Detto da noi: Query Online

Intervista a Sofia Lincos

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Sofia Lincos.
Detto da noi è la rubrica di interviste ai responsabili delle iniziative CICAP, nata per raccontare le tante attività che la nostra associazione porta avanti per promuovere la mentalità scientifica, ma anche per mettere in evidenza le molte persone che con passione e competenza portano avanti il nostro lavoro quotidiano e che spesso rimangono sconosciute al grande pubblico.

Oggi intervistiamo Sofia Lincos, la caporedattrice di Query Online .
Laureata in Fisica all'Università di Torino, Sofia Lincos ha un master in giornalismo scientifico. Collabora con il CICAP dal 2005. Appassionata di giochi e puzzlemaker, nel CICAP si occupa soprattutto di leggende metropolitane (collabora anche con il CeRaVoLC , il Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee), ufologia, psicologia dell’insolito e tematiche “fortiane”.


Qual è il tuo compito come caporedattore di Query Online?

Query Online è nata nel 2010 come "spalla" web della nostra rivista cartacea, Query. È stata inizialmente diretta da Beatrice Mautino, che ha contribuito a darle un'anima e un indirizzo. Dal 2012 cerco (maldestramente) di seguirne le orme, facendo sì che su Query Online escano ogni settimana diversi articoli sui nostri temi, dall'attualità alle controversie scientifiche, dal "debunking" di notizie false ai casi classici che hanno ancora qualcosa da insegnarci. Il mio compito, quindi, è quello di trovare temi interessanti per i nostri lettori e persone disposte a scriverne, richiedere interviste, correggere bozze, regolare l'uscita delle rubriche, proporre cambiamenti agli articoli, a volte scriverne io stessa o cercare fonti utili agli autori - ma anche banalmente inserire i pezzi sul sito e formattarli in modo corretto. Per fortuna in questo non sono da sola, ho alle spalle una redazione di persone straordinarie che ogni martedì si incontra per discutere, fare proposte e aiutarmi a tenere le fila di tutto. Senza di loro Query Online non esisterebbe!

Che differenza c'è con la rivista cartacea?

Beh, l'idea di una rivista web nasce proprio dal fatto che Query esce una volta ogni tre mesi, mentre Query Online può essere aggiornata con maggior frequenza. Riserviamo quindi una maggior attenzione agli argomenti di attualità, alle bufale in circolazione e alle teorie del complotto. In generale, mi sembra che il “fact-checking” delle notizie abbia, per forza di cose, un peso maggiore rispetto alla rivista cartacea, mentre quest'ultima al contrario può dedicarsi con maggior serenità a temi di più ampio respiro e consentire un ulteriore approfondimento. Ad ogni modo, Query e Query Online non sono "contenitori" a tenuta stagna: basta dire che alle nostre riunioni del martedì è spesso presente il direttore di Query, Lorenzo Montali, e che vi partecipano molte persone che scrivono anche sulla rivista cartacea.

Che cosa hai imparato da quando hai questo ruolo?

Una cosa che mi sento di poter dire dopo tutti questi anni è che comunicare la scienza è facile, ma comunicarla *bene* è più complicato di quanto non si immagini. Riuscire a trasmettere un messaggio (o un metodo!) spesso è complicato, a volte si rischia di "parlare ai convertiti", come si dice, cioè di raggiungere solo coloro che la pensano già come noi su un certo argomento. E invece io credo che lo sforzo che dobbiamo fare sia proprio quello di stimolare lo spirito critico, di far conoscere il più possibile i valori su cui si fonda la scienza e di trasmettere l'idea che ogni affermazione debba basarsi su fonti e su fatti verificabili. E queste sono cose che possono interessare chiunque e essere utili a tutti, non solo ai "fan" sfegatati della scienza, ma anche al consumatore che acquista un prodotto reclamizzato in televisione o al paziente che si trova a scegliere tra percorsi terapeutici diversi. Arrivare a tutte queste persone, però, non è banale. Per fortuna, comunque, anche la ricerca sulla comunicazione della scienza sta andando avanti e diverse ricerche, negli ultimi anni, forniscono spunti interessanti per impostare una comunicazione efficace. Ovviamente è sempre difficile passare da uno studio - spesso limitato a un certo contesto o a un unico mezzo di comunicazione - a una regola generale; però io credo che sia utile ascoltare ciò che hanno da dirci e partire di lì per una strategia comunicativa.

Facciamo un esempio pratico: ultimamente si parla molto di debunking, della sua utilità e dei suoi limiti. Tu cosa ne pensi?

Beh, questa domanda sarebbe meglio farla a un sociologo o a un ricercatore che studia la questione. Ad ogni modo, posso provare a dirti la mia esperienza. A me il debunking piace, lo trovo bello e carino e mi piace leggerne. I controlli "anti-bufala" sono utili e spesso li facciamo anche noi, per far sì che chi cerca informazioni affidabili su una notizia possa trovarle più facilmente. Però di solito la prospettiva del debunker è un po' limitata: è sufficiente dire che la notizia è falsa per questa o quella ragione e la cosa si ferma lì. Questo però il più delle volte non esaurisce l'argomento! Spesso sarebbe altrettanto intere chiederci: ma perché questa notizia piace? Quali corde smuove, perché ha successo? Perché così tante persone la stanno condividendo? E allora vedremmo che la bufala non è mai una notizia "neutra", e che spesso si basa su pregiudizi o rispecchia una certa visione del mondo, e che chi la diffonde lo fa per poter dire qualcosa, per ribadire un'opinione. Se noi questa cosa la ignoriamo, se non smascheriamo i discorsi dietro alla storia e la retorica su cui si basa la bufala, rischiamo un approccio un po' miope.
Ecco, a me più che un debunker, piacerebbe essere un "grandangolo": un obiettivo che aiuta a fare un passo indietro e a guardare una storia nel suo complesso, mettendo a fuoco anche le implicazioni e il motivo del suo successo, i metodi usati e gli strumenti per smascherata. A me sembra che il debunking sia utile quando insegna a fare debunking, cioè quando insegna a riconoscere i pregiudizi che ci fanno accettare una notizia incondizionatamente e ci fornisce una "cassetta degli attrezzi" da applicare anche la volta successiva, quella in cui ci troveremo di fronte a un'altra notizia simile. Altrimenti serve solo a farci sentire migliori di chi "ci è cascato". Forse su Query online non sempre ci riusciamo, ma ci proviamo.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare? Qual è il risultato di cui sei più soddisfatta?

Una cosa molto complicata per noi è "stare sul pezzo", cioè riuscire a dire qualcosa con il nostro approccio sulla questione del giorno, quella di cui si sta discutendo, o sulla notizia appena uscita. Ed è difficile perché noi invece siamo più portati all'approfondimento, all'analisi, che ovviamente per forza di cose richiede più tempo - anche perché chi scrive per Queryonline lo fa gratuitamente, nel suo tempo libero. Conciliare queste due esigenze (stare sulla notizia e trovare il tempo per approfondire) non è facile. Quando ci riusciamo, però, notiamo che il nostro contributo viene molto apprezzato, come è successo con gli articoli sulla Blue Whale o su Stamina .

Che cos'ha secondo te di diverso Query Online dalle altre iniziative del CICAP?

Probabilmente il pubblico: rispetto ad altre iniziative come la rivista cartacea - che è per lo più diretta ai soci - ci leggono anche molte persone al di fuori del "nostro giro". Faccio un esempio banale: quando è saltato fuori il caso Blue Whale , abbiamo pubblicato un articolo che è stato letto da circa centomila persone. Anche se la cosa ci piacerebbe tanto, dobbiamo ammettere che il CICAP non ha centomila iscritti, e questo vuol dire che la maggior parte dei lettori ci ha raggiunti "casualmente", magari grazie alle condivisioni sui social di un amico o attraverso una semplice ricerca su google. Questo significa che dobbiamo trovare un modo per parlare anche a chi magari non ha la nostra stessa visione del mondo o le nostre stesse idee. Per la mia esperienza, in questi casi la cosa migliore è presentarsi con onestà e chiarezza: "questo è ciò che pensiamo, siamo arrivati a questa conclusione sulla base di questi dati, queste sono le nostre fonti". Starà al lettore giudicare se le nostre argomentazioni sono convincenti o no. Noi possiamo soltanto mettere sul piatto fatti concreti e spiegare il metodo utilizzato. E accettare che, magari, anche noi potremmo aver commesso errori o aver valutato male una situazione, e che non sempre tutti potranno essere d'accordo con noi. È il bello di vivere in un mondo con tante teste e tante opinioni diverse.
Certo, a volte questo approccio può essere difficile quando si parla di temi che ci coinvolgono nel profondo, come le questioni che riguardano la nostra salute o quella delle persone a noi care. Eppure, mi sembra che un approccio pacato possa promuovere una riflessione più serena e più razionale ai problemi, rispetto a toni accesi e da “crociata".

Che obiettivi hai per il futuro?
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Mi piacerebbe trovare altre persone disposte a scrivere per noi, persone con il background più diverso possibile. Mi spiego meglio: nel CICAP ci sono - e ci sono sempre state - anime diverse. Ad esempio, c'è quella dell'appassionato di misteri, a cui interessano le notizie sull'ultimo avvistamento di chupacabra, sul fantasma o sull'ultima scoperta che potrebbe avere a che fare con l'archeologia misteriosa; poi c'è quella del debunker, a cui importa molti l'informazione corretta e le bufale che escono sui giornali, o in generale i meccanismi e le storture del giornalismo. C'è quella del "fan" della scienza, a cui interessa mettere al bando la cattiva scienza dalla sfera pubblica e le politiche pubbliche sui vaccini e sull'omeopatia. C'è poi quella del divulgatore tout court, a cui interessano le ultime frontiere della ricerca e le nuove scoperte dell'astronomia... Sono componenti diverse, e secondo me ci va un buon equilibrio tra tutte, se vogliamo davvero essere la voce del Comitato. Ma per farlo abbiamo bisogno di "teste" diverse, e di più collaboratori, sennò rischiamo di alimentare solo una di queste anime a scapito delle altre. La forza del CICAP, in fondo, sta proprio nei suoi volontari e nel contributo - di idee, ma anche di approcci diversi - che ognuno può portare.

Hai un messaggio da dare ai soci del CICAP?

Ne ho due. Il primo è: siate curiosi, approfondite, andate al fondo delle cose. Lo scetticismo può essere una palestra di pensiero stupenda, se non ci si accontenta di nuotare in superficie, se si ha voglia di capire meglio questo meraviglioso pianeta in cui viviamo. A volte vedo alcune questioni obiettivamente complesse liquidate in semplici slogan, o pratiche alternative etichettate come "ciarlataneria" soltanto per chiudere una discussione. Eppure magari tradizioni che sul piano scientifico non hanno fondamento (e questo è giusto ribadirlo, ci mancherebbe!) hanno invece un valore, culturale, psicologico, sociale e un rilievo storico che è bello scoprire. Tanto per fare un esempio: studiare gli UFO ci dice poco su eventuali visitatori dello spazio, ma ci dice tantissimo sugli esseri umani, sulle dinamiche della testimonianza e sull'influenza delle aspettative, sulla storia contemporanea e sulle dinamiche di gruppo. L'importante è sempre tenere bene a mente la distinzione tra i due piani.

Il secondo messaggio è più che altro un favore personale: possiamo imporre una moratoria sui commenti del tipo "Darwin Award" o "se l'è cercata" tutte le volte che raccontiamo la storia di una persona caduta vittima di una truffa o di una medicina alternativa? Non solo perché il Darwin Award di per sé non esiste (un giorno magari ne parleremo...), ma perché questi commenti si fondano su un concetto francamente inquietante, ossia che chi non è razionale non meriterebbe di esistere nella società moderna. Eppure tutti siamo irrazionali su qualche argomento, chi più chi meno, tutti abbiamo dubbi, speranze e paure, tutti siamo esseri umani che possono essere ingannati.

Io credo che possa esistere uno scetticismo che parte dalla comprensione per gli altri, e non dal giudizio. Per me il CICAP vuol dire anche questo.