Il convento di Trinità  dei Monti

  • In Articoli
  • 26-09-2012
  • di Stefano Vezzani
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Figura 1
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Figura 2a
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Figura 2b
A Roma, a fianco della Chiesa della Trinità dei Monti, c’è il Convento del Sacro Cuore. Esso fu ultimato nel 1570 e, gestito dai dottissimi padri francesi dell’Ordine dei Minimi, fu un importante centro scientifico nel Seicento. È possibile visitarlo solo su appuntamento (tel. 06 692 00 469). Si è già accennato a questo convento in un altro articolo (“Il Palazzo Ducale di Sassuolo”, Query, n. 9), per dire che Andrea Pozzo nel 1694 ne affrescò il refettorio con una formidabile architettura illusionistica. Qui l’architettura dipinta è mescolata a quella reale, ma distinguere il finto dal vero è impossibile. Lo si può constatare nella figura 1: il capitello reale e quello dipinto sono indistinguibili, e lo sono anche sul posto.

Qui però il convento interessa soprattutto per un altro motivo. Quando si entrerà in una delle gallerie superiori del suo chiostro, si vedrà, sulla parete sinistra, un grande dipinto, in cui si riconosceranno le forme di San Francesco da Paola (figura 2a).

Man mano che si procederà lungo la galleria, però, l’immagine si deformerà, trasformandosi infine, quando la si osserverà frontalmente, in un paesaggio bucolico (figura 2b). Si tratta di un’anamorfosi obliqua dipinta nel 1642 da Emmanuel Maignan, ed è la più grande tra quelle giunte integre fino a noi dai secoli passati: misura 20x3,5 metri.

Sull’altro lato del chiostro si trova un’altra grande anamorfosi, riscoperta di recente, di cui però sono visibili solo ampi frammenti. Fu dipinta nel 1642 da Jean-François Nicéron e raffigura san Giovanni Evangelista mentre scrive l’Apocalisse. Anch’essa sembra un paesaggio quando è osservata frontalmente.

Le anamorfosi oblique sono immagini di cui si può percepire il vero soggetto solo guardandole da una posizione molto laterale, con la linea dello sguardo che in genere deve essere quasi parallela al piano pittorico. Se invece le si osserva frontalmente, come se fossero immagini comuni, si percepisce o un soggetto del tutto diverso, come in quella di Maignan, o solo un groviglio insensato. Esistono anche le anamorfosi catottriche. Anch’esse sono immagini distorte ma acquistano un senso quando se ne guarda il riflesso in uno specchio cilindrico, conico o piramidale. Normalmente specchi di questo tipo restituiscono immagini molto deformate, mentre nelle anamorfosi catottriche avviene il contrario.

La scoperta, o riscoperta, della prospettiva nel Quattrocento portò a sperimentazioni che produssero trompe-l’oeil, prospettiva accelerata e rallentata e appunto anamorfosi. Piero della Francesca e Leonardo da Vinci furono pionieri nello studio delle anamorfosi ma il primo trattato sull’argomento è di Jean-François Nicéron e risale al 1638, cioè al periodo in cui l’interesse per questa forma d’arte raggiunse il suo apice prima di scemare. Le anamorfosi, incluse quelle del convento del Sacro Cuore, erano usate sia per meravigliare sia per dimostrare l’inaffidabilità della percezione.

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Figura 3a
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Figura 3b
L’anamorfosi obliqua più famosa è contenuta nel quadro Gli ambasciatori (1533) di Hans Holbein (figura 3a). Il quadro sarebbe perfettamente normale se non fosse per quella macchia grigia allungata che si vede nella sua parte inferiore. Quando la si osserva dall’alto e da destra, con lo sguardo radente al dipinto, la macchia si trasforma nel teschio della figura 3b.

Tutte le anamorfosi oblique dei secoli passati, inclusa quella di Maignan, pongono un problema che deriva dal fatto che esse vengono percepite, correttamente, come dipinte su un muro che viene osservato di sbieco. Nel già citato articolo “Il Palazzo Ducale di Sassuolo” si è detto che le immagini realistiche si distorcono molto poco se osservate da una posizione laterale, certamente molto meno di quanto previsto dalla geometria, e che ciò avviene perché esse sono correttamente percepite come immagini, non come oggetti e scene reali. Ma allora osservando l’anamorfosi di Maignan da una posizione laterale dovremmo percepire più o meno ciò che percepiamo quando la guardiamo frontalmente, cioè non il santo ma il paesaggio. Si tratta probabilmente di una questione quantitativa[1], poiché anche le immagini realistiche si deformano molto se vengono osservate con la linea dello sguardo quasi parallela al piano pittorico.

Quando si osserva l’anamorfosi di Maignan si sperimenta un conflitto, molto più evidente dal vero che in foto: percepiamo il santo come lo percepiremmo se guardassimo una sua immagine normale frontalmente, ma al tempo stesso vediamo che non lo stiamo osservando frontalmente[2]. Il conflitto può essere molto ridotto o annullato guardando l’anamorfosi attraverso un foro che escluda una parte del contesto, e precisamente quella parte che fa sì che si percepisca la corretta collocazione dell’immagine nello spazio. In tal caso sembrerà di osservare l’immagine frontalmente. Non a caso gran parte delle anamorfosi dei secoli passati erano pensate per essere osservate attraverso un foro.

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Figura 4a
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Figura 4b
Vi sono però altre anamorfosi in cui, anche senza guardare attraverso un foro, l’osservatore non è consapevole della posizione reale dell’immagine e in cui quindi non si sperimenta nessun conflitto. Ne è un esempio la pubblicità della TIM che è presente da diversi anni sui campi di calcio della serie A italiana. La si mostra nella figura 4a[3]. Pare che ci sia una struttura solida blu verticale. Ma com’è possibile che una struttura del genere, che si direbbe pericolosa per i calciatori, si trovi in quella posizione? La spiegazione è semplice: in realtà essa non esiste.

La figura 4b svela come stanno in realtà le cose. Quello che sembrava un oggetto verticale è in realtà un telo piatto disteso sul terreno, cioè un’anamorfosi.

Questa anamorfosi riesce a produrre un’illusione così forte perché, quando la si guarda da certe posizioni, la sua dislocazione nello spazio non viene percepita correttamente: non si vede cioè che essa è parallela al suolo.

Molti artisti di strada stupiscono i passanti con anamorfosi molto più impressionanti della pubblicità della Tim. Julian Beever è uno di essi. Si possono ammirare diversi esempi della sua arte qui: http://tinyurl.com/cwr9mq6 . Si tenga presente che tutte le immagini sono state disegnate sul suolo con dei gessetti, per cui sono completamente piatte, anche se sembra impossibile.

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Figura 5a
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Figura 5b
Esistono anche anamorfosi tridimensionali, cioè oggetti che, se osservati da un certo singolo punto di vista, appaiono completamente diversi da come appaiono da qualunque altra posizione. Nelle figure 5a e 5b se ne mostra un esempio, che si trova nel parco della Scienza e della Tecnica di Suzzara (MN). L’oggetto nella figura 5a sembra non avere nessun significato particolare. Eppure, se, e solo se, lo si osserva attraverso un foro collocato nell’unica posizione utile, esso si trasforma nell’oggetto della figura 5b, cioè nel triangolo di Penrose, uno dei molti “oggetti impossibili” studiati da chi si occupa di percezione.

Altre anamorfosi tridimensionali sono la galleria di Borromini e la camera di Ames, delle quali si è parlato nell’articolo “La galleria prospettica di Palazzo Spada”, sul numero 10 di Query. Diversi artisti, poi, realizzano sculture anamorfiche (si veda ad esempio http://tinyurl.com/cv7fsjy ).

Un programma per generare anamorfosi sia oblique che catottriche può essere scaricato da questo sito: http://www.anamorphosis.com/software.html .

Note

1) Vishwanath, D., Girshick, A.R. e Banks, M.S. 2005. “Why pictures look right when viewed from the wrong place”. Nature Neuroscience, 10(8): pp. 1401-1410.
2) Dal vero si può attenuare il conflitto chiudendo un occhio, per eliminare la stereopsi binoculare che segnala che si sta osservando una superficie che si allontana da noi.
3) Queste immagini risalgono al campionato 2010/2011. La pubblicità del campionato 2011/2012 era leggermente diversa.