La palla magica al posto del detersivo?

Davvero una palla di plastica può lavare il bucato meglio dei detersivi?<br>In rete si moltiplicano le segnalazioni entusiaste e le accuse alle multinazionali che vendono prodotti che inquinano inutilmente

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  • 04-02-2009
  • di Paolo Attivissimo
Impazzano su Internet le segnalazioni della Biowashball, una pallina di plastica contenente dei granelli ceramici che, secondo il sito ufficiale del rivenditore svizzero Biowashball.ch, "elimina l'uso dei detersivi". Dura tre anni o mille lavaggi e si "rigenera" esponendola al sole. Ne parla con colorito entusiasmo anche Beppe Grillo nei suoi spettacoli (www.youtube.com/watch?v=LhUPmsVMIB8 ). Secondo i rivenditori, ne sono già state acquistati oltre due milioni di esemplari, a un prezzo di circa 35 euro l'una. Un affare considerevole. Ma funziona?
Le promesse di chi vende la Biowashball sono in effetti talmente straordinarie che inevitabilmente ricordano quelle di tanti prodotti miracolosi del passato che si sono poi rivelati truffe pseudo-scientifiche, per cui la pallina rientra nel campo d'interesse del CICAP. Ed è interessante anche la forte emotività che circonda questo prodotto, con accuse di cospirazione delle multinazionali del detersivo per insabbiare la Biowashball grazie a una rete tentacolare di giornalisti corrotti (compreso il sottoscritto, non pago di prendere soldi dalla CIA per l'11 settembre e per occultare le scie chimiche). È curioso che si scateni così tanta rabbia intorno a una pallina per il bucato. Partiamo, come sempre, dai fatti. Il principio di funzionamento della Biowashball è descritto dai rivenditori in termini apparentemente scientifici: si basa sui "potenti raggi infrarossi emessi dalle ceramiche della Biowashball che disgregano le molecole d'idrogeno dell'acqua per aumentare il movimento molecolare... La Biowashball ha un pH di circa 10 che è equivalente a quello di un normale detersivo chimico. Questo permette un efficace trattamento di macchie grasse, organiche o chimiche. La Biowashball elimina i composti cloridrici nell'acqua e diminuisce la sua pressione superficiale, aumentando così il suo potere pulente. In ultimo, la Biowashball elimina i germi patogeni nell'acqua della vostra lavatrice, dandovi tessuti puliti e salubri. Biowashball ha un effetto antibatterico ed elimina i cattivi odori" (http://biowashball.ch/fonctionnementIT.html ). Chiunque abbia un'infarinatura di fisica e di chimica avrà già qualche perplessità. Per sicurezza ho girato alcune domande su queste affermazioni a Simone Angioni, dottore in chimica. Ecco le sue risposte:

Può un oggetto di plastica e ceramica emettere raggi infrarossi, e per di più potenti? No, non può, se non per l'ovvia emissione che hanno tutti i corpi che emettono calore. Emettere infrarossi ad alta intensità richiederebbe una sorgente di energia continua.
Possono i raggi infrarossi scindere una molecola d'idrogeno? Possono farla bollire, se sono alla giusta intensità. In realtà non è ben chiaro cosa faccia la molecola dell'acqua sottoposta a intensi campi elettromagnetici. Per ora non ci sono studi accertati che parlano di infrarosso in grado di scindere l'acqua. In ogni caso si tratterebbe di intensità enormi, non generabili senza le strumentazioni adatte. Come fa una palla di plastica e ceramica ad eliminare "i composti cloridrici nell'acqua"? Dove li nasconde? E cos'è la "pressione superficiale"? Esistono dei mezzi per eliminare il cloro dall'acqua, ma solo tramite l'uso di metalli o di particolari molecole organiche; non se ne vede, poi, lo scopo: i cloruri sono presenti dovunque, anche nell'acqua per la pasta. Non viene in mente nessun modo per poter tirare via il cloro usando sfere di plastica e ceramica, ma finché non viene analizzata la Biowashball non si possono esprimere giudizi definitivi. La "pressione superficiale" non esiste. Sembra una brutta traduzione per indicare la tensione superficiale, che può essere effettivamente variata tramite i tensioattivi (presenti nei detersivi) per migliorare la miscibilità dell'acqua (o di altri liquidi) con altri solventi. Se la tensione superficiale diminuisce, aumenta il grado di "lavaggio" ovvero nel caso specifico l'acqua bagna e scioglie meglio le sostanze che normalmente non verrebbero sciolte. I tensioattivi sono il vero motivo per il quale i detersivi puliscono, il resto ha funzioni accessorie come antibatteriche, sbiancanti, eccetera.
Le spiegazioni tecniche fornite dai siti ufficiali che promuovono la pallina, insomma, non reggono granché. Una pallina che emette raggi infrarossi, e per di più "potenti", senza avere una fonte di energia, suona molto sospetta. I princìpi scientifici invocati e descritti da Biowashball non hanno senso. Ma c'è di più.

I test


Il settimanale di difesa dei consumatori Il salvagente ha effettuato, nel numero di novembre 2008, un test comparativo usando i metodi di laboratorio standard adoperati per valutare i detersivi: in estrema sintesi, risulta che la Biowashball ha la stessa efficacia dell'acqua pura o poco più, e che anche la sua azione meccanica di sfregamento è trascurabile.
Anche secondo gli esperti della rivista le spiegazioni di funzionamento ufficiali sono prive di senso, e gli aneddoti di successo nel lavaggio segnalati da vari utenti della Rete sarebbero dovuti semplicemente al fatto poco conosciuto che l'acqua, anche da sola, ha comunque un buon effetto lavante.
In effetti i test informali che ho condotto personalmente sui calzini delle mie figlie (cosa non si fa per la scienza) confermano che la differenza fra lavaggio con acqua e lavaggio con Biowashball è trascurabile. I calzini vengono ragionevolmente puliti, almeno per quel che occhio e naso possono rilevare, anche con l'acqua, senza pallina. Questo indica che per certi capi si può forse fare a meno del detersivo: ma vuol dire anche che si può fare a meno della pallina ed essere ancora più ecologici e risparmiosi. Anche la trasmissione Mi manda Raitre del 28 novembre 2008 ha svolto dei test standard sulla Biowashball, coinvolgendo anche laboratori specializzati nell'analisi delle ceramiche per il CNR. Risultato identico: lavare con acqua e Biowashball è come lavare con acqua e basta.
Visto che la Biowashball viene reclamizzata come prodotto di origine svizzera (anche se in realtà reca il marchio Made in Korea), anche la TV svizzera ha indagato sulla Biowashball, con il programma Patti chiari del 16 gennaio 2009 (www3.rtsi.ch/pattichiari/node/910 ). Ancora una volta sono stati confermati i risultati dei test precedenti: quando la si prova in un confronto oggettivo, con le strisce di riferimento standard per la valutazione dell'efficacia dei lavaggi, la pallina lava appena leggermente meglio di quanto lo faccia l'acqua da sola e non regge il confronto con il detersivo. Il risultato sui capi è sconfortante.
L'unica differenza, rispetto ai test precedenti, è la riduzione dell'odore dei capi lavati con Biowashball rispetto a quelli lavati con sola acqua. Su questo punto la dottoressa in chimica Anna Tampieri del CNR, interpellata dalla trasmissione, rileva che la plastica della pallina e la ceramica delle sferette interne hanno entrambe un contenuto di ossido di titanio che permetterebbe loro di agire da fotocatalizzatori, e le sferette sono porose, per cui potrebbero realmente eliminare o assorbire determinati tipo di sporco e di odori. Ma lo potrebbero fare soltanto se le concentrazioni di questo ossido di titanio fossero ben più alte di quelle contenute nella pallina.
C'è anche un altro tipo di test: quello descritto nella documentazione riservata di una nota marca di elettrodomestici che ho potuto visionare. Alcuni anni fa, l'azienda in questione era interessata a vendere la pallina insieme alle proprie lavatrici per renderle più allettanti, riducendone i consumi di detersivo rispetto alle concorrenti. Ma con buona pace di chi ipotizza complotti per far comperare più detersivo, la pallina fu scartata semplicemente perché inefficace. Un altro aspetto interessante è il prezzo della Biowashball. Il suo costo all'ingrosso è circa un euro e mezzo. Questo è infatti il prezzo FOB Ningbo, Cina (ovvero spese di spedizione escluse) che mi è stato offerto da una delle società cinesi che fabbrica palline identiche alle Biowashball messe in vendita in Svizzera dalla Hao Pi Sarl (gruppo Emker SA) di Ginevra a 35 euro (più 8 euro di spese di spedizione per l'Italia).

Le risposte dei venditori


Sia Raitre, sia la TV svizzera hanno convocato in studio i rappresentanti della Biowashball, ed è qui che il fenomeno rivela un risvolto ancora più interessante. A Raitre, il rappresentante svizzero della Biowashball si è difeso eludendo sistematicamente le domande precise del conduttore e accusando addirittura la scienza europea di non riconoscere quella coreana per via di un presunto complesso di superiorità occidentale. Ha affermato che la Biowashball funziona perché dentro ci sono i batteri: cosa non indicata nei siti ufficiali e nelle istruzioni. Siamo sicuri di voler introdurre nel bucato dei batteri non meglio precisati? Chi ci garantisce che non siano pericolosi? Il contenuto tecnico delle affermazioni dei rappresentanti ufficiali della pallina è stato pari a zero anche nella trasmissione della TV svizzera: come a Raitre, si è presentato un venditore, anziché un tecnico che spieghi come funziona il prodotto. Un venditore che, quando gli sono stati presentati i risultati inequivocabili dei test, si è difeso dicendo che non valgono, perché la pallina andava "rigenerata" prima esponendola al sole (video su Youtube: www.youtube.com/watch?v=yl8VOfJdLAM ). Ma questo, nella prima edizione delle istruzioni della confezione, non c'era scritto. Se questa "rigenerazione" preliminare è così importante, perché non era indicata nelle istruzioni da subito? E come mai gli utenti dicono di aver avuto successo anche con le istruzioni sbagliate precedenti?
Quando un prodotto risulta efficace all'occhio dell'utente inesperto nonostante siano state disattese gravemente le istruzioni per l'uso, è probabile che sia all'opera un effetto placebo. E in effetti le affermazioni del venditore sono molto emotive: «l'importante è l'atteggiamento» ha detto all'inizio dell'intervista. Pensa positivo, che il bucato vien più bianco? Si è anche lamentato che «si vogliono sempre le prove scientifiche» del funzionamento, che in Europa «non ci sono competenze per analizzare le ceramiche» (sic, video su Youtube: www.youtube.com/watch?v=ZG2NdOvwQVA ), che i coreani hanno una scienza diversa dalla nostra, e che contro il prodotto c'è un "accanimento" che non riesce a capire.

Questi sono atteggiamenti fideistici, che richiamano quelli dei venditori di talismani e non si confanno a chi vende un prodotto per lavare il bucato. Il talismano non ti ha protetto? Colpa tua che non hai eseguito alla lettera il rito. Hai eseguito alla lettera il rito? Colpa tua che hai avuto un atteggiamento sbagliato. Chiedi la prova scientifica? Non sei capace di capirla, perché dall'Oriente arriva una scienza superiore: inchìnati dinanzi a millenni di sapienza coreana, miscredente. Non accetti la fede nel talismano? Il tuo è accanimento, ce l'hai con noi perché sei pagato per minare la fede. Guarda, tutti gli altri ci credono; non possono avere torto. E la fede è bella, ti promette che con soli trentacinque euro salverai il mondo e ti sentirai un eroe.
Il successo della Biowashball, come quello delle "coccinelle" che eliminerebbero le radiazioni dei cellulari e del tubo Tucker sta nelle trappole psicologiche innate che sfruttano, consapevolmente o meno. Di fronte a queste trappole, persone altrimenti razionali e normalissime soccombono come bambini incantati dalle luci del luna park, perché noi esseri umani siamo fatti così. Quante volte ho visto questo comportamento fra i seguaci dei guaritori, dei veggenti, dei maghi e dei sensitivi d'ogni genere. Se non ci vengono spiegate queste trappole, ci caschiamo sistematicamente.
Per esempio, pochissimi dei clienti soddisfatti hanno fatto il test più elementare: provare a lavare senza pallina. Ma verrebbe a mancare l'oggetto-feticcio, il talismano, e allora non viene neppure in mente di fare la controprova. Insomma, ha ragione il venditore: l'importante è l'atteggiamento. Se ci credi, funziona. Il segreto del successo della Biowashball è tutto qui.

L'onere della prova


Chiarito l'aspetto psicologico, resta una considerazione pratica di fondo: come al solito, il buon senso esige che affermazioni straordinarie ricevano prove straordinarie. Nel caso della Biowashball, non solo mancano le prove straordinarie: mancano prove favorevoli di qualunque tipo. Nessun test oggettivo è stato superato. Inoltre i rivenditori non sono in grado di dare una spiegazione coerente e scientificamente plausibile del funzionamento del loro prodotto, né di indicare esattamente come usare il prodotto stesso, in modo da poter creare un test rigoroso e non contestabile. Già questo è sufficiente a classificare questa pallina come un prodotto ingannevole.
C'è però un risvolto positivo in tutta la questione: il caso della Biowashball ha fatto riscoprire che l'acqua è già di per sé un buon detersivo e che in certi casi esageriamo nel dosare i detersivi industriali e nel lavare a tutto vapore. Certo, usando la pallina si risparmiano soldi e si riduce l'inquinamento, ma non comprandola e riducendo spontaneamente il detersivo si ottiene lo stesso effetto e in maniera ancor più ecologica e si risparmia ancora di più. Di questi tempi, con i soldi che sono sempre meno, forse non è il caso di inseguire le costose promesse di chi fa offerte troppo belle per essere vere. Almeno fino a quando non le documenta.

Paolo Attivissimo
Scrittore e informatico,
responsabile del
Servizio Antibufala