La casetta di Bomarzo

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  • 25-01-2012
  • di Stefano Vezzani
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Fig. 1
A Bomarzo, in provincia di Viterbo, si trova il Parco dei Mostri, o Sacro Bosco, realizzato tra il 1552 e il 1558 per volere del principe Pier Francesco Orsini con lo scopo di stupire i visitatori. Vi si possono ammirare, disseminate in un bosco, gigantesche statue in pietra di animali fantastici e personaggi mitologici. Verso la fine del percorso ci si troverà di fronte a una strana visione: la casetta pendente della figura 1. Essa venne costruita intenzionalmente così, inclinata di circa 10°, nel 1555.

Per capire perché questa casetta è interessante per chi si occupa di illusioni, è necessario entrarvi. È possibile accedere al solo piano superiore, dove ci sono due stanzette, con pareti e pavimento obliqui come le pareti esterne. Una volta all'interno si percepisce all'inizio semplicemente ciò che c'è, cioè una stanza inclinata, ma dopo un poco cominciano a verificarsi strani fenomeni. Ad esempio, si ha l'impressione di essere storti, e che le pareti e il pavimento siano invece sostanzialmente diritti.

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Fig. 2
La foto della figura 2 è stata scattata all'interno della casetta. Chi fotografava percepiva quel che si vede nell'immagine, cioè una porta diritta e una persona obliqua. La situazione reale era invece opposta: la porta era obliqua e la persona era diritta o quasi, come nella figura 3.

Ma il fenomeno che in genere determina il maggiore stupore consiste nella sensazione di perdere l'equilibrio. All'interno della casa di Bomarzo, all'inizio, si ha la tendenza a porsi in posizione perpendicolare al pavimento, cioè in modo tale da essere diritti rispetto alla stanza, perché assumendo quella postura ci si sente verticali; in realtà, però, si è storti, per cui si deve compiere uno sforzo per non perdere l'equilibrio. Si sente di doversi opporre a una forza che attrae orizzontalmente verso la parete che è più in basso di se stessi. È la forza di gravità, e sembra agire orizzontalmente perché ci si percepisce verticali, mentre non lo si è affatto.

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Fig. 3
Per rimanere in piedi si è obbligati a inclinarsi rispetto al pavimento, e ad assumere una posizione realmente verticale, o quasi; a quel punto ci si sente storti, perché lo si è rispetto alla stanza, che è percepita come diritta, e anche le altre persone presenti nella stanza sembrano storte. Una volta che si sarà imparato ad assumere stabilmente una posizione opportunamente inclinata rispetto alla stanza, l'attrazione orizzontale scomparirà, assieme alla sensazione di perdere l'equilibrio.

I suddetti fenomeni sono stati studiati spesso in laboratorio a partire dai lavori classici di Asch e Witkin del 1948. Questi autori costruirono una stanza inclinata, constatando che i loro soggetti tendevano a percepirla molto meno storta di quanto in realtà non fosse, e sempre meno storta quanto più la osservavano. Asch e Witkin descrissero anche la “tilted room illusion”: un'asta posta all'interno della stanza inclinata, per essere percepita come verticale, deve essere in realtà ruotata in modo tale da essere parallela, o quasi, alle pareti. Asch e Witkin trovarono, inoltre, che una parte dei loro soggetti, definiti in seguito “dipendenti dal campo”, esperivano un'illusione molto forte, mentre altri, gli “indipendenti dal campo”, ne esperivano una molto inferiore, o addirittura nessuna; c'è da aspettarsi che queste differenze individuali, le cui ragioni non sono note, si manifestino anche a Bomarzo.

Cruciale per comprendere questi fenomeni percettivi è il concetto di “schema di riferimento”. Tende a diventare sistema di riferimento ciò che circonda, che contiene, e in misura minore ciò che è grande. Nel caso dell'orientamento, lo schema di riferimento consiste nelle direzioni principali dello spazio visivo; queste direzioni tendono a diventare la verticale e l'orizzontale apparenti. Se dunque ci troviamo all'interno di una stanza che è storta, le direzioni in cui sono inclinate le pareti e il pavimento della stanza diventano la verticale e l'orizzontale apparenti, come nella figura 4, ed è rispetto ad esse che viene percepito l'orientamento di tutti gli oggetti contenuti nella stanza, incluso il proprio corpo; di conseguenza, viene percepito come verticale ciò che è perpendicolare al pavimento.
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Fig. 4

Per quanto mi risulta, la casetta di Bomarzo è unica nel suo genere in Italia, ma nel Nord America le cosiddette “case antigravità” sono piuttosto diffuse e sono attrazioni turistiche. Se ne può trovare un elenco presso questo sito: http://tinyurl.com/3e3qg . Il più famoso di questi luoghi è il “Mystery Spot” di Santa Cruz.

In questi edifici i fenomeni sono più accentuati rispetto a Bomarzo, sia perché sono molto più inclinati sia perché lo sono in genere rispetto a due assi, non a uno soltanto come a Bomarzo. Inoltre, vi si possono osservare fenomeni a cui non si può assistere nella casa di Bomarzo, dal momento che quest'ultima, purtroppo, è completamente spoglia. Uno di essi è illustrato nella figura 5. Ciò che si vede è illustrato a sinistra: una pallina collocata su un supporto si muove verso l'alto passivamente, apparentemente sfidando la legge di gravità; gli osservatori sembrano (e si sentono) fortemente inclinati, mentre la casa sembra diritta. La situazione reale è invece illustrata a destra: la pallina scende, ovviamente, gli osservatori sono diritti e la casa è fortemente inclinata. In questo caso l'illusione deriva da un'errata percezione dell'orizzontale, non della verticale.
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Fig. 5

Anche un lampadario appeso al soffitto sembra sfidare la legge di gravità. Nella figura 6, a sinistra è rappresentata la situazione percepita e a destra quella reale.
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Fig. 6

I fenomeni principali sono illustrati in questi filmati: http://tinyurl.com/3jpr3yh , http://tinyurl.com/4x84438 e http://tinyurl.com/3ltzkx4 . Si possono trovare molti altri filmati dello stesso tipo cercando su YouTube “antigravity house” e “mystery spot”.

In questi luoghi sono stati condotti diversi studi scientifici. Lo psicologo Bruce Bridgeman, ad esempio, nel 2005 studiò, nel Mystery Spot, una situazione molto simile a quella rappresentata nella figura 6, e accertò che la forza richiesta per spostare un peso che pendeva dal soffitto verso la verticale apparente era percepita come superiore a quella richiesta per allontanarlo ancor più dalla verticale apparente. Non è possibile parlare qui della complessa spiegazione di Bridgeman, ma si tratta naturalmente di una spiegazione di tipo percettivo.

Quando Bridgeman illustrò il senso del proprio lavoro ai gestori del Mystery Spot, si sentì rispondere che un certo D. B. Vogt aveva già condotto uno studio molto simile diversi anni prima, e ne aveva attribuito i risultati a un “vortice gravitazionale” presente nella zona, come risultava anche da anomalie nella frequenza di risonanza di un cristallo. In effetti nel 1996 Vogt “studiò” i fenomeni che si verificano in alcuni di questi siti (non solo all'interno delle case inclinate, ma anche nelle aree circostanti), esponendone i risultati, con tanto di grafici, in un libro (Vogt 1996). Nell'introduzione al libro (reperibile qui: http://tinyurl.com/3tgepdr ) Vogt afferma: “I critici diranno: che c'è di così speciale in un'illusione ottica? […] La risposta è che queste non sono illusioni e che il tempo cambia dinamicamente in questi vortici gravitazionali anomali. La loro importanza sta nel fatto che esse provano che la spiegazione tradizionale della gravità (la teoria generale della relatività) è sbagliata!”. La spiegazione di Vogt è coerente con l'alone di mistero che secondo le guide turistiche pervade tutta la zona. Anche sul sito del Mystery Spot si legge che quell'area “è un'anomalia gravitazionale” (http://tinyurl.com/3oqhy6z ), e del resto pure il Montana Vortex sembra essere “una genuina anomalia gravitazionale o quantistica che può ridefinire le leggi della fisica e della natura” (http://www.montanavortex.com/ ).

In questi luoghi, le guide turistiche in genere escludono in modo esplicito e netto che i fenomeni siano semplicemente delle illusioni visive (http://tinyurl.com/4x84438 ), e li attribuiscono invece, oltre che ad anomalie gravitazionali o quantistiche, a un meteorite atterrato nella zona anni prima, ad attività paranormali, agli alieni… Un certo Nick Nelson sostiene perfino di aver creato, a partire dallo “studio” di queste zone misteriose, un formidabile strumento curativo: il Golden Vortex (http://www.goldenvortex.com/ ).

Bibliografia


  • Bridgeman B. (2005). Influence of visually induced expectation on perceived motor effort: A visual–proprioceptive interaction at the Santa Cruz Mystery Spot. Psychonomic Bulletin & Review, 12, pagg. 549-552
  • Vogt D. B. (1996). Gravitational Mystery Spots of the United States: Explained Using the Theory of Multidimensional Reality (Bellevue, WA: Vector Associates)
  • Witkin H. A., Asch S. E. (1948). Studies in space orientation. IV. Further experiments on perception of the upright with displaced visual fields. Journal of Experimental Psychology, 38, pagg. 762-782