"Lo sapevo!". Come il nostro cervello ci può far credere di avere potere magici

Vi è mai capitato di uscire di casa e pensare “Sta per piovere” e immediatamente dopo sentire le prime gocce sulla pelle? Forse, ogni tanto, siamo tutti un po’ veggenti. O forse c’è un’altra spiegazione?

Con il termine “postdizione” si indica la tendenza delle persone a scambiare per predizioni eventi che in realtà sono già avvenuti, ma che non sono stati ancora registrati a un livello conscio dal nostro cervello. Pensiamo insomma che stia per piovere perché abbiamo già sentito la pioggia sulla pelle, anche se non ce ne siamo resi conto.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Yale ha recentemente condotto uno studio per indagare quanto sia diffusa tra la popolazione tale tendenza a credere in proprie capacità predittive[1].

Nell’esperimento condotto, viene chiesto a mille volontari di osservare lo schermo di un computer. A un certo punto, 5 quadrati bianchi appaiono sullo sfondo in posizioni randomiche. Di questi 5 quadrati, solo 1 diventerà rosso e i partecipanti dovranno indovinare quale, dichiarando poi se lo hanno predetto correttamente, se si sono sbagliati o se non hanno fatto in tempo a pensarci. Il tempo trascorso tra l’apparizione dei 5 quadrati bianchi e il momento in cui uno di questi diventa rosso viene manipolato artificialmente dagli sperimentatori e ridotto fino a poche frazioni di secondo (250 ms).

Essendoci 5 quadrati ed essendo l’evento completamente casuale, ci si aspetterebbe un numero di “predizioni” corrette attorno al 20 %. Ciò che invece emerge dallo studio è una correlazione inversa tra gli eventi, ovvero minore è il tempo fatto trascorrere tra l’apparizione dei quadrati e il cambio di colore, maggiore è il numero di predizioni riportate come corrette. Con un tasso di riposte ben sopra al livello del caso. Insomma, i partecipanti si sentono tanto più sicuri delle proprie predizioni quanto meno tempo hanno avuto per pensare.

Com’è possibile?

Secondo gli sperimentatori, siamo di fronte a una situazione simile all’esempio della pioggia: ci si inganna credendo di aver terminato il pensiero circa il verificarsi dell’evento prima che l’evento effettivamente si verificasse (“ho indovinato!”), quando invece il cambio di colore era già avvenuto (“l’ho visto senza saperlo”). Una possibile spiegazione, dicono i ricercatori, può essere una diversa velocità con la quale i due eventi raggiungono il livello di consapevolezza nel cervello: forse siamo un po’ più lenti a registrare i nostri pensieri astratti di quanto non lo siamo a registrare cambiamenti esterni.

Per esplorare questa ipotesi attraverso un test di controllo, gli sperimentatori si sono accertati che in gioco non ci fosse una semplice difficoltà nella distinzione di eventi visivi prossimi: quando si chiede se il quadrato diventi rosso dopo un flash nero sullo schermo o se viceversa lo preceda, i partecipanti non mostrano alcun problema nell’indicare il corretto ordine degli eventi.

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Questi risultati si allineano con quanto già riscontrato da altri studi circa il fenomeno dell’intentional binding, in cui la percezione di un’azione intenzionale (come premere un bottone) e la sua conseguenza (la produzione di un suono) si sovrappongono[2].

Eppure forse non siamo tutti ugualmente “veggenti”.

Ai partecipanti viene infatti anche chiesto di completare un questionario di 21 domande (il Peters Delusion Inventory, PDI), usato come indice di valutazione delle credenze magiche o paranoiche dei soggetti, per verificare eventuali differenze individuali nella tendenza a stimare le proprie capacità predittive[3].

Come ipotizzato dagli sperimentatori, dai risultati emerge una correlazione positiva tra il punteggio registrato nel questionario e il numero di predizioni corrette nel test: coloro che mostrano una più alta tendenza a credere in capacità magiche o che mostrano atteggiamenti paranoici, tendono anche a riconoscere come “predizioni” quelle che in realtà sono semplici osservazioni.

«Anche se resta ancora da chiarire quali siano i reali meccanismi che sottostanno al fenomeno della postdizione», commentano gli autori, «queste sono ulteriori prove dello stretto legame che intercorre tra la nostra mente e le più fondamentali credenze circa la realtà.»

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Potremmo aggiungere che forse è anche un passo in più verso la comprensione del fenomeno dei cosiddetti “veggenti onesti”, coloro che credono sinceramente di poter predire il futuro o di avere una qualche forma di capacità telepatica.

E forse, ogni tanto, ci inganniamo un po’ tutti.

“Piove. Lo sapevo”.


Per approfondire


Bear A. & Bloom P. 2016. A Simple Task Uncovers a Postdictive Illusion of Choice. “Psychological Science”, vol. 27, n. 6, pp. 914-922.


Note

1) Bear A. et al. 2017. Mistiming of thought and perception predicts delusionality. "PNAS", vol. 114, n. 40, pp. 10791-10796.
2) Haggard P., Clark S. & Kalogeras J. 2002. Voluntary action and conscious awareness. “Nature Neuroscience”, vol. 5, pp. 382–385.
3) Peters E. et al. 2004. Measuring Delusional Ideation: The 21-Item Peters et al Delusions Inventory (PDI). “Schizophrenia Bulletin”, vol. 30, n. 4, pp. 1005-1022.