La forza di un mito

  • In Articoli
  • 28-03-2001
  • di Marcel Delaval

Questo articolo si propone di mostrare attraverso specifici esempi come gli attori del mito degli UFO — i testimoni, gli ufologi e i media — contribuiscano a diffondere e alimentare il mito, perfino nel caso in cui il fenomeno sia stato identificato.

Il ruolo dei testimoni

Il testimone di un avvistamento, di fronte alla prova della sua errata interpretazione del fenomeno, può negare l'evidenza, contribuendo così alla diffusione del mito. Il mito degli UFO è qui inteso nella sua Interpretazione Riduttiva Extraterrestre (IRE in seguito).

Questa storia comincia nel luglio del 1987, in un'amena località collinare del nord d'Italia, in vicinanza della città di Varese, chiamata anche la "Città Giardino". Siamo in estate e il tepore invita a restare fuori casa. L'abitazione dei nostri testimoni è sufficientemente lontana dalla città da permettere una buona visuale del cielo. Per diverse settimane, J.B., la moglie, la figlia e alcuni vicini poterono osservare dal proprio balcone una luce brillante nella direzione est o sud-est, non solo di sera ma anche la mattina sul presto, approssimativamente sempre alla stessa ora. Notarono anche luci in movimento con strane traiettorie.

Consideriamo J.B., un ingegnere plurispecializzato, il testimone principale, nel senso che assunse il ruolo di leader delle iniziative. Profondamente colpito dalle sue osservazioni decise di contattare un giornale locale, La Prealpina, per dichiarare: "Ogni sera, per quasi tre settimane, ho osservato dalla finestra un oggetto dallo strano comportamento. Sono ingegnere, conosco le leggi della Fisica e della Matematica, escludo che si tratti di un satellite. Vorrei che qualcuno mi spiegasse cos'è." [...] "Come scienziato, non credo nell'esistenza di altri mondi, infatti non ho mai menzionato la parola UFO in tutta questa storia. Non riesco a spiegare la natura dell'oggetto sulle basi delle mie conoscenze e vorrei che una persona competente mi desse una spiegazione. Questa è la sola ragione per cui sono qui."

Informato del fatto tramite il giornale, presi un appuntamento con la famiglia e mi recai a casa loro la sera stessa. J. B. sembrava orgoglioso di mostrare libri d'Astronomia aperti sul tavolo, come se volesse dimostrare di esser pratico di quella disciplina. Dal momento che le osservazioni si erano susseguite per diverse settimane, era piuttosto difficile ricostruire gli eventi in maniera precisa. Fortunatamente, durante la visita intervenne la figlia, dicendo che l'oggetto in questione era visibile, così come lo era stato durante le sere precedenti. Effettivamente, un oggetto brillante era visibile in direzione sud-est e, con l'aiuto di un binocolo, fu prontamente identificato col pianeta Giove. Disorientato da questa spiegazione razionale, J.B. asserì che essa non poteva rendere conto degli avvistamenti compiuti di prima mattina.

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Ritornato a casa, un breve controllo della posizione dei pianeti in quel periodo dell'anno mostrò che Venere era visibile la mattina, approssimativamente nella direzione indicata da J. B.

Dal momento che i testimoni avevano visto un solo oggetto alla volta, e grazie alla loro descrizione del fenomeno luminoso, l'identificazione fu relativamente semplice. Informato di questo, J. B. diede l'impressione di cercare di salvare la situazione, chiamando in causa le luci osservate nelle precedenti settimane.

Sebbene per queste ultime non poté essere fornita alcuna spiegazione certa, avevo già saputo di luci con traiettorie strane visibili da quell'area. Erano prodotte da aeroplani in atterraggio al vicino aeroporto di Malpensa. Infatti gli aerei volavano verso i testimoni, dando in certi momenti l'impressione di restare sospesi in aria, e in altri quella di muoversi rapidamente. Probabilmente, le osservazioni precedentemente menzionate erano state confuse con quelle più recenti, fornendo l'impressione di un singolo fenomeno.

J.B. sembrò infine accettare la spiegazione di Giove e Venere, cosa confermata dal suo rifiuto di ricevere la RAI, asserendo che ''... non valeva la pena, non c'era nulla da vedere al momento (sebbene all'apparenza il medesimo fenomeno fosse tuttora lì) e poi sarebbe costato troppo denaro". Tuttavia, intervistato di nuovo nei giorni seguenti dal giornale "La Prealpina", continuò a dichiarare che "le luci in movimento erano qualcos'altro", con la conseguenza che il mistero continuò a diffondersi attraverso i media.

Sebbene L'IRE non fosse implicata in questo caso, il contesto ufologico era tuttavia suggerito fra le righe dai media.

Il comportamento di J. B. può essere compreso dal contesto psicologico. Era probabilmente imbarazzato dal trambusto suscitato nei media, negli ufologi, negli astronomi ... soprattutto in riguardo all'importanza data ai suoi titoli accademici non solo dai media, ma anche da se stesso. Con tutta probabilità aveva provato, umanamente, a salvare la faccia.

Il ruolo degli ufologi

Un mito può anche essere propagato da ufologi irresponsabili, che arrivano al punto di inventare storie. Il caso trattato qui è connesso alla storia dei due nani blu di Viggiù, un piccolo paese situato non lontano dal luogo del precedente racconto. I fatti cominciarono il 4 ottobre 1979, alla periferia del paese, nel giardino di casa di A.N., un operaio di 38 anni impiegato in un'azienda di raccolta dei rifiuti (2).

La notte era scura e piena di stelle. Come al solito, A. N. uscì di casa presto per recarsi a lavorare. Alle 3:15 si recò in garage, prese la Vespa, la mise in moto, accese le luci e portò il veicolo sul vialetto del giardino. Inaspettatamente, vide due piccoli nani di colore blu, non più alti di 70 o 90 centimetri, ad una distanza di circa dieci metri. Stavano comminando nella sua direzione, gesticolando e fluttuando a 20 centimetri dal suolo. Il loro aspetto era umano, con due braccia e due gambe, ma apparivano estremamente magri. Non notò capelli sul loro capo, ma rimase colpito dai loro occhi luminosi, simili a quelli di un gatto nella notte. Non notò i loro vestiti. Sembravano discutere tra loro ma non udì alcuna parola.

A. N. lasciò la Vespa col motore acceso e la luce diretta verso gli strani esseri. Stava camminando verso di loro quando il motore si arrestò e le luci si spensero. Tuttavia, per nulla intimorito dall'apparizione, avanzò con l'intenzione di catturare i nani. Stava per agguantarne uno, alla sua sinistra, quando questo scomparve attraverso una grata. Allora si girò a destra per catturare il secondo, ma anche questo era scomparso. Ritornando alla Vespa udì, con sua sorpresa, il motore rimettersi in moto e vide il fanale illuminare nuovamente il vialetto, senza che vi fosse stato alcun intervento da parte sua. Tutto quanto durò soltanto alcuni minuti. Questo strano caso non è mai stato spiegato, non necessariamente perché sia inspiegabile, ma perché nessun esame psicologico è mai stato condotto sul testimone. Tuttavia, non è questo l'oggetto del nostro studio. In realtà, un altro aspetto interessante di questa storia è la generazione di un mito parallelamente ad essa, il mito degli Uomini In Nero (UIN). Per semplificare, gli UIN sono quelle persone misteriose che compaiono in alcune storie di UFO per minacciare e intimidire i testimoni e gli ufologi con la supposta intenzione di nascondere la verità. Sono spesso vestiti di nero e viaggiano in macchine nere. Ebbene, io ed un mio collega siamo stati descritti come UIN da un ufologo in un documento pubblico, così come qui sotto riportato (Sky Sentinel).

Eravamo stati informati della storia dei "nani blu" attraverso il giornale "La Prealpina". Prendemmo dapprima un contatto telefonico con la famiglia di A.N., ci accordammo per incontrarci e venimmo a Viggiù il 6 ottobre per compiere un'indagine. Cominciammo col registrare la testimonianza, all'interno della casa. Successivamente, uscimmo in giardino per fare alcune misure di distanze e di angoli, usando una bussola e un contatore Geiger, ma non notammo nulla di strano. Il mio collega è francese e io sono belga, dunque entrambi provenienti da paesi francofoni. Lavoriamo entrambi per il Centro di Ricerche Nucleari della CEE, e ci interessiamo di ufologia per hobby. Tutte queste precisazioni sono importanti per quel che segue. Sei anni dopo i fatti dei nani di Viggiù, C.N., un ufologo del filone religioso pubblicò un articolo dal quale è stato estratto il brano seguente. In corsivo, tra parentesi, i miei commenti:

    "Un giorno (il 14 dicembre nell'articolo, in realtà il 6 ottobre), due uomini vennero a Viggiù e, senza esitazione, entrarono in giardino. Erano vestiti con abiti scuri (non mi piace il nero e non possiedo vestiti di questo colore!) e uno di loro aveva uno strano strumento tra le mani, che puntava in precise direzioni lasciando intravedere un ago mobile. L'uomo orientò lo strumento, si girò e, senza esitazione, raggiunse il luogo esatto dove i nani erano apparsi nella notte del 4 ottobre (naturalmente, A. N. ci aveva precedentemente mostrato il luogo). Tutto ciò durò solo qualche minuto. A. N. vide tutto da dietro la tenda della finestra (la Pantera Rosa in azione!). Vedendo che i due uomini non avevano intenzione di andarsene, uscì di casa e li affrontò. lmmediatamente, uno di loro estrasse un tesserino dalla tasca e disse di essere del Centro di Ricerca Nucleare. Poi, parlando una lingua incomprensibile (per forza, se uno non sa il francese!) ispezionarono il vialetto e il giardino dove i due "visitatori" erano stati visti. A. N. osservava attentamente il loro comportamento e, non capendo la funzione dello strumento, chiese cosa fosse (dunque, la Pantera Rosa esce allo scoperto!). "Un contatore Geiger", disse in perfetto italiano ma con un marcato accento straniero l'uomo che si era presentato come un ingegnere (non mi piacciono i titoli!). L'altro uomo non ha mai parlato in italiano (non avevo mai realizzato l'handicap del mio collega!). Dopo altri cinque minuti, senza salutare (che maleducazione!) i due se ne andarono. Salirono nella macchina nascosta fuori (in realtà non l'avevamo parcheggiata in giardino per non recare disturbo) e A. N. li vide andar via da dietro la siepe (la Pantera Rosa di nuovo in azione!). Solo in quel momento notò che l'auto, una grande macchina nera (una Citroen GS bianca!) non aveva targa (aveva una targa belga bianca e rossa!) ...
    Il caso di A.N. mette in evidenza un evento abbastanza raro in Italia, l'interferenza dell'Uomo in Nero. Difatti, il Centro di Ricerca Nucleare, interrogato sull'argo mento (non ne ho mai saputo nulla!) ha negato con fermezza la circostanza (naturalmente, abbiamo compiuto l'indagine in privato e non per lavoro). Chiunque essi fossero, gli intrusi (tutto ciò non suona nuovo non erano di sicuro impiegati del Centro di Ricerca (mi dispiace dover contraddire) il quale non è interessato agli UFO".

È interessante notare l'atmosfera di mistero evocata in questa descrizione: i vestiti neri, lo strano strumento, l'aspetto ufficiale della visita, i gesti militari dei due uomini, il silenzio del collega, la grande macchina nera nascosta di fuori. È facile immaginare come questa storia, o altre simili, possano venire diffuse da altri che

non controllano le informazioni.

Il ruolo dei media

    Può anche succedere che alcuni giornalisti, più attenti all'audience che alla realtà dei fatti, distorcano la verità, modificando od omettendo delle informazioni, oppure si rifiutino di correggere un errore, perfino di fronte all'evidenza.

Il 16 dicembre 1991, Gianni Minoli, il conduttore del programma televisivo Mixer, asserì, mostrando la foto di un presunto alieno: "Sempre dalla medesima fonte, qualche notizia è trapelata, in effetti una fotografia, che in un certo senso è già oggetto di una indagine internazionale. La versione originale è quella che vedete. La ricostruzione, tridimensionale e a colori, mostra un essere extraterrestre. Ma quanta fiducia possiamo riporre in questo caso?"(3,5). Dopo seguì una discussione generale sugli UFO, ma non sulla fotografia presentata.

Scandalizzato dall'errata presentazione dei fatti, il 17 dicembre il Centro Italiano di Studi Ufologici (CISU) rilasciò una smentita a mezzo stampa, in cui si spiegava che la foto era quella di un pupazzo, costruito in Canada per una ricostruzione filmata del caso Roswell (3). Esso fu esibito nel Pavillon du monde insolite, nell'edificio che ospitava l'Esposizione Universale di Montreal (1981 -1984), dove appariva in un cilindro di plexiglass, con indosso una muta da sub. La foto non aveva niente a che vedere con la ricostruzione tridimensionale, ed era stata tagliata in maniera che non si vedesse la lampo della muta.

Apparentemente, la risposta di Minoli fu: "Abbiamo mostrato la foto ma non abbiamo detto che si trattava di un extraterrestre".

Circa un anno dopo, il 30 novembre 1992, Minoli trasmise di nuovo la stessa sequenza, nonostante la smentita del CISU, con la conseguenza di continuare a diffondere informazioni fasulle e di alimentare il mito.

Una convergenza di ruoli

Talvolta un fenomeno di risonanza può avvenire quando gli eventi e i ruoli dei differenti attori - i testimoni, gli ufologi e i media - convergono.

Il 30 maggio 1987 un centinaio di persone si sono riunite a Crosia, in provincia di Cosenza, per rendere omaggio ad una statua della Vergine che è stata vista piangere qualche giorno prima in una chiesa della zona. Inattesa, sebbene anticipata da alcuni medium presenti, appare una luce nel cielo verso le dieci di sera. Compie strani movimenti ed è immortalata per sei minuti nella videocamera di un testimone. La luce viene perfino chiamata "la stella della Vergine" dagli astanti. All'inizio il fatto fu interpretato in chiave religiosa, ma dopo l'intervento degli ufologi prese piede l'associazione con un UFO.

Infatti, l'evento accadeva proprio quarant'anni dopo l'avvistamento di K. Arnold (24 giugno 1947), il primo, leggendario caso ufficiale di UFO.

La ricerca di casi analoghi è un tipico processo che mira a dare maggior credibilità alla propria testimonianza, come affermato da P. Lagrange (6). In questo caso, un'analogia è stata evidenziata dai fedeli con le apparizioni di Fatima, e dagli ufologi con il caso K. Arnold.

Il 17 ottobre 1988, l'analisi del video e una ricostruzione della traiettoria della luce (da una telecamera mobile!) è stata presentata dai membri del Centro Ufologico Nazionale (CUN) su RAI 2 (4, 5). Ad un certo istante, si nota chiaramente un disco con un buco al centro e delle frange al bordo. La prima impressione che viene in mente è che si sia trattato di un effetto dovuto allo zoom, e perfino la giornalista che intervista C.M., un ingegnere chimico membro del CUN, pone una domanda in tal senso. Ma C.M. rifiuta questa interpretazione. Per una strana coincidenza, la forma del disco è simile a quella di uno degli oggetti osservati da K. Arnold nel 1947 e riprodotto sulla copertina del periodico Fate nel 1948. Naturalmente, questo fatto viene evidenziato dal CUN. Un ex pilota civile, membro dello stesso gruppo, aggiunge perfino in un'intervista per il Corriere 7 Giorni: "Sono sicuro che non è un oggetto terrestre". Negli anni seguenti, simili immagini continuarono ad essere pubblicate dalla stampa.

Nel novembre 1990, il gruppo ufologico belga Sobeps pubblica un'interpretazione del famoso disco (4). Secondo essi, si tratta di un effetto dovuto alla struttura interna della videocamera, evidente quando lo zoom automatico tenta di mettere a fuoco un punto luminoso. Questo fenomeno è facilmente riproducibile da chiunque possegga una videocamera.

Nonostante questa evidenza, nel dicembre del 1990 M.C., altro membro del CUN, rifiutò la spiegazione, notando come nel video di Crosia sia visibile un buco centrale, assente nella foto di Sobeps. L'ipotesi fu perfino ignorata da R.P. (CUN) nella video-cassetta UFO-Dossier Europa. Nel luglio 1993 la rivista Focus pubblicò un fotogramma del video di una lampadina ripresa con lo zoom nella sua posizione di massima apertura; il buco centrale è chiaramente visibile, e l'analogia con il caso di Crosia palese. Infine, sei anni dopo, il CUN accettò l'ipotesi di Sobeps-Munschs, per ritrattare subito in novembre, quando un altro membro del medesimo gruppo presentò simili immagini durante il programma televisivo Studio Aperto, nuovamente ignorando il meccanismo della videocamera.

Anche se è vero che un fenomeno ottico è stato registrato dalla videocamera, è anche vero che l'osservazione di ciò che sembrava essere un semplice punto di luce è diventata un evento importante a causa del contesto religioso, dell'analogia con le apparizioni di Fatima e della coincidenza col caso di K. Arnold. La mancanza di spirito critico e obiettività di alcuni ufologi e l'assenza di controlli sulle informazioni dei media chiudono la catena della disinformazione, favorendo la diffusione del mito.

Conclusioni

Indipendentemente dalla realtà o meno del fenomeno UFO, questo articolo mostra come gli attori del mito degli UFO — i testimoni, gli ufologi e i media — continuino a diffondere e alimentare il mito. I testimoni, convinti in buona fede di aver assistito ad un evento eccezionale, sentono la necessità di comunicare il loro stupore ad altra gente, agli ufologi o ai media. In queste circostanze, i casi di UFO acquistano una sorta di riconoscimento ufficiale che può agire come catalizzatore, attirando altri testimoni, ufologi e mezzi d'informazione.

Anche quando il caso viene ricondotto ad un evento banale, quale un fenomeno astronomico o altro, può essere stata raggiunta una soglia oltre la quale è difficile per gli attori del mito ritrattare e salvare la faccia. Allora, la tentazione di ignorare o distorcere i fatti può esser molto forte. Altre motivazioni quali profitto, malafede, ignoranza o disonestà intellettuale possono anche motivare gli attori. Alcune pubblicazioni ufologiche, al pari di altri periodici, sono soggetti a vincoli: devono raccogliere materiale sufficiente, uscire in tempo e devono vendere. Ciò può portare ad una manipolazione della realtà. I casi di UFO riconosciuti come spiegabili non interessano molte persone, e non fanno guadagnare, nel vero senso della parola.

Questo potrebbe spiegare perché le smentite non vengano, in generale, pubblicate. Per quante energie si possano sprecare, lottando per la verità, correggendo errori e chiedendo di pubblicare le smentite, il mito continuerà tuttavia a diffondersi perché alcuni attori lo vogliono e perché è una basilare necessità umana. Per questa ragione, non vale la pena di investire troppe energie in questa direzione, mentre è importante continuare a investigare e a far ricerca. Il fenomeno UFO non è proprietà di alcuno stato, governo o esercito. La storia ha mostrato che le osservazioni e i testimoni possono apparire in ogni tempo e in ogni luogo.