990), "What you expect is what you believe (but not necessarily what you get: a test of the effectiveness of subliminal self-help audio tapes". Basic and Applied Social Psychology, 15: pp, 251-276.

Ragneskog H., Brane G., Karlsson I., Kihlgren M. (1996), "Influence of dinner music on food intake and symptoms common in dementia". Scandinavian Journal of Caring Sciences, 10: pp, 11-17.

Raucher FH., Shaw GL., Ky KN. (1993), "Music and spatial task performance". Nature,pp, 365: 611.

Rideout BE., Dougherty S., Wernert L. (1998), "Effect of music on spatial performance: a test of generality". Perceptual and Motor Skills, 86: pp, 512-514.

Shaw GL. (2000), Keeping Mozart in Mind. San Diego: Academic Press.

Steele KM., Brown JD., Stoecker JA. (1999), "Failure to confirm the Rauscher and Shaw description of recovery of the Mozart effect". Perceptual and Motor Skills, 88: pp,843-848

Thomas H. (1999) "The effect of Mozart's music on spatial ability". Tesi di Laurea non pubblicata. Dept. of Psychology, University of Aberdeen, UK.

 

Sergio Della Sala

Full Professor in Neuropsychology
Università di Aberdeen (UK)
Socio Effettivo del CICAP