UFO: l'ipotesi extraterrestre

Molti sono convinti che gli oggetti volanti non identificati abbiano una origine extraterrestre. Un ufologo cerca di spiegare il perchè

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  • 26-03-2003
  • di Alfredo Lissoni
Troppo spesso, quando si discute di ufologia, ci si dimenticano alcuni elementi essenziali: che l'ipotesi extraterrestre, che interpreta le misteriose apparizioni di luci nei cieli e di umanoidi sulla Terra, è per l'appunto una "ipotesi" (affiancata da altre, quali la socio-psicologica, la naturale, la parafisica); che UFO, termine coniato dall'Aeronautica americana negli anni Cinquanta invece del banale "disco volante", indica in realtà qualsiasi fenomeno "non identificato", del quale cioè non è stata appurata la natura (pure, Hollywood ha stabilito l'accezione UFO = dischi volanti alieni); infine, che la scienza non nega che esistano forme di vita nello spazio esterno, ma ritiene improbabile che costoro possano venire sino a noi.

Ci si chiederà allora, come mai, l'ipotesi extraterrestre sia la più gettonata sia a livello mediatico che popolare che, infine, presso l'ambiente ufologico. A parte il fascino misterioso e quasi mistico che vi sottende, va sottolineato che essa si è imposta sulla base di due considerazioni: l'improbabilità che le prestazioni attribuite ai dischi volanti (virate a novanta gradi, accelerazioni improvvise, smaterializzazioni) possano essere ricondotte a tecnologia terrestre, pur se segreta; l'elevato numero di creature non umane ma "umanoidi" segnalate molto spesso accanto ai dischi volanti atterrati: 300 i casi segnalati solo in Italia dal 1947 al 1993, poi aumentati vertiginosamente a seguito della grande popolarizzazione mediatica del fenomeno, dal 1995; l'astronomo franco-americano Jacques Vallée, autore del primo database sugli avvistamenti realizzato presso l'Università di Chicago, tentò nel 1969 una catalogazione dei casi di umanoidi; nello stesso anno il sudamericano Jader Pereira ne tentò una "per tipologie".

Tralasciamo dunque l'ipotesi naturale (gli UFO come fenomeni atmosferici sconosciuti), la sociopsicologica (nata con Carl Gustav Jung e ora molto in voga presso alcuni circoli ufologici europei, che leggono il fenomeno come un "mito" alimentato dalla fantascienza e dalle pubblicazioni del mistero), la parafisica (che immagina gli UFO come manifestazioni paranormali o demoniache provenienti non già da pianeti lontani ma da dimensioni parallele) e concentriamoci sull'ipotesi extraterrestre, che va per la maggiore; sorge subito il problema delle prove, delle evidenze fisiche inoppugnabili. Ma che esista la "prova assoluta" della natura esogena degli UFO è mera utopia; se così fosse, il fenomeno sarebbe già stato universalmente accettato; esiste invece una summa di "indizi" che porta molti appassionati di ufologia a ritenere plausibile tale spiegazione (con questo, tralasciando chi degli UFO fa un culto o un business, per concentrarci solo su chi fa seriamente ricerca).

Anche in questo caso sono però necessarie alcune precisazioni: il 90% degli avvistamenti trova una spiegazione convenzionale, solitamente misinterpretazione di fenomeni noti; del restante 10% una percentuale è causata da test segreti delle potenze tecnologiche; solo l'1,6% dei casi sono falsi intenzionali, secondo una stima del Capitano Edward Ruppelt, basatosi sui risultati della commissione Blue Book dell'Aeronautica americana, che studiò il fenomeno dal 1947 al 1969. Va anche detto che i primi ad accreditare l'ipotesi extraterrestre furono gli stessi militari, come il maggiore dei marines Donald Keyhoe, che accusò pubblicamente, in un libro, il governo americano di insabbiare il problema temendo una perdita di autorità; e persino la stessa Difesa che, nel rispondere all'editore di Keyhoe - dubbioso sulle "rivelazioni" del proprio autore - rispondeva di essere a conoscenza del pensiero del maggiore e sottolineava che, in effetti, "l'unica spiegazione al fenomeno è quella interplanetaria".

Hanno ingrossato le fila dei credenti negli E.T. ulteriori prese di posizione di militari, politici e scienziati in tutto il mondo, a volte con argomenti accettabili, a volte invece deliranti (come nel caso dell'astronomo francese Jean Pierre Petit, autore di un libro in cui si dice che "gli alieni sono tra noi e vengono dal pianeta Ummo, orbitante attorno a Wolf 424").

Ma sinora non si è arrivato a capo di nulla, a oltre mezzo secolo dal primo avvistamento ufficiale (quello del pilota Kenneth Arnold che, il 24 giugno del 1947, di dischi volanti disse di averne visti nove, sopra i monti Raineir). Pure, i dati ci sono. In mezzo a migliaia di avvistamenti, l'ingegner William Spaulding della Ground Saucer Watch (un'associazione ufologica privata, americana, composta da 500 scienziati, e che nel 1978 accusò la CIA di nascondere le prove sugli UFO), ne seleziona otto: le foto scattate da Paul Trent a McMinnville, Oregon, nel maggio 1960; l'avvistamento dei piloti Nash e Fortenberry del 14 luglio 1952 su Norfolk (un globo suddivisosi in sei dischi che manovravano in formazione, in maniera intelligente, cambiando direzione e assetto); gli avvistamenti succedutisi in due week-end consecutivi nel luglio del 1952 su Washington D.C. (che è zona interdetta al volo) e che furono intercettati da tre diversi radar; il filmato (50 fotogrammi) di un ovoide ripreso dal marine Ralph Mayher nel luglio 1952 a Miami; le luci lampeggianti bluastre viste dai piloti e captate dal radar di un B-29 americano in volo di addestramento sul Golfo del Messico, il 6 dicembre 1952; l'enorme UFO rosso, dalla velocità mutevole, visto (ed intercettato dal radar) da un B-47 il 25 settembre 1957, durante una missione di addestramento sul Golfo del Messico; la luce pulsante descritta da dieci testimoni indipendenti nel novembre 1957 alla periferia di Levelland, Texas, che in sei casi interferì sui veicoli dei testimoni; l'avvistamento di un ordigno sopra Teheran nel settembre 1976, vanamente inseguito da due caccia militari iraniani, caso che scomodò Henry Kissinger in persona, nonché i servizi segreti iraniani, marocchini e americani. Alla lista potremmo anche aggiungere gli avvistamenti di "globi verdi" che, nel settembre del '47, sorvolarono a più riprese il Nuovo Messico e che costrinsero l'astronomo Lincoln La Paz, che li studiò per conto dell'Intelligence scientifica americana, a dichiarare che "non si trattava di alcun tipo di meteora di cui egli avesse mai sentito parlare"; o le luci in formazione a V apparse a Lubbock nell'agosto del 1951 e viste da decine di testimoni, ivi inclusi quattro scienziati del Texas Technological College; o l'UFO che nell'ottobre 1948 stava per impattare contro l'aereo del tenente George Gorman, nel cielo di Fargo, Nord Dakota, e che all'ultimo istante, con una manovra intelligente, mutò rotta (come si legge nel report del Project Sign dell'Aeronautica americana). Molti altri casi sono descritti nella "bibbia" degli ufologi, il Rapporto sugli UFO di Joseph Allen Hynek (Mondadori, 1978), l'astronomo della Northwestern University incaricato dall'Aeronautica americana di studiare il fenomeno, e che passò da un forte scetticismo iniziale a posizioni decisamente possibiliste.

Venendo a tempi più recenti, lo psicologo Richard Haines del Centro Ames della NASA, ora titolare del gruppo privato Narcap, che ha raccolto ben 3500 avvistamenti di piloti, ritiene valide le due foto scattate ad un UFO su Montreal il 7 novembre 1990; l'ufologo norvegese Odd Gunnar Roed attribuisce particolare credibilità al video di un UFO ripreso il 1° luglio 1986 a Torpi; il tecnico ottico Jean Jacques Velasco, del CNES francese, che studia gli UFO per conto del Governo e con la collaborazione della Gendarmeria, ha pubblicato 11 report, ognuno dei quali riferito a casi particolarmente credibili, primi fra tutti l'atterraggio (con tanto di traccia al suolo) di un disco a Trans-en-Provence nel 1981 e la disidratazione della cima di un albero di amaranto a Nancy nel 1982; nel 1993 il servizio segreto sovietico (KGB) ha derubricato diverso materiale riferito a piloti che si erano imbattuti negli UFO ed avevano riportato disturbi ed effetti fisici; in un caso, due militari della base di Kasputin Yar avevano accusato conati di vomito dopo essere stati colpiti dal fascio di luce sparato da un UFO.

Tutto ciò è in antitesi con l'ultimo panel governativo e ufficiale di ricerca scientifica, la Commissione Condon, istituita in seno all'Università del Colorado ed il cui report, di ben 1465 pagine, fu ratificato nel 1969 dall'Accademia Nazionale delle Scienze USA; tale Commissione giudicò il fenomeno inconsistente e oltremodo gonfiato dall'opinione pubblica, e sconsigliò ulteriori sperperi di denaro; sottolineò inoltre che, su 12618 avvistamenti, solo 701 erano rimasti inspiegati, "il che non impediva che un giorno lo fossero" (cosa che in effetti fece il giornalista aeronautico Philip Klass, per una parte).

Nell'ottobre del 1997, finanziata dal fanatico per gli UFO Laurance Rockefeller, la Commissione diretta dal fisico Peter Sturrock (legata al Journal for Scientific Exploration, che raccoglie fondi per ricerche insolite, anche nell'ambito del paranormale), ha affermato di avere raccolto l'eredità morale della Commissione Condon e ne ha revisionato il lavoro, acquisendo da varie fonti, unicamente scientifiche, la migliore casistica mondiale; ne ha concluso che "esiste un fenomeno sconosciuto, ma non vi sono prove che sia di matrice aliena"; in antitesi ad essa si è provocatoriamente posto, nel luglio del 1997, il gruppo Cometa, composto da militari della Difesa francese e scienziati, autore di un report, UFO e Difesa, a cosa ci si deve preparare, che tratta per contro di quegli aspetti dell'ufologia "a sensazione", che volutamente ho voluto tralasciare: dischi volanti schiantatisi e occultati dai servizi segreti, rapimenti UFO, tecnologia aliena.

Sono, queste ultime, vicende oltremodo clamorose, che necessitano però di prove altrettanto strabilianti, e che, se vi sono, non sono state fornite alla scienza ufficiale. Perché qui è il punto nodale della situazione. È, io ritengo, la scienza che dovrà esprimersi definitivamente sul fenomeno, una volta acquisiti tutti i dati seri disponibili. Solo così sarà possibile gettare luce su un fenomeno troppo a lungo relegato nell'ambito del mistero, o del facile mercato, e avere risposte credibili. Sfortunatamente, l'alone ilare che circonda la ricerca ufologica (a causa anche di mitomani ed esaltati, e di certa stampa scandalistica) non avvicina gli scienziati; per contro, non tutti gli ufologi sono seri o disponibili a un sereno confronto.

Se si continuerà così, non si arriverà mai da nessuna parte. Eppure, i pochi dati validi raccolti in ufologia ci provengono da scienziati: i "padri dell'ufologia" erano scienziati, dagli astronomi Hynek e Vallée al matematico Aimé Michel al fisico atmosferico James McDonald, autore nel 1969 di un volume prefato in Italia da Margherita Hack, e che si diceva sicuro della matrice aliena degli UFO, come pure del fatto che il Governo americano insabbiasse la questione; McDonald condusse un sondaggio presso 700 astronomi e il 5% gli confermò di avere visto gli UFO; lo stesso sondaggio, rivolto a 2611 specialisti, verrà replicato nel 1977 dal professor Sturrock presso i membri della Società Astronomica Americana. Nei 1356 questionari reinviati vi erano 62 osservazioni dirette, 50 inviti a sviluppare l'argomento, 34 offerte di collaborazione, 7 conferme che gli interessati seguivano già il problema.

In Francia accade lo stesso. Pierre Guérin, collaboratore di Hynek, ha dato alle stampe, prima di morire, un tomo basilare: OVNI (edito da Albin Michel); l'astronomo ritiene autentiche, con complicati calcoli di triangolazione, le foto UFO di Lac Chauvet del 18 luglio 1952, nonché l'ondata di avvistamenti avvenuti in Belgio nel 1990, accreditati anche dalla locale aeronautica e sulla quale persino il sociologo scettico Bertrand Méheust, in un report steso per l'Osservatorio delle parascienze, fa dietro front ed ammette che l'ondata di avvistamenti "tutto ben soppesato, ai miei occhi resta inspiegata".

È dunque dagli astronomi, in team con fisici, biologi, psicologi, sociologi che dobbiamo aspettarci delle risposte. A costoro vanno indirizzate le prove, rammentando però che foto e filmati non sono tali, in quanto facilmente falsificabili; quanto agli incontri con gli alieni, sino agli anni Settanta essi sono stati guardati con molto sospetto dall'ufologia scientifica, che temeva di screditarsi.

Cosa fornire, dunque? Pur appartenendo il sottoscritto alla corrente di pensiero extraterrestrialista, ritengo che sia possibile discutere con gli ambienti scientifici solo e unicamente sui dati da laboratorio, mettendo da parte, da entrambe le parti, pregiudizi o convinzioni personali, e accantonando al momento le storie belle ma inverificabili (vuoi per insabbiamenti militari, vuoi per la malafede di taluni che le propinano) su dischi volanti caduti, misteriose mutilazioni di animali, sequestri alieni ecc...

La sola casistica di UFO avvistati da astronomi è più che corposa e degna di analisi, principalmente perché stesa con il linguaggio che la scienza richiede. Qualche esempio: il 20 agosto 1949 Clyde Tombaugh, lo scopritore di Plutone, segnala delle luci triangolari su Las Cruces, Nuovo Messico; il 20 maggio 1950 l'astronomo Seymour Hess osserva su Flagstaff un "disco volante"; il 3 agosto 1951 Walter Webb avvista un UFO fortemente luminoso, con moto ondulatorio, su Pinekney; l'astronomo Percy Wilkins racconta, nel libro Mysteries of space and time, di due "piatti volanti" visti l'11 giugno 1954 sulla Virginia Occidentale; il 22 maggio 1960 l'Osservatorio di Majorca segue le evoluzioni di un gigantesco UFO triangolare. Resoconti analoghi sono riportati anche in epoche non "sospette", nelle pubblicazioni astronomiche del '700 e dell'800. Sir Walter Maunder, segretario della Royal Astronomical Society, descrisse ad esempio sulla rivista Observatory (39-214) la "forma ellittica verdastra" che attraversò il cielo di Grenwich il 17 novembre 1882; resoconti analoghi compaiono anche nella stampa dell'epoca: il Giornale del Dipartimento dell'Arno del 16 maggio 1811 riferisce di un "corpo luminoso" che per tre quarti d'ora volò sulla cittadina francese di Bar-sur-Ornain.

Se da una parte le testimonianze dei veri esperti del cielo, cioè gli astronomi, sono le migliori, gli IR-2, i casi di tracce al suolo, rivestono particolare interesse, perché studiabili in laboratorio. Nel 1977 l'ufologo Ted Phillips realizzò per il CUFOS, centro ufologico privato costituito da Hynek una volta prese le distanze dall'Aeronautica americana, un catalogo contenente 800 casi di tracce al suolo.

L'utilizzo di una metodologia scientifica è la chiave di volta per la soluzione del problema; non a caso il Rapporto Regge per la CEE indicava l'estensione delle competenze, a livello comunitario, all'unico ente scientifico preposto alla ricerca: il SEPRA di Velasco. Lo studio delle luci di Hessdalen, condotto dal fisico Massimo Teodorani, ha ad esempio tolto l'alone di mistero "ufologico" a fenomeni che appaiono essere naturali e sconosciuti, il che dimostra come l'unione di conoscenza scientifica, fondi e mezzi possa dare concreti risultati. È unicamente in questo senso che si deve procedere.

Gli UFO sono un fenomeno globale, segnalato anche nel mondo islamico, e atemporale, dato che se ne parla anche nelle antiche Cronache storiche dei pii amanuensi vaticani, che interpretavano gli "Assud" (termine ignoto), i "clipei" (scudi), le "navi volanti" e le "comete crinute" come segni della benevolenza divina o come manifestazioni demoniache. Ciò dimostra quanto in realtà il fenomeno sia legato al nostro modello interpretativo e antropocentrico.

Esiste chiaramente un mito UFO, come ha dimostrato la filosofa Stefania Genovese, laureatasi alla Statale di Milano con una tesi sulle credenze UFO; ciò che una volta era divino, nell'era tecnologica viene riletto come un contatto con astronauti di altri mondi. Ma contaminare un fenomeno ignoto con categorie tipicamente terrestri, occidentali e cristiane, non è estensivo del sapere; occorre invece un protocollo scientifico. Forse l'atteggiamento migliore è quello del meteorologo Bino Bini, già direttore dell'Osservatorio Boyne di Imperia e più volte "UFO testimone" che, da me intervistato nel 1993, dichiarò: "Il fenomeno certo esiste; quale ne sia la reale natura, questo è ancora da appurare".

Bibliografia

  • J.C. Bourret - J.J. Velasco - OVNIs la science avance, Laffont, Parigi 1993.
  • S. Genovese - UFO complessità ed anomalie di un mito, Segno, Udine 2001. info@edizionisegno.it.
  • P. Guérin - OVNI, Albin Michel, Parigi 2000. http://www.albin-michel.br.
  • J. Hynek - Rapporto sugli UFO, Mondadori, Milano 1978.
  • B. Méheust - Retour sur l'Anomalie belge, Le Livre Bleu, 2000.


Su Internet



UFO nella letterartura scientifica (solo elenco):



Rapporto Cometa:

I falsi - Catalogo CUFOS:

I 701 casi irrisolti del Blue Book:

Le luci di Lubbock:

Alfredo Lissoni

Insegnante di religione e scrittore

è responsabile per la Lombardia del Centro Ufologico Nazionale