HAARP è tornato, lunga vita ad HAARP

Nel 2013 avevamo scritto sul sito web di questa rivista che l’High Frequency Active Auroral Research Program (HAARP), il programma di ricerca scientifica sulle proprietà e il comportamento della ionosfera gestito in Alaska dalle forze armate statunitensi, era stato temporaneamente sospeso ed era avviato verso la chiusura definitiva: non per le proteste dei cospirazionisti che lo ritenevano causa di disastri naturali, ma per un problema che affligge anche la ricerca civile, la mancanza di finanziamenti[1]. Il progetto sembrava ormai condannato.

E invece HAARP, dopo circa due anni di inattività forzata, torna a rinascere. Qualcuno si è infatti chiesto se una struttura costata ai contribuenti statunitensi circa 300 milioni di dollari non potesse davvero essere utile a qualche altro ente di ricerca. E così, a metà agosto 2015, il generale di divisione Tom J. Masiello, nel suo ruolo di comandante dell’U.S Air Force Research Laboratory, ha stretto un accordo con l’allora cancelliere dell’University of Alaska Fairbanks (UAF) Brian Rogers e con Robert McCoy, che presso quell'Università dirige il Geophysical Insitute, siglando il passaggio definitivo delle strutture e strumentazioni di HAARP dalle mani dei militari a quelle dei civili[2].

L’operazione è costata circa due milioni di dollari, ottenuti in prestito dell’università da McCoy e da William A. Bristow, il geofisico che, occupandosi di fisica spaziale gestirà insieme al suo gruppo di ricerca HAARP, con cui aveva già collaborato quando questo era ancora attivo. Nel comunicato stampa che ha annunciato la riapertura i due geofisici si dicevano sicuri che il finanziamento sarebbe stato restituito entro i tre anni previsti: nel caso peggiore, con la vendita degli strumenti; nel caso migliore, invece, grazie all’affitto del complesso a scienziati e gruppi di ricerca interessati a svolgervi esperimenti. Per Bristow, “i militari avevano obiettivi specifici, adesso possiamo fare più ricerca di base. Ci aiuterà a costruire modelli generali della ionosfera/termosfera, ad esempio sul modo in cui interagiscono ioni e neutroni nell’alta atmosfera”. Con HAARP è infatti possibile, ad esempio, condurre esperimenti per simulare gli effetti delle tempeste solari sulla ionosfera, invece di aspettare che ne arrivi una. Come spiega sempre Bristow: “Possiamo creare un disturbo e vedere quanto velocemente si dissipa. Possiamo generare test per verificare gli effetti di una perturbazione sui satelliti e sui sistemi radio al suolo. Non dobbiamo aspettare che sia Madre Natura a generare le condizioni giuste”[3].

Al contrario della precedente gestione, piuttosto restia, come spesso accade in ambito militare, a condividere con il pubblico l’esatta natura delle ricerche effettuate, Bill Bristow sembra volersi impegnare anche nella divulgazione: nel marzo scorso ha tenuto una conferenza pubblica per spiegare esattamente che genere di ricerca è svolta e perché è importante che la struttura continui a vivere[4].

Un cambio di atteggiamento che difficilmente interesserà i cospirazionisti: che la struttura rimanga aperta o chiusa, in mano civile o militare, per loro non è che un dettaglio.

N.B.: una precedente versione di questo articolo è stata pubblicata il 20 marzo 2016 su Queryonline, all’url http://tinyurl.com/jyyknq3

Note


1) Si veda l’articolo “Requiem per HAARP ” che avevo pubblicato su Queryonline il 20 luglio 2013; sul perché HAARP non possa essere causa di disastri, si veda invece Comoretto, G. 2008. Quando il clima diventa un’arma. “Scienza & Paranormale” n. 80, ora disponibile all’url http://tinyurl.com/hj9q8e6