Copernico e Einstein in altri pianeti

Come comunicare con eventuali civiltà terrestri? I segnali radio sembrano la strada migliore, ma le difficoltà non mancano

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Le onde radio sono il sistema più economico e rapido per comunicare con eventuali civiltà extraterrestri.
L’unico modo per verificare l’esistenza di civiltà extraterrestri è mettersi in ascolto e cercare di captare i segnali radio. È preferibile l’uso dei segnali radio perché viaggiano alla velocità della luce, sono economici e possono trasportare molte informazioni. Dice il professor Frank Drake, della Cornell University, uno dei pionieri in questo campo: «Anch’io sono convinto che altre civiltà extraterrestri siano arrivate alla conclusione che le onde radio sono le più adatte per comunicare nello spazio. Ne avranno discusso anche loro. Per quanto possano essere diverse, queste altre civiltà debbono aver tuttavia progredito nella conoscenza seguendo un itinerario simile al nostro, scoprendo via via le stesse leggi».
Anche il professor Edoardo Amaldi, nel corso dei nostri lunghi colloqui, che portarono a un libro-intervista, riteneva plausibile tale ipotesi. «Se questi esseri extraterrestri esistessero, avrebbero necessariamente attraversato una serie di scoperte e invenzioni simili alle nostre: avrebbero cioè prima scoperto la meccanica classica, poi l’elettromagnetismo, e col passare degli anni avrebbero scoperto la relatività, la meccanica quantistica, eccetera. Insomma, dovrebbero aver avuto una storia del pensiero scientifico non molto diversa dalla nostra».
In fondo non ci dispiacerebbe sapere che in altri punti della galassia ci siano stati altri Archimede, Copernico, Maxwell, Marconi o Einstein, che con i loro teoremi e le loro equazioni siano arrivati a scoprire passo per passo le leggi della natura e a utilizzare poi le onde elettromagnetiche per comunicare a distanza, grazie a qualcosa di simile a un radio telescopio. Tutto ciò ci farebbe sentire molto più vicini a questi esseri, anche se il loro aspetto esteriore fosse diverso dal nostro.

Una fantastica enciclopedia


Sorge a questo punto un problema. Se per esempio ricevessimo un messaggio da un pianeta distante 1000 anni luce che dice: «Ehi! Siamo qui. Come va?» la nostra risposta «Bene!» ne impiegherebbe altrettanti per arrivare a destinazione. E magari dopo lo stesso lasso di tempo riceveremmo un altro messaggio: «Come?».
Il professor Philip Morrison del MIT, che lanciò per primo assieme al fisico italiano G. Cocconi l’idea di comunicazioni radio con gli extraterrestri, ritiene che anche il monologo offra, comunque, grandi possibilità.
«Se lei ci pensa bene – dice – il monologo è qualcosa che usiamo molto spesso anche nella nostra vita culturale. Per esempio, la televisione non stabilisce un dialogo con il telespettatore, ma trasmette in una sola direzione. Analogamente, quando leggiamo un libro sulla civiltà ateniese non interroghiamo Socrate per chiedergli: “Scusi lei cosa intende quando dice questo?” Certo, ci piacerebbe farlo, ma non possiamo. Malgrado questa limitazione, però, sappiamo molte cose sulla civiltà greca, disponiamo di un ricco materiale da studiare, interpretare, discutere. La stessa cosa potrebbe avvenire con i messaggi spaziali».
«Effettivamente penso che potrebbe contenere proprio qualcosa come un’enciclopedia – afferma Drake – Con le tecniche attuali si può trasmette il contenuto di un’intera enciclopedia in pochi istanti. Pertanto, oggi è possibile inviare un’enorme massa di informazioni in un tempo molto breve e un messaggio di questo genere potrebbe essere trasmesso in continuazione nello spazio, magari per milioni di anni».
In tal modo si potrebbero di colpo avere a disposizione conoscenze, leggi, processi, scoperte, invenzioni, che alla nostra civiltà richiederebbero tempi lunghissimi. Sarebbe un po’come ricevere in anticipo libri non ancora scritti e conoscere già ora le risposte a tanti problemi scientifici: l’origine dell’universo, la nascita della vita, il futuro dell’espansione, o magari la storia del cosmo prima del vivente e così via. Per non parlare degli sviluppi in campo tecnologico: dall’elettronica alle comunicazioni, dagli impieghi della fisica nucleare alla progettazione di nuove macchine straordinarie. Tali e tante conoscenze da far compiere al nostro progresso tecnico scientifico un balzo in avanti senza precedenti.
Le cose però non sarebbero così semplici. In realtà, anche se riuscissimo a captare una tale massa di informazioni, probabilmente non riusciremmo a decifrarle. Sarebbero al di là della nostra comprensione, così come per un pastore etrusco sarebbe stato incomprensibile un trattato di elettronica, anche se fosse stato scritto nella sua lingua. In altre parole, anche riuscendo a tradurli, certi concetti potrebbero andare oltre la nostra capacità di comprensione. Si può tuttavia pensare che una civiltà intelligente, in grado di trasmettere questo tipo di messaggi, si porrebbe essa stessa il problema, risolvendolo in modo semplice: l’enciclopedia conterrebbe tutto il sapere, dalla tavola pitagorica in avanti, in modo che ogni nuova conoscenza sarebbe inserita nel contesto di quelle precedenti, adattandosi al livello culturale di qualsiasi civiltà ricevente. Una specie di storia generale delle scoperte, con il contenuto via via più complesso ma costantemente comprensibile, perché spiegato da una serie di lezioni progressive.

Telefoto da altri pianeti


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L'eventuale contatto con civiltà extraterrestri scatenerebbe il panico nella nostra società?
Un’altra cosa a cui si può pensare è invece che una civiltà extraterrestri potrebbe inviarci delle vere e proprie fotografie, grazie al sistema basato sulla stessa tecnica adottata dal professor Drake (vedi box a pagina 15), ma utilizzando qualche milione di “caselle” anziché solo qualche centinaio e magari con diverse “gradazioni”. In tal modo sarebbe possibile inviare attraverso lo spazio delle “telefoto a mosaico”, in cui ogni casella rappresenterebbe un puntino del retino. Potremmo così vedere non solo gli abitanti di quel pianeta, ma anche animali, paesaggi, opere d’arte, palazzi, macchine, fabbriche e altre cose ancora. In pratica, attraverso le fotografie, sarebbe possibile trasmettere un enorme numero di informazioni, superando così gli ostacoli della lingua e della decodificazione. Rimarrebbe il problema di interpretare le immagini, ma ciò potrebbe costituire una difficoltà assai minore. Osservando per esempio un animale, o più animali, si potrebbero dedurre diverse informazioni circa il clima, la pressione, la gravità, eccetera. Analogamente, osservando palazzi, paesaggi o macchine, sarebbe possibile venire a conoscenza di moltissime cose sulla civiltà di quel pianeta.

Shock culturali e crisi religiose


Molti ritengono che un segnale extraterrestre provocherebbe un forte shock; la consapevolezza infatti dell’esistenza di altre intelligenze sposterebbe radicalmente la vita culturale dell’umanità. Così come dopo Copernico l’uomo si trovò spaesato, perdendo la centralità dell’Universo, allo stesso modo la scoperta di altre intelligenze metterebbe in crisi la presunta unicità e superiorità dell’uomo nei confronti del resto del creato. Ma tale shock vi sarebbe davvero? Personalmente credo proprio di no, per varie ragioni. Per prima cosa, la nostra cultura in realtà non ne uscirebbe sconfitta ma rafforzata, proprio perché sarebbe stata capace di compiere un’eccellente impresa La seconda è che la cultura del nostro tempo, quella vera che si basa sulla conoscenza e non sui miti, già da parecchio tempo dà per scontato che la vita possa essere sorta altrove, in favorevoli condizioni biochimiche; un eventuale messaggi extraterrestre costituirebbe, pertanto, una conferma di quanto essa è andata scoprendo in tutti questi decenni e non una rottura culturale.
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Il problema serebbe quello di decifrare eventuali messaggi che ricevessimo a nostra volta dallo spazio.
Altri invece propendono per l’esplosione di una crisi religiosa. Lo studio SETI della NASA porta prudentemente in prima pagina la prefazione di un teologo, Theodore M. Hesburgh, presidente dell’Università di Notre-Dame, per cautelarsi da eventuali critiche da parte delle diverse confessioni religiose. Essa conclude con queste parole: «Come teologo vorrei dire che questa proposta di ricerca di civiltà extraterrestri è anche una ricerca per conoscere e capire Dio attraverso le sue opere, specialmente attraverso quelle opere che più lo riflettono. Trovare altri esseri, oltre noi stessi, significherebbe conoscerlo ancor meglio». La religione, dunque, che è sopravvissuta a Galileo, Darwin e al Big Bang, è già pronta ad accogliere tale novità. E le masse come reagirebbero? I sondaggi dicono che un numero altissimo di persone crede nell’esistenza degli ufo, perciò molti sono già entrati in questa dimensione extraterrestre. Ma una cosa è pensare, un’altra sapere. Non c’è dubbio che intercettare un segnale intelligente dallo spazio sarebbe una notizia talmente straordinaria da offuscare tutte le altre. Ne deriverebbero speciali, dibattiti, talk-show; si direbbero cose prevedibili e scontate e pian piano le informazioni e i commenti su questo fatto eccezionale comincerebbero a perdere d’importanza, lasciando nuovamente le prime pagine alle notizie sull’aumento delle tasse e sulle partite di calcio. Avverrebbe come per lo sbarco sulla Luna: dopo il quarto o quinto giorno quasi non vi erano più notizie.
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Anche se fossimo soli


Giungendo al termine credo sia difficile trarre delle conclusioni. È possibile che, in definitiva, dallo spazio giunga solo il ronzio di fondo della radiazione cosmica, cioè un gelido silenzio: nessuna voce, né messaggio, né segnale. Un silenzio che potrebbe forse indicare che siamo i soli a navigare nel Cosmo, sperduti in una spirale di stelle e di gas interstellari. Ma se anche così fosse, sarebbe un messaggio importante, che darebbe una nuova dimensione alla nostra vita, rivelandoci quanto sia prezioso e unico il nostro pianeta.

Piero Angela
Giornalista e scrittore